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Io e Papperina
Nuova rubrica dedicata a madri e figli. 


Raccontate i vostri problemi e la pappera dall'alto della sua saggezza risponderà.


Carissima Papperina ho avuto una vita un po' difficile: genitori separati e poco presenti. Adesso, a distanza di parecchio tempo, entrambi hanno bisogno di cure cosa devo fare?
Carissima purtroppo i genitori te li ha dati Dio e mentre il marito è entrato dalla porta (dalla quale lo puoi sempre far uscire) i genitori no. Curali sperando di non morire prima di loro.

Carissima Papperina ho una madre con un carattere infernale, sa sempre tutto e sputa solo sentenze. Non approva nulla di ciò che faccio e spera nella mia infelicità per non poter vedere che la sua vita è stata peggio della mia.
Carissima tutti abbiamo la madre che ci meritiamo e se non ce la meritiamo purtroppo l'abbiamo lo stesso. A volte il disegno di Dio assomiglia ai dipinti dei macchiaioli: nessuno sa cosa c'è dipinto (nemmeno il pittore secondo me)ma tutti ci vedono ciò che vogliono. Prova a pensare in positivo: considera che sicuramente qualcuno avrà una madre che sputa nella tabacchiera.

Carissima Papperina i miei genitori si sono separati quando ero piccola e io sono vissuta con i nonni. Adesso a distanza di tempo ho ripreso i rapporti con loro ma trovo che entrambi siano molto egoisti. Hanno fatto la vita che hanno voluto e adesso cercano in qualche modo di mettersi la coscienza in pace e rendono la mia impossibile.
Carissima tutti cerchiamo di metterci la coscienza a posto. L'uomo (e anche la donna) è fatto così. Se poi vede di aver sbagliato, dal momento che ha un cervello, lo usa per manipolare la verità. Il mio consiglio è se hai un figlio fai esattamente ciò che hanno fatto i tuoi genitori. Se non lo hai...fanne uno e fai esattamente ciò che hanno fatto i tuoi genitori. . Se non puoi bhe allora sei proprio in odore di santità.

Carissima Papperina mia madre ha più di ottant'anni e vorrebbe farsi un lifting...
Carissima cerca di convincerla a farsene due o tre in anestesia totale e spera che il suo cuore non regga.

Carissima Papperina mia madre dice tutto e il contrario di tutto. Non la sopporto più.
Carissima in farmacia vendono meravigliosi tappi per le orecchie. Non consiglio cuffie con musica per non essere villani con la genitrice.

Carissima Papperina mia madre deve rinnovate la patente ma temo che avendo il diabete questo non sia possibile cosa devo fare?
Carissima TU HAI LA PATENTE? Scappa più lontano che puoi dopo averle lasciato la dispensa piena e non farti più trovare. Togli la scheda al cellulare, paga tutto in contanti e rifatti una vita.( Se vuoi ti metto in contatto con la signora che ha la madre che vuole fare il lifting; potrebbe darti il nome del chirurgo così ti rifai anche la faccia. )

Carissima Papperina ho un madre super attiva che continua a spostare tutto per poi tornare al punto di partenza.
Carissima inchiodala la muro e se parla ci sono dei magnifici cerotti.

Carissima Papperina sono nata in provetta...
Carissima non sai quanto sei fortunata!

Carissima Papperina mia madre è sempre stata assente dalla mia vita ma io purtroppo mi sento comunque una figlia con dei doveri e quindi, dopo molto tempo, ho fatto il primo passo verso di lei. Adesso forse me ne sono pentita.
Carissima anche io mi sono trovata nella tua stessa situazione e ho risolto il caso uccidendo mia madre. Sono stata condannata all'ergastolo, vivo in una bella cella calda, ho fatto nuove amicizie, posso leggere, guardare la tv,non devo preoccuparmi del domani perchè ci pensano gli italiani, e ho pure l'ospedale qui vicino...
Adesso come perditempo mi hanno fatto un contratto per condurre
questa rubrica.... Mica male no?
Come vedi a volte far del bene non serve a nulla è solo questione di culo nella vita. Aver ucciso una madre ( sicuramente è stato un bene per l'umanità che lei frequentava ma non certo un atto fatto nel rispetto della legge) apre delle vie che a volte si rivelano autostrade. Io infatti sono rimasta orfana ma famosa!

Piccolo consiglio da dietro le sbarre: prima di uccidere una madre è bene fare un esame di coscienza, capire veramente se ne vale la pena, capire se ci sono delle giuste ragioni, capire se questo fatto segnerà la vita più di quanto la vita con lei avrebbe potuto fare e poi zac un colpo secco e in un secondino troverai l'uomo della tua vita.
Care ragazze il destino è sempre già scritto e comunque la morte vi attende sempre a Samarcanda.

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24 novembre 2001 

Giornata di soddisfazioni personali.
A volte l'essere soddisfatti di una giornata non implica aver guadagnato soldi, aver scritto cose che ti appagano, aver fatto uno scatto che resterà per sempre immortalato su una pellicola,aver visto arrivare in porto un progetto, aver guardato un tramonto, ammirato un quadro, gustato una specialità, fatto ordine non solo nella casa ma nella tua testa, aver visto nascere qualche cosa, aver realizzato un sogno, esserti svegliata finalmente riposata, aver fatto quattro risate di gusto, essere stata con la giusta compagnia, una passeggiata con Lulù, un cinema con Theva, un pranzo con un'amica, la raccomandata non trovata, la caldaia che funziona, la predica che ti coinvolge, la chiesa calda, la comunione con noi stessi, una doccia bollente, una cioccolata al peperoncino, una mail inaspettata, una canzone che ti fa tornare indietro nel tempo e anche perchè no...un po' di tempo per me, trovare quel topolino che completa l'annata, non pensare a quello che sarà, cercare di vivere nel presente, capire che gli amici non esistono e se esistono sono solo uno, capire che quell'amico te lo trovi davanti quando stai uscendo piangendo, una pianta grassa che rifiorisce, la stella di Natale dell'anno scorso che cresce, le patate americane che germogliano, il mercato coperto il sabato, la verdura ai poveri, cucinare di gusto e con gusto, leggere capendo ciò che leggi, aver voglia di vivere ancora un po', un esame andato bene, l'idea di una vacanza, la mancanza di paura, non avere l'attacco di panico, trovare una casa nuova, fare progetti per il futuro, tornare a casa e non sentirsi soli, vedere il mondo rosa, camminare a piedi nudi su un pavimento caldo, non avere freddo, sentirsi buona, prepararsi per un Natale che non vuoi festeggiare, non tirare fuori le palle...
Ecco a volte le soddisfazioni sono quelle di tirarle fuori le palle e mandare a far un culo due persone. E' stata una sensazione esilerante e liberatoria.
Adesso a mente un po' più serena credo di aver fatto la cosa più bella della mia vita. Sarà difficile tornare sui miei passi. Non è così semplice tagliare ogni tipo di legame ma a volte diventa indispensabile. Meglio soli che male accompagnati. Ho scritto molte volte queste cose e rileggendo mi rendo conto che ho buttato tanto tempo e mi sono fatta venire tanto mal di stomaco solo perchè non volevo rendermi conto che io non riesco ad accontentare gli altri perchè gli altri sono incontentabili. Le persone pretendono molto di più di quello che io sono in grado di dare loro e quindi io sto male senza far star bene gli altri. A questo punto è molto meglio vivere la propria vita facendo ciò che almeno non fa del male a noi stessi. Quindi oggi 24 novembre dichiaro chiuso il rapporto con mia madre e con Lancillotto che tanto è solo frutto della mia mente. Allora facendo una specie di sintesi: mentre purtroppo il rapporto con mia madre esiste in quanto io figlia, il rapporto con Lancillotto è del tutto fiabesco. Tanto vale inventarsi un nuovo nome e un nuovo amore. Per mia madre si vedrà...
L'importante è solo avere la coscienza a posto e io in fondo non mi sento una cattiva figlia. Detto ciò me ne vado ad acquagym e poi mi addormenterò tra le braccia di Papperino.
Certo è che aver mandato a fare un culo il generale è stato veramente grande! Forse per lei è stata la prima volta ma che ci volete fare una prima volta c'è sempre. L'importante sarebbe che fosse servito a qualche cosa ma ritengo che purtroppo le persone non cambiano e continuano a ragionare con la propria testa senza mai mettersi in discussione. Alla fine però è solo questioni di scelte e anche di coerenza con se stessi. E come sempre Dio mi punisce...
Infatti dopo una giornata di intensi litigi e soddisfazioni morali che ti lasciano stremata sia nel corpo che nella mente, tornata da acquagym dove mi sono impegnata più del solito e quindi ero semplicemente senza muscoli delle gambe e delle braccia (insomma una specie di ameba anche nel cervello che ormai aveva metabolizzato gli avvenimenti odierni e dato che era quasi ora di cambiare giorno aveva fatto le sue conclusioni che non mi piacevano affatto) data la mia proverbiale pignoleria ho caricato la lavatrice di accappatoio e asciugamani vari, riempito con i miei soliti miscugli tra detersivo, aceto, amido, omino bianco(è Natale...),candeggina delicata, profumino speciale, ammoniaca giusto tre gocce e fatto partire il programma. In questo periodo non mangio molto e i miei disturbi di stomaco tornano più forti che mai....quindi giusto un tè, quello turco leggero impalpabile sottile che si spande dappertutto, due cucchiaini di zucchero finiti sul pavimento ( non ci sono con la testa...”Ma quando mai ci sei”) passato l'aspirapolvere modello Lùlù (devo brevettarlo...praticamente prendo Lùlù per le zampe posteriori e la passa con il muso sulle briciole o quant'altro si trovi sul pavimento-tappeto...ha una potenza incredibile aspira tutto in un secondo e non consuma energia) e finalmente salgo a farmi la doccia dopo aver messo la sveglia per stendere la biancheria. Infatti io non posso dormire se ho la lavatrice piena (comunque non dormo lo stesso).
Fatta doccia, incremata mani e piedi, bevuto tè e schiattata in poltrona. Il suono della sveglia mi distoglie dal pensiero mamma ed evito di riportare tutte le conclusioni che ho raggiunto per pietà verso me stessa. Nel frattempo anche Lancillotto infierisce su questa giornata nata male (ormai nascono tutte così e temo dovrò vedere il buono anche dove non c'è). Con il pensiero mi invia messaggi pietosi e anche rimproverandomi il mio comportamento. Lo rimando a fare un culo e mi domando perchè le persone pensino sempre che sono gli altri a dover fare qualche cosa per loro mentre loro in realtà non fanno nulla per gli altri. Concetto già detto? Repetita iuvant. Insomma mi accorgo così di non aver fatto la ricarica del cellulare. Non posso rispondere e questo è meglio avrei detto delle cose di cui mi sarei potuta pentire. Ringrazio Dio mentalmente dato che non ho soldi nel cellulare e lui via pensiero mi invia “Tutto si paga...” Non capisco questo messaggio ma temo che lo capirò presto. Così appunto suonata la sveglia scendo in cucina. Che cavolo sono andata a fare ad acquagym?
La piscina è qui...Carramba che sorpresa! La Carrà saltella sul mio pavimento( ma come farà ancora alla sua età a fare la spaccata...mio dio non è che mi rimanga spaccata qua?)
Morale tanto per non farla lunga, per evitare di dire che ho pianto, che mi sono disperata, che ero a piedi nudi nell'acqua gelata, ( perchè le piscine termali sono ad Abano e io sto a Selvazzano) con le ultime forze che mi rimanevano e dopo aver pensato cose improbabili tipo:Lulù ha fatto la pipì( ma cristo ci sono dieci centimetri di acqua tra lavanderia cucina e garage ..le scappava proprio tanto! ), si è rotto un tubo e io morirò con l'acqua alla gola (per dieci centimetri ancora riesco a tenere fuori la testa), la lavatrice è schiattata ( bene per Natale ne compererò un'altra tanto ormai i soldi vanno che un piacere e io i soldi li ho finiti...farò la piccola lavandaia che lava i fazzoletti e poi ho appena visto che qui vicino c'è una lavanderia a gettoni). E sia quel che sia....Già è fu proprio così...Dio l'aveva detto “Tutto si paga...” Ecco cosa voleva dire! Semplicemente quando non si ha la testa si deve tirare su l'acqua. Non avevo chiuso lo sportello della lavatrice e quella stronza, perchè solo le lavatrici stronze partono lo stesso, ha fatto tutto il ciclo di lavaggio, risciacquo ammorbidente, amido candeggina, profumino, facendo uscire litri e litri di acqua. Ed ora eccomi qui con un altro tè anzi con la bacinella dove ho raccolto l'acqua ovviamente gelida piena di tè caldo dove mettere i miei poveri piedini gelati. Ho raccolto acqua con tutto, compresi tre tappeti che ho già anche centrifugato e steso.Ho spento i termosifoni dalla sala da pranzo e lasciati a 40 gradi quelli della cucina e della lavanderia sperando in un rapido asiugo. Sono le 24,56 sono morta e mi arriva l'ennesimo messaggio che mi fa infuriare ancora di più. Ti sembra l'ora di svegliare la gente? Dio mi guarda e mi dice “ Ma tu non dormi...” “ Vero ma costui non lo sa e se dormissi perchè dovrebbe svegliarmi per le angosce che si crea da solo? Io alla fine non rompo le scatole a nessuno, se posso aiuto ma non chiedo...non chiedo mai nulla perchè tanto devo sempre farcela da sola." Però rivedo la scena: “Sai che cosa ti dico?: Vaffanculo” Ho girato e le spalle e me ne sono andata. Il generale è rimasto di sasso. Queste sono le rivincite della vita. Dio non mi far spegnere la caldaia...non far rompere tubi...fammi vivere un po' serena e fammi passare un meraviglioso natale... “Cosa? Si va bene quante messe vuoi?” “Te lo farò sapere cara e intanto se mi viene in mente qualche altro dispetto sta sicura che io ti guardo” “ Grazie Dio quanto sei buono tu...”

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Finche l’amore va lascialo andare…e leggi la Settimana Enigmistica 


Amare vuol dire soffrire sempre e comunque.
A volte essere felicemente vedove come sono io è una fortuna che si apprezza solo quando si soffre di nuovo per un nuovo amore…
A volte il nuovo amore non è poi così nuovo ma le cose che si lasciano sono sempre ancora belle proprio perché si lasciano ancora un po’ intatte. Un amore non si conclude mai anzi di quell’ amore ( quell’ amor che è palpito…dell’universo dell’universo intero…) rimangono solo gli attimi belli vissuti in totale felicità.
L’amore è comunque bello e comunque rimane sempre amore.
Per uno che se ne va un altro arriva e l’ultimo è sicuramente il più importante.
L’amore è una cosa strana che ti strugge, ti fa felice, ti da la forza per andare avanti, ti fa perdonare, ti fa ridere, ti fa convivere, ti fa amare, ti fa sopportare, ti fa camminare, ti fa guardare cose che non avevi mai visto, ti fa partecipare, ti fa essere più buona, ti fa piangere, ti fa disperare e ti fa morire.
Poi, una volta morta. ti rendi conto che il ranocchio che avevi baciato non era affatto il tuo principe; anzi era o il principe di un’altra ( e allora ti accorgi di quante bugie sanno dire le rane) oppure era solo un semplice ranocchio. L’amore fa anche questo… Tu baci il rospo che a volte può avere una sostanza allucinogena sulla pelle e immediatamente cominci a scrivere una favola che avrà un lieto fine solo sulla carta.
Come tutte la favole infatti la conclusione del lieto fine è scontata. Ma questo vale solo per le favole. La realtà purtroppo è l’opposto. Quasi nulla va mai bene. A volte le persone si domandano infatti perché si debba vivere quando alla fine si deve solo fare fatica per morire. Comunque tu baci il rospo e …
CHE LA FAVOLA INIZI…
Cera una volta e lucida l’altra le mie storie cominciano sempre così, una giovane vedova felice che per errore baciò un ranocchio che diventò un principe che le fece tante promesse e che alla fine della storia non mantenne mai.
La nostra vedova credette ancora una volta alla potenza della magia e si perse tra le sue braccia.
Ma tutto ha un fine e la sostanza che la vedova leccava sul capo del ranocchio, un bel giorno finì e la vedova si accorse che il principe altro non era che... un ranocchio. Era in verità un bellissimo ranocchio tutto verde con la gola arancione ma di bello aveva solo i colori.
Per tutto il resto il nostro ranocchio era un normalissimo ranocchio. Purtroppo nella nostra civiltà i matrimoni, o meglio le unioni tra genti diverse, non sono tanto ben visti e vedere una vedova con un ranocchio non era veramente di gusto. La nostra vedova si ritrovò così di fronte ad un muro di razzismo e capì cosa avevano provato i poveri zio Tom nella capanna…
Per un certo periodo difese il proprio ranocchio con le unghie e con i denti.
Lo amò e lo venerò, gli diede tutto il suo amore, gli perdonò anche ciò che lui non capiva ma poi, come sempre succede, tutto ha una scadenza come il pomodoro, i biscotti, il burro,…
“Vennero in sella due gendarmi
Vennero in sella con le armi” ( e De Andrè ci marciò su…con il Pescatore)
E chiesero alla vedova di lasciare la sua casa
La vedova pianse tutta la notte e cercò conforto nel ranocchio
Ma quello disse “ Ma chi se ne importa se adesso... la casa va all’asta”
E fatta questa affermazione ci scrisse una canzone e la consegnò a Gianni Morandi
La vedova gli rispose:” Sincerità adesso è tutto così semplice…” e anche lei mandò la canzone ad Arisa che andò a San Remo e diventò ricca e famosa…
Morale della favola la nostra vedova viveva un momento difficile e scriveva… “E’ uno di quei giorni in cui ti prende la malinconia…” Per caso la Vanoni la sentì e ne fece un grande successo “E poi e poi e poi sarà come morire cadere giù….”
E Giorgia fece il resto… Così di canzone in canzone si va verso la fine di un amore e “Quando finisce un amore così come è finito il mio… ti senti un buco nello stomaco” e con Cocciante la nostra vedova finalmente ricominciò a mangiare un “Gelato al cioccolato dolce un po’ salato tu gelato al cioccolato…”
“E dopo aver mangiato mangiato e ben bevuto… “ diventò una stella alpina e non patì più il freddo. A volte le favole sono solo voli della fantasia e il più delle volte non hanno né una morale nè un perché ma a fanno solo ricordare canzoni dimenticate…

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sempre amore... amore per sempre...  

Lui arriva con una signora, una 35enne 37enne al massimo, tailleur impeccabile, camicia in seta con scollatura discreta e borsa rigorosamente firmata.
Una bella donna, tutta perfetta ma non in modo eccessivo perché il troppo stroppia.
Ha un bel brillante al dito né grande né piccolo ma giusto per far capire che le non la da via a tutti.
Lui è un uomo distinto e poco d’istinto, bella macchina, pantalone che appare sempre perfettamente stirato, maglioncino in cachemire, calzettoni in tinta tessuti con il filo d’argento che non fa sudare.
Le scarpe con lacci moderne, comode ma eleganti.
Lui la spinge con lo sguardo senza mai toccarla.
Salgono in camera.
“Mi faccio la doccia. Ci impiego 3 minuti e 37 secondi” e intanto comincia spogliarsi.
Lei si siede sulla poltrona, accavalla le lunghe gambe e attende.
Lui si slaccia i polsini della camicia e si toglie i pantaloni. Li piega meticolosamente e li mette sul servo muto. Si toglie il maglioncino che ripiega con cura come poi farà con la camicia.
I calzini sono gli ultimi a scivolare via…le scarpe le prime perché ovviamente lui non vuole contaminare la moquette.
Entra in doccia e ne riesce esattamente dopo il tempo che ha detto.
Lei è già a letto. Ha già fatto tutto e lo aspetta come una pantera sotto le lenzuola di seta.
Lui appoggia l’orologio sul comodino dopo avergli dato un’occhiata che sembra distratta, poi, a lato, appoggia il cellulare intimandogli di non suonare finché non ha finito.
Il cellulare lampeggia un sì in alfabeto a morse.
Lui alza le coperte e si distende appoggiando la schiena alla testiera del letto. Apre il Sole 24 ore e comincia a leggere. Poi si ferma un attimo e volta la testa verso di lei e la vede. ”Sali pure hai esattamente 4 minuti e 38 secondi”
Lei non batte ciglio, gli monta sopra e comincia come uno stantuffo ad andare su e giù. Lui sfoglia sempre il giornale.
Passano esattamente 4 minuti e 36 secondi.
Lui abbassa il giornale e dice:”Vengo…due secondi e faccio la doccia”.
Il telefona pigola esattamente in quel momento, lui si alza rispondendo. Ha esattamente 3 minuti e 27 secondi per fare un’altra doccia.
Entra apre l’acqua e la chiude mentre si insapona, poi la riapre per risciacquarsi, si soffia il naso, butta il fazzoletto di carta nel water e tira l’acqua, infila l’accappatoio ed esce.
Passeggia su e giù per la camera parlando al telefono.
Lei, intanto, è già pronta ed è nuovamente seduta sulla poltrona.
Lui ritiene di essersi asciugato e quindi si infila di nuovo le mutande, la canottiera rovescia perché l’ etichetta lo infastidisce, la camicia, infila i pantaloni, abbottona la camicia e i polsini,riabbassa i pantaloni per infilare la camicia, riabbottona i pantaloni e infila il cachemire.
E’ l’unico momento in cui i due si guardano. Lei si alza e gli raddrizza le maniche del pullover. Lui la ringrazia mentalmente poi si siede sul letto, infila i calzini con il filo d’argento.
“ Andiamo…hai preso tutto? Caffè?” Lei lo guarda e pensa.” Non ho niente da prendere…prenderei te volentieri ma tu da trent’anni sei in un limbo dove l’amore non esiste.”
E’ solo in quel preciso momento che uscendo dalla camera lei vede che lui ha l’orologio allacciato male.
”Strano lui è perfetto come può essere successa una cosa del genere?”
Lui nota lo sguardo di lei e nota l’orologio…lo rimette a posto sbuffando.
Nessuno de due ha capito che non si può vivere nel limbo perché la Chiesa lo ha abolito e lui adesso è senza un tetto.
Così nascono i grandi amori, piano, in punta di piedi, tranquillamente, vivendo assieme le cose di ogni giorno come se fossero sempre nuove.
Lui guarda lei. Nei suoi occhi c’è una domanda che non viene fatta.
Lei da sotto le ciglia annuisce e per la prima volta escono mano nella mano.

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2 novembre: un amore per i... morti 

Caro orsacchiotto
Questa mia è solo mia e tu non la riceverai mai, come ogni lettera d’amore che si rispetti, e come ogni lettera che si rispetti è logico precisare che tu nemmeno immagini che io ancora ti pensi. Sei stato un lampo durato una vita che ora piango in un’altra vita. Era primavera e tu ed io nemmeno ci conoscevamo ma io già sapevo che ti avrei amato perdutamente. Non fu galeotto il libro in questo caso, ma fu galeotto lo schermo di un pc e una chat che è più o meno l’amico di penna di un giorno che fu, e l’amico eri tu.Come vedi non trascuro nemmeno la rima che in una lettera d’amore fa sempre la sua figura. Amore mio così mi chiamavi e io ridevo leggendo queste parole e in cuor mio pensavo che eri scemo se speravi che io ci credessi. Ma tu continuavi e mi arrivarono i primi dolci pensierini. Una pietra è per sempre e la pietra anzi le pietre, sono lì in salotto che dichiarano quanto vera sia ancora la tua frase. Eravamo ancora estranei e ancora io ridevo leggendo “amore mio” e ti dicevo che certe frasi non si dicono per scherzo perché sono parole grandi che non vanno sprecate e tu mi rispondevi “Hai ragione amore mio, non mi ero mai accorto di chiamarti così”. E mi dicevi che imparavi a ridere con me, che non avevi mai riso prima così. E io mi perdevo senza saperlo sempre di più e ritornavo bambina quando il primo amore stravolge la tua vita e il tuo metabolismo, quando la felicità diventa inspiegabilmente dolore acuto perché passi sempre dalle stelle alle stalle, un’ altalena di umori che non ti spieghi perché l’amore è così non ha tempo, non ha età e soprattutto non ha pietà per chi osa pensare di averlo, perché lui, l’amore è come te, ti assomiglia in tutto e non vuole padroni mentre io come padrone ti avrei voluto allora e forse ti vorrei anche adesso anche se ormai ragiono, e so che avere una cosa bella come te non è per me perché io bella non sono e tu meriti di più. Tu meriti tutto ciò che hai e che hai costruito con la tua forza camminando su tutto e su tutti, compresa me che ho lasciato che tu ti pulissi le scarpe su di me tante volte, felice solo di poter vedere i tuoi piedi bellissimi, lasciando che mi sfiorassero anche se facevano male ma solo per il gusto di sapere che almeno una parte di te restava su di me. Aspettavo solo un tuo cenno e te ne ero grata e ne ero grata a tutti. Ma siamo ancora in là nel racconto perché allora ero solo innamorata di parole su uno schermo. E poi ecco, mi innamorai di te senza saperlo, so solo che ti vidi uscire da un ascensore e fu amore, anzi fu solo il dolore di un attimo, un dolore enorme, una sensazione di vuoto allo stomaco, furono le famose farfalle, furono le montagne russe al buio, fu lo sconvolgimento totale.
Mi persi non sapendo di farlo e sperai nel miracolo. Forse successe, forse no, forse l’amore perché sia tale deve durare quanto basta, né un po’ di meno né un po’ di più perché è solo quando finisce così che diventa indimenticabile. E io non potrò mai dimenticarmene amore mio perché tu per me sei ancora tale, e ho ancora nel naso il tuo odore che sa di buono perché è l’odore che piace a me, e negli occhi ho il tuo viso. Ci siamo insegnati l’amore a vicenda o forse lo penso nella mia presunzione. Sta di fatto che tu me lo hai insegnato.
Fu un periodo da sogno, la fiaba di una vita in cui il cellulare squillava e aveva la tua voce, ma a me non bastava, io volevo portarti con me, con le parole, volevo una chat ,volevo ancora un amore scritto e ti ricattai “o scrivi o non rispondo”. Imparasti in fretta o facesti finta di farlo e cominciarono i 700 messaggi che scandivano le mie ore mentre tu scandivi il mio tempo. Mi si accendeva il cuore con il display del cellulare e aspettavo il passare delle ore per sapere se la notte avrei dormito serena con la tua buonanotte, oppure se il sonno sarebbe stato agitato senza averti sentito. Non me ne accorgevo ma il nostro amore ormai aveva veramente il tempo contato e tu invece contavi sempre di più per me, e io forse non contavo affatto per te. Tra alti e bassi arrivava anche il tuo compleanno e la mi decisione di volerti lasciare diventava sempre meno decisa. Ma si sa che noi donne alla fine tiriamo fuori le palle che non abbiamo, e la frase fu detta, e il nostro amore archiviato con poche parole che non hanno convinto ne me e tanto meno te. Adesso, a distanza di anni, questa sera ho deciso di mettere su carta ciò che volevo dirti quel giorno e che, ovviamente non sono riuscita a far uscire: io ti amato tanto, tantissimo e ti ho amato in tutti i modo possibili coniugando il verbo in tutti i suoi tempi. Ti amato da adolescente con tutti i controsensi dell’età, e ti ho amato da adulta con tutte le conseguenze che l’amore adulto implica, e mi sono accorta solo adesso che ti ho solo amato perché l’amore non ha un tempo, perché l’amore è solo amore e fa male da morire o fa morire d’amore, e io con te sono morta e rinata tantissime volte e ti ringrazio perché se adesso sono così e perché ti ho amato amore mio.

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