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Io e Papperina
Caramelle...caramelle Perugina... 
Carissimo Lancillotto sono sempre io la non Ginevra che non è la città in Svizzera che ha come amica Losanna che sta due piani in su..
Sono io la pappera che nemmeno nuota nel lago di Ginevra (che è ricca e ha pure quello mentre io son povera e al massimo ho la vasca da bagno) perché ha paura del drago che potrebbe uscire…ma più che del drago ha paura del San Giorgio ( perché di quel nome non si fida e secondo lei non è affatto una garanzia).
Le scrivo in merito al mio amore per Lei( lei Lancillotto chè di Ginevra non me ne può interessare di meno e oltretutto ne son anche un po’ gelosa) perché mi sembra che non lo veda (l’amore ovvio). Ho pensato di regalarle un paio di occhiali ma poi mi son detta se non mi vede adesso che non ci vede, quando mi vedrà vedendoci, che penserà di me? Non reggo il confronto con Ginevra che è bella, ricca, intelligente e ha con lei una storia da secoli… e ho scartato gli occhiali…ed è emerso il mio famoso cubo di cristallo e ho cominciato a guardarci dentro. La maga che è in me si è subito destata e mi ha dato un filtro magico che io ho messo dentro alle caramelle perché ho pensato con tutta stà influenza che c’è magari son fortunata e me ne chiede una… Era un filtro speciale che per un attimo offuscava la vista, la annebbiava a tal punto da far credere che una pappera potesse essere amore. E ho sperato in una caramella e la caramella ha funzionato. Furono baci e furono sorrisi cantava De andrè poi furono soltanto…Margherite continuarono le caramelle e io mi abbandonai a te e ad un sogno. Fu un giorno speciale nato dal niente, un pacco regalo inaspettato scartato con due dita che ti ho offerto per placare una tosse. Ma la caramella fu galeotta e ci ritrovammo in un letto che era sempre quello e lì ci perdemmo e a me lo stomaco cominciò ad andare su è giù perché l’emozione era talmente tanta che non mi sono nemmeno ricordata di farmi sudare le mani. A volte si fanno cose di cui non riesci a capacitarne e ciò che senti è talmente assurdo da sembrare vero. Era la prima volta eppure era come se fosse da sempre, era una cosa nuova eppure saputa. Era star bene come mai ero stata prima, era la non paura che ti assale quando ti ritrovi per la prima volta in un letto che non sai come sia, insomma era solo benessere e poi e poi … e poi mi svegliai, il cubo non c’era, Lancillotto nemmeno, la caramella neppure…E adesso mi rimane solo la tosse.


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Venerdì, anzi domani, parto. 
Fino a lunedì sarò in Val di Non a raccogliere mele e ne verranno fuori tante storie…
Vado a riposarmi un po, dopo aver falciato l’erba per la prima volta in vita mia. C’è sempre una prima volta e io sono ancora esausta da ieri, ma fiera (pantera, leonessa…) di aver domato la belva.
Vado con Theva e la di lei nonna.
Siamo molto eccitate e, dopo aver fatto programmi su cosa mettere in valigia (non rinuncerò ai miei vestiti tirolesi anche se siamo in Trentino), abbiamo deciso che è necessario limitare il bagaglio ad una valigia a testa.
Il programma della tre giorni è molto semplice: riposo, nuoto, mangiare, riposo, nuoto, mangiare.
L’albergo prevede: sauna finlandese (anche se siamo in trentino, bagno turco (che se fosse anche greco non sapremo la differenza), laconium (dovremmo capire cos’è), grotta del fieno (soprattutto per chi soffre di allergia), grotta fredda del ghiaccio ( per me che sono freddolosa è il massimo), percorso kneipp ( tutto da vedere), ampie zone relax (e qui ci siamo), piscina coperta (normale), idromassaggio interno ed esterno (non capiamo se per interno ed esterno intendono il nostro corpo), palestra (mi sembra il minimo del Massimo che ancora non conosco), ampio solarium all’aperto (che se piove che solarium è?), angolo con tisane e frutta fresca (che mangeremo a iosa).
Rileggendo non capisco cosa ci portiamo a fare delle valigie quando basta solo un costumino da bagno perché accappatoio e ciabattine lo dà il Natural Park Hotel che ci offre (solo a noi tre ovviamente) pure l’aperitivo (che speriamo sia altamente alcolico).
Resisterò senza sbirciare in codesto blog per 3 giorni?
Non credo, ma il Natural Park Hotel ha pure un internet point.
Forse tra una tisana e un turco o un Massimo potrei... ma se non potessi, intanto mantenete vivo il blog, dategli ossigeno, rispondetevi fra voi, tanto siete in due, ditemi che vi manco, che senza di me il mondo casca, che senza di me il mondo è vuoto (barate pure che il mio ego cresce) e poi ci rivediamo lunedì.
Forse con foto nuove se la pigrizia ha lasciato spazio alla buona volontà ma soprattutto se il mio occhio vedrà qualche cosa fra i fumi della sauna o del bagno…



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Sono pronta per il forno... 
In questo momento temo per la mia testa.
Altroché Maria Antonietta che, con un sol colpo, perse la testa... A me la mettono nel forno… ne sono sicura!
Dopo circa 30 minuti di divisione di ciocche mi hanno spennellato come fossi un’ arista di maiale e unta di olio. Mi guardo e vedo solo carta stagnola quella con cui, appunto, io faccio il pesce al forno. Ma io sono un’oca.
Allora farò l’oca al forno.
Spalmata bene di olio con due fette di limone sale e pepe q.b., un bel trito di erbe di Provenza ed ecco che la pappera può essere passata al forno.
In realtà sono solo dal parrucchiere ma temo che veramente il forno sarà la prossima tappa perché la carta di alluminio è la stessa e a meno che io non diventi una parabolina per aumentare la potenza del segnale di non so chè, dato che l’alluminio non può andare in microonde deduco sarà un forno normale a gas, così crepo subito, oppure elettrico e allora si muore solo di caldo.
Ma ci sarà un forno così grande da poterci stare tutta? Oppure mi mettono solo la testa? E allora come chiuderanno lo sportello... e lo chiuderanno? Certo che sì... se no la pappera non si cucina a puntino o a palla!
E ritorno a Maria Antonietta vedendomi con il collo in una specie di ghigliottina che si chiude con un colpo secco oppure con un collare elisabettiano che divide la testa dal corpo. E quindi?
Ecco ottenute due cose in una :capelli di non so quante sfumature (ogni volta è una sorpresa) e contemporaneamente dilatazione dei pori e pulizia del viso. Però se in realtà mi mettessero dentro tutta potrei anche fare la sauna e quindi prendi tre e paghi uno offerta geniale e irripetibile e la pappera vola nel forno e la temperatura sale e la mente si annebbia.
Sono in Marocco, nel bagno turco con altre 69 concubine del sultano del sultanato che non c’è. Il sogno è meraviglioso: oro, diamanti, e pietre preziose ovunque … un cammello sapientemente scolpito anzi un dromedario che viene meglio, fa uscire da tutti i suoi orefizi il vapore. Ha gli occhi di rubini, gli zoccoli di smeraldo.
La luce sapientemente dosata dalla cupola di cristallo con lenti fotocromatiche cambia colore a seconda del sole dando quella sensazione flou che a me fa tanto divano morbidoso.
Comunque vestita. o meglio svestita, con due splendidi diamanti grandi come uova appesi alle orecchie sono intenta nell’arte del dolce far niente, la mano allungata a prendere un dattero indolente appiccicoso e dolce che non mi lascia contenta. E allora batto le mani ed ecco un tè che in tale ambiente non si vede che è fumante. Un tè verde fatto in oriente da una mano sapiente per una pappera esigente.
Adagiata su una morbida spugna oliata e massaggiata a dovere non sento il mio signore venire ma sento le sue dolci mani che ho imparato ad amare.
Massaggiano piano partendo dal collo in giù ..più giù ancora di più ancora più giù mmmm il contaminati è scattato, il sogno è finito e io sono pronta per essere tagliata.


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La Papperina e la tartaruga. 

Giocando su un blog amico e cioè questo http://www.alessandrabenfenati.splinder.com/
mi sono ritrovata fidanzata, corteggiata, molto accoppiata, con tanto di foto, e immediatamente lasciata alla mia faccia.
Però questa storia mi attizza (e anche la foto) e allora...
C'era una volta una testuggine che si chiamava Massimo e faceva le rime.
Era una vecchia tartaruga con la casa sulle spalle che si trascinava dietro arrancando.
Aveva un bel carapace ma un cuore solo, e questo cuore era impegnato con una signora che lui amava molto. Con la sua casa lui si portava in giro tutto, e andava per tutto il mondo. Aveva caricato la sua signora e i figli sulle spalle.
Durante il suo percorso, un po’ di figli erano scesi.
Una volta per sbaglio si era attaccato ad un PC.
A volte capita, purtroppo, che anche le tartarughe rimangano impigliate nelle reti, e così è successo a lui.Anche se amava la famiglia, le passeggiate al mare, la pioggia, si accorse che quella rete in qualche modo, anche se era solo una rete, gli faceva vedere un altro mondo e gli faceva conoscere degli esseri che anche loro erano caduti a loro volta intrappolati nella stessa rete.
Massimo a volte pensava che bisogna solo guardarsi attorno e il mondo si sarebbe aperto… basta solo schiacciare il tasto giusto, dire una parola magica e la rete che ti imprigiona si apre di colpo e tu valichi nuove frontiere, e spazi in spazi (ovviamente) nuovi.
Così può capitare di conoscere un vicino che non avresti mai visto e cominci a chiederti se l'amicizia può nascere guardando solo all'interno di un essere senza guardare la casa o l'aspetto.
In quella rete c'era caduta anche una Papperina che come vide la tartaruga gli disse “Beato tè che puoi portati dietro la casa e tutto il suo contenuto.”
Massimo le rispose:”Fallo anche tu….”
Lei lo guardò bene e poi ficco la testa rossa (era una pappera firmata Ferrari) sotto l’ala.
Il tartarugo vide che la nostra Papperina si era intristita e si era rinchiusa in se stessa.
Le si avvicinò piano e le disse:” Monta che ti porto a fare un giro in questa rete e così magari mi racconti un po' di te.”
La Papperina tirò un po' su l'ala giusto per mostrare un occhio verde verde che lo bloccò.
Fu tutto chiaro da subito: lei voleva solo amicizia, lei voleva solo parlare, lei voleva solo la sua attenzione per farsi un po' conoscere, per avere un po' di calore umano, per dividere con lui il bello della vita, per poterci giocare un po' con le rime, per condividere ciò che conosceva.
Tutto questo era in quello sguardo. Il tartarugo si beccò l'occhiata e siccome era saggio aspettò. E la pappera parlò.
“Io non posso portarmi via come te tutta la casa per due motivi. Il primo è che non so se ho ancora una casa e soprattutto non so ancora dove sarà la mia.. Il secondo è che io non ho nessuno da metterci dentro perché anche se la storia del brutto anatroccolo finisce bene la mia invece no. Forse sarò pure diventata un cigno ma le oche non mi vogliono, le pappere scappano e i cigni non li becco.”
Massimo la guardò con tenerezza le diede una sgusciata e le fece un gran sorriso.
La Papperina vedendo tanta disponibilità si diede una lasciata alle penne e pensò che forse poteva fidarsi.
Salta su, salta su, le disse il cuore e lei purtroppo al cuore dava sempre retta.
Nacque così un'amicizia che ancora oggi continua anzi, direi che come tutte le amicizie è appena nata, perché l'amicizia come l'amore non ha età e il tempo è relativo.
La rete è lunga, la rete è grande… ma a volte la rete avvicina gli esseri più strani e nascono sentimenti che se condotti saggiamente restano per sempre.
E la rete continua...


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tempo fa.. 
Un commento di keypaxx mi ha fatto ricordare che avevo dimenticato un post...
Dove l'ho messo? E così da keypaxx a commento, da comemnto a cerca, da chi cerca trova, da chi cerca trova e i cocci son suoi, e dai cocci... adesso son cazzi vostri leggere!...
Su spegni quel fuoco ti prego
L'inverno è un ricordo lontano
Stasera non sento più freddo
Stammi vicina dammi la mano
Stasera ti vedo diversa
I tuoi occhi hanno un altro colore
In strada c'è aria di festa
Ora la gente, pensa all'amore
Senti l'estate che torna,
Senti con tutti suoi sogni
Senti l'estate che torna
Tra noi
Il vento del nord se ne è andato
E lascia nell'aria un sapore
Di cose lasciate al passato
Senza rimpianto
Senza dolore
Senti l'estate che torna,
Senti con tutti suoi sogni
Senti l'estate che torna
Tra noi

Ma quale estate?
Non vedi che ormai è autunno?
Ma se fa un caldo della madonna e di tutti santi?
Non vedi che l’autunno avanza?
Ma dove avanza che io non vedo nessuno?
Ma se sei cecata…
Si ma allora sono anche termicamente scombussolata…
Noo tu sei tecnicamente scombussolata, sempre! E' il tuo stato quo…Quo?
Qui e Qua con lo zio e io sono la nonna…
Vado a Gardaland…
Che c’entra?
Non lo so, ma le mie finanze mi vietano viaggi all’estero quindi accontentiamoci…
Ma che stai dicendo?
Non lo so ma guarda le magnolie sono in fiore…
Le magnolie?
Si quelle…
Accidenti ho le pile scariche …
Ma quando mai tu hai qualcosa di giusto? E poi non sono le magnolie ad essere in fiore ma le colline…
Quali colline?
Amore ritorna…le colline sono in fiore…
Quella era Santa Maria in Fiore…
Siii Santa Maria ma non vedi che quella è la Pinta?
Ma quale Pinta... quella di birra che ti stai bevendo?
Noo quella è fresca come le dolci acque e poi guarda bene quella è la Nina…
La Nina? Ma non era in montagna con l’Adriana?
No Adriana era al mare quest’inverno……
Ma allora è inverno?
Noo il mare d’inverno è un’altra cosa.
Che cosa?
E’quello che vedi tu che al mare ci vivi?
Io?
Perché tu dove vivi?
In te ovvio… e nel mare d’inverno …ma allora è solo un’altra canzone?
Certo che è una canzone ma in fondo, e non al mare, sempre di note si tratta…
Note o conosciute?
Note, note sul pentagramma, note solo a noi... note in fondo ad una pagina, note di canzoni stonate suonate solo perché a volte fa bene al cuore e a volte no, perché la musica è vita, la musica ci accompagna…
Ma non siamo noi che accompagniamo la musica…
No papperina la musica fa da accompagnamento e tu come sempre fai l’oca…


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