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Io e Papperina
Riapertura della casa chiusa (un agosto così non si era mai visto...(puntata x+ tot 1 
E la signora Merlin decretò “Si chiudano le case chiuse per sempre e si lascino gli inquilini liberi di cercare un nuovo mercato andando altrove. Così ho detto così ho decretato”.STOCKKK!
E fu fatta la legge e l’Italia restò pur sempre un casino.
La prima cosa che mi viene in mente è che deve essere stato molto difficile chiudere qualche cosa che era già chiuso in origine, ma a questo mondo e alla mia veneranda età, ho capito che tutto è possibile (per gli altri) mentre per me è possibile solo trovarmi nei casini e in fondo mi sembra il minimo per una pappera un po’ tanto oca…
Venerdì 8 agosto a Pechino alle ore 8 iniziano le olimpiadi, 8 agosto 1908 nasceva mia nonna (la cosa non c’entra se non con l’otto), venerdì 8 agosto a Chioggia alle ore 8 una pappera partiva direzione Padova per riaprire la sua famosissima casa chiusa.
Ma torniamo indietro nel tempo. Il film sfuma e la ripresa riprende…
C’era una volta (il film, come avrete capito dato che ci sono le olimpiadi cinesi e che i cinesi copiano tutto, è una clonazione di un Disney nella memoria di una bimba che diventò papperina, e non leggetela con una p sola che io ne ho ben due) Una papperetta tanto bella che forse di bello non aveva null’altro che ciò che trovavano in lei i nonni con i quali viveva (ogni scarraffone è bello a mamma suya).
Questa papperina molto carina (nelle storie la rima va sempre bene) viveva in un castello bellissimo ovviamente.
Il castello, a pensarci bene, era forse bello solo per lei come del resto lo era stata lei quando viveva con i nonni…
Ma l’importante era che a lei piacesse e che per lei fosse un vero castello, Per il resto, il fatto che gli altri lo trovassero bello o meno, era del tutto relativo come in tutte le cose se ci fate caso.
Ma un bel giorno arrivò un orco (stiamo anche facendo una favola un po’ norvegese ma in fondo il concetto non cambia:la storia deve piacere a me).
Era un orco vero, grande, grosso e cattivo e le disse” Mi dispiace molto (e rideva sotto i baffi che non aveva) tu devi decidere dove vuoi vivere. Non puoi avere due case!”
La paperina gli rispose” Veramente a me piacciono tutte e due e vorrei stare un po’ qui e un po’ lì e non vorrei dover scegliere…
Non ne posso tenere una per i sabati e le domeniche, magari anche per i venerdì, e l’altra per gli altri giorni?”
L’orco le rispose “E’ vero che molta gente ha due case ma tu sei sola e io ho deciso che tu devi scegliere… Ho capito che non vorresti ma sono io adesso a dirti che invece DEVI”
La Papperina mise le alucce dietro la schiena, corrugò le piume sopra gli occhi e con le sue zampette palmate cominciò a girare in tondo. L’orco le aveva messo davanti una bella sveglia che altro non era che un enorme orologio che segnava il tempo, e come lo segnava bene, e come il tempo correva…
E infatti correndo passava molto più in fretta e la papperina continuava a girare in tondo e a pensare, a pensare… e a girare in tondo… ma l’unica cosa che le restava nella mente vuota e che non aveva tempo.
Così, dopo aver consumato un materasso girandosi e rigirandosi pigiò il bottone rosso della sveglia e fermo il tempo.
L’’orco arrivo tout de suite (era anche un po’ francese oltre che norvegese il nostro orco… sembrava quasi una multinazionale). La Papperina gli disse:”Ti lascio questa casa e vado a vivere a Chioggia”
“Saggia decisione “ disse l’orco” adesso devi solo chiudere la casa e andartene”
E la Papperina lo fece subito e si allontano piano piano cercando di dimenticare il suo castello e sperando di aver fatto la scelta giusta.
Si fece forza (tanta forza) e si disse che avrebbe costruito un altro castello con la sabbia del mare e del fiume di Sottomarina (sotto perché ovviamente la nostra Papperina non era tanto fortunata e sopra marina ci stavano tutti gli altri... e questo riporta sempre alle case chiuse)
Furono tempi un po’ bui sembrava quasi di essere nel medioevo…e lei doveva convincersi che il castello nuovo sarebbe stato splendido e che anche se non fosse stato un castello, forse poteva almeno essere una casa, e sarebbe stata belle e colorata.
E poi, si disse tra se e se, se anche fosse una grotta, io la saprei lo stesso rendere meravigliosa e la farei sembrare il castello che non è… Metterei tende a finestre inesistenti, tessirei tappeti di sogni per pavimenti linoleum-marmorizzati orrendi, rendendoli splendenti, e con 5 vasi ( da notte e non da giorno) ci ricaverei altrettanti servizi (e non pensava di certo ai servizi di piatti piani o fondi che fossero).
Si sa che il tempo addolcisce i ricordi e la Pappera un bel giorno decise di cominciare a costruire la sua grotta o meglio, la grotta c'era già e cominciò a ristrutturarla. Perché una ristrutturazione posso venire al meglio bisogna cercare di liberare il più possibile l'interno. La nostra Papperina lo fece subito. Si armò di buona volontà, di pazienza, di ragionamento e di olio di gomito. La buona volontà le servì per mettersi allo specchio e per chiedersi cosa voleva e lo specchio, come in tutte le favole le rispose. Ma si sa che in tutte le favole gli specchi dicono solo la verità e a volte la verità non è bella disse di Grimilde quando scoprì che la più bella non era lei.
La pazienza invece la mise per capire ciò che le aveva detto lo specchio perché, credete, non è da tutti conoscere bene le lingue, e soprattutto quelle degli specchi che battono sempre dove il dente duole ed è sempre una lingua un po' ambigua e sibillina perché lo specchio ti da solo l'immagine riflessa di ciò che è la tua realtà.
Il ragionamento, ammesso che una Papperina sappia cos'è, le servì per mettere a frutto ciò che lo specchio più la pazienza le avevano mostrato. Quando tutto andò al posto giusto, perché c'è un posto per ogni cosa, e ogni cosa ha il suo posto, allora usò l'olio di gomito. Buttò fuori tutto, ma tutto tutto, butto fuori perfino la sua anima, la girò, la rigirò, le passo sopra l'aspirapolvere, la mise in candeggina e poi finalmente la stese al sole. Quando la vide sventolare bella, bianca, pulita, profumata di sole, riprese la pazienza e continuò il ragionamento.
Aveva appena cominciato a rimettere tutto dentro che ritornò un Fip che si era assentato per un po' e le disse .”Ma cosa hai fatto? "E la Papperina rispose.” Ho pulito la caso, ho messo fuori tutto, anche te”.
“Ma io sono tornato!” La Papperina lo guardò con uno sguardo nuovo poi disse;” Hai ragione; se sei tornato tu e me vado io”.
E fu così che riaprì la casa chiusa.
L’orco in quel mese era andato in vacanza e almeno fino alla fine di agosto avrebbe riaperto la casa senza avere l'orologio che le rompeva i timpani. Questi sono i fatti ma la Papperina come si sentiva? Le Pappere sono oche forti e sebbene abbia dovuto lasciare la sua casa, tornare in un'altra che voleva dimenticare, abbia sofferto le penne(siì con due n) dell'inferno dentro una caldaia per attivare un condizionatore, e sebbene qui sia sola senza un filo che la colleghi ad Internet ha deciso che vuole vivere.
Dove? Questo non è importante. L'importante è semplicemente vivere.


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venerdì scorso arriva la Marghetti 

“Mi spiace ma l'omino del casello mi ha detto che questa è una superstrada e che tu non ti potevi fermare… così sono all'uscita otto”.
“Arrivo…ferma lì non ti muovere”
Ma perché gli uomini dei caselli parlano a vanvera?
Perché nessuno perde mai l'occasione per stare zitto?
Comunque tutto ok.
La trovo con la pandina ferma che mi aspetta.
Ho talmente tanta voglia di abbracciarla che scendo al volo.
Che bello averla due giorni con me… ne avevo proprio bisogno, mi sento sola e sconsolata.
“Devo andare a casa ho la spesa…”
“La spesa?”
“Sì certo ho il ragù, le tagliatelle, il parmigiano, il sugo di tonno, la mortadella, il Philadelphia, il rotolo di alluminio e la crostata fatta con le mie marmellate… tu hai caffè?”
”Marghetti ti mangerai di baci… certo che ho caffè ho il me e adesso anche te…Seguimi”
E arriviamo così a casa dove la Marghetti mi riempie il frigo.
Penso che avrò da mangiare per una settimana… penso che domani quando tornerà a casa, a me resterà ancora un frigo pieno per ricordare due bellissimi giorni
“Dai che è tardi usciamo…”
E pensare che si sono solo 35° eppure mi sembra un caldo della Madonna, anzi, sembra un caldo di Sant'Antonio perché io la Monica l’ho portata subito a vedere una delle tre meraviglie di Padova. H
Ho pensato che un santo toccato con una mano e unto con due spiccioli nell'offerta del pane, non dico che può aiutare ma almeno evita che le cose peggiorino… diciamo due preghierine e ci incamminiamo lungo via San Francesco verso le piazze e la seconda meraviglia di Padova: il caffè Pedrocchi famoso perché è un caffè senza porte, nel senso che una volta non chiudeva mai.. Infatti, oggi, per l'occasione della venuta della Marghetti è chiuso per ferie! Meno male io e il Pedrocchi non andiamo molto d'accordo e allora giù per via Oberdan a vedere le nostre piazze, il nostro salone e l'orologio dei Dondi e poi un po' di ghetto degli ebrei, qualche scorcio da foto, la sinagoga, la tomba di Antenore, colui che ci fondò, e poi via verso la terza meraviglia: Prato della Valle il prato senza erba, con la sua isola e i suoi quattro ponti, le sue statue e i suoi palazzi, Santa Giustina che guarda severa e giudica chi vincerà i campionati di pattinaggio che si svolgono in questi giorni. Non è il massimo vederlo così con i baracconi e una miriade di rotelle che sfrecciano ma in fondo l'importante è aver trovato un negozietto dove ci siamo provate di tutto di più e ci siamo comprate io due magliette (una gialla con bimba con un ciuccio e una con un cane coccoloso) e un cappello turchese che nascondendomi tre quarti di faccia mi fa risultare accettabile. La Marghetti se ne esce con un cappello bianco che le sta ovviamente meravigliosamente bene. Siamo esauste. Tornate a casa dopo averle raccontato le avventure della Pappera Bonaventura e dopo le avventure anche le delusioni mi sento molto meglio… perché? Perché la Marghetti conferma le mie ragioni e i miei ragionamenti. Non sono pazza che bello non sono pazza…
La Marghetti vuole cucinare e dice che deve prendere possesso della cucina… Come vorrei che il suo possesso durasse un po' di più!Con lei sto bene… rido, mi diverto, parlo di cose serie…
Parliamo anche di cose che vorremmo fare assieme perché secondo noi dovremmo lavorare molto bene assieme. Sotto certi punti di vista siamo diverse ma, forse, questo ci unisce di più. La nostra vita in qualche modo è stata simile e quindi ci capiamo e poi diciamo che siamo complementari; ma la cosa più bella è che tra noi non esiste invidia… anzi una cerca di spingere l’altra e forse questa èproprio la nostra forza. Si discute di blog, di amici comuni, di andare a Roma, a Milano, si mangia… Ragazzi che sugo di tonno che fa la Marghetti e che crostata e adesso? Adesso caffè in centro Padova con passeggiata e risate. E’ ora di nanna. Le nostre strade si separano: io dormo nell'ala (ovviamente sono pappera) destra, lei nell'ala sinistra. Buona notte Monì dormi bene ci vediamo questa mattina ore 9,30 per poter far correre ancora un po' la nostra fantasia. Dove andremo? Ma che importanza ha… Da qualche parte di sicuro… Grazie per la giornata! In questo periodo le giornate serene sono talmente rare che quelle serene felici non si trovano proprio. Oggi è stata una giornata fortunata serena e felice… Altro che psicologo… io come psicologo vorrei la Marghetti


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Mantova in un agosto che così non si vedeva da anni...( ma a chi la racconto?)numero X+1 
Questa mattina, dopo una notte che in fondo mi ha fatto compagnia, mi sono è alzata riposata.
Ma facciamo un passo indietro. Ieri è stato uno di quei lunedì coi fiocchi e io mi sono ritrovata bella, pronta e impacchettata. Ma dove mi devono spedire? Questo non lo so, ma so che mi sono dovuta scartare da sola e mettermi al lavoro. Ma è stato un lavoro sodo e pure un po' pesante. Alle due di questa notte ho fatto il bilancio di un ieri che mi sembrava ancora oggi…ho male i piedi! Sabato avevo trovato una seconda impresa per un secondo preventivo per farmi tornare com'era la casa in cui la tromba d'aria ha lasciato i suoi segni. Appresa la partenza del Fip, dopo che la camera di commercio mi ha messo 87 bastoni tra le ruote per fami una notte invece che verde, rossa di rabbia, dopo aver litigato con il Fip causa partenza e partita effettivamente per Padova, ho parlato con il signor Maurizio causa ricostruzione tromba d’aria…cioè non è che il signor Maurizio costruisce trombe d’aria ma era solo un pour parler per quantificare i danni combinati da tal signora Tromba di nome e Daria di fatto( lo so il cognome può essere anche un nome ma in nomen nomen!).. Finito con l'impresa sono ritornate in quel di Chioggia. Ero ospite a cena di due amici che per l'occasione (di essere rimasta sola) mi hanno stappato un Brunello di Montalcino anno 1997 che era di un buono...Ho domandato come mai un vino così, e mi hanno risposto se questo è un vino buono, perché non berlo con un amico che poi è rimasto solo? Così ben bevuta e anche ben mangiata (fiori di zucca fritti che squisitezza ) ho fatto ritorno a 2 km allora alla mia reggia. E appena entrata ho cominciato le pulizie di ferie non godute. Prima di tutto ho cambiato le lenzuola, ho lavato con due litri di candeggina il bagno, ho passato l’ aspirapolvere, ho tolto della polvere inesistente e buttato via due cartoni pieni di scartoffie, di buste di scontrini e varie,e ho finalmente visto che erano le due e la casa brillava. Il letto era fresco di bucato, Lulù lavata e spazzolata e i miei occhi si sono chiusi lasciando le tapparelle aperte e l'aria condizionata al massimo. Questa mattina, dopo una nanna finalmente in un letto tutto per me, dopo essermi alzata e fatto una doccia lunga o corta mia discrezione, dopo essermi fatta un caffè bevuto in compagnia di me stessa, ho acceso il mio pc che finalmente stava su una scrivania e non su un tavolo, e sono riuscita a leggere decentemente dato che adesso sulla scrivania ho anche un monitor più grande. Dopo aver fatto tutto questo, mandato fuori Lulù, preparata la pappa mi sono accorta che ho un mal di gola tremendo e soprattutto che in casa si gela . Sono a meno due perché mi sono dimenticata l'aria condizionata accesa. L' ho spenta, ho salutato Lulù e mi sono chiuse alle spalle una porta di casa che avrei aperto sono io alla sera e me ne sono andata a Legnago e poi a Bussolengo, passando per una Mantova che con il suo palazzo del te mi ha fatto solo invidia. Non so perché vado a zonzo così, però prima o poi lo scoprirò e spero presto…


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Sono sola parte nuemro x di "un agosto così non si era mai visto...( spero)" 
Ho spedito il Fip a Napoli, o meglio ci è andato per sua libera scelta, dopo settimane di discussioni e settimane di compromessi del tipo “io voglio fare questo quindi tu devi aiutarmi” e "veramente non ho nessuna voglia" e “non importa raggiungiamo compromesso" "hai ragione è giusto quale compromesso?" "facciamo come voglio”.
Io credo che il compromesso sia tutta un'altra cosa. Ma a volte c'è una specie di incomunicabilità vocale e io mi chiudo in un silenzio pieno di borbottii e riflessioni.
Comunque sono sola.
A questo punto è logico pensare che abbia avuto delle reazioni.
E queste reazioni mi hanno fatto riflettere: ho fatto notevoli progressi
1) Non ho minimamente pensato di andare da uno psicologo.
2) Non ho nemmeno tentato un giusto suicidio, perché non se ne sarebbe accorto nessuno.
3) Non ho pianto e non mi sono disperata.
Ho invece cercato di occupare il tempo che avevo destinato a questi pensieri che non ho avuto. Mercoledì sono andato a zonzo. Giovedì sono stata a Padova con la mia amica Lucia e poi ho saputo finalmente, dopo settimane di apprensioni e struggimento, come Enrico VIII e Anna Bolena siano finalmente riusciti a consumare il loro amore. Lo confesso: ho guardato tutte, e sottoscrivo tutte, le puntate dei” Tudors “( senza esse o con la esse melius abundare quam deficere quindi con la esse).
Ieri, venerdì, ho deciso che la casa andava ulteriormente sistemata dnonostante avessi già passato due notti a buttare via tutto il ciarpame che mi aveva lasciato il Fip. Certe scelte constano, e la mia è costata molto, anzi moltissimo.
Allora dopo i Tudors, finiti più o meno alle una e tredici circa, ho letto un Diabolik e ho tentato di dormire. Invano… con la enne mi raccomando (e che non si pensi che per un Fip che va c’è un Ivano che viene… assolutamente no non è questo il mio modo di ragionare)
La mia insonnia era là dietro l'angolo e mi guardava pronta a scattare. Era in dolce compagnia, Insonnia… era con Incubo un personaggio strano… un altro post! Comunque ho passato la notte con loro, a vedere i loro giochi perversi, a farne anche parte di quei giochi, aprendo gli occhi e il cuore ad un panico ritrovato dopo tanto tempo: ansia, angoscia, sudore freddo.
Via, andate via lasciatemi stare ora mi alzo.
E fu venerdì. L'alba di un venerdì di un 1º d' agosto e io ho deciso di pulire ancora... così dopo 4 ore di sano lavoro fisico esco e vado in una posta superaffollata dove in realtà sono felice di poter riposare mentre gli altri protestano. Riprendo la macchina mi dirigo a fare due passi per una Chioggia incredibilmente vuota e piena di un sole accecante; poi, tanto per non perdere il ritmo, ritorno a casa e finisco di pulire. Dopo essere montata su una sedia traballante che mi fa da scalino per salire su una credenza che per fortuna mi regge, guardo con orgoglio il mio lavoro. La casa è sorridente, ho spostato un po' di anticaglie, tra cui uno specchio ‘800 del peso di 2 tonnellate,che mi è caduto su un piede, ho appeso due quadri portati da Padova che suonano..... Quadri che suonano? No in realtà sono semplici quadri che rappresentano suonatori che per me suonano jazz.
Insomma ho compiuto un miracolo, o meglio mi piace crederlo perché in fondo ai miracoli bisogna crederci per dire che son veri no? e la casa risplende.
La guardo, le sorrido e lei mi dice: “Sei contenta?"
"Beh sì anche se per mettere un chiodo ho crivellato la parete, e il martello è scappato su un pollice presente e sono franata su un piede non portante ma in fondo non è questo l'importante… L'importante è che sono felice"


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E tutti fanno i fatti loro... 
Io purtroppo non mi faccio i miei ma, man mano che divento grande e divento vecchia non divento saggia come si potrebbe supporre però almeno identifico alcuni miei errori. Per prima cosa mi rendo conto che io cerco sempre di piacere agli altri e di compiacere tutte le persone. Basandomi su questo non è che io pretendo altrettanto ma pretendo almeno un 1%. Quando questo non avviene ci rimango malissimo. E 1,2,3 volte, 1000 volte..... poi comincia ad avvertire, a mandare segnali, prima in modo velato, poi più direttamente e alla fine anche in modo maleducato. Avviso: attenzione non rompete la corda perché è già troppo tirata. Ma le persone chissà perché, e forse anche io lo faccio per prima, la corda la rompono. E dalla Papperina esce improvvisamente un drago bello da morire ma cattivo da far morire.
Quando le pappere diventano draghi, è meglio:
1 darsi alla fuga
2 cercare tutti i cerotti disponibili, tutti i collanti esistenti, tutti i modi possibili per aggiustare la corda
3 stare zitti non serve
4 parlare non serve
5 dare giustificazioni ancora meno.
E quindi?
La morale della favola intitolata la pappera che si trasforma in drago è:
cercate di non farla mai arrabbiare a quel punto, cercate di capire che i suoi ragionamenti non cambiano, cercate di capire che lei ha una sua logica, cercate di capire che se per un po' non ha mai parlato è solo perchè, amandovi, sperava di non dover chiedere niente, cercate di capire che i segnali erano ben visibili, cercate di capire che non è lei che in questo momento si fa infatti suoi, ma siete voi che fino ad ora avete fatti i fatti nostri.
E quando la pappera ragiona così ti dice pure: ti sei fatti i fatti tuoi per un tot? Bene, adesso per lo stesso tot me li faccio io.
Logica di pappera



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