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Io e Papperina
La rubrica di Donna Pappera: Povera figlia disperata! 



Carissima Donna Pappera
non ne posso più di mia madre e medito di spararle appena torna a casa. Lo so che sono cose che non si dovrebbero fare ma non riesco più a vivere io e il famoso detto mors tua viata mea mi ha dato il giusto consiglio. Ci sono varie cose da tener presente e cioè:
1 ha ormai una veneranda età e quindi è anche giusto lasciare il posto ai giovani.
2 sta rompendo le palle a tutti quelli che le sono attorno volendo ancora tutt'oggi essere il capo
3 mi sto ammalando io (cosa veramente grave).
4 non ha nipoti ne alcuno che abbia bisogno del suo aiuto in quanto è madre per caso
5 vedendo come possono essere le madri mi sono ben guardata da fare figli
6 credo che qualsiasi giudice mi dia non solo l'assoluzione completa ma anche una medaglia per aver liberato l'Italia da un Berlusconi in gonnella per non dire da un clone di Hitler
Non so veramente più da che parte prenderla. Mi sono ridotta a pensare di lasciare le chiavi nella toppa e non aprire più quella porta ( ormai quante porte sono? Quella quattro va bene per il prossimo thriller?)
Non mangio più perchè non posso andare in cucina per paura di incontrarla e ovviamente fare una carneficina. Ho infatti istallato una serie di calamite alle quali ho attaccato trecentocinquantasei coltelli. Ho preparato una cassapanca vuota e infine comperato dei sacchi molto spessi per mettere i vari pezzi. Mia madre ha anche un gatto ma non credo possa essere di utilità nel farla fuori. Forse dovrei comperarmi un mastino napoletano o un alano e smaltire così gli avanzi. Nessuno si accorgerebbe della sua morte perchè tutti ne sarebbero sollevati e la notizia passerebbe di sicuro in silenzio omertoso. Il piano mi sembra quasi perfetto. Ho chiesto anche consiglio ad un sacerdote che mi detto di portare pazienza e poi quando l'avrò finita la volontà di Dio sarà fatta. Ho chiesto anche consiglio a Dio che mi ha risposto di fare ciò che ritengo opportuno tanto la persona in questione è nota anche lui e l'assoluzione verrà anche da parte sua. Insomma sto affilando i coltelli ma l'unico inconveniente è che io non amo sporcare e credo che inevitabilmente qualche schizzo sporcherebbe la mia cucina. La signora delle pulizie sviene vedendo il sangue e non ho nessun altro che possa aiutarmi. Questa è la cosa che mi frena e che mi fa cercare un altro modo per sopprimere la vecchia.
Oggi andando dal medico chiederò un modo poco invasivo per ottenere la libertà.
Trovo assolutamente giusto che, dopo aver fatto la sua vita come cavolo l'ha voluta per lo meno abbia il coraggio di ammetterlo. Ma mia madre è anche molto meschina e non lo ammette mai, anzi credo si guardi tutto il giorno allo specchio in attesa che le spunti l'aureola sentendosi molto madre Teresa di Calcutta. Dio però mi ha assicurato che non diventerà mai una santa perchè chi non ammette i propri peccati difficilmente entrerà nel suo regno soprattutto se poi continua a spostare mobili o quadri. Carissima, Tu non sai ma Dio è molto conservatore non ama chi cambia idea figuriamoci chi cambia i mobili ogni giorno. Diciamo che è molto conservatore anche se un tale che adesso vive credo in quel di Roma sta cercando in qualche modo di cambiare la Chiesa. Potrebbe essere una buona idea inviargli mia madre? Il vaticano è grande e gli affreschi sono un numero ragguardevole e quindi per spostarli richiederebbero un tot di tempo. Questo basterebbe a liberare la città da questa donna terribile. Come faccio a colpirla nel cuore se il cuore non lo ha?
Eppure la mente umana è una cosa bellissima da studiare e infatti nonostante l'evidenza delle cose, lei continua a ritenersi non solo perfetta ma anche vittima e ti posso garantire che tra un po' vittima lo sarà veramente.
Verrà uccisa barbaramente per la seconda volta. Come la seconda? Eh sì l'ho già fatta morire per trent'anni ma vedo che la cosa non l'ha minimamente intaccata. Non le è servito nemmeno questo di lezione. Il non vedere la figlia anzi l'ha rinvigorita:meno problemi da risolvere e soprattutto meno responsabilità. A me invece è servito per crescere, per diventare quella che sono per capire di non dovere giudicare mai l'operato degli altri ma solo il mio, di non pretendere amore da chi non vuole o non è capace di darne ma di dare il mio lo stesso, di essere in pace con la vita anche se ogni tanto anche io faccio a botte con il quotidiano, ho imparato a sopportare, a ridere sempre , a non raccontare i fatti miei a nessuno anche perchè è l'unico modo per non farli sapere in giro, ho imparato a prendermi le mie responsabilità e sono abbastanza contenta di me stessa. Ci vorrebbe così poco per vivere serenamente gli ultimi giorni della sua vita perchè non le manca nulla. Potrebbe godersi una figlia ritrovata e fare ciò che tutte le ottantenni in buona salute fanno:divertirsi.
Peccato che sia una persona cattiva nel fondo del cuore e non goda delle gioie altrui ma solo delle loro disgrazie. E poi fondamentalmente le manca le TESTA perchè gliela ho appena tagliata pensando che non ne sentirà la mancanza in quanto non l'ha mai usata

Una figlia


Carissima ho riaperto per te la mia rubrica..
Il tuo delitto mi ha scosso ma non più di tanto. In effetti una testa che non c'era non è poi un prezzo così alto da dover, in caso, pagare.
Purtroppo ho anche io una madre che assomiglia molto alla tua ma io non ho la tua determinazione e poi io sono nata sfortunata e mi metterebbero in carcere con tutte le aggravanti e non uscirei dopo sei anni come la Franzoni con la motivazione che il reato non si può rifare... In effetti avere una madre può essere forse un vantaggio ma averne due veramente è da suicidio non da omicidio!. Devo quindi tenermela. Ciò non vuol dire che me la debba tenere vicina. Prima di ucciderla io avrei pensato ad altre soluzioni anche se al momento non me ne viene in mente nessuna. In fin dei conti forse tu hai trovato quella più semplice e soprattutto più veloce. I vecchi in effetti non muoiono mai...soprattutto quelli dispotici e cattivi. La soluzione che ti avrei suggerito è semplicemente quella di pensare che sia morta e comportarti di conseguenza. Fingi, fingi, fingi e fatti vedere una figlia addoloratissima per il vuoto incolmabile che ha lasciato. Se dovessi vederla pensa che sia un fantasma, se dovessi sentire uscire il verbo dalla sua bocca pensa di avere le allucinazioni, non rispondere al cellulare quando compare il nome “mamma” sapendo che i morti non possono telefonare... Ma ormai sono consigli inutili dato che la sua testa ormai non c'è più ...anzi per l'esattezza non c'è mai stata come tu mi fai notare.

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“Chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa significhi essere amato.” - Arthur Schopenhauer  



Questa sera più di altre tu mi manchi... In realtà mi manchi sempre ora meno ora più, giorno meno giorno più e comunque tu mi manchi sempre. Mi manca tutto di te e soprattutto mi sento infinitamente sola. Mi sento abbandonata a me stessa senza nessuno che voglia far parte della mia vita... La principessa ha cambiato castello e in questo nuovo sente altri rumori, sente altri odori ma non il tuo. É sola nel castello... Ogni tanto arriva un ospite che però non entra nella sua vita... Rimane ospite al di fuori del suo cerchio magico forse per paura o molto probabilmente solo per mancanza di voglia di fare un passo in più. La principessa deve abituarsi ad una vita diversa e soprattutto deve capire che nella sua vita ci sono solo due certezze
1 si deve morire (quando non si sa ma si deve)
2 Si è comunque soli
Imparate queste due regole forse il mondo andrà meglio e la principessa prenderà la vita con più filosofia e con più serenità. Amerà meno, crederà meno negli altri, non darà fiducia e finirà di pensare agli altri e imparerà a pensare di più a se stessa. Ecco queste sono le fesserie che si scrivono alle due di motte quando quello stronzo di Morfeo è ancora in giro e a te vengono i pensieri più brutti, senti la mancanza di chi russava ai tuoi piedi e capisci che la vita comunque è solo questa e che tu hai sbagliato tutto e che hai sempre cercato l'amore dove non c'era, che il tuo senso del dovere è solo un modo per far contento il tuo ego e che essere ladri porta ad avere molti amici magari per poco tempo ma sicuramente porta ad avere dei ricordi materiali dei tuoi amici. La mia vita è molto cambiata in questi sette anni e io ho perso tutto anche la poca fiducia che avevo in me stessa. Ho perso soprattutto Lulù che forse era veramente l'unica che mi amava. Anche lei alla fine mi ha abbandonato e io non riesco questa volta a perdonare ne lei ne te e non dirmi che un giorno capirò il perchè... Non c'è un perchè alle cose che ti fanno male e io non ho più da crescere e non ho fatto neanche nulla per cui tu mi debba punire così. Come dice mia madre io sono in lotta con il mondo... Non è vero:E' il mondo che è in lotta con me. Io sarei ben contenta di essere lasciata in pace, di avere una famiglia e magari forse tra dieci anni anche un cane. Chissà la vita riserva sempre sorprese solo che a me le riserva sempre brutte. Non vedo sinceramente schiarite verso l'orizzonte ma vedo solo nuvoloni grandi e grossi che minacciano grandine e lacrime o pioggia che dir si voglia. Piango, piango molto, mi soffoco sempre di più e un giorno dovrò per forza pensare a come fare per togliermi questo mandarino dalla gola. In fondo la soluzione migliore sarebbe riuscire a mandarlo giù ma chissà perchè i rospi a me non vanno giù figuriamoci i mandarini; al massimo si fermano davanti alla porta. Qui in effetti non ho più principi che aspettano il mio ritorno ne le mie gazze e neppure le cicale che tanto mi infastidivano. Ho chiuso praticamente casa e giardino. Vada come vada ormai non mi interessa molto. Se tu ci sei ( cosa di cui dubito) cerca di dire in giro che c'è in vendita una casa con 2000 metri di giardino e 600 metri commerciali edificati... la mia villa insomma aria condizionata, aspirapolvere centralizzato, allarme, patio con acqua che scorre sotto le mattonelle per assicurare fresco ai piedi e per rasserenare lo spirito con la musica che fa...Insomma vediamo se anche tu hai la tua agenzia immobiliare e soprattutto se funziona. Il posto lo sai... puoi andare a giocare a golf a piedi...Tu sai che tutto il problema è che noi due non ci capiamo proprio … Mi sembra un po' la situazione con l'ospite che ho in casa... Già mi da fastidio che si definisca così ma in questo periodo può anche dirmi tutto quello che vuole sono talmente sconsolata che non reagisco. Lascio che tutto scorra e tutto in effetti scorre tranne il mandarino.
La casa nuova in realtà è solo riciclata ma non è poi tanto male. Naturalmente non è ancora finita ma io sono talmente stanca che ormai sto andando a rilento. Ho centomila cose da fare e ne ho fatte centomila di più. E' stato un trasloco estremamente difficile con scelte pesanti... Non ci poteva stare tutto però diciamo che con dei piccoli e accettabili compromessi, sono riuscita a renderla abitabile. Mi manca il mio giardino, ho trovato casa per i miei limoni e anche per i miei cactus, le mie azalee stanno morendo per mancanza di acqua e così pure le ortensie e i rododendri. Insomma ogni volta che torno in quella casa mi viene mal di stomaco e poi per aggiungere fuoco sul fuoco me ne sono andata anche a Chioggia. Ho ritirato in fretta la nuova patente e sono scappata via. Mi era venuta l'insana idea di andare lì un po' di giorni ma la paura ha avuto il sopravvento. E se poi arriva gente indesiderata? Il mio andirivieni dai carabinieri si è arrestato. Sono stata chiamata un ultima volta per volere del giudice..
Insomma non trovo più lettere, non vedo più persone sospette, non ricevo più messaggi e nonostante tutto questo mi guardo sempre attorno. La paura è rimasta e tanta anche. La sento tutta adesso. Non avevo più il coraggio di uscire di casa e mi isolavo sempre di più. Si vede che sono le tre di mattina i miei discorsi sono a pezzi come sono io del resto. Sono esausta eppure non riesco a dormire. Fortunatamente il trasloco lascia poco spazio ai miei pensieri e poi ho visto talmente tante di quelle cose... Sono stata a Forlì la mostra sul Liberty è eccezionale a Bologna Vermeer mi ha deluso, al cinema dovrei tornare indietro con la mia agenda, a teatro ancora indietro,all'ikea a comperare le calamite per i coltelli, ho un nuovo pc fisso con uno schermo più grande della mia televisione, ho una nuova stampante e una nuova penna. Ma mi manchi sempre e comunque tu, soprattutto perchè non so con chi dividere le mie lacrime e non trovo una ragione per andare a fare quattro passi. I tuoi giocattoli sono ancora di là assieme ai tuoi cuscini che guardo ogni volta che entro e ogni volta che entro spero di sentirti ma non è così e non lo sarà mai più. Ti chiedo solo, dato che anche tu non hai mantenuto i patti, vieni a trovarmi almeno nei sogni anche solo per un po', anche solo per dirmi che sei felice, che non rimpiangi questo brutto posto ma che stai nel paradiso dei cani dove le nuvole sono fatte a forma di osso e dove puoi fare la pipì dove vuoi perchè lì il verde non manca, solo per dirmi che sei felice perchè hai ritrovato lo stesso giardino che ti ha visto crescere e che non hai scale da fare e che le tue gambe adesso sono nuove e puoi correre con le orecchie la vento e con la sinistra rovesciata, puoi mangiare le crocchette schifose e non quelle dietetiche, non devi prendere medicine e poi da lassù puoi vedere tutto ciò che vuoi. Ecco ti prego dimmi questo nel sogno che farò adesso quando cercherò di dormire in un letto che non è ancora mio perchè ho il materasso nuovo e in una camera che ancora è estranea di cui non ho ancora preso le misure e sbatto sempre sullo stipite della porta. Raccontami di te e se puoi portami con te al più presto in fondo non ho molto da fare qui... Ho solo l'ospite ma quello sa arrangiarsi benissimo da solo anzi a me sembra starebbe molto meglio senza di me


La carezza mattutina al cane

Ogni mattina il mio devoto cane
presso la sedia silenzioso aspetta,
finché io lo saluto con una carezza.
Mentre questo leggero omaggio riceve,
di gioia il suo corpo trasale.
Fra tutte le creature mute,
lui solo, penetrando il velo del bene e del male,
ha visto l'uomo per intero,
quell'essere per cui può dare la vita contento,
al quale senza fini può riversare amore,
da un opaco sentire che a stento
trova una via verso il mondo cosciente.
Quando l'offerta vedo di questo cuore muto
che supplicare sa del suo stesso bisogno,
non so immaginare quale raro valore
la sua saggezza pura trova nell'uomo.
Col suo silenzio guardare,
patetico, smarrito, che afferra
non può esprimere in parole...
Per me però rivela il vero significato
dell'Uomo, nello schema del Creato
Rabindranath Tagore

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Favole da vendere: Storia di un castello 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano tutte così una bellissima principessa che viveva in un'incantevole castello. Era la classica principessa bella, bionda quasi rossa, occhi verdi un po' a mandorla, ciglia lunghe e sorriso permanente quasi fosse un tatuaggio. Lei era nata sorridendo e quando si svegliava la mattina il sole, dopo averla guardata, sorrideva anche lui e risplendeva di più, e i papaveri al suo passare diventavano, se era possibile, ancora più rossi. Insomma la nostra principessa viveva una vita da sogno in un sogno che era tutto suo. Era felice di essere viva e felice di svegliarsi ancora una mattina per godersi un altro giorno. Accanto a lei viveva tutta una corte di persone che era al suo servizio ma più che al suo servizio, erano talmente felici di poterla servire, che avrebbero pagato per farlo. Insomma quel castello era veramente magico e il mondo al di fuori era un perfetto sconosciuto. Non c'era di certo bisogno di attraversare il ponte che collegava il castello al resto del mondo perchè lì dentro si poteva trovare tutto ciò che si desiderava. C'erano scuole che insegnavano tutto ciò che era possibile conoscere, c'erano botteghe per comperare tutto ciò che serviva e anche il superfluo, c'erano macellai che offrivano le specialità più...speciali, gelaterie con tutti i gusti e ancora di più, cioccolaterie che servivano cioccolate fatte con il cacao più buono e più esclusivo, c'erano enoteche con tutti i vini del mondo, c'erano latterie che davano frappè e formaggi sublimi, c'erano gioiellerie che esponevano brillanti talmente brillanti da offuscare la vista, c'erano cappellai matti che confezionavano cappelli con velette di tutti i colori, c'erano vetrai che facevano vetri su misura e bicchieri grandi come una sorsata di ogni uno che li voleva ordinare, c'erano giochi e fontane che sputavano acqua, e pesci di tutti i colori che danzavano nelle vasche, c'erano stoffe impalpabili, merletti inamidati, caffè della Bolivia e del Salvador, quello brasiliano e anche quello vietnamita. Tutti vivevano felici nella conoscenza e nell'ordine,con gentilezza d'animo e immersi nella bellezza. I giardini che circondavano il castello erano pieni di fiori di tutti i colori e le api che correvano di fiore in fiore non pungevano mai i bambini che involontariamente le disturbavano. Le caprette saltellavano sui prati e i cavalli dalle lunghe criniere brune pascolavano liberi. Tutto era armonia e la principessa quando si muoveva faceva suonare tutti gli strumenti che erano conosciuti al mondo intero. In realtà la nostra principessa era anche tecnologica e aveva fatto mettere un sistema di dolby surround che faceva sentire la musica in modo perfetto. Naturalmente il castello era una babele dove ogni persona sentiva la musica che voleva oppure la creava. I bambini dipingevano come Giotto e qualcuno era anche più avanti se questo era possibile. A volte certi bambini diventavano macchiaioli oppure dei piccoli Pollock ma la tela da sola capiva se era un'opera d'arte oppure no e allora, senza che le mamme brontolassero, si autopulivano. I bambini potevano sporcarsi finchè volevano perchè alla fine risultavano sempre e comunque puliti e in ordine perchè questo era il volere della principessa. Fino a qui tutto era perfetto come in ogni storia che si rispetti. Ma anche qui come in ogni storia che si rispetti venne il giorno in cui una brutta e vecchia strega si intrufolò per caso o per volere dentro alle mura di quel paradiso e decise che tutto questo doveva cambiare. La strega come tutte le streghe era cattiva e non poteva vedere felici le persone altrimenti lei avrebbe sofferto. Tutte le streghe infatti sono piene di cattiveria, ricche di gelosie e piene di invidia e la felicità altrui non può che logorarle e farle invecchiare precocemente. Le streghe sono esseri malvagi che si nascondono in tenere vecchine e allettano le principesse che sono sempre un po' sceme ma che diremo invece siano semplicemente ingenue, e che ci cascano come pere cotte. La nostra principessa quel giorno stava parlando con una gracula tutta nera con il becco arancione e giallo che le insegnava a fischiare ed era assieme come sempre alla sua compagna a quattro zampe che viveva con lei ormai quasi da sempre. La principessa pregava Dio ogni mattina appena aveva finito di sgranchirsi il cervello e appena aveva fatto il primo sorriso al sole, di lasciarle quella compagna ancora per quattro anni... Dio che anche lui era affascinato dal suo sorriso le schiacciava l'occhio e lei era felice assieme al suo cane che scodinzolando e leccandole la faccia le arrivava appena la sentiva muoversi sul letto per farsi e per farle le coccole. Ovviamente anche il cane era un cane felice e quel giorno pareva sorridere guardando la sua amica che cercava di scimmiottare il merlo indiano. Fu allora che il cielo si oscurò e da una nuvola nera come il più profondo nero di una tavolozza di colori sbucò dal nulla la strega. Subito colpì con un fulmine il cane che morì all'istante. La principessa cercò di rianimarlo, lo strinse , lo baciò gli urlò contro, lo sollevò, tentò di fargli muovere gli occhi, tentò di riportarlo in vita, chiamò Dio, chiamò tutti ma invano. Il cane rimase morto e la nuvola nera divenne una gigantesca nuvola che coprì tutto il castello. Tutto nel giro di pochi minuti cambiò aspetto. Il castello divenne improvvisamente una prigione e tutti i colori divennero grigi, i bambini divennero sporchi il pane non ebbe più sapore, il cielo non ebbe più colore, il sale era scipito. I brillanti erano pietre nere senza luce, le capre erano diventate demoni e i cavalli centauri. La storia era improvvisamente cambiata e dove prima sbocciavano i fiori ora c'era solo letame al contrario di ciò che avrebbe poi un giorno cantato De Andrè.
La nostra principessa divenne improvvisamente vecchia, rugosa, e senza sorriso. Non voleva più vivere. Era semplicemente stanca di questa vita e arrabbiata con tutti. Nel suo cuore si era insinuato quello della strega che sperava di aver trovato finalmente un nuovo corpo. Ma le cose non vanno mai come noi pensiamo e anche la strega aveva commesso un errore e non era certo quello di non aver mai usato la Brillantina Linetti... La nostra principessa lasciò così un giorno, senza dir nulla a nessuno, il castello e a piedi scalzi si avviò verso la porta che la separava dal mondo. Camminò bestemmiando contro tutti e soprattutto contro i suoi stessi piedi perchè le facevano tanto male, e camminò ancora di più. Non incrociò mai nessuno e pensò ch il mondo non doveva essere poi così bello se nessuno camminava per le sue strade. La principessa ormai era quasi posseduta del tutto dalla strega e non vedeva quasi più nulla. Non si accorgeva di passare tra folle di persone, tra colori, tra odori, tra bellezze di fiori... Non vedeva nulla se non l'odio che ormai le era quasi giunto al cuore. La strega era quasi felice e cercava in tutte le maniere di far camminare la principessa per portata sempre più lontano e per farle dimenticare quel mondo che un giorno l'aveva fatta sorridere e la principessa continuava a bestemmiare e a camminare. Dio perchè mi hai abbandonato? Dio perchè hai lasciato morire la mia compagna? DIO TU NON ESISTI! Fu allora a quel punto che improvvisamente la principessa incespicò nell'ennesima radice e non riuscì più a rialzarsi. La strega cominciò a mandare le formiche perchè la pungessero fino a farla rialzare ma le formiche non ottennero nessun risultato. La strega mandò dei tori infuriati ma nemmeno loro riuscirono a far alzare la principessa. Allora la strega mandò un drago di fuoco ma riusci solamente a far addormentare la principessa. La strega a quel punto si piazzò a lato della sua vittima e aspettò che questa riprendesse le forze. Non poteva pensare che nel cuore della principessa c'era ancora un filo di amore che lei non era riuscita a tramutare in odio e cattiveria. Fu attraverso quel filo che il cane comparve nel sogno della principessa e lo colorò di splendidi colori. La principessa vide l'amica e l'abbracciò e mentre faceva questo cominciò a sorridere anche nella realtà. La strega fu destata all'improvviso ma nulla potè. La principessa corse via con il suo cane e mentre correva un arcobaleno investì il mondo. Per un attimo tutto si fermò e divenne un quadro bellissimo. Poi come sempre succede, la vita riprese ma la principessa ora vive in un castello un po' diverso da quello da prima perchè è un castello che durerà per l'eternità. Nessuno si è accorto della mancanza della principessa perchè il dolore è sempre una cosa passeggera e non resta nel cuore delle persone se non per un breve periodo. Poi rimangono solo i ricordi, quelli che non fanno male ma che fanno sorridere e soprattutto rimangono le storie da raccontare ai bambini per godere per un attimo dei loro sorrisi.

La leggenda del castello incantato Paolo Fresu

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Favole da vendere:La casa di Satana 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano tutte così...
Quella era la casa del diavolo. Lo aveva sentito dire e adesso vedendo quella terra smossa con le fondamenta appena abbozzate, se ne rendeva pienamente conto.
Non c’era ancora una recinzione ma lei la recinzione la vedeva lo stesso. Sembrava un cerchio marchiato dal fuoco e su questo cerchio si alzava una palizzata di ferro battuto con un sacco di teste bizzarre e spaventose.
C’erano meduse con bocche spalancate che urlavano dolore, c’erano vampiri con le orecchie a punta e occhi che si aprivano su orbite cieche, c’erano diavoli scalpitanti intenti nelle peggiori sevizie.
Si portò automaticamente le mani agli occhi per non vedere e si scordò delle orecchie. Gli urli le arrivarono all’improvviso scuotendola.
Fu un attimo e tutto le girò attorno. La mano di lui la sorresse e per la frazione di un secondo, lei si abbandonò a quell’aiuto. Cos’ hai?
Le chiese…Nulla solo un improvviso capogiro.
Mi piace questo posto ci voglio fare la nostra casa.
A me no avrebbe voluto dire lei, ma gli occhi di lui erano talmente belli che come sempre lei vi si perdette.
Lo sapeva che lui aveva un brutto carattere ma alla fine non sarebbe stata lei se non avesse amato sempre e comunque in quella maniera così forte, così intensa, così distruttiva.
Lei era talmente innamorata dell’idea dell’amore che quando incontrava un uomo che poteva appena assomigliarci, eccola che ci si buttava a capofitto. Non c’erano limiti perché lei come sempre avrebbe dato tutto fino a distruggersi. Quello che non si capiva bene era perché continuasse a fare gli stessi errori.
Ma la risposta per lei era semplice:gli uomini erano tutti così, almeno quelli che incontrava lei… Chiedevano tanto ma non davano mai molto, anzi prendevano e basta. Lei aveva un cuore grande come una casa, come quella che avrebbe costruito in quel cerchio dove lei non vedeva una casa ma un cimitero, una tomba costruita per la grandezza di lui, un mausoleo in suo onore per ricompensarlo di quella carezza che le aveva fatto tanto tempo prima e che le bruciava ancora come una ferita aperta.
Quando lo aveva incontrato sbattendoci addosso le era mancato il fiato. Lo aveva riconosciuto subito e lo aveva amato subito. Nello spazio di un secondo, perché tanto era durato il contatto, lei aveva già visto tutta la loro vita futura.
Aveva visto anche quanto avrebbe sofferto ma poi aveva visto anche qualche momento talmente bello che tutta la sofferenza era scomparsa immediatamente per lasciare posto al sorriso di lui che l’aiutava a non cadere.
Lo scontro era stato duro. Il tacco della scarpa di lei si era infilato dentro ad una grata del marciapiedi come volesse sottolineare che lei lì doveva fermarsi.
Ma la mano di lui, un mano lunga , bella, dalle dita affusolate, una mano di chirurgo, con un colpo di magia le porse la scarpetta e lei come Cenerentola la indossò. All’inizio non capì che la scarpetta essendo di cristallo poteva far tanto male, lei la vide solo come pura bellezza piena di luce che rifletteva colori.
Tutto questo giro di pensieri venne fatto nell’arco di un paio di secondi, poi lei stacco la mano dal suo braccio e ricominciò a vedere le cose come erano in realtà
Il diavolo la guardava da sopra un mattone e le sorrideva ammaliandola.
Lei era consapevole del suo potere ma era talmente bello che gli avrebbe venduto l’anima anzi lo aveva già fatto e adesso vedeva che lui esigeva il suo debito.
Cara piccola pagami la felicità che hai avuto e che mi avevi chiesto…
Quale felicità cercò di chiedere lei con il pensiero
La felicità per avere avuto un uomo così.
Lei volse lo sguardo e immediatamente il pensiero di Satana si insinuò nella sua testa come un serpente…
E il serpente le prese la mente e lei immediatamente pensò:mente! Ma fu solo un secondo perché il secondo pensiero fu quello di guardare il suo uomo e di pensare ma cosa ho fatto io per meritarmi tanta bellezza vicino?
Il sorriso le nacque spontaneo addolcendo i lineamenti e non lasciando trasparire ciò che la realtà le aveva mostrato.
Lui ricambiò lo sguardo e lei cercò di vedere dentro a quello sguardo ma subito il diavolo calò il suo sipario e la luce si spense.
Qui faremo questo, qui quell’altro…
Qui ci metteremo un ulivo disse lei e il diavolo si arrabbiò: Non voglio ulivi, troppo banali, io voglio solo un corbezzolo vecchio come il mondo e una siepe di alloro alta come il cielo per lasciar fuori gli sguardi indiscreti di chi non mi vuole venerare alla luce del sole.
Lei chinò il capo e subito il giardino assunse la sua forma.
I ciliegi giapponesi erano fioriti, le azalee ancora no e gli oleandri stavano per far vedere il colore. L’alloro profumava, la sequoia si pavoneggiava e il cedro del libano mandava sapori di guerra.
fu solo questione di immaginazione e la casa improvvisamente dalle fondamenta arrivò al tetto.
Era una specie di cubo e la vita della casa si svolgeva al suo interno. Le finestre come occhi ciechi davano su un giardino interno dove Satana avrebbe vissuto nella pace e lontano da sguardi indiscreti.
Un brivido le salì lungo la schiena: quella era solo una gabbia dorata dove lei avrebbe dovuto essere felice. Ma l’inferno non è di sicuro un posto dove si sta bene. Anche questo pensiero passò talmente in fretta che lei non se ne rese conto.
Si trovò in una cucina intenta a preparare una cena che non sarebbe mai stata consumata. Ci stava mettendo tutto l’amore che poteva eppure sentiva che qualche cosa non andava. Era come una specie di profumo di cosa sbagliata che non si percepisce se non con il tempo e solo quando improvvisamente apri la porta ed esci da quel cerchio di fuoco che ti circonda. Satana con suoi corni la spingeva verso un baratro in cui lei voleva precipitare in fretta. La sofferenza a volte non si capisce. Ci sono persone abituate a soffrire talmente tanto che non sentono più il dolore. Lei ormai era a questo livello. Aveva cominciato a soffrire quando era piccola o forse ancora prima. Se le si chiedeva il perché lei non avrebbe saputo cosa rispondere. In fondo non le era mancato niente, anzi aveva avuto molto di più di tanti altri bambini…Ma forse era il fatto di non avere avuto dei genitori che le mancava? Ma non aveva avuto due nonni che erano stati a loro modo splendidi? E allora perché tanta tristezza? Si guardò dentro e improvvisamente trovò il vuoto. Era una cosa spaventosa perdersi nel nulla … Ma come si faceva a perdersi nel nulla? Chiuse gli occhi e cercò di capire se stessa guardandosi dentro. Il vuoto persisteva e Satana era ancora lì dietro alla porta e bussava. Ma perché non arriva un angelo pensò… Ed eccolo subito e spiegò le ali. Era meraviglioso era il più bell'angelo che avesse mai potuto essere dipinto e si chiamava Lucifero.
La prese per mano e improvvisamente il pavimento sotto di loro si aprì e lei precipitò nel buio.
Fu lì nel buio che capì che cosa era il vuoto e l’assenza di peso. Lei volteggiava nel nulla leggera come una piuma. Avrebbe dovuto sentirsi benissimo eppure aveva un peso al posto del cuore. Cosa poteva essere se non il fatto che qualcuno si era dimenticato di toglierle il cuore?
Così capì che per colpa di quell'organo avrebbe sofferto le pene dell’inferno e infatti Satana continuava a bussare.
La sua vita all’inizio era una vita da bambina anche se cominciarono subito con il darle talmente tante responsabilità che i giochi passavano in secondo piano e forse anche in terzo. La nonna era ossessiva e la piccola non poteva nemmeno giocare perché si poteva far male. Insomma anche allora si rese conto che le era stata messo tutto attorno il solito cerchio e la solita gabbia dorata anche se sembrava diversa.
Cominciò ad alzare lo sguardo e pensare che il cielo non era certo una gabbia e che le persone dovevano essere veramente cattive per mettere in gabbia delle creature deliziose che avrebbero voluto invece volare. Poi subito un altro pensiero le attraversò la mente: e se invece non tutti volessero essere liberi? E se a lei in fondo piacesse vivere nella gabbia dorata e cercasse proprio questo? Chi ha detto che l’usignolo in fondo non sia felice di avere tutto ciò che può desiderare senza doverlo cercare? E tutta questa libertà di cui si sente tanto parlare è proprio così necessaria? Gli uomini sono veramente esseri liberi o cercano sempre un padrone a cui essere fedeli ed è per questo che adorano un Dio fatto a loro immagine e somiglianza a cui rifilano tante colpe? Chi ha detto che il cane cerchi un padrone oppure che non sia esattamente l’opposto?
La libertà un nome al quale si dà talmente importanza da perderne quasi il valore in se stesso. In nome di quale libertà l’uomo si è eletto capo di un universo del quale in fondo non sa nulla? La lingua! Ecco cosa ci distingue dall’animale ma quale lingua quella che serpeggia nella bocca di Satana e che improvvisamente la fece tornare alla cucina leccandole in modo sensuale il lobo dell’orecchio.
Dove sono cosa sto facendo?
Si ritrovò nella cucina tra l'odore delle patate e quello del pane. Di là Lucifero,seduto davanti al caminetto,sorvegliava un capretto che girava quale offerta di pace in cui non credeva.
Guardandolo meglio pensò che Lucifero dentro al camino sarebbe stato...DIVINO.I suoi occhi avrebbero brillato anche tra le fiamme. Forse ancora di più...
Mi porti l'acqua? Metti su un po' di legna?.
Certo rispose lei in silenzio e con lo sguardo lo sollevò dalla poltrona e lo spinse con la forza della mente nelle fiamme. Ora aveva il cuore libero e la casa improvvisamente si riempì di sole, le finestre si spalancarono, la recinzione fu recisa e la vita si aprì davanti a lei mostrandosi come un giardino pieno di fiori, profumi e colori che prima non c'erano.
Adesso era pronta per far entrare un nuovo diavolo. Passò però di lì una persona vestita tutta di nero che senza esitazione tirò fuori un ferro, lo intense in una boccetta e la casa fu benedetta!

Salvador Dalì

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Favole da vendere: Una donnina fortunata 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano tutte così una donnina affranta che tra lacrime e singhiozzi faceva passare il giorno e la notte. Le settimane scorrevano sempre più lente e la Disperazione stava per arrivare. Si sentiva già da lontano la sua puzza perchè Disperazione è tutta grigia, piena di polvere e non si lava mai. Disperazione è una donna che non ha più nulla da perdere e alla quale non interessa niente, non ha stimoli, non ha futuro, vive solo nel presente con Dolore che è figlio di una sorella di sua madre. Non spera, anzi si dispera sempre, è solo totalmente presa dalla sua infelicità. Non vede i colori, non vede il sole, non sente la pioggia e non vede l'amore. La Natura le è nemica, la Primavera è la sua sofferenza assieme alla Bellezza che è, purtroppo per lei, in tutte le cose. La nostra donnina stava per essere presa nelle spire di questa maga del Dolore. Disperazione infatti per sopravvivere si cibava di quello che Dolore donava alle persone che popolavano questo mondo fatto sempre di più di Male. Male era un suo alleato e spesso si potevano vedere insieme. Viaggiavano su un treno di fumo grigio, denso, che li oscurava e che impediva loro di vedere Bello. Come lo vedevano o come lo trovano in qualche cosa, Male e Disperazione diventavano ancora più grigi; si ripiegavano su loro stessi ed erano preda di crampi e di violenti conati di vomito che li rendevano sempre più cattivi e disperati.
La differenza tra Male e Disperazione era evidente anche se sembravano essere le due facce della stessa medaglia. E in fondo era così perchè loro cominciavano e finivano dove l'uno lasciava il posto all'altra. Male era un ribelle. Gioiva delle disgrazie, si intrufolava piano piano nell'animo degli uomini di cui si cibava scoccando una freccia come aveva visto fare da Cupido. Da lui infatti aveva imparato che le frecce non fanno tanto male e le loro punture passano quasi inosservate, ma poi, come la freccia colpiva, il siero che Male iniettava cominciava prendere il sopravvento e l'uomo cominciava a soffrire in modo tremendo. Male gioiva della sua vittima e scoccava la seconda freccia che poi sarebbe stata quella letale. Quando l'uomo era ormai al termine della sua esistenza ecco che arrivava l'altra faccia di se stesso e Male lasciava il posto alla sorella Disperazione. Disperazione arrivava nel momento in cui l'uomo aveva ormai il cuore aperto e lì Disperazione si riposava, ritrovava le forze cibandosi chinata sulla sua vittima e poi prelevava il sangue che donava, dentro ad un provetta fatta di un materiale ideato da Dolore, al fratello che prendeva nuove energie prima di trovare un'altra vittima.
Il loro treno era come quello che partiva per i lager. Era un treno che aveva una sola fermata e non tornava mai al punto di partenza. Adesso stavano viaggiando verso la donnina che li stava aspettando. A nulla erano servite le cure degli amici... Lei languiva in attesa di morire. Male cominciò a scendere dal treno. Era tutto vestito di grigio, sciarpa appoggiata sulle spalle, polsini di piombo , smoking grigio con reveres in satin di seta nera lucida,il papillon era perfetto, una fascia gli stringeva la vita sottile facendo vedere quanto fosse bello,i pantaloni a sigaretta senza risvolto era appena stirati e gli fasciavano i fianchi, ai piedi indossava scarpe di vernice con fiocco dove la polvere, che gli turbinava intorno, non osava posarsi per non sentire Dolore che era sempre nei pressi. Un fazzoletto nero usciva dal taschino e un orologio che segnava un tempo che non c'era era l'unico tocco di colore che egli possedeva. La faccia pesantemente truccata risultava grigia anche se priva di rughe e di espressione. Per Male il tempo non passava. Per lui la chirurgia estetica era del tutto superflua. Lui aveva fermato Tempo oppure lo faceva andare talmente lento che Tempo stesso non si accorgeva di passargli vicino e forse Tempo, che era un vecchio saggio, non voleva assolutamente aver a che fare con Male che gli avrebbe causato solo pensieri tristi e neri e lui doveva vivere per l'eternità e voleva farlo con Pace. Tempo si limitava a buttare un'occhiata e a fuggire via. Era in quegli attimi in cui i due si vedevano da lontano che per gli uomini Tempo cominciava passare senza che loro se ne accorgessero e le giornate diventavano minuti e i minuti non esistevano più. Male aveva gli occhi neri in cui si vedeva bruciare la fiamma della Cattiveria che era sua madre. Aveva tra le mani un cappello ovviamente nero in feltro con la fascia di seta nera. Lui scese dal treno con passo felpato quasi volando sul cemento grigio come lui. Disperazione lo seguiva da vicino tendendogli la mano dalle dita lunghe e affusolate. Disperazione aveva un unico gioiello che le aveva donato il padre, Vizio, prima di morire. Era un diamante enorme che copriva quasi tutte le dita, nero come la pece e brillante come il più bianco brillante che si potesse trovare sulla terra. Era ovviamente una pietra unica nel suo genere e terrificante quanto affascinante da guardare. Disperazione era splendida eppure chiunque la guardasse ne usciva disperato. Un abito in vigogna grigio le fasciava il corpo in maniera perfetta. Una fascia come quella del fratello le cingeva la vita sottile. Un ampio cappello grigio era guarnito da rose nere che sembravano fresche e infatti lo erano perchè Disperazione le curava con un concime fatto di sangue ormai putrefatto che le colorava. Le rose sembravano soffrire e nello stesso tempo davano l'idea di Bellezza. Così Disperazione faceva vedere agli uomini che osavano posare lo sguardo su di lei, quanto la Bellezza fosse effimera e cercava di far capire loro che Bellezza non era nulla di fronte a lei che poteva con una semplice infusione di sangue farla vivere anche nei fiori. Gli uomini a volte cadevano nel tranello e la nostra donnina stava per fare la stessa cosa. In quel preciso momento le dita di Disperazione vennero afferrate da Male che con indifferenza l'aiutò a scendere dal treno. Per un attimo anche Tempo che era lì vicino si fermò e sembrò che la vita stessa venisse meno. Fu solo questione di un secondo poi Male lasciò le fredde dita della sorella e Tempo riprese il suo cammino lasciando i fratelli al loro. Male camminava lento su un tappeto di nebbia e Disperazione sembrava volare dietro di lui. Lei era sempre dietro al fratello e mai avrebbe osato passargli davanti e nemmeno mettersi al suo fianco. Lui era il maggiore e come tale aveva tutti i diritti anche su di lei. Male era tutto ciò che le rimaneva e per lei era il fratello , il padre, la madre il marito e l'amante che non aveva. Male era tutto ed era colui che la teneva in vita anche se in effetti lei di Vita conosceva ben poco. Lei esisteva solo nello stesso momento in cui era. E' un concetto strano da spiegare ma Disperazione non aveva passato e non aveva futuro. Il presente era già passato e contemporaneamente il futuro non arrivava mai. Ecco perchè non riusciva a poggiare i suoi piedini sulla terra perchè in realtà Disperazione esisteva solo nell'istante stesso in cui lei pensava di essere. Ovviamente il tempo di Disperazione era molto diverso da quello degli uomini e quando malauguratamente lei arrivava, allora per l'uomo il tempo diventava lunghissimo e Disperazione si poggiava dentro al loro cuore per un attimo fatto di giorni, a volte di anni e l'uomo aveva una lenta agonia per la gioia di Dolore che prendeva la sua parte stando vicino ai cugini. Si sa che il tempo è relativo e la vita in confronto all'eternità non è che un battito di ali di una farfalla. Adesso i tre erano vicini alla casa della donnina. I suoi amici erano tutti fuori e si tenevano per mano facendo un cerchio di protezione per allontanare quello strano trio che vedevano arrivare. La donnina ormai rantolante attendeva nel buio della sua casa.
A volte si sentiva un lamento, un'invocazione a Vita ma poi erano più i rantoli di Dolore, che aveva preceduto i cugini, per prendersi come da contratto ciò che gli spettava.
Fu questione di minuti. Gli amici che aspettavano facendo barriera divennero all'improvviso tutti grigi e immobili. Sembravano diventati di pietra e così in effetti era. Mentre Male e Disperazione passavano sopra di loro, i peccati degli uomini venivano a galla. Purtroppo gli uomini erano pieni di peccati e poi erano egoisti e non riuscivano a pensare al bene degli altri prima che al loro. Gli uomini sono cose delicate, pieni di loro stessi come i fiori sono pieni del loro stesso profumo e tendono a tenerlo per loro. Solo le api riescono a penetrare nel loro cuore per prelevare il polline che li farà rivivere nei loro stessi figli. Egoismo era infatti un'altra creatura che si aggirava per la terra mietendo vittime con la sua falce che Morte gli aveva regalato, anche se era una falce senza lama perchè Morte non era certo un personaggio che regalava qualche cosa se questa era di valore. Ma Egoismo ne andava fiero ugualmente e con la falce, invece che tagliare, si limitava a pungere e attraverso quel forellino si insinuava nella mente dell'uomo. Purtroppo tutti gli uomini ne erano contagiati e ancora questa specie non aveva trovato l'antidoto. Così, nonostante la barriera che avevano cercato di fare, gli amici si ritrovarono impietriti davanti ai loro errori. La donnina si alzò dal letto e si affacciò. Era il momento di Dolore e lui le fece vedere chi erano realmente i suoi amici mostrandole tutti i loro peccati. La donnina vide Invidia , Tradimento, Lussuria, Avarizia, Superbia, Ira tutte insieme che litigavano tra loro e vide che i suoi amici tanto amici non erano. Poi improvvisamente guardò se stessa e vide che anche lei forse era uguale a loro anzi non forse. Si disperò e per un attimo Disperazione entrò nel suo cuore godendone. Fu allora che inaspettatamente Male prese la sorella per mano e la strappò via e si mise a volare veloce verso il treno... Disperazione cercava di puntare i piedi ma non trovava che il nulla e non riusciva a capire come mai il fratello la strattonasse così. Fu allora che la vide... Era enorme. Era tutta color fegato e digrignava i denti. Era una bestia orribile perchè aveva in se il seme di Bene. Era a fianco della sua padrona e la donnina si rese improvvisamente conto che l'unica che l'aveva amata e che l'avrebbe amata per sempre era lei.la bestia perchè non aveva peccati ma era piena solo di Bene. La donnina allungò la mano e accarezzò per l'ultima volta l'orecchio rosa della sua compagna. La bestia la guardò e poi volò via. La lasciò sola ma la lasciò viva. Dette la vita per lei e per lei Male chiese la pena capitale. La bestia morì, diventò bianca e andò in un posto bellissimo... Ma questa sarà un'altra storia.

Piet Mondrian Faro a Westkapelle


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