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Io e Papperina
Margherita che fu... 91.015 visite fa. 



ADESSO HO ANCHE UN BLOG.
Sono anzi mi sento importante perché il mio fidanzato in prova mi ha fatto un blog.
Naturalmente io non sapevo cosa fosse ma lui è molto gentile e me lo ha spiegato. Ho cercato di capire e forse dopo 24 ore di discussione e relativa spiegazione mi sono resa conto che è una specie di diario dove tutti possono intervenire e quindi avrò tanti amici che mi faranno un sacco di domande e che scriveranno tutto ciò che vogliono. Questo mio non sapere mi ha riportato indietro con il tempo quando ho iniziato a imparare cosa fosse un PC e cosa fosse una chat e cosa era il mio matrimonio finito.
In quel periodo incontravo un sacco di gente nelle chat ma ,non so perché ero attratta o attraevo tutti ingegneri.
Fu così che conobbi Alessio di Firenze e decidemmo di incontrarci ma rimase solo un’amicizia. Poi conobbi Franco e li si susseguirono chat su chat dall’Australia, dove lui viveva, all’Italia dove vivevo io. Parlare con lui era bellissimo e così mi raccontava del suo lavoro della vita a Pearth di quando sarebbe tornato in Italia o meglio in Sicilia di quando ci saremmo incontrati... Insomma una cotta in chat che tale è rimasta perché un bel giorno è sparito e non ho più ricevuto messaggi ne telefonate ne l’ho più incontrato nei meandri che l’informatica ci mette a disposizione. Ancora adesso rimpiango il non averlo conosciuto, il non aver fatto tutte quelle cose di cui parlavamo ma soprattutto il non sentirlo e il non sapere che cosa gli è successo. Fu un gran dolore ma per un ingegnere che va uno ne arriva e infatti ne arrivò un altro che incominciò a chiamarmi subito “amore mio”.
Non era frequente che ci incontrassimo in chat perché lui era in giro per il mondo e solo ogni tanto magari dal Brasile o dall’India appariva sullo schermo. Erano momenti di agitazione, momenti in cui odiavo il pc che si disconnetteva,
Fu così che dopo un bel po’ di tempo e tanti incontri virtuali decidemmo di incontrarci anche noi dal vivo che di morti io ne vedevo già abbastanza…
Io ero abituata a questi incontri perché mi piaceva dopo un po’ conoscere con chi parlavo. Avevo incontrato Gabriele il mio angelo custode, un amico che per me resterà per sempre nel cuore e che sentirei volentieri ancora.
Avevo conosciuto Angelo 1 e Angelo 2 .
Gli Angeli erano molto diversi tanto uno era esplicito e facile da capire tanto l’altro era inquietante e non prevedibile ..
Insomma con un Angelo ancora adesso ci sentiamo e manteniamo una buona amicizia con l’altro ci sentiamo molto di rado ma è stato molto importante nella mia vita perché in un momento di follia quell’inverno scappai di casa. Non sopportavo più di vedere mio marito dal quale mi ero separata. Così, pochi giorni prima del mio compleanno, in un pomeriggio pieno di nebbia imboccai l’autostrada direzione Numana. Telefonai ad Angelo e gli dissi che ero partita destinazione verso Sud. Non so se lui capì il mio stato psicologico ma so solo che ad un certo momento ero nella nebbia più nebbia, sola e sconfortata, non sapevo quanti soldi avevo nel cellulare e stavo per piangere per la mia situazione disperata quando una voce dal cellulare mi disse “Hai 50 euro di ricarica quindi stai tranquilla vai piano e tra un po’ la nebbia dopo Bologna finisce. Io ti aspetto a Numana e ti telefonerò ogni 15 minuti” Era Angelo con il quale da un po’ di tempo dopo esserci conosciuti intrattenevo un rapporto epistolare molto strano tramite e-mail.
Le lettere le ho conservate e anche oggi se le rileggo mi sento un calore dentro.
Erano lettere strane ma speciali che io ogni mattina alle 6 trovavo e stampavo e cancellavo dalla posta elettronica dato che, mentre io non mi sarei mai permessa di aprire la sua posta, Giorgio,il mio marito di allora adesso il mio fu marito, invece non facendosi tanti scrupoli, scorrazzava in su e in giù nelle mie cartelle oppure spacciandosi per Papperina intratteneva i miei amici che però immediatamente capivano che era lui e quindi, come se niente fosse, mandavano false notizie per cui credo mio marito ad un certo punto credo non abbia più capito nulla di me, se mai ci era riuscito. Mia moglie questa sconoscuiuta... Comunque avrei potuto benissimo fargliele leggere ma non volevo. Erano una cosa troppo privata proprio perché c’era un rapporto particolare tra noi. Sono lettere che ancora sfoglio che parlano di vino, di canguri e ogni lettera aveva un colore e ogni lettera per me ha ancora un gran valore.
Arrivai così stanchissima a Numana senza occhi perduti nella nebbia ma li mi aspettava Angelo e lì lo trovai con un’aranciata in mano perché ero stravolta dalla sete e con le indicazioni del bagno .
Fu una serata bellissima andammo a mangiare in un ristorantino molto piacevole.
Scoprii che era un ottimo intenditore di vini e di cucina e poi mi portò al mare che io adoro e lì camminammo per tanto tempo e io parlai, parlai fino a che non venne fuori tutto e solo allora mi riaccompagnò in albergo dove mi aspettava una lunga calda doccia alle 5 del mattino. Ripartii il giorno dopo ma quella sera fu davvero una sera speciale dove finalmente capii o meglio, Angelo mi fece capire, che ero libera di fare e di avere tutto ciò che volevo, che non dipendevo da nessuno e che in fondo dentro a quella palla, cioè io, c’era qualche cosa.
Forse lo aveva capito anche il mio ingegnere giramondo perché mi arrivarono dei regalini che ancora ovviamente tengo tipo una pashmina dall’India, delle pietre dure dal Brasile, un foulard e così piano piano prese forma il pensiero di conoscerci. Ci trovammo a Milano dove io ero ospite di un amico e fu almeno per me un colpo di fulmine.
Mi innamorai perdutamente di tutto quello che era lui. La nostra prima sera fu a Brera dove mangiammo e passeggiammo mentre io lo guardavo e pensavo: perché sono così fortunata? Fu un vero grande amore con tanta sofferenza da parte mia perché lui conviveva con una persona e quindi non era libero ma diceva di essere in crisi e quindi ..
E quindi ci vedemmo tante volte: o io da lui o lui da me, in montagna, al mare , in giro per musei assetati di imparare e conoscere e la piacevole sorpresa di condividere tutte queste cose. Imparai molto e imparai soprattutto ad aspettare una telefonata un messaggio un qualche cosa che a volte si faceva tanto attendere e a soffrire.
Imparai ad aspettare quel fine settimana in cui ci si vedeva e a sopravvivere tutti gli altri 20 in cui non era possibile ma io quando lo vedevo dimenticavo tutto e dicevo: Perché sono così fortunata? Perché ha scelto me, una palla?? Il mio cellulare divenne fonte di messaggi di tutti i tipi e soprattutto fu fonte di ansia di riceverne uno che mi faceva passare la giornata rileggendolo, cercando sfumature che esistevano solo per me. Divenni romanticamente scrittrice di messaggi che solo lui e io e, forse, avremmo capito. Imparammo un nostro linguaggio. Imparai a sentirlo ridere di gusto. Imparai a vederlo, o almeno credo, felice nei momenti trascorsi assieme. Imparai ad accettare i "non posso mi spiace" i " mi devo organizzare o M.D.O nella nostra lingua. Imparai a essere disponibile sempre posponendo tutto anche me stessa. Imparai a prendere il treno, ad aspettare il venerdì, a fare finta che tutto andasse sempre bene.
Tutto questo durò un tot di tempo finchè non mi invitò per il suo compleanno 5 giorni nella sua città .. E fu li che dopo tre giorni gli dissi che tra noi era finita che non ero capace di essere la seconda donna e che per quanto fossi innamorata non potevo continuare così. MI chiese se volevo ripartire subito ma perché rovinarmi gli ultimi due giorni? Ci lasciammo mestamente alla stazione e gli chiesi di non cercarmi sperando in cuor mio che invece non lo facesse..Ma la vita continuava e dietro l’angolo c’era ad aspettarmi un altro ingegnere, l’attuale mio fidanzato in prova. Lui lo sento ancora ogni tanto ma ormai è solo un ricordo di una cosa che non ho potuto avere e che brucia sempre meno. Ora è un amico, un caro amico che sento volentieri perché non ci si può dimenticare di chi, anche per poco, è entrato nella tua vita e nel tuo cuore.

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GUARDA LA MOSTRA LA: Munch 150  



Quest'anno si celebra Munch150. L' anno di Munch. Un viaggio ad Oslo sarebbe il massimo. Naturalmente rimane solo un sogno ma camminare per le strada che hanno raccolto i suoi passi sarebbe eccezionale. In mancanza di tutto ciò non ho perso Space Extra che per un' ora e mezza ci ha fatto vedere la sua mostra. Divisa in due edifici contiene le opere che vanno dal 1882 al 1944. Mi aspettavo una cosa più leggera e invece la spiegazione è in inglese, e seguire le didascalie e guardare contemporaneamente, è estremamente difficile. Mi renderò conto solo dopo di avere un gran mal di testa dovuto alla tensione, all'attenzione, all'impegno e allo sforzo che ci ho messo per seguire tutto. Munch di cui tutti per altro conoscono il famoso urlo ormai diventato un icona quasi pubblicitaria, per me non era tanto conosciuto. Sapevo così, come so io, un po' troppo superficialmente un po' di cose...
Molto influenzato dal simbolismo e dall'espressionismo, ogni tanto ricade anche nell'impressionismo. Perde la madre e assiste giovanissimo alla morte della sorella. I suoi quadri all'inizio non vengono capiti e la sua prima mostra a Berlino dopo una settimana chiude i battenti. Un uomo che beve, che è depresso, l'amore lo fa soffrire e gli fa avere dei grandi sensi di colpa. La sua vita in poche parole è fatta di alcool, con qualche donna che gli da solo smarrimento e la cupa depressione che sicuramente l'ambiente, alquanto solitario, in cui vive non lo aiuta se non a mettere su tela ciò che la sua anima produce. Dolore, sofferenza, ansia, angoscia. Ecco, questo provo durante tutta la mostra e anche dopo. Sono veramente scioccata. Munch mi ha in qualche modo, che ancora non capisco, portato nel suo mondo infernale e ho sofferto con lui. Mi trovo a fare un po' di considerazioni con chi ha condiviso con me questa esperienza. Potrei vedere Boldini, De Nittis, Fattori a tutte le ore del giorno e per tutto il giorno. A volte questi quadri potrebbero essere anche solo quadri di passaggio come gli alberi lo sono durante una passeggiata. Nonostante la loro bellezza posso essere benissimo solo uno sfondo, o un panorama di passaggio che non intacca la tua anima. L' albero lo vedi, lo guardi, lo ammiri ma non disturba la tua quiete o la tua ansia. Ti lascia comunque il tuo stato d'animo intatto. Munch invece non ti può mai lasciare indifferente. Munch ti coinvolge, ti mette a confronto con te stessa, ti incute timore, soggezione, ansia e paura di una morte che è sempre presente nei suoi quadri. Sono quadri forti, che esigono attenzione, che non potranno mai essere uno sfondo, ma solo un opera principale che cattura il tuo sguardo portandoti in un altro mondo: il suo mondo. Considero il periodo storico e mi rendo conto che Munch se non lo si conosce può essere il pittore di oggi. È di una tale modernità che non lo capisco se non con molta fatica. Come faceva ad essere così avanti? I volti nei suoi quadri sembrano quelli di ET ma ET è stato prodotto molto, ma molto dopo. Mi rendo conto come il mondo sia modificato in modo drastico non solo negli ultimi 100 anni ma anche negli ultimi 50 in cui sono vissuta io. Munch è ancora l'oggi. I suoi quadri a me sembrano tutti divisi in due : da una parte c'è il presente, bello, talvolta allegro, colorato quasi solare e dall'altra il buio, il nero, le paure che emergono dalle acque profonde o dai cieli burrascosi. Paura e ancora ansia, potere nelle sue donne che a me sembrano tutte con i capelli rossi come il diavolo, tentatrici, meretrici, comunque vincenti su questi piccoli uomini che rimangono sempre in disparte sulla tela oppure aggrovigliati tra i loro capelli. Pelle gialla, la bellezza è solo interiore, le sue figure non hanno nulla della bellezza che è descritta dai suoi contemporanei. Sono brutte, hanno facce storte, sono sofferte, sono morte vive, sono figure che come nascono hanno già la certezza di dover morire. Sono molto colpita, non ho parole ma non ho più fiato e mi fa male il cuore. Munch mi ha colpito, ho freddo, sono fortemente emozionata, che non mi accorgo del tempo. Mi sono persa in questa mostra dove non esistono le cornici ma le tele si rincorrono.



Mi rimane in mente la Madonna che sembra quasi Gesù in croce. Non vedo espressioni di piacere sul suo volto come mi spiegano anzi, io ci vedo sofferenza. La schiena inarcata e lo sguardo che non filtra tra le palpebre chiuse non mi da l'idea di una persona al culmine del piacere ma ripeto io vedo la sofferenza di Gesù in croce. Sempre con questi colori che danno l'illusione di essere vivi ma che in fondo rispecchiano sempre il nero della nostra anima. Nero, grigio, nero perla, nera che affiora, il male che sicuramente è più grande del bene, il male che sicuramente prevale sul bene, il male che ha paura del dopo, paura del domani e paura anche di quello che è stato.



Le ragazze che guardano il fiume è invece solare, sempre solo a metà. Guardato a destra è anche gioia ma poi la ragazze guardano l'acqua nera dove si perde la loro anima quasi cercassero una risposta sul loro domani, quasi stessero davanti ad una zingara che predice loro il futuro e il futuro è sicuramente la luna nera, Lilith, donna che ammalia li uomini per poi ucciderli come fosse una mantide religiosa fatta donna.




E per ultimo il suo autoritratto tra il letto e l'orologio. Testa alta, mento alzato, ma per me completamente disorientato perso nel suo spazio e nel suo mondo in cui non ci fa entrare. Tra un letto che potrebbe essere quello di morte e un orologio senza lancette che non gli da un' ora precisa in cui deve morire. Questo ciò che vedo. Un tempo che non permette di fare la sua conoscenza ma che ti insegna solo ad aspettare perchè la decisione è solo sua. Il letto che invece attende perchè non ha un'anima ed è una cosa ferma. Munch aspetta. Aspetta che il dolore passi, che torni l'equilibrio nella sua mente, che passi la paura e che la sua faccia non abbia più quell'espressione di smarrimento quasi da alzheimer. Ecco queste le mie emozioni. Ancora adesso sono scossa da questa pittura che mi è entrata dentro in modo impetuoso. Non è stata una passeggiata serena al limite allietata da una leggera pioggerellina che ha ripulito l'aria e reso brillanti i colori. È stata una bufera, un terremoto, un esondazione che ha lasciato solo danni. Danni per la mia mente che dovrà lavorare, approfondire, cercare di capire come tanta grandezza abbia potuto essermi sfuggita fino ad oggi.




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Peti(t)pa(s):Il balletto di I&P Romeo e Giulietta 


“No, no, domani non andiamo perchè il dentista mi ha telefonato dicendomi che l'appuntamento è spostato a martedì 25 ore 16”. “Ok va bene”. E oggi è martedì 25 e io devo accompagnare il generale a farsi togliere i denti. So già in anticipo che sarà un lavoro lungo e doloroso ma la mia mamma sembra sicura dell'esatto contrario. Comunque per fortuna non fa tanto caldo e così ci avviamo verso Chioggia. Sala d'attesa. Mi sono portata via un libro tanto per fare qualcosa e non buttare via quel tempo che ultimamente mi sembra tanto prezioso. Ho l'ansia di vivere in fretta e, nonostante non abbia impegni, la mia giornata è tutto di corsa. Mi alzo programmando tutta la giornata per fare cose del tutto futili facendomi venire il fiato grosso e nell'impazienza che torni la sera per depennare tutto quello che dovevo e che avrò sicuramente fatto conoscendo il mio carattere. Chissà perchè mi sembra che mi manchi il tempo e ho l'ansia per non riuscire a concludere un programma che in realtà non ho. Intanto leggo e aspetto. Poi la chiamata. Mia madre entra serena, ma poi quando chiamano dentro me per spiegarmi che la situazione è peggio del previsto, ha l'occhio azzurro sbarrato perso nella paura. Non capisco se paura del male o del preventivo. “Aspetti pure di là. Le tolgo questi denti qui vede?”. Sì, vedo ma preferirei non vedere. “E se poi torna tra un paio d'ore le metto anche il provvisorio”. E così fu. Vedo che mia madre ha male ma non lo vuole ammettere. Faccio un salto a casa e trovo meno disastro del previsto. Chissà che quest'anno riuscirò a venire un po' di giorni qui? Torniamo dal dentista. Il generale è sconvolto e per la prima volta non replica quando quest'ultimo le ficca in bocca un analgesico. Tace e manda giù. Brutto segno. Vuol dire che il male è tanto “Non riusciamo a metterle il provvisorio è troppo gonfia”. Decidiamo di tornare su domani a mente più serena. Non mi dispiace essere impegnata con lei anche se mia madre ritiene di disturbarmi. In realtà mi sta facendo un favore perchè così esco dalla mia corazza e mi tuffo per un po' nel mondo reale. Accompagnata a casa la lascio dormire ordinandole di non guardarsi allo specchio. Al posto dei denti ha un buco nero che mi ricorda l'urlo di Munch che vedrò domani. Mi fiondo verso casa mia. Tra meno di mezz'ora devo essere a vedere Romeo e Giulietta. Ormai l' avevo dato per perso e invece nonostante piova che Dio la manda (ma Dio dove la manda? E perchè la manda? E meno male che la manda così spengo l'irrigazione...) riesco ad arrivare a casa, a mettere fuori Lulù caccapipì che si rifiuta e si siede sotto il tavolo di vetro in giardino, riesco a fare pipi io, a chiudere le finestre e la cupoletta del bagno, a prendermi un maglione e a risalire in macchina bagnata come un pulcino (come fa un oca ad essere un pulcino? Misteri di Superquark). E via e via per monti e valli, torrenti di acqua, fiumi in piena, buche fangose, grandine, ecco che all'orizzonte appare il cinema. Ovviamente il parcheggio è pieno. La macchina la potevo praticamente lasciare a casa e venire a piedi. Sette chilometri di strada sotto l'acqua e poi finalmente sono a Mosca al Bolshoi. Inutile raccontare la storia. La sanno tutti. Ma forse non tutti sanno che la versione originale di Prokofiev aveva un lieto fine. Comunque la musica è bellissima, ti cattura e ti rapisce e ti porta a Verona ad una festa in maschera dove tutti i partecipanti sembrano stare in quadro del Guardi o di Manet. Il ballo è meraviglioso. Poca scenografia ma gran spazio a costumi e tanti ballerini. Mi piace molto anche se l'atmosfera è un po' cupa e pesante e io ascolto più che guardare. Il balletto questa volta secondo me non è individuale come gli altri. Non esiste una prima ballerina ma esistono tanti ballerini assieme che danno vita ad una danza squisita. Sono contenta di questa giornata. Anche se le mie corse mi hanno stancato, adesso, che ormai è il giorno dopo, sono distesa a letto sotto le coperte e spero che la mia mamma non abbia male e che dorma. Lulù ronfa nella sua cuccia e il mio mondo è di nuovo dentro al mio libro che oggi, quando sarò di nuovo dal dentista, finirò. Per ora mi addormento sentendo ancora le note di Prokoviev.

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Pappermount il cine di I&P: Into Darkness-Star trek 


Quando ero piccola la tv non era a colori, non aveva 1000 canali e non c'era a tutte le ore. Anzi io mi ricordo che allora c'era la tv dei ragazzi e poi basta fino al telegiornale e poi Carosello. Carosello ha iniziato la pubblicità e ha messo a nanna tutti i bambini della mia età.
Allora poche cose oltre a Giorgio Albertazzi e a “Non è mai troppo tardi” che ha insegnato a scrivere a tanti italiani , a“Lascia o raddoppia” che lascia il posto al varietà del sabato sera con le Kessler in calze rigorosamente nere ma che fanno impazzire gli italiani che per la prima volta vedono le gambe in tv e per di più ne vedono quattro. Vediamo anche l'allunaggio e poi via via tutto diventa più veloce, colorato e la tv diventa parte integrante della famiglia. Allora quando ero piccola io vedevo i telefilm che a quei tempi erano Happy Days con Fonzie e il suo pollice alzato, Vita da strega con Samantha , Darrin e la terribile suocera di lui e poi eccolo Star Trek "Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è quella di esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare dove nessuno è mai giunto prima."
Quando si è ragazzi si fanno delle manie … Anche quando si è vecchi... Io impazzivo per la fantascienza e leggevo Asimov e tutto ciò che usciva con Urania... Mi ricordo A come Andromeda di cui avevo letto il libro e visto pure lo sceneggiato con Paola Pitagora. Ma Star Trek era alla pari degli Antenati, Hanna e Barbera con i Flinstones, Fred, Wilma dammi la clava, Barney, Betty e Dino e dei Pronipoti, i Jetsons, George , Elroy e Astro che invece erano cartoni animati.... Star Trek, il capitano Kirk, Spock, Mc Coy, il tenente Sulu e Scott e tutte le loro avventure. Ho visto tutte le puntate e non una volta sola ma due o tre quando nel tempo hanno dato le repliche. Ma poi ci sono stati anche i film al cinema e poi in cassetta perchè nel corso della mia vita si è visto anche questo. Prima poca tv poi tanta, poi si registravano i film, poi si noleggiavano, poi si comperavano e poi adesso si ritorna al cinema. Circolo chiuso. Star Trek in tre D. Sabato sera cinema. Si ritorna giovani viaggiando per più di due ore di nuovo a bordo dell'Enterprise. Ovviamente i personaggi anche se hanno mantenuto gli stessi nomi non sono gli stessi. Sarebbero mummie e in realtà credo che alcuni, se non tutti, siano effettivamente in viaggio per l'altro mondo ma in senso definitivo e non certo per spirito di conoscenza ma solo come spirito ammesso che ci sia qualche cosa oltre il confine della parola fine!
Comunque l'atmosfera è quella, le avventure sono sempre surreali, le missioni sempre impossibili ma possibili.
Come è bello pensare di avere ancora una vita davanti e di essere ancora ragazzini e di credere che il mondo sia puro e che possiamo ancora cercare di cambiarlo. Quando si è giovani il tempo è lungo e le speranze di poter fare grandi cose è immenso. Questo è il potere della giovinezza:credere che tutto sia possibile. Poi con il passare degli anni ti accorgi che il mondo può rimanere come è perchè in fondo non hai voglia di cambiarlo, poi improvvisamente ti rendi conto che non è la tua mancanza di voglia è solo che sei impotente. Ecco quello è il momento in cui ti rendi conto che sei vecchio e che ti rimane solo aspettare che la morte ti porti via. Star Trek mi ha riportato indietro. Ho ricordato sogni, aspirazioni e tante illusioni. Sono ritornata per due ore bambina ma poi uscita c'era solo buio e la luna non era rosa come doveva essere e i sogni erano rimasti dentro la sala.


La risata Boccioni

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OCHELEGGEREZZE I libri di I&P :Il monastero maledetto 


Antonio Gomez Rufo è al suo primo libro pubblicato in Italia ed è considerato uno dei migliori autori spagnoli di romanzi, saggi e biografie. Sito www.gomezrufo.net
Io spero che questo sia anche il suo ultimo libro tradotto in italiano. E' una noia mortale. Non si riesce a leggere. Dopo due pagine lo richiudi e ti chiedi come lui, che purtroppo non solo lo avrà scritto, letto e riletto, perso e ripreso il filo, non si sia ucciso oppure non sia caduto in lungo letargo...
Ma io non mollo mai un libro a metà e neppure all'inizio o a trequarti. Come in tutte le cose devo rompermi la testa e forse allora desisto.
Non contenta però questa volta l'ho prestato ad un'amica che mi ha ringraziato non mille volte ma solo cinquecento perchè il libro era noiosissimo. Allora non sono proprio stupida!
Spagna medioevale 1229 anno del signore.
Perchè ogni anno è del Signore? Mah! A volte arrivano delle domande e non si ha voglia di andare a cercare una risposta e allora io ho un quadernetto blu, una specie di Moleskine su cui segno un appunto e un giorno, ovviamente quando sarò morta e le mie cenerei faranno nascere margherite forse aprirò wikipedia.
Le cose che si rimandano sono come le cose messe in freezer o come i film registrati... Non si scongelano più e non si guardano più. Si tengono lì finchè un giorno un raptus non ti prende e tu butti via tutto. Deve essere una nuova sindrome: quella degli oggetti riposti. Comunque in ottobre quando stavo finendo il mio trasloco di casa in casa autunno inverno 2012-2013 nuova collezione, sono passata in edicola e ho trovato una collana di libri. Romanzi non da quattro soldi ma nove euro e novanta. Così ne ho presi una decina ovviamente assieme ai miei fumetti e alla raccolta di Carosello. Ho riempito il mini di libri e mi sono preparata per un inverno all'insegna del libro storico-thriller-scemo
Una delle mie più grandi lacune è la storia e da un po' di tempo cerco libri ambientati in anni che furono per cercare di mettere assieme quel puzzle di date che precede la mia nascita.
Anche se conosco qualche personaggio del passato quello che non mi riesce a metter bene a fuoco è l'insieme, ossia ottenere una visione completa del periodo, supponiamo dell'Europa. So chi c'era in Francia, chi in Spagna ma non riesco a farmi un quadro generale come quello dell'enel che ho nel sottoscala.
Rimangono comunque pezzi di un piatto rotto che non riesco ad aggiustare. E' così anche per la filosofia e la pittura. Non riesco ad ottenere un affresco completo ma solo tessere.
Ma io ci provo e continuerò a provarci con tutte le mie forze che sono ormai poche dopo aver letto il libro. Mi ha prosciugato la fantasia e la pazienza è sparita nel letto di qualche fiume che passava attraverso il monastero in questione. Leggendo Ken Follet ho capito che c'è stata una guerra, fosse la prima o la seconda ha poca importanza, che ha coinvolto tutta l'Europa ma non deve essere stata nello stesso periodo del libro che ho finito di leggere. Tessera? Mosaico, greco, latino, ebraico... Ma torniamo al libro. Una serie di delitti efferati insanguina un'abazia. E' il primo monastero femminile del regno di Aragona. Delitti, stupri e la famosa scia di sangue mettono in croce ( e ci sta sempre almeno una croce in un monastero) l'abazia e non solo. Anche la corona di Spagna potrebbe risentirne.
Il grande (ma non erano grandi solo gli zar?) Giacomo d'Aragona (e qui mi prendo un altro appunto sul mio libretto per vedere chi erano i suoi vicini) monta sul suo cavallo bianco ( tutti i re tranne forse Alessandro Magno che aveva Bucefalo cavallo di razza Akhal-Teke o cavallo celeste che discende dal cavallo turcomanno e che non era bianco) arriva all'abazia o monastero ( che differenza c'è? Altro appunto...) e convoca una certa Costanza suora curiosa esperta in delitti con doti di investigatrice straordinarie ( Il RIS di Parma ha fatto domanda per assumerla ma ha scoperto che era morta) che sicuramente ha ispirato Lewinson e Link e qualcun altro per farne una serie televisiva prendendo la protagonista di Pomi di ottone e manici di scopa ossia Angela Lansbury, trasformandola in signora in giallo... Costanza invece che in giallo, è in tunica bianca e nera come le gazze ladre di Ken Follet e come anche le mie che vengono a mangiare sul mio tavolo di vetro.
Intanto Giacomo stanco della moglie pensa bene di chiedere l'annullamento senza aspettare che venga fatto il referendum abrogativo del 1974.
Non sa ancora che il destino ha messo la futura regina sotto lo stesso convento.
Ecco tutto il libro è qui. La congiura sarà sventata, Giacomo convolerà a nuove nozze, la Spagna sarà salva. E come dice Giacomo” E a proposito di noia, non ci sono altre distrazioni nel convento? Perchè confesso che il giorno inizia a farsi più lungo di quanto credessi?... Forse è bene riposare come dite e in fin dei conti ogni nuova esperienza manda via la noia”
Ma il libro non manda via affatto la noia anzi la fa venire e non trovo molti spunti da annotare.
“La vita è un sogno dal quale ci si sveglia quando si muore... Mors est quies viatoris, finis est omnis laboris”
Io mi sveglio a libro finito.

Foto rubata


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