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Io e Papperina
Un libro nuovo. 
Ecco adesso ti ho davanti. Sei nuovo. Hai ancora il profumo di libro mai aperto, un po’ come le macchine nuove che mantengono quell’odore particolare per un certo periodo e quando entri pensi: ah questo è l’odore di nuovo.
Così è per i libri. Un libro per me non è un susseguirsi di pagine all’interno di una copertina. Per me un libro ha un’anima e parla una sua lingua.
Faccio fatica ad aprirlo e a cominciare a leggerlo.
Faccio sempre fatica a incominciare un libro.
Ho bisogno di tempo, di qualche decina di pagine per entrarci dentro.
In realtà sono ancora con la testa nel libro precedente che ho finto questa notte, perché io, i libri, li finisco di notte e li comincio di giorno. Ho ancora la voce del libro che ho finito che cerca di essere la voce di questo nuovo, ma non ci riesce perché, come dicevo, ogni libro ha una sua voce, e io ogni volta devo cercarla.
Poi all’improvviso ecco che arriva e comincia a leggere per me, mentre io entro nel libro come Alice, e lo vivo veramente.
La voce prende il ritmo del libro, prende la sua cadenza, impara le sfumature della scrittura sottolineando le virgole, e facendo una pausa più lunga sui punti, per riprendere fiato e per darmi il tempo di spostarmi nella scena.
Insomma questa voce per me racconta ciò che lo scrittore voleva dire e che invece ha scritto. E’ una voce alla quale mi affeziono e mi abituo, come ci abituiamo ai doppiatori dei film. Siamo abituati a conoscere De Niro da quella voce, e per noi De Niro parla solo così, con un’altra voce non sarebbe il nostro De Niro. Libro voce, voce del libro. Adesso sono a pagina 31 e ancora la voce non parla. Sarà anche che questa mattina la voce non l’ho nemmeno io, sono completamente afona forse per un colpo di pagina, o forse per allergia a tutto tranne che alle parole o forse semplicemente per un colpo di vento che ha cercato di entrarmi nei polmoni e si è fermato in gola. La voce tace ma io proseguo, la voce di ieri sera tenta di leggere ma non è il suo libro, e si inceppa su certe parole perché non le capisce. Non è la voce giusta e a poco a poco se ne va e rientra nel libro finito. Continuo a leggere da sola, non c’è suono, manca la musica. Poi ad una girata di pagina, come se avessi acceso la radio, arriva con tutta la sua potenza. E comincia a parlare, a parlare , a raccontare. Chiudo gli occhi e ascolto questa storia. Il libro ha trovato la sua voce finalmente, e anche la mia anima. Lo leggerò volentieri adesso ascoltandola, lo leggerò e come sempre mi affezionerò a lui e alla sua voce per un po’ finché non dovrò cercarne un’altra.

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Questo era sempre un po' di tempo che fu... 
Con una Montblanc nuova si vola... Sono sul lago di Como non con Clooney ma con l'immaginina di Lancillotto e una nuova penna. Anche se sto facendo la corte alla nuova uscita nera e bianca, oggi, dopo un bel po' di tempo che la guardavo nella scatola, le ho infilato una cartuccia nel buco... giusto e adesso comincio a scrivere con lei. Una penna nuova è sempre un motivo per scrivere del nulla. Dopo aver passato tutta la mattina a zonzo guardando una luna immensa che andava via via sbiadendo con il crescere delle ore lasciando posto ad un'alba dai colori liquidi che si spandeva su una nebbia fina tipo paesaggio di Avalon, sono arrivata davanti al lago di Como.
Le papere sono uscite subito a farmi le feste e ho cominciato a dialogare anzi a pappereggiare con loro. “Ma ma da dove vieni tu?” “Da Padova.” “E che razza di pappera sei... A Padova ci sono solo galline!!!”. Nascondo la testa sotto due palle della mia sciarpa e arrossisco. Tutto fuorché gallina... e arruffo le penne del petto. “Ma quali penne? Hai le palle lì... altro che le penne...” E' vero. Ho il cappellino con le palle, la sciarpa con le palle e non mi avvedo di Lancillotto che pure lui ha le palle oggi... “Oggi? Solo oggi?” “Ma scusatemi le palle le ha sempre... Il dramma è quando le ha girate...” “Ma tu guarda che razza di oca è questa... Giragliele quando le ha girate e così tornano dritte… Insomma impegnati.” Queste papere altro che… A vivere in un lago, e quindi in un ambiente ristretto, hanno una mancanza di larghe vedute a differenza delle ville che si specchiano in questo ramo. “Ma che dice questa... è acqua non è un ramo... sarà verde forse...” “Bhe il verde non è sempre fatto di rami? E poi via lasciatemi ire…” “Ma quali ire... tu non sei arrabbiata…” “ Via non ho più quel tempo…” “Ma senti questa! Caso mai il ramo è legato ad Alessandro non a Ugo.. Ma che stai a dì... fai filosofia spicciola!” “ Ma quale filosofia era una poesia… “Si certo e cantava Patty Pravo…”. A proposito è finito il festival di Sanremo che con Como non c'entra proprio niente ma sempre sull'acqua sta. “Ti è piaciuto?” “Ma sapete com'è Sanremo è sempre Sanremo. E' una manifestazione canora a cui nessuno vuole partecipare, che nessuno vuole guardare, ma in fondo il non esserci e il non averlo visto è comunque aut. Da una Clerici che mi assomiglia nel camminare a un Cotugno che sembra un fantasma, da una super leccata Marika ad un finto scanzonato Cristicchi che attende invano una Bruni accontentandosi anche di un Biondi, che pure lui haimè latita. E siccome l'Italia non manca mai di stupirci ed è altamente presente qui nella riviera grazie a Casa Savoia (che somiglia molto a casa Vinello) Emanuele Filiberto senza dubbio ci rallegra le serate con tanto di Pupo a carico. Dal ramo di Como è tutto la linea ritorna a te Papperblog.

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Di sera 
Per me la sera è magica sempre, il tramonto o l'oscurità che scende piano con lo scandire del tempo mi trova sempre meravigliata di come possano fondersi i colori del mondo, poi, ad una una si accendono quelle luci che d'inverno sono piccole e fredde e distanti mentre d'estate sono più vicine. Ogni sera mi incanto e ogni sera, la sera mi sorprende incantata. E' il momento del ritiro in casa, il momento che dovrebbe essere della famiglia, tenero scambio dei fatti quotidiani, cicaleccio davanti ad un aperitivo... ma a volte invece è solo lo sbattere della porta e il silenzio rotto dalla radio che lasci accesa solo perché la tua sera non diventi nera, ma solo grigia e scivoli come ogni sera lasciando una scia di solitudine che in fondo brucia solo un po'. Non muore assassinata la mia sera,inciampa forse in un buon libro che mi tiene sveglia, scivola sul pelo di Lulù che cerca le coccole dimenando la coda...a volte muore, comunque di sicuro non assassinata, ma di noia.

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Essere o non essere... 
Mi parla e chiedo: "Chi sei?" "et onoS". Non lo capisco. Ha un linguaggio diverso anche se apparentemente conosciuto. Lo scruto: mi assomiglia ma non lo conosco. Eppure mi pare di averlo già visto. E' familiare, ha qualche cosa che non mi convince, deve essere un ladro di immagine oppure di vestiti, uno che copia ma che non ci riesce al cento per cento. No non sono io, sono solo uno dei tanti che albergano in me e lui da bravo artista copia anche questo lato. Gli artisti non dicono bugie e si calano solo nella parte. Rubano l'anima delle persone che interpretano a modo loro, con la loro verità forse non assoluta ma, sicuramente, verità dal loro punto di vista e così lui non dice bugie, e mi ridà solo una facciata dell'immagine che riflette in quell'attimo. Coglie la mia essenza e me la sbatte in faccia. No non sono io quello sconosciuto che vedo. Io non voglio essere così eppure guarda: lo stesso riccio, la stessa lacrima sulla guancia che scende. Destra, sinistra, sinistramente sogghigna, rifà il verso mi schiaccia l'occhio con aria complice...chi sei? "et onoS".

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Ma il mondo è musica... 

Come potremmo avere un mondo sordo? Siamo già parzialmente sordi noi che viviamo in mezzo al rumore, che non apprezziamo i rumori della vita, del tempo, delle parole di uno sconosciuto. A volte non sappiamo nemmeno ascoltare il nostro cuore. Il vento che fischia, lo scrocchiare delle foglie sotto piedi, il canto degli uccelli, l'acqua che scivola sotto i ponti, una campana in lontananza, i suoi lenti rintocchi, il rumore della terra arata che si assesta, una musica da una finestra, uno strillone con il giornale, una chitarra che aspetta di essere suonata, il canto di un motore che ruggisce, la parola di un bimbo, una madre che canta una ninnananna, un urlo di disperazione, uno schianto improvviso, un tuono, una radio che parla di notizie, notizie che si spandono diffondendosi con impeto, il mare che si scontra con la sabbia, la sabbia che geme, l'onda prorompente su uno scoglio silenzioso, bambini che corrono, gemiti dietro ad una porta, rumore d’amore, rumore di speranza, canto divino che esce dalla chiesa, il lamento di un mendicante assente con la mente, il bisbiglio di segreti nascosti, il rimprovero ad un bimbo impertinente, una pentola che bolle in una cucina indaffarata, il passo felpato di una visita in ospedale, il rumore del male, quieto, accettato, i piatti che si strisciano, un coltello che cade, un disco che si incanta...

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