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Io e Papperina
Il portone del silenzio 


Tanto tempo fa io avevo un lavoro poi per mancanza di qualcuno che mi aiutasse ho dovuto svendere tutto. A volte pensi di poter decidere della tua vita mentre invece è la vita che decide per te e tu puoi solo addattarti a quello che lei vuole. La vita non è mai facile anzi, ma io ritengo che anche se la vita è difficile sia comunque bella e se in un momento del tuo passaggio su questa terra non trovi nulla di bello è solo perchè non sai gurdare bene oppure abbiamo gli occhi un po' affuscati da una strana forma di allegia. Adesso a distanza di tanto tempo mi ricordo di quando di notte con il freddo mi trovavo in qualche ospedale o in qualche casa dove il dolore era entrato e stava profanando tutto. Gli ospedali di notte fanno paura, sono immobili, i sospiri si sentono a distanza sono sopiri di sofferenza di chi cerca di trovare nel sonno un po' di pace oppure sono quelli di chi veglia e si domanda perchè si debba fare tanta fatica per morire. Odio e odiavo soprattutto arrivare in ospedale la notte. Tutto sembrava fermo trattenuto dalla luce che negli ospedali è sempre fredda. Era come entrare nella casa degli orrori e ogni volta pensavo che anche io un giorno ci sarei stata o avrei dovutro starci. Non sono una persona fortunata io, anzi e quindi in effetti a distanza di tempo ci sono stata per me e per altri, per persone che ho amato e che amo perchè l'amore rimane per sempre. Un mattino ho capito che il mio lavoro era diventato troppo pesante da un punto di vista emotivo, che non riuscivo più a restare distaccata ma che ormai vivevo con il dolore della perdita di qualcuno e che ne avevo paura e nello stesso tempo l'aspettavo perchè era il mio lavoro. Era veramente un circolo vizioso e così non avendo il supporto di nessuno ho deciso di andare in pensione di reversibilità. Dopo trent'anni ho chiuso con la morte e ho cercato di vivere la vita. Come sempre non ho trovato nessuno lungo la mia strada e ancora oggi sono sola. Anzi direi che ho perso tante persone ma non per malattia solo perchè io non sono fortunata nelle amicizie. Comunque oggi sono ancora sola e anche se veramente non mi pesa e riesco lo stesso a vedere il bello della vita, ci sono giorni invece in cui rimpiango anche le false amiche che mi davano modo di credere nell'amore. Oggi è uno di cui giorni. Il tempo è grigio la notte ho avuto freddo e Morfeo mi ha portato solo incubi. Non c'è la voglia di uscire enemmeno la voglia di fare qualche altra cosa. Mi attende come sempre un buon libro ma fa freddo e il freddo è un nemico della lettura. Chissà forse più tardi la cucina mi darà qualche spunto per passare la giornata e la cena sarà servita su un piatto d'argento. Intanto bisogna andare avanti e non sapendo cosa fare oggi fine di maggio ho messo l'altra metà di un anno che verrà nella mia agenda archiviandone cinque che sono volati. ma dove vanno i giorni così di fretta, dove corrono? mettendo a posto l'agenda ho trovato il mio pezzettino di passato e così mi sono persa come faccio sempre io nel mondo che non tornerà ma che farà sempre parte della mia vita perchè il passato è quello che sei tu oggi. Filosofia di una Pappera scema in una giornata di grigia primavera che si è nascosta e che non vuole uscire e che ti raffredda il cuore mentre invece il sole dorme tranquillo nascosto dalle nuvole che proteggono il suo sonno nascondendolo a noi poveri mortali che odiamo l'inverno, il freddo e il buio perchè forse ci ricorda che dobbiamo morire.




E così, dopo un bel po' di tempo, domani varcherò di nuovo quella porta. Ricordo tanti anni fa, avevo appena iniziato questo lavoro che oggi tanto mi pesa, quando ricevetti una telefonata:" Signorina mi spiace disturbare, ma avremmo bisogno di lei, dovrebbe venire qui nel convento delle suore di clausura".
Ero giovane allora, ma la sensazione che provai nel varcare quel portone, non la potrò mai dimenticare.
Come non dimenticherò mai lei , dietro a quella grata, lontana dai contatti con il mondo esterno, ma così vicina con la sua parola.
C'era un senso di pace lì dentro, non di distacco dal mondo, anzi un'accettazione della vita, un essere sole con se stesse che in quel momento invidiai.
Parlammo un po' di tutto, confessai la mia vita ad una persona mai vista che mi stava dando in cambio la fine della vita di un'altra. Semplicemente, con amore, mi sentii confortare con una dolcezza enorme.
"Lo so il suo lavoro è difficile, è una missione come la mia, bisogna farlo con amore, con il cuore, con gli occhi, bisogna sempre saper cosa dire, cosa consigliare, bisogna a volte anche imporsi."
La ascoltavo rapita e cercavo di capire..
"Lei lo saprà far bene questo lavoro, io lo so, lo vedo, vedo quello che lei ancora non riesce a vedere. Sono contenta che segua le orme del nonno"
Tante domande avevo quel giorno da fare, ma non le ho fatte e poi con il tempo non c'è stato il bisogno di farle.
Dentro a quel portone c'è un mondo per noi sconosciuto ma loro, invece, fanno parte del nostro perchè loro, il nostro mondo lo vivono lo stesso anche se non parlano , ascoltano coltivando giardini pieni di fiori meravigliosi. E così domani tornerò lì per trovare sempre quel dolce sorriso che ormai conosco e per sentire quella voce poco abituata alle parole e di nuovo sarò in pace per il tempo che rimarrò lì e la pace entrerà in me per quei minuti. Pochi ma sufficienti per sentirmi ancora bene e ringraziare chi tanti anni fa mi ha dato il coraggio per affrontare un lavoro così particolare



Gustave Klimt Park of schloss kammer

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Siamo gli immortali 


Siamo gli immortali!

E cerchiamo di sopravvivere... Io almeno cerco nonostante stia lievitando sempre di più... Prima o poi sarò talmente lievitata che mi perderò nei cirri impazziti di panna montata che invadono il cielo azzurro sporcandolo di bianco e inventando figure che solo la fantasia sa identificare, figure in continuo movimento come un caleidoscopio che ogni volta ti stupiscono e ogni volta pensi non ce ne possa essere una più bella e vieni regolarmente smentita perchè al bello non c'è mai un massimo... Fa parte di noi inventare la bellezza e coglierla anche nel brutto. Fa parte di noi cercare il bello anche dove non c'è e fa parte soprattutto di me che sono sempre ottimista nella mia visione pessimista del senso della vita. Che cosa vuol dire tutto ciò? Che nonostante la caduta sono ancora in piedi e che nonostante il mio piede non abbia nessuna intenzione di sgonfiarsi e anzi si sia alleato con il ginocchio dell'altra gamba che si è gonfiato pure lui per non essere da meno, io sono contenta di non essermi rotta anche un dito. Insomma può sempre andare peggio no? Io sono fortunata... A me va sempre meno peggio di quello che potrebbe andare e quindi anche se la vita fa schifo, basta un poco di zucchero e tutto diventa più dolce. Insomma anche se sono ferma da venerdì pomeriggio sto facendo lo stesso tante cose. Intanto leggo e guardo la tv. Sono sopravvissuta al 25 aprile, al discorso del Presidente della Repubblica, a quello di Renzi, alla settimana che ricorda i 70 anni della Liberazione, sono sopravvissuta al panico che l'EXPO non sia pronto e mi sono fatta mille domande sul suo nome... Che vorrà dire? Ex dal latino tipo ex marito e quindi ex fiume? Mi hanno spostato il Po o l'hanno soppresso? E che fine ha fatto il delta? E che fine ha fatto il parco naturale? E la pianura padana come si chiamerà adesso? E da chi sarà bagnata? E dove hanno messo tutta l'acqua? E i pesci? Vogliamo parlare dei pesci e di tutti gli animali che erano presenti nei pressi? Che fine hanno fatto? E se invece non fosse questa la spiegazione, allora perchè EXPO? E dieci P zero? Che vorrà dire? Nuova formula matematica? Fisica? Nuova arma di distruzione? Insomma non ne sono venuta a capo, so solo che il primo maggio finalmente dopo tanta ansia, è pronto non è pronto, si apriranno le porte e tutti entreranno per vedere cosa c'è dentro. Ho capito che la Svizzera ha dei silos e che li riempirà di cibo ma una sola volta e quindi Beati i primi per una volta tanto... di sicuro gli ultimi non troveranno da mangiare ma vuoi che non ci siano altri ristoranti? L'expo e' fatta per le famiglie e quindi vedremo tante bei papà con tanti bei bambini per mano che cammineranno per le strade e montagne di rifiuti per le strade dell' EXPO. In compenso c'è un bel servizio di autobus che apriranno le porte a tanti curiosi che vedranno la casa di Pavarotti , il suo letto, i suoi vestiti di scena, e le rosse di Maranello. Insomma L'Italia sfoggia i suoi gioielli... Speriamo che nessuno abbia le mani lunghe e che ci rimangano anche dopo il 31 ottobre... Cercherò quindi di sopravvivere anche al primo di maggio festa dei lavoratori e prima grande giornata del'Ex. E che dire di tutte le mascott? Guagliò, Arabella, Josephine, Gury, Pomina, Max mais, Manghy , Rodolfo il fico più bello ma non ne parliamo oggi che già il mio piede si ribella e si gonfia... Questa sera tanto per essere leggeri sulle punte la Cavalleria Rusticana. E poi dopo la lunga o corta cavalcata ecco I Pagliacci... Tre ore e mezzo di opera per poi correre a casa in tutta fretta( quella consentita dal mio piede si intende ) per vedere Una Grande famiglia o quello che ne rimane (della puntata intendo). Il mistero si infittisce … Quante puntate ci saranno ancora? Gassman tornerà? E poi via aletto cercando di massaggiare con il Lasonil ciò che rimarrà delle mie dita leggendo il mio nuovo libro. E domani sarà un nuovo giorno ricco di pioggia e con ancora la casa fredda perchè il sole non vuole uscire( sarà caduto anche lui e sarà steso sul suo lettino con qualche raggio rotto?). Le mie piante languiscono nell'ombra del cielo grigio e io non posso ancora metterle in terrazza perchè la notte, la notte e resto sola con me, ( Arisa canta e io ascolto nota su nota e annoto ciò che dovrei ricordare ma che inevitabilmente la mie mente non registra perchè ho di nuovo perso la testa... Avessi perso il piede!) fa ancora freddo e prenderebbero una broncopolmonite per poi morire in agosto sotto il sole che cerca invano di riscaldarle. E così tutto rinviato causa piede causa freddo causa anche un po' di pelandronite. Le piante vedranno il sole solo dopo il 10 di maggio e sicuramente rientreranno con la fine dell'Expo. E poi e poi sarà come morire e poi...Poi ecco che arriva il Giro d'Italia che tanto mi piace e poi arriveranno tante altre belle cose, tanti colori, tanto caldo e i pensieri piano piano se ne andranno e io diventerò tranquilla .. Una pensionata tranquilla che vive alla giornata spremendo il massimo dalla vita e mangiando il tempo per non perderlo e per non vederlo buttato... Ma intanto ecco che Jovannotti mi è venuto in soccorso noi siamo gli immortali perchè questa mia generazione anzi forse soltanto io ho cominciato una vita in salita e sono ancora qui,ancora in piedi ( su un piede) e non voglio arrendermi perchè la vita va vissuta, sarà sofferta sarà anche ingiusta ma può essere anche grande , bella , colorata e soprattutto la vita è mia.








Sotto la curva del cielo
in un applauso di stelle
ho salutato la mia gioventù
per ritornare bambino,
procedendo in avanti
senza passare dalla saggezza
masticando una gomma
al gusto di bicicletta
che non finisce mai
neanche se te ne vai
 
E lo ridico ancora
per impararlo a memoria
in questi giorni impazziti
di polvere di gloria
e lo ripeto ancora
fino a strapparmi le corde vocali
ora che siamo qui
Noi Siamo Gli Immortali
 
Seduta dentro a un aereo
con il biglietto di un'altra
hai salutato la tua classe di eroi
per fare il grande salto,
per diventare la donna che sei
attraversando oceani di sguardi
senza passare dalla tristezza
innamorandoti dei bugiardi
masticando una gomma
al gusto di dopobarba
che non finisce mai
tra mezzanotte e l'Alba
 
Te lo ridico ancora
per impararlo a memoria
in questi giorni impazziti
di polvere di gloria
e lo ripeto ancora
fino a strapparmi le corde vocali
ora che stiamo qui-a-a
Noi Siamo Gli Immortali
 
E hai disegnato a colori
il mondo che hai immaginato
te ne vai in giro a fare tentativi,
finche non avrà combaciato
e fai il lavoro sporco-o-o
per non far finta di essere pulito
hai qualche super potere
da usare contro il nemico,
masticando una gomma
dal sapore di infinito
che non finisce mai
che non finisce mai
non so se si è capito
 
E lo ridico ancora
per impararlo a memoria
in questi giorni impazziti
che qui si fa la storia
e lo ripeto ancora
fino a strapparmi le corde vocali
ora che siamo qui
ora che siamo qui
ora che siamo qui
noi siamo gli immortali


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La solita caduta annuale... Superman per sempre! 




La mia vita è in continuo movimento e in continuo cambiamento. Le mie amate abitudine vengono quotidianamente strappate e cambiate con mio grande dispiacere e disagio. Io devo avere il planning sempre davanti ben scritto, ben evidenziato e soprattutto seguito al secondo. Alle ore 19 si fa partire la lavatrice che è stata preventivamente riempita, programmata, riempita di bicarbonato, detersivo, aceto, due gocce di olio essenziale per dare un buon profumo, e si preparano gli stendini. Poi, mentre nei novanta minuti successivi lei fa il suo dovere, io preparo la cena, mangio, sparecchio, metto i piatti in lavastoviglie, guardo la posta e mi appresto a stendere alle 20.30 in punto perchè poi devo prendere le mie pastiglie, tirare giù la persiana della camera, finire il giochino su facebook, farmi la doccia e piazzarmi davanti alla tv in attesa del programma serale. Finito questo, due ore di lettura e via nel mondo dei sogni... La mattina passeggiata... Almeno così dovrebbe essere la mia tabella di marcia. Ma ogni volta il planning viene cambiato e la mia salute mentale ha un tracollo. Ho sempre qualche cosa di fuori programma e mi rendo conto che è la vita stessa ad essere un fuori programma che purtroppo il diavolo fa le pentole e non i coperchi, che Dio vede e provvede ma non certo a me, che non c'è nulla lasciato al caso ma che è il caso stesso che non lascia nulla a me, che la vita a volte non è vita ma è solo lo scorrere del tempo, che non ci sono certezze, che la vita ti riserva solo sorprese, e in genere brutte, che la vita ti serve su un piatto d'argento solo i problemi e che morto un papa se ne fa un altro ma la situazione non cambia, che la vita in fondo è sempre la stessa, che nessuno ti regala niente anzi se può ti deruba, che l'amicizia è solo un'utopia, che tutto scorre anche se tu ti fermi e che ogni giorno che passa è un giorno in meno che tu devi vivere. Insomma è inutile programmare perchè ogni volta che programmi poi non rispetti ciò che hai deciso e quindi? Segniamo sul planning tutto ciò che dobbiamo fare fino al 30 settembre. Io ho dieci agende... Una per tutti i giorni, una per ogni mese, una per ogni anno... insomma mi piace scrivere. Adesso l'agenda blu quella mensile scade a fine giugno. E' tempo di mettere tutte le spese che dovrò sostenere fino a settembre. Molto ordinata questa pappera … Insomma avevo programmato un sacco di cose e ieri infatti me ne ero uscita per la quotidiana passeggiata che non faccio mai. E' sempre nel planning insieme ad un'ora di bicicletta che faccio ( dovrei fare) tutti i giorni. Queste pedalate quotidiane sono anche abbastanza regolari perchè intanto guardo la tv, riposo la mente e posso scrivere nella testa tutto quello che devo fare. Ho scoperto che la mia testa è vuota ma questa non è una novità infatti quotidianamente perdo il cervello tanto da essere convinta di non averlo . Comunque ore 8 giornale radio, bagno , lavatura denti ( tre minuti di spazzo-lamento... lamento tanto perchè ultimamente devo andare dal dentista e quando ci vado poi chissà perchè i denti si lamentano del caldo , del freddo, di tutto) doccia calda bollente come il caffè che mi aspetta in cucina e che ho preparato dopo aver aperto l'acqua calda del bagno e che ho messo sul fuoco...
Tre minuti dammi solo tre minuti cantano i Negramaro ma sono giusti per farmi la doccia , tornare in cucina spegnere il caffè, versarlo nella tazza con paperino, aggiungere il latte e finalmente assaporarlo mentre i denti si ribellano.
Poi di nuovo di corsa nell'altro bagno trucco veloce , infilatura mutande, maglietta, calzetti ,pantaloni, scarpe , maglione e poi via, borsa, apertura porta, chiusura porta riapertura porta, agenda con lista dimentica, chiusura porta, ri-riapertura porta, cellulare dimenticato, chiusura definitiva porta e ascensore anzi no meglio scale, moto sicuro, ginocchia che scricchiolano anche che partono ( anche le anche hanno una loro vita indipendente... manuale per renderle autonome come l'Alto Adige). Arrivo già trafelata sull'uscio di casa. Mi avvio, la testa mi gira, i pollini mi fanno girare qualche altra cosa, mi sento strana... deve essere un calo di zuccheri o un calo mentale molto più probabile...
Comunque meta il salone, anzi sotto il salone a comperare bistecche, carletti e bruscandoli. Il tempo è buono, il sole è offuscato ma c'è. Mi domando che ci faccio in maglione e giacca di lana con 27 gradi ma poi mi ricordo che è ancora aprile e girato l'angolo il freddo è lì ad aspettarti per farti prendere la broncopolmonite. Insomma come ogni anno questo è il periodo in cui la popolazione è vestita in modo molto variato. Mi guardo intorno: gente in cappotto, gente in maniche corte, gente a piedi nudi, gente con calzettoni di lana, gente seminuda e gente con sciarpa al collo e berretto di lana. Penso alla vita di ognuno. Forse quelli con il berretto viaggiano in motorino ed escono la mattina presto, forse quelli nudi sono appena usciti... Mah. Comunque per me è sempre freddo anche se in realtà adesso sudo. Mi avvio a passo rapido (rapido per me ovviamente che arranco sulle anche...anche autonome che non mi obbediscono, sanno che domani è il settantesimo anniversario della liberazione e si comportano di conseguenza).
Padova anche se non è una città che amo è pur sempre bella. Mi si apre il salone con tutti i negozi e mi vengono cento, mille voglie...anche quella insana di fare Superman...Allungo la mia passeggiata e arrivata in Piazza Insurrezione adocchio un buco dove manca un cubetto di porfido. Ideale per metterci la punta del piede, allungare il braccio, alzare l'altra gamba e prendere il volo. E infatti così faccio ma non riesco ad alzarmi in volo. I miei turbo non entrano in funzione. Rimango in equilibrio precario e comincio a roteare le spalle cercando di far girare le braccia per farle diventare pale di eliche immaginarie. Mi rendo conto che anche in questa maniera non spicco il volo... Sarà colpa dei miei 150 chili? Il piede sempre inserito nel buco come fosse un blocco di partenza dei centro metri e io che tento di volare. Mentre cado rovinosamente al suolo sento il piede che si stacca non da terra ma dalla mia gamba... penso che anche lui vuole diventare autonomo . La caduta è lunga, al rallentatore e io ho il tempo di guardarmi attorno e di inserire i prossimi secondi nel planning.
Per prima cosa mi guardo intorno e non vedo nessuno. Meno male nessuno vedrà la mia caduta rovinosa.
Seconda cosa guardo la vetrina di libri e leggo la classifica dei primi dieci... Uno è da comperare annoto il titolo.
Tre allungo le mani per frenare la caduta e scivolare meglio attutendo il colpo.
Quattro ho i pantaloni vecchi meno male.
Cinque la borsa è sulla spalla non toccherà l'asfalto non si rovinerà .E' chiusa non uscirà nulla e io non perderò niente tranne la dignità.
Sei ...sei solo scema penso e in quel momento atterro. Le braccia lunghe davanti, mantenuta posizione Superman le mani si sfogliano sull'asfalto, un ' unghia, l'unica che avevo lunga, si spezza, poco male tanto un unghia lunga non fa primavera, il ginocchio sinistro segue le mani e sento i pantaloni rompersi sfregando il pavimento che mi sembra eccessivamente duro. A nessuno viene in mente di rendere i pavimenti teneri come un grissino, solo il tonno? Il tempo non si ferma e nemmeno la mia caduta. Continuo a scivolare come se fossi insaponata o imburrata non so forse sono pronta per il forno. Mentre continuo a scivolare penso che ormai non sono più una bambina e che forse una caduta alla mia età può portare delle conseguenze, quali non so ma potrei non potermi alzare e rimanere sdraiata sull'asfalto con le anche indipendenti rotte. Scivolo e penso che ormai sono vecchia, non grande e che non mi posso più permettermi Superman e nemmeno un altro tipo di caduta. Ormai sono vecchia

Vecchio, 
Diranno che sei vecchio, 
Con tutta quella forza che c'è in te, 
Vecchio 
Quando non è finita, hai ancora tanta vita, 
E l'anima la grida e tu lo sai che c'è. 
Ma se Vecchio, 
Ti chiameranno vecchio, 
E tutta la tua rabbia viene su, 
Vecchio, si, 

canta Renato Zero da qualche parte mentre la mia caduta sta volgendo la termine. Allora riepilogo: mani avanti,pantaloni che sfregano , dolore alla coscia destra, non all'anca, titolo del libro impresso, nessuno nei dintorni. E finalmente mi fermo. Rimango lì a pelle di leone mentre conto i danni. Al momento distesa così non ne vedo, ovvio sto guardando avanti. Mi muovo piano cerco di far funzionare mani e piedi e poi mi concentro. Mi sembro la pubblicità della Kodak
Ciribiribi Kodak e l'alieno che c'è in me riesce a farmi alzare. “Lazzaro alzati e cammina... con calma per piacere sono appena caduta dammi tempo lo sai che sono lenta e vecchia. Ecco sono in piedi. Mi sento ancora frastornata come prima quindi: sto bene. Danni nessuno tranne i pantaloni che hanno un buco sul ginocchio. Penso che dovrò buttarli ma poi mi viene incontro, mentre cerco di evitare un nuovo buco perchè mi è passata la voglia di far Superman, una ragazza con tutti i pantaloni rotti. E' la moda e allora perchè io li devo buttare? Perchè sei vecchia canta sempre Renatino. Borsa in spalla riparto.

non sento niente no adesso niente no
nessun dolore
non c'è tensione non c'è emozione
nessun dolore
non sento niente no adesso niente no
nessun dolore
non c'è tensione non c'è emozione
nessun dolore

Giorgia mi aiuta cantando e mi mette in bocca le parole. Finalmente dopo venti minuti di passo svelto arrivo a casa. Tirare fuori le chiavi, inserire chiave nella toppa aprire la porta ( il planning è diventato parlante navigatore a vista!) , no scale a piedi, prendere ascensore, salire, aprire porta casa, entrare, mettere bistecche carletti e bruscandoli in frigo, andare in bagno lavarsi le mani nere di cemento e smog, togliere i pantaloni e vedere danni effettivi. Mi siedo sulla tazza e cerco di togliermi le scarpe... Mi fanno male le mani ma niente di più. Felice di non essermi fatta nulla mi cambio e comincio a preparare un bel sughetto di fiori di zucca per le trofie. Anche oggi non sono morta e anche oggi sono sopravvissuta ad un volo del genere alla faccia di Renato. Io non sono vecchia sono giovane ancora atletica posso fare Superman!
Sono le 15 e mi accorgo che Renato aveva ragione: La gamba sinistra è andata dove non so, ma fa male... Il muscolo deve aver preso una brutta piega forse lo stiro più tardi!. La caviglia sinistra ha la stessa misura della coscia. Ho le mani gonfie e un polso doppio dell'altro. La spalla fa male insomma sono a pezzi. Cerco di andare a letto ma è peggio. La farmacia mi aspetta e io mi spalmo di Lasonil, di Voltaren,di Reparil gel... Insomma mando a comperare la farmacia e spero arrivi sera... Domani è un altro giorno e di sicuro sarò come nuova. Lo scrivo sul planning ma so già che domani il mio programma sarà cambiato.

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Carissima :lettera per chi non c'è più 


Carissima
Ti scrivo dopo un anno. Ne è passato di tempo ma, anche se a me il tempo scappa, non c'è mai stato giorno che un un pensiero non ti abbia legato a me. Tra noi, purtroppo o per fortuna, esiste un filo tessuto da un ragno talmente esperto da renderlo invisibile agli occhi e al cuore di tutti tranne che ai nostri. Ti penso e tu in realtà vivi ancora con me. Ogni tanto una tenda si muove e io ho la sensazione che tu sia là a spostarla con il tuo naso con la macchia rosa lasciando la tua impronta sul vetro. Mi manchi terribilmente , mi manca il tuo sbatter la coda ovunque facendo quell'inequivocabile TOC che io riconoscevo tra tutti i rumori. Mi mancano i tuoi denti che quando entravo in casa mi obliteravano tutto quasi per farmi capire che avevo fatto un biglietto e che adesso non potevo più uscire di casa senza averlo usato fino in fondo. Mi mancano le tue leccate sul naso, i nostri discorsi che si svolgevano tra mugugni ma soprattutto attraverso lunghe occhiate. Mi mancano la tua gioia di vivere che mi contagiava e mi manca la felicità di vederti al mattino e anche la voglia di tornare a casa sapendo che tu eri lì ad aspettarmi e mi correvi incontro. Era bello aprire la porta e trovare trenta chili di amore che ti piombavano addosso. Era bello prenderti in giro, era bello perfino sgridarti e vedere come ti buttavi avvilita nella tua cuccia. Era bella la tua “puzzettina” di piedi che assomigliava alla mia e che ancora ogni tanto sento in qualche vecchio maglione e che invece è più carica a Chioggia dove ancora c'è la tua cuccia. Era bello farti il bagno e poi asciugarti con il phon e farti diventare una spumiglia tutta boccolosa e profumata di borotalco.
E' passato un anno e mi dispiace dirti che ti sei persa un anno di amore che non è poco, ti sei persa delle belle passeggiate, ti sei persa la conoscenza con Pepe il gatto che vorrebbe sostituirti ma che poverino non ci riesce. Sai lui cerca di fare il cane ma rimane comunque un gatto e soprattutto un gatto estraneo. Gli do da mangiare gli faccio anche le coccole ma tutto finisce lì . Lui poverino mi segue sperando che io lo scambi con te ma non può succedere. Il lutto deve essere elaborato e per me un anno è troppo poco per poter riaprire il cuore ad un amore come era il nostro. Ti sei persa tanto lasciandomi da sola. Tu mi rimani sempre vicino come un ombra e tutto mi ricorda te. Passo davanti ad un negozio e mi viene in mente di comperarti un giocattolo. Non ho mai capito come facessi a sapere che i pacchetti erano per te. Eppure tu sapevi per esempio a Natale quale era il tuo regalo e ti mettevi seduta con l'occhio attento e impaziente ad aspettare che io te lo aprissi per poi giocarci. Avevi un cesto pieno di giocattoli quasi tutti nuovi perchè tu assomigliavi a me e non rovinavi nulla. Eri bravissima e riportavi sempre i giocattoli nella cesta, eri ordinata tranne quando ti arrabbiavi perchè ti lasciavo a casa e allora tiravi fuori tutta la spazzatura e la sparpagliavi per la casa. Ti odiavo quando facevi così ma tu eri più furba e già quando sentivi la chiave nella toppa non mi venivi incontro e ti facevi piccola piccola e ti mettevi pancia all'aria pregandomi di non picchiarti, di non farti male... Era così anche quando ti sgridavo , strizzavi gli occhi e se c'era qualcuno lo facevi ancora di più girando un po' di lato anche la testa come se fossi abituata a prendere botte tutti i giorni e tutte le ore. Sembrava veramente che io ti maltrattassi, eri un cane attore, sempre attenta con le orecchie che si muovevano come quelle degli elefanti. Le tue orecchie che sembravano raso avevano mille posizioni e tu parlavi anche con quelle. Ormai la nostra vita insieme aveva tolto ad entrambe tanti segreti anche quello del bagno che non potevo mai tenere chiuso perchè tu spalancavi la porta. Odiavi le porte chiuse e te le aprivi tutte. Quante volte mi sono chiusa fuori e tu mi hai aperto... Tante fino a quanto non hai cominciato a fare fatica a saltare e allora piangevi come per dirmi che non ce la facevi e che ti dispiaceva. Allora ho imparato anche io a non chiudere più le porte.. Era bello stare con te eppure anche tu ad un certo punto mi hai lasciato. Cosa ho fatto in questo anno senza di te? Di certo non ho trovato un altro cane e la mia memoria lascia sempre di più a desiderare . Ricordo solo di ieri sera quando sono stata a sentire Allevi e il suo piano e per due ore il pensiero tuo mi ha lasciato e mi sono persa tra le note musicali che diventavano immagini e creavano un film fatto di storie. Come si riesce a trasformare un' immagine in nota? Allevi ci riesce. A me le storie si materializzano in forma di parole a lui invece a forma di note musicali e quando suona sembra che le note di nuovo ritornino parole e la storia può essere letta da tutti. Insomma è un cerchio diverso ma che rimane sempre cerchio. Io vedo parole lui musica... Due ore anche di divertimento con questo personaggio che sembra un elfo iperattivo pieno di ansia che ti trasmette e tu ti agiti e diventi ansioso anche tu e forse questo riesce in parte a calmare lui. Un elfo con le mani che sembrano ragni con le dita che si accavallano, scivolano, si prendono e si lasciano , si rivoltano, si allargano si sovrappongono, spingono più forte e diventano leggere come farfalle. Un elfo che non è di questa terra perchè lui vive in suo mondo e ogni tanto ci fa visita e ce lo mostra:un asteroide che gli hanno dedicato e che di sicuro sarà pieno di verde ma soprattutto dove tutto girerà intorno ai suoni che saranno i veri creatori di questo posto magico dove le immagine avranno una nota e tutto sarà fatto solamente di musica. Ho aperto la porta ma non ti ho trovato come sempre e allora mi sono resa conto che veramente il tempo non ha tempo.

M'abituerò a non trovarti
m'abituerò a voltarmi e non ci sarai
m'abituerò a non pensarti 
quasi mai, quasi mai, quasi mai.

Alla fine
c'è sempre uno strappo
e c'è qualcuno che ha strappato di più
Non è mai
qualcosa di esatto
chi ha dato ha dato e poi
chi ha preso ha preso tutto quel che c'era
non conta più sapere chi ha ragione
non conta avere l'ultima parola... ora.

M'abituerò a non trovarti
m'abituerò a voltarmi e non ci sarai
m'abituerò a non pensarti 
quasi mai, quasi mai, quasi mai.

Alla fine
non è mai la fine
ma qualche fine dura un pò di più
Da qui in poi
si può solo andare
ognuno come può
portando nel bagaglio quel che c'era
e le macerie dopo la bufera
ricordi belli come un dispiacere... ora.

M'abituerò a non trovarti
m'abituerò a voltarmi e non ci sarai
m'abituerò a non pensarti 
quasi mai, quasi mai, quasi mai.

M'abituerò a non trovarti, io m'abituerò 
a voltarmi e non ci sarai
m'abituerò a non pensarti, io m'abituerò 
quasi mai, quasi mai...

M'abituerò a non trovarti
m'abituerò a voltarmi e non ci sarai
m'abituerò a non pensarti
quasi mai, quasi mai, quasi mai...

M'abituerò Ligabue


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Aprile 2015 


La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

-- Henry Scott Holland


Dopo tanto tempo entro di nuovo in questo mio spazio. Lo faccio in punta di piedi. Non so cosa sia successo nel frattempo e ne ho paura perchè aprire questa finestra sul mio mondo vuol dire guardarmi dentro e vedere come, e se, sono cambiata e ricordare. Questa è la cosa peggiore: cosa è successo in tutto questo tempo in cui io ho fatto finta di essere uno struzzo e ho infilato la testa sotto la sabbia? Entro, spalanco la finestra e piano piano apro gli occhi in questo nuovo mondo che mi appartiene solo in parte perchè la fantasia è di tutti e quindi io in fondo condivido la mia vita e i miei pensieri e anche i miei sentimenti, le mie meschinità ,le mie paure, la mia felicità che si sta spegnendo, la paura che il tempo finisca e io ho poco tempo e sempre tante cose da fare e soprattutto per tanto, troppo tempo sono stata distante da tutto e da tutti senza trarne alcun beneficio perchè non ho imparato nulla di nuovo di me stessa anzi, forse ho dimenticato che una volta avevo voglia di svegliarmi la mattina per cominciare la giornata, poi guardavo fuori ed ero contenta sia che piovesse sia che ci fosse il sole . Trovavo sempre un perchè per ridere anche solo di me stessa. Trovavo te che eri la mia felicità e la mia forza per continuare questa vita sempre in salita e io adesso sono stanca ho mal di schiena e anche male i piedi e faccio sempre più fatica a salire, mi manca il fiato , mi manca il cuore per andare a vanti, mi manca la forza di volontà, mi manca soprattutto il coraggio o forse mi manca semplicemente la voglia. Adesso sono qui più per te, per dirti che mi manchi moltissimo ma non posso fare a meno di piangerti perchè mi hai lasciato da sola in questo mondo che è troppo grande per me che sono sola e inutile senza di te. Piango e bagno la tastiera che è l'unico mezzo per entrare qui dentro. Passo un dito per togliere della polvere inesistente su tutti i ricordi che questo posto contiene e mi rendo conto che sono stata via troppo che l'ultimo anno di vita da quando tu non ci sei più io ho solo cercato di dimenticarlo, di non far tornare nessun ricordo, di non essere coinvolta in niente neppure in una influenza che quest'anno non è venuta per farmi rabbia e non darmi la scusa di starmene un po' a letto con i miei sonniferi accorciando così almeno una settimana. Quando si dorme non si sente il dolore e il tempo passa più in fretta ma non è stato così per me. Tu non hai vissuto con me questa è la sola cosa che riesco a dirti di quest'anno. La tua presenza mi ha fatto compagnia nel ricordo :c'eri e ci sarai sempre. Non si può dimenticare chi hai amato anche se ti ha lasciato e non avrebbe dovuto farlo. Così tu sei con me la mattina quando apro gli occhi e non trovo più la mia vecchia camera. Ho finalmente finito il mio lungo travagliato e doloroso trasloco. Ho attaccato giovedì l'ultimo quadro . Adesso basta. Questa casa è finita. Certo c'è sempre da fare ora dovrò traslocare in terrazza le piante ma questi sono traslochi di routine non fanno male. Non sono passata a vedere se i miei ciliegi sono fioriti... Ho chiuso la porta anzi il cancello e non c'è motivo per ritornare a farmi male. Me ne faccio già abbastanza. Ricordo le nostre passeggiate e mi ritornano le lacrime. Non devo lasciarmi prendere dallo sconforto e anzi vediamo un po' si può scrivere una canzone rap per riassumere un anno?

Ho traslocato per un motivo sbagliato
ho creduto in uno che non era nessuno
mi sono fatta male
mi sono rotta il cuore
ma l'anima era ancora intera e
ho ricominciato a salire per altre scale
e ho aperto nuove porte e
messo i ricordi in altre stanze
ho appeso quadri che diventavano diversi
ho perso me stessa ho trovato una madre
l'ho ripersa e ritrovata mille volte
ho pianto per paura che fosse per sempre
e ho perso te un pomeriggio di aprile
e ho di nuovo pianto per te ma soprattutto per me
per la mia solitudine in mondo pieno di gente
ho piantato timo e maggiorana, salvia e rosmarino
ed è tornato il sole
mi sono spaccata la schiena
finendo il trasloco della mia vita
mi sono abituata a nuove abitudini
perchè la vita è solo questo
la vita diventa abitudine
quando capisci che devi comunque viverla
e ho passato giorni in ospedali
a vedere chi di vita ne ha poca
e non ha ancora imparato a viverla
questa maledetta vita che ti toglie tutto
alla fine anche il respiro
e ho imparato ad amare anche solo il ricordo
e ho imparato a vivere senza pensare
perchè pensare fa male
e il mio cuore è già rotto
sto solo cercando di aggiustarlo
ma non ho ancora trovato una colla resistente
e i pezzi traballano
e inventano canzoni che parlano di fiori
fiori di aprile e di maggio
che tra un po' ripianterò perchè
la vita è una ruota e il cerchio si chiude
solo quando si arriva al punto di partenza.
Vita io ti credevo cantava Dalla
chissà se ci credi ancora
ancora ancora ancora

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