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Io e Papperina
Favole da vendere:La principessa attrice 2 



Zdzislaw Beksinski




Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano tutte così una principessa che era stata presa tra le braccia della morte che l'aveva cullata a lungo, non volendola quasi lasciare andare via.
La principessa, che aveva invocato la fine della sua vita molte volte, sorrideva finalmente felice per l'assenza del dolore. La principessa volava nel cielo che non era il solito cielo che vedeva da viva, ma era un cielo fatto di cotone colorato come quello dei sacchettini che lei una volta usava per struccarsi. Il profumo in cui era immersa evocava i colori dello zucchero caramellato che si mangiava quando si andava alle giostre. Lì il mondo era in movimento e nello stesso tempo era fermo. C'era un sacco di traffico di persone, di animali e tutti sembravano imbambolati perchè lì si stava bene eppure si aveva la netta sensazione che fosse solo un giro di giostra che sarebbe terminato e dal quale si sarebbe dovuto scendere. Ma ci sarebbe stata un'altra giostra su cui salire? E che giostra sarebbe stata? Sarebbero statti cavalli alati che li avrebbero portati sopra il mondo e loro dall'alto avrebbero visto i mortali sorridendo delle loro debolezza, cercando di capire i folli gesti che molti facevano, cercando di capire il correre continuo dietro a cose assurde, capendo quell'insaziabile voglia di possedere non di avere che sono concetti ben diversi? La principessa guardò ancora giù attraverso quei colori meravigliosi e quella musica celestiale che la invadeva tutta: cuore, cervello, testa, piedi... La morte le disse:” Mia cara perchè non stai con me? Tu ormai sei mia figlia...” Ma la principessa le rispose “ Gentile signora io ti ho tanto invocato ma purtroppo io non potrò mai essere tua figlia perchè io ho un padre ed una madre che regnano laggiù e che adesso vedo piangere di disperazione perchè io sono qui con te... Capisco però che avendo fatto questa scelta io devo mantenerla per cui io starò con te per sempre...” E mentre diceva queste parole si chiese quanto fosse SEMPRE . Il tempo in effetti non è quantificabile. La morte era una dolce compagnia e tutto ciò che la principessa vedeva attorno era veramente di una Grande Bellezza da Oscar del cinema. Fu così che chiese alla morte se poteva stringerla un po' meno e magari tenerla solo per mano in modo di poter camminare su quel cotone dove i piedi sparivano e tutti sembravano felici e senza calli nè unghie incarnite... La morte non poteva certo dire di no ad una figlia e quindi a malincuore, perchè anche lei aveva cominciato ad avere un cuore, la prese per mano e lasciò che lei infilasse i piedi nelle nuvole. La principessa si rese conto che lì tutto poteva essere vero . Bastava solo sognare e la morte ti dava l'illusione che il sogno fosse la realtà.
La principessa staccò la mano da quella della morte e cominciò a correre felice tra le nuvole di cotone e mentre correva raccoglieva fili che intrecciava facendo gomitoli di tutti i colori che poi mischiava, creando abiti impalpabili che regalava alle persone che le stavano attorno. Corse e corse finchè non fu stanca e allora chiamò di nuovo la morte e le chiese cosa fosse quel posto magico quel luna park fantastico, chi fosse quella gente che era sempre sorridente, perchè ci fossero tutti quegli animali e come mai il gatto faceva le fusa al cane e la pecora conviveva con il lupo?
La morte la prese in braccio, le accarezzò i lunghi capelli e dolcemente le raccontò una storia che era quella del mondo.
“C'era una volta tanto e tanto tempo fa un posto che non aveva ancora un nome e che era completamente vuoto. Passò di lì volando una creatura e, vedendo che il posto era vuoto, pensò bene di fermarsi per farlo suo. Si sedette e si guardò intorno affinchè le venisse un'idea per costruirlo. La creatura era una creatura molto strana frutto della fantasia più sfrenata Era fatta da due metà che convivevano male, molto male in un essere solo. Infatti come si posò su quel posto completamente vuoto, la destra cominciò a litigare con la sinistra e volarono pugni, ceffoni, sberle, calci...
Poi stanche di picchiarsi le due metà, ritornarono ad essere uno e decisero di dividersi il posto a metà. Cominciò così a formarsi la terra. Le due metà dipinsero tutto il male e tutto il bene che ogni metà aveva dentro a se stessa e come ultima creazione inventarono l'UOMO.
Quando la creatura ebbe finito si riposò e guardò il capolavoro fatto. In effetti aveva creato un mondo di una bellezza unica. Sembrava proprio Lucifero:era bellissimo con gli occhi di fuoco, era un angelo ma anche un demonio. Questo era ciò che la terra sarebbe stata. Angelo e demonio avrebbero convissuto litigando tra loro come facevano le sue due metà. La creatura stette ancora ferma per un po' di tempo, che come sempre era un tempo indefinito, finchè non vide crescere alberi, spuntare fiori, fiumi arrivare ai mari, pesci nuotare e uomini moltiplicarsi. Solo allora le due metà si dichiararono soddisfatte e insieme spiegarono le ali e ripartirono lasciando la terra senza nessuna regola.
In poco tempo la terra si popolò talmente tanto che il bene e il male finirono per incontrarsi e ovviamente finirono anche per scontrarsi.
Il mondo a quel puntò tremò ma l'uomo non se ne rese conto preso da se stesso e dal litigare con il proprio vicino. Un mondo senza regole non può continuare ad essere uno splendore e infatti, un po' alla volta, il bene e il male cominciarono a fondersi e l'uomo cominciò anche lui ad avere due facce. Fu allora che il diavolo che c'era dentro fece sì che l'uomo uccidesse i suoi simili, volesse il potere, volesse essere l'unico a regnare... La terra si divise in vincitori e schiavi. I padroni potevano tutto e come sempre i padroni sono anche un po' vili e quindi se la prendevano con i più deboli e cioè con le donne. Le donne venivano picchiate, stuprate, tenute chiuse a chiave, usate per tutto quello che agli uomini veniva in mente. Le donne non si ribellavano perchè purtroppo loro avevano una dignità diversa, si vergognavano di ammettere che gli uomini erano solo violenti, non parlavano fra di loro e se lo facevano era solo per decantare le bellezze del proprio uomo. Negavano la verità anche a loro stesse. E...”
La morte stava continuando la sua storia ma la principessa la interruppe perchè lei da quel punto la storia della terra la conosceva già. Lei era nata in quel tempo ed era per questo che aveva invocato colei che adesso le stava parlando. La morte si interruppe e guardò con amore quel bellissimo fiore che l'aveva interrotta...
“Allora adesso cosa vuoi sapere?” le chiese sorridendo.
“Voglio sapere cosa mi aspetta e cosa aspetta a tutti coloro che sono qui” le disse la principessa. La morte allora scoppiò in una grande risata e dal gran ridere cominciarono a scenderle delle lacrime lungo le guance. Improvvisamente la principessa vide che la terra era invasa dall'acqua e che le lacrime della morte si tramutavano in neve, ghiaccio, grandine, bombe di acqua e che la terra gemeva e che tutte le donne si affrettavano a correre a rinchiudere finestre, a mettere sacchi di sabbia sull'uscio, a mettere al riparare i bambini , gli animali nelle stalle mentre gli uomini continuavano a litigare incuranti del tempo.
“Cosa avrebbero fatto gli uomini senza le donne?” si chiese la principessa. La morte le rispose semplicemente:”Gli uomini senza le donne non nascerebbero ma senza le donne non nascerebbero nemmeno le donne quindi il mondo finirebbe e tornerebbe ad essere vuoto come all'inizio. Ma non era questa la tua domanda... Tu vuoi sapere dove andrai e cosa faranno tutti quelli che tu vedi qui... Vedi mia cara perchè pensi di dover andare in un altro posto?
Perchè tutti quelli che sono qui secondo te sarebbero di passaggio? Perchè anche in te alberga l'anima di un uomo. Infatti tu ragioni come ti ha insegnato tuo padre e tua madre ha ribadito. Secondo voi il mondo deve continuare e io che porto via buoni e cattivi sono la falciatrice di vite, sono senza cuore. porto con me vecchi e bambini, faccio soffrire chi resta e poi secondo voi li traghetto in un altro mondo... Ma io ti sembrò così?”
La principessa guardò bene in faccia la morte, sentì la sua mano calda, vide il suo petto alzarsi al ritmo del battito del cuore e rispose:” No tu non sei cattiva, ma non sei nemmeno buona, non sei giusta né ingiusta, fai solamente quello per cui sei stata creata.”
La morte allora fece un sorriso dolcissimo. La principessa finalmente aveva capito. Si guardò di nuovo intorno e vide sempre la stessa gente e gli stessi animali che prima aveva visto sembrare in attesa di scendere dalla giostra, essere adesso incredibilmente felici con lo stesso dolcissimo sorriso della morte e capì che nessuno sarebbe mai andato in nessun altro posto perchè quello era il capolinea del loro autobus. “ Dopo di te allora non c'è niente?” chiese la principessa. E la morte le parlò ancora una volta:”Figlia mia il niente non esiste, è solo un qualche cosa creato da voi uomini e quando anche tu lo capirai finalmente allora anche tu capirai come gira questo mondo e finalmente vivrai felice perchè questa è la vera vita”

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Favole da vendere:La principessa attrice 


John Henry Fuseli


Cera una volta e lucida l'altra, le mie storie cominciano sempre così,una principessa che ormai aveva perso tutto... Le erano arrivate persino tre multe per essere entrata in una zona a traffico limitato perchè l'albergo si era dimenticato di inviare i dati che lei aveva regolarmente rilasciato quando era arrivata.
Insomma tutto congiurava contro di lei e la scalogna continuava a perseguitarla. Ma non era tanto la parte economica che le interessava... I soldi alla fine non valevano nulla... Erano gli affetti in cui aveva creduto e che alla fine si erano rilevati solo interessati. Purtroppo lei invece credeva molto nei sentimenti e ci metteva l'anima. Ma quando si diventa poveri anche gli affetti se ne vanno perchè purtroppo il cuore delle persone è sempre sporco. Non che lei si ritenesse perfetta, ma almeno quando voleva bene non teneva mai nulla per lei ma solo per chi amava.
Ora tutto il suo mondo di nuovo si rompeva e lei era stanca di ricostruire sapendo che poi sarebbe di nuovo tutto crollato.
La primavera era sbocciata all'improvviso ma quest'anno lei non aveva nessuna voglia di guardarla e la primavera offesa da questo si era rifiutata di entrare nel suo giardino.
Ovunque c'era fermento. Nei giardini vicini si raccoglievano le foglie cadute, si potavano gli alberi, si tagliava l'erba e le gemme brillavano sotto un sole tiepido che dava l'illusione di un estate precoce. Nel suo giardino invece le margherite del prato restavano chiuse tutto il giorno quasi non volessero vedere che il giorno arrivava, il sole brillava e la notte fuggiva nell'altro emisfero. Sembrava un giardino che non volesse vivere … Del resto anche la casa e la sua padrone erano dello stesso umore. La tristezza non faceva vedere nulla, affievoliva i colori, teneva a freno il verde dell'erba, il rosa dei ciliegi, il giallo del sole e la gioia che doveva aleggiare su tutto cercava gli angoli più remoti per poter scappare. Non c'era più nemmeno un briciolo di felicità e la casa era ormai in sala di rianimazione in attesa di una morte definitiva.
Nulla sarebbe stata come prima. La casa tanto amata una volta ora era solo motivo di ansia, di livore, di rabbia, di dolore, di struggimento, di odio, di disprezzo. Eppure, se andava indietro con la mente, doveva ammettere che in fondo quella casa lei non l'aveva mai voluta. Come sempre era stata costretta da altri a far quella casa eppure poi con il tempo l'aveva anche terribilmente amata e vissuta.. Ma alla fine perchè si deve sempre soffrire? Questa era la domanda che la nostra principessa, perchè le storie parlano solo di principesse e principi e castelli, si poneva e, insieme a queste, si poneva tante altre domande che non avevano mai una risposta, anzi servivano solo a farle del male. Infatti la nostra principessa aveva il cervello sempre in movimento e continuava a far girare idee e pensieri per tutte le strade contorte della sua mente senza per altro rendersi conto che il tanto pensare le faceva tanto male. Infatti la nostra principessa non dormiva per pensare, e per pensare mangiava, e se mangiava poi vomitava, e se vomitava stava male, e mentre stava male pensava, e il circolo si ripeteva.
Era ormai troppo tempo che questa situazione andava avanti e la salute stava cominciando a venire a meno. Nemmeno la primavera aveva strappato la principessa dai suoi pensieri e infatti si era nascosta ai suoi occhi e non si faceva trovare. Aveva lasciato il suo predecessore inverno che ancora faceva rabbrividire la nostra principessa. Lei, già chiara di carnagione, diventava trasparente come l'alabastro nel periodo in cui i raggi del sole non riuscivano nemmeno a dare quelle briciole di calore al corpo. Era una principessa tristissima sempre più magra, sempre più livida, sempre più chiusa in se stessa. Era tutto immobile sotto uno strato di ghiaccio inesistente ma che nonostante non ci fosse sembrava esserci. Tutto era freddo e languiva assieme alla principessa. Ogni tanto qualche principe passava per di là ma vedendo tanto ghiaccio tanta severità, non vedendo nemmeno un mezzo sorriso passava oltre. Quando tutto questo era cominciato la principessa aveva chiuso la casa e il giardino e si era ritirata all'interno. Nei primi tempi la principessa sperava che qualcuno si fermasse, che in qualche modo la cercasse, ma niente, nessuno si era più fatto vivo e lei aveva smesso anche di spiare da dietro la finestra che dava sul portone. Adesso era rinchiusa dentro; le finestre completamente serrate. Ormai lei viveva nella notte e con la notte. Luci sempre accese, musica per non sentire la solitudine, lei si rifiutava di uscire e anche ormai di avere qualsiasi contatto con l'esterno. Soffriva e voleva soffrire in silenzio. Ormai più nulla le avrebbe ridato la felicità e il sorriso che una volta partiva dai suoi occhi. La principessa ormai si trascinava impigliandosi nei suoi stessi piedi. Ogni tanto cadeva, e adesso si rendeva conto della fatica che faceva per rialzarsi.
Ma non aveva ancora voglia di rientrare nel mondo. Il mondo era cattivo, era astuto come una volpe , la prendeva in giro, la faceva innamorare e poi la tradiva, le dava la felicità e poi gliela toglieva non lasciandole nemmeno un briciolo di serenità. Lei piangeva tutto il giorno e nessuno si accorgeva delle sue lacrime. Nessuno poteva capire il suo dolore e nessuno molto probabilmente era interessato a capirlo. Ormai era rimasta sola e i pochi contatti che aveva erano contatti generici quelli che non si mettono sul cellulare. Ogni tanto il suo telefono squillava per offrirle un rumore e un ricordo che il tempo fuori era bello e continuava mentre da lei si era fermato. Nulla cambiava, la sua vita era scandita dalle abitudini e lei era in continuo movimento. Quando faceva una cosa pensava già a quella successiva, non godeva mai l'attimo, anche la musica l'ascoltava sempre con un attimo di ritardo e perdeva il tempo. Era sempre insoddisfatta o meglio sentiva di non avere fatto nulla e di non avere tempo per concludere quello che forse pensava di volere. A volte i suoi pensieri erano talmente rapidi che si accavallavano e poi si scontravano e da questo arriva immediatamente con la velocità di un lampo il più incredibile mal di testa. Erano i momenti più terribili perchè lei aveva la tentazione di sbattere la testa contro il muro fino a romperla. Pensava che un dolore più grande le avrebbe fatto dimenticare quello più piccolo. La morte poi era il suo sogno. Finalmente avrebbe potuto staccare la spina del cervello e avrebbe vissuto nella pace. Ma come e quando sarebbe arrivata?
La grande signora che tutti raccoglie e porta con se non voleva passare davanti al suo cancello e entrare in quel giardino. Fu questo pensiero che la colpì e immediatamente le rotelle della sua mente cominciarono di nuovo a girare in modo vorticoso.
“Se la morte vede un giardino morto pensa di esserci già passata e quindi non entra...”
Fu così che la nostra principessa spalancò le finestre e cominciò a piantare fiori e a cantare per cercare di attirare la primavera. Una farfalla si fece incantare e passò il cancello, un'altra la seguì poi arrivarono le api e i calabroni, e piano piano guardandosi bene in giro anche la primavera si avvicinò.
Fu come un libro da colorare quello che si compera ai bimbi... Piano piano i ciliegi diventarono rosa, l'erba diventò verde le margherite fecero vedere il cuore giallo, il tarassaco fece lo stesso, le ortensie misero i boccioli, le azalee si preparano ad essere colorate. La casa fu invasa dal sole e la polvere spazzata via da un venticello che primavera aveva sparso ripulì il legno rendendolo luccicante. Tutto sembrò prendere vita e per un attimo la principessa con le mani sporche di terra ebbe le gote rosse. Fu solo questione di un attimo. La principessa abbozzò un sorriso e subito la morte arrivò e la prese. Fu così che finalmente la morte venne beffata. Lei che era sempre quella che decideva quando e come prendersi una vita, una volta tanto non aveva capito che la principessa aveva messo in scena una gran farsa. Ma ormai era troppo tardi. La morte può solo togliere la vita non riesce a ridarla e ora avrebbe dovuto rendere conto del suo sbaglio a chi di dovere. La principessa intanto volava con lei felice ma poi all'improvviso vide in faccia la morte, vide il dolore nei suoi occhi, vide la sua paura ed ebbe pietà di quella signora che non rispetta nessuno e così le parlò: Non avere paura mia cara compagna il tuo sbaglio non sarà mai reso noto. Io ti avevo invocato e tu sola mi hai aiutato e io adesso manterrò il mio segreto per sempre”
La morte guardò la principessa e per la prima volta nella sua lunga vita sorrise cullandola provando il piacere di essere madre.



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Bisogna tornare alla realtà... 



Non si può vivere borderline, fa solo male. In realtà bisogna entrare di nuovo nel mondo con un gran paio di palle e riprendere in mano la propria vita e di nuovo buttarsi nella mischia, smettere di mangiare a tutte le ore, smettere di vomitare, riprendere a vivere, ad uscire, a vedere di nuovo il mondo non come un nemico ma solo come un compagno, con tutte le sue indecisioni, le sue perplessità e i suoi difetti.
In realtà questa casa era una culla, magari una culla del diavolo, ma ormai lei conosceva tutte le sue pieghe, sapeva ogni rumore, conosce ogni interruttore, vedeva attraverso lo spiraglio della siepe conosceva le lumache, le gazze e le palme. Stavano fiorendo di nuovo i ciliegi e lei era felice di aver potuto ancora una volta vederli. Sarebbe stata l'ultima, poi tutto sarebbe cambiato, lei stessa sarebbe cambiata e con lei sarebbe cambiato tutto il mondo. Aveva paura di tutto, e tutti le sembravano nemici e potenziali assassini. Non voleva amicizie, ne aveva paura. Troppe volte chi aveva detto di amarla l'aveva poi pugnalata alle spalle e lei adesso non era ancora stabile e forse non lo sarebbe stata mai più. La vita con lei non era stata affatto dolce, anzi, ma anche quello era un modo per sentirsi vivi e viverla continuando ad affrontare tanti problemi. Ormai i problemi sembravano quasi risolti ,oppure in dirittura di arrivo. Tutto in effetti aveva preso improvvisamente la propria casella e tutto era ritornato magicamente a posto. A volte per anni si soffre poi bastano un paio di ore e tutta la tua vita viene rimessa in sesto. Adesso era finalmente libera e proprio adesso lei si sentiva male. Tutte le energie che aveva si era esaurite negli ultimi sette anni e adesso lei si sentiva svuotata e terribilmente stanca. Non ce la faceva più voleva solo ancora una volta vedere i suoi ciliegi ma sapeva che anche quest' anno la pioggia le avrebbe dato solo l'illusione della loro bellezza rovinandole la fioritura. Ormai la casa se ne stava andando alla deriva un po' come lei, anche se in direzione opposta. I mesi passati erano stati i mesi più pesanti. Non aveva fatto altro che pensare a soluzioni per risolvere quel terribile problema che le faceva perdere il sonno e anche la ragione. Poi una mattina, dopo essere riuscita a dormire cinque ore di fila con due pastiglie di quelle che ti ridanno la vita, lei si era alzata con le idee finalmente chiare. Era cominciata la corsa alla ricerca della casa perduta. Aveva passato giorni e notti china su un pc a cercare e a fare note di ciò che voleva. Poi aveva stilato una lista e aveva cominciato a vedere tutte le proposte che si era diligentemente segnate.
Non si sa per quale colpo di fortuna aveva trovato quasi quello che cercava e in un colpo di mano aveva dato l'acconto, firmato il contratto e adesso stava piangendo, mettendo le poche cose che voleva dentro a uno scatolone. Non voleva ricordi eppure, nello stesso tempo, non ne poteva fare a meno. Cominciò a piangere quando le ruppero le mattonelle della cucina per togliere il marmo. “Rompetele pure ma non rompete il marmo quello mi serve! E loro avevano fatto così e le mattonelle messe su vent'anni prima si erano rotte in mille pezzi anzi 857. Lei li aveva contati e aveva visto che corrispondevano alle volte che a lei si era rotto il cuore.
Cosa le riservava il futuro? Quella domenica, una delle ultime molto probabilmente che avrebbe passato senza fare nulla pensava al suicidio, pensava ad aprire il gas e pensava di mangiare dieci barattoli di pastiglie, pensava in poche parole di farla finita. Ma non ne aveva il coraggio, oppure era talmente coraggiosa da volerla vivere questa maledetta vita, aveva voglia di combattere di vivere ancora un po' anche se era sicura le rimanesse poco tempo. Forse questo le diede la forza di riempirsi di mangiare per poi tornare al bagno e vomitare tutto e mentre lo faceva pregava Dio dicendo “scusa se non sono venuta a messa ma sto male . Lo avevo promesso ma anche le promesse son fatte per non essere mantenute e io qui sul water a vomitare tutto quello che in un colpo di pazzia aveva cacciato nello stomaco e stava male male da morire e vomitando stava meglio da una parte e peggio dall'altra. Poi improvvisamente alzò la testa, la gola le faceva male. Ormai vomitava a vuoto. Si alzò con fatica. Aveva male i muscoli delle braccia e delle gambe , salì sulla bilancia aveva perso un chilo. Si lavò i denti e poi si guardò allo specchio ma non si riconobbe, Vide solo l'ombra di se stessa e questo le fece fare un balzo indietro. Chi era quella? Cosa voleva da lei? Perchè era entrata nella sua testa e si era presa il suo corpo? Si rifiutava di essere diventata così. Si guardò le unghie . Erano sporche piene di sangue a furia di mangiarsele. Guardo il suo corpo:le gambe cellulitiche erano diventate gonfie e nere, i seni cadenti si appoggiavano su una cicatrice che le tagliava la pancia. Faceva veramente schifo.
Improvvisamente dallo specchio uscì per un attimo quella che era lei e lei in un attimo di follia allungò la mano e afferrò quella immagine togliendo per sempre l'altra.
Ci fu una lotta tremenda dove lei lottava con se stessa mentre le due lei lottavano nello specchio. Non si sa chi vinse perchè proprio allora ci fu un grande botto e la casa saltò in aria sopra i ciliegi che per un attimo sbocciarono tutti insieme per dare la felicità a quegli occhi che ormai si erano già spenti.
Lo specchio andò in frantumi lei non morì subito riuscì solo a capire che l'altra lei aveva aperto il gas e che sicuramente tra un paio di minuti non ci sarebbe stata non solo lei ma nemmeno la casa. Finì così un' avventura lunga vent'anni.

Se passate da via Broletto 
Al numero 34 
Toglietevi il cappello e parlate sottovoce 
Al primo piano dorme l'amore mio 
È tanto bella la bimba mia 
E giura sempre di amarmi tanto 
Ma quando io la bacio 
Lei ride e parla d'altro 
O mangia noccioline 

Troppe volte mi lascia solo 
E torna quando le pare 
E poi mi guarda appena, non dice dov'è andata 
Tante volte penso di lasciarla 
Io vorrei ma non posso andare 
È la mia croce, la mia miseria 
Ma è tutta la mia vita 
Per me è tutto il mondo 
È tutto quel che ho 

Se passate da via Broletto 
Al numero 34 
Potete anche gridare, fare quello che vi pare 
L'amore mio non si sveglierà 
Ora dorme e sul suo bel viso 
C'è l'ombra di un sorriso 
Ma proprio sotto il cuore 
C'è un forellino rosso 
Rosso come un fiore 

Sono stato io 
Mi perdoni Iddio 
Ma sono un gentiluomo 
E a nessuno dirò il perché 
A nessuno dirò il perchè

Via Broletto 34 Sergio Endrigo

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Signore e signori dal divano il 64° Festival di Sanremo quarta serata... 


Isola dei Morti Arnold Böcklin


Perchè non so mettere le note assieme? Perchè non riesco ad intrecciarle con le parole e creare melodie che diano pace alle orecchie, tranquillità al cuore, lacrime agli occhi verdi che diventano laghi dove le emozioni prendono il sopravvento e diventano cavalloni , dove la serenità del lago diventa improvvisamente cattiveria e poi rassegnazione? Il lago è un posto magico... E' un posto in cui l'acqua trova dei confini ma non è contenta e si agita e agitandosi provoca cose talmente incredibili che solo gli amanti del lago possono comprendere. Anche Lancillotto con la sua spada esce dal lago allevato dalla Dama che lo accompagna e lo protegge e gli fa conoscere questa realtà liquida. Il mare è infinito. Ovunque guardi vedi azzurro che si perde nel cielo dello stesso azzurro appena appena una linea che li divide e li distingue … Il lago racchiuso tra monti di un verde cupo o di un verde chiaro ma mai azzurro... Il lago chiuso in se stesso si arrabbia e non può sfogare il suo rancore che non dentro a se stesso. Il mare invece fugge magari in un altro mare, riesce a galoppare libero , l'acqua scorre e corre con i cavalli delle onde .. Il lago invece è fermo ma ribolle. Non ha spazio, è chiuso in una cella a volte un po' più grande a volte molto piccola e la rabbia rimane lì dentro fino a farlo scoppiare allora diventa livido alza il vento e increspa il manto in piccole e furibonde onde. Il mare genera rispetto, il lago genera terrore... La sua profondità ci è ignota e mentre nel mare riusciamo a dare un fondo il lago sembra arrivare al centro della terra. Non sai mai cosa troverai dentro a quelle acque gelide. Il mare è gelido solo d'inverno, il lago è gelido anche l'estate . E' freddo, non ti accoglie , ti respinge non vuole intrusi e se tu lo guardi sfidandolo, lui allora giura la sua vendetta e ti prende portandoti su quel fondo che non esiste e tenendoti per sempre. Lì dove i mostri delle nostre idee diventano reali, lì dove i sogni diventano realtà nascono draghi, idre, serpenti giganteschi che mangiano la tua vita e ti rubano il cuore imprigionandolo per sempre tra le foglie che trattiene sul fondo per cullarti piano nella dolcezza della morte e del buio per sempre. L'acqua è fredda, è dolce, è trasparente eppure talmente densa di colore da non farti vedere i tesori che nasconde. E' uno specchio che riflette una fotografia di un attimo lungo una vita della montagna che gli racconta la storia della sua vita ogni giorno, tutti i giorni specchiandosi in lui per vedersi più bella, un filo di vento per rimettere a posto i capelli e un filo di pini come trucco. La montagna è vanitosa, infida anche talvolta . Anche lei, come il lago, non ha una natura buona, si scatena dentro se stessa senza sfogo e si muove e genera un rumore sordo poi si calma si ammanta per la sera di bianco e la mattina si scrolla il vestito ormai spiegazzato e crea valanghe di neve che coprono ogni cosa. La neve tanto bella candida e pura eppure anche lei portatrice di morte ..ma in fondo chi dice che la morte sia brutta? Anche lei ammalia come il lago e la montagna e ti conduce dove tu da solo mai andresti, in luoghi dove la mente si perde e la ragione se ne va lasciando il povero cervello a perdersi nel labirinto dei sogni.



Salvador Dali La vera immagine dell'Isola dei Morti di Arnold Böcklin all'ora dell'angelus.

(Stesso quadro con punti di vista diversi, con artisti che vedono la stessa cosa con occhi diversi, con pittori che vedono la stessa realtà distorta... A volte penso che la realtà non esista e se esiste è solo frutto di una nostra fantasia. Forse solo la fotografia si avvicina a ciò che tutti vediamo con occhi diversi anche se è sempre e solo la stessa identica cosa)

Torniamo alla realtà perchè questi voli di fantasia e di anche in parte malinconia sono dovuti al fatto che sto sempre guardando Sanremo quarta serata dedicata ai cantautori( quasi tutti ormai di là...andati, passati ma per sempre ricordati)
Forse la serata più bella, più intensa, più emozionante …
Mi sono ritrovata spesso persa nei ricordi e lontana dal divano. Vagavo nei meandri della mia gioventù che ahimè non torna più ma in fondo perchè dovrei tornare giovane? Erano tempi belli ma anche tempi difficili e in fondo anche adesso sono tempi belli anche se difficili. So tante più cose , forse ho meno speranze però in fondo in fondo non mi posso lamentare, anzi, mi sento contenta della mia vita, bronchite a parte. Oggi per la felicità della mia età mi sono venuti dei crampi dolorosissimi su entrambe le gambe. Non solo non camminavo più, ma non potevo neppure muovermi anzi, mi stavo rattrappendo. Dopo circa un'ora di dolore finalmente il tutto è passato anche se è ritornato oggi pomeriggio... sarà l'età? Comunque intanto guardo Fiorella Mannoia con la sua semplice ricercatezza, i movimenti che sembrano spontanei ma sono curati nei minimi particolari, la bella rossa che non dimostra affatto la sua età e che canta divinamente.. Porco Giuda mi ero dimenticata Mengoni! Eppure anche lui mi piace ha un modo tutto particolare di cantare e la canzone di Endrigo mi ha ricordato una persona che non voglio nemmeno possa pensare di entrare in un millesimo dei miei pensieri. Peccato la canzone è bellissima...Un poesia ma da dimenticare...
Non mi piace Noemi, non piace il suo taglio di capelli, non mi piace il suo fare londinese, non mi piace nulla tranne la sua voce graffiante che arriva. Insomma un festival che chissà perchè ci ha portato tanto per cambiare uno dei pochi sopravvissuti ormai ottuagenari: Gino Paoli anche lui ,come la Ruggero, per me ciechi non nel senso di patria ma perchè non aprono mai gli occhi almeno che l'età non faccia effetto tartaruga e la palpebra cali sull'occhio chiudendolo ad uno specchio che sarebbe irriverente. Dio ci toglie la vista per questo? Nella sua grande bontà non ci vuole far vedere che invecchiamo e quindi ci fa calare non solo la vista ma anche l'udito così possiamo finalmente fregarcene del mondo e anche forse di Sanremo.E così senza nemmeno farci caso mi sono dimenticata di aver visto un essere alieno che diceva Simsalabin e che ha rimpicciolito la Littizzetto ( ma è possibile è già così piccola ha il 33,5 di piede)e non solo non ho mai visto ridere così di gusto Fazio che forse sperava che Silvan morisse a metà del numero per avere sempre una Lucianina tascabile da mettere in tasca quando diventa insopportabile e ripetitiva.
Domani ultima serata... Sopravviverò al fatto che la settimana prossima non potrò rivederlo? Io mi abituo alle cose e inevitabilmente poi quando finiscono soffro anche se sono cose brutte!
La vera immagine dell'Isola dei Morti di Arnold Böcklin all'ora dell'angelus.jpg

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Signore e signori dal divano il 64° Festival di Sanremo terza serata... 


Ieri sera terza serata di Sanremo.
Io ho ancora la broncopolmonite, ma ho la cioccolata e il latte e i giornali. Infatti ieri prima uscita:avevo un sacco di cose da fare che puntualmente sono riuscita a fare tornando a casa giusto per vedere la sigla iniziale del Festival.
Ero esausta e quindi non avevo nessuna voglia di commentare un qualche cosa che mi sta nauseando.
Hanno scomodato Mozart per fare un'apertura che non era da festival ma da “Che tempo che fa”.
Più ci penso e meno vedo differenze tra questi due programmi che in realtà invece dovrebbero averne molte.
Ma Fazio non si smentisce come del resto la Littizzetto. Sono sempre uguali e questo chiaramente non è bene. Tutto dovrebbe essere nuovo, avere almeno, se non altro, un rinnovamento come si spera sia del governo. Per il momento Renzi è dentro da Napolitano da più di un'ora. Lo starà facendo diventare scemo continuando a parlare oppure giocheranno a calcetto o Renzi insegnerà ad accendere il fuoco a Napolitano con due legnetti? Chissà che razza di governo ne verrà fuori... Sicuramente assomiglierà al Festival di Sanremo...Spettacolo già visto, già conosciuto, già vecchio, già sorpassato. Già fallito? E' possibile che Napolitano in un impeto di lucidità abbia ucciso Renzi togliendo così all'Italia un nuovo fallimento? Chissà forse sarebbe la mossa giusta per essere il nuovo presidente della repubblica... Come sarebbe che lo è già? Davvero? Intanto ho visto Berlusconi insieme a Brunetta. Berlusconi sembrava un gigante: prendi due Brunetta e paghi un Berlusconi? Nuovo spot per Mediaset. Ma secondo voi Berlusconi li misura prima? Comunque ultimamente è meno mochettizzato, meno truccato e anche meno finto giovane. Finalmente( ma non credo duri) ha deciso di dimostrare i suoi anni oppure è solo l'ennesimo trucco del bravissimo prestigiatore? Ma torniamo alla terza serata...
Le canzoni non mi piacciono, i vestiti nemmeno, l'unico che mi fa battere il cuore è lo schnauzer medio pepe sale alias il maestro Beppe Vessicchio che però è già stato adocchiato dall'occhio lungo della Littizetto. Il suo monologo(della Littizzetto intendo), molto scontato non mi è piaciuto granchè anche perchè per me non esiste differenza tra individui e non mi pare il caso di sottolinearlo per farlo notare. I disabili, o diversamente abili, sono persone del tutto normali soprattutto se sono i primi a considerarsi normali. Capisco che sono discorsi che fanno molta presa sul pubblico, che coinvolgono e che lei da brava professionista sa sfruttare molto bene. Per me non esistono differenze e quindi tutto ciò che lo sottolinea, anche se in modo positivo, diventa automaticamente sottolineatura di una differenza che non deve esserci. Ho appena visto una foto di un cane con due nasi e non credo che per questo gli altri cani lo additino anzi forse sarà invidiato per avere più fiuto. Per quanto riguarda la bellezza se uno ha voglia di rifarsi si rifaccia l'importante, e soprattutto per le donne, è piacere a se stesse e non agli altri quindi se non chiedono soldi a me tutto va bene. Quello che non capisco invece sono i tacchi... Ritengo che vedere una persona traballante, che non sa scendere le scale, che si abbarbica al braccio più vicino, sia una cosa antiestetica. I tacchi vanno portati bene oppure invece che un tacco 20 mettetene uno dieci... C'è sempre una via di mezzo... Camminare e soprattutto saper camminare è un arte... Oppure care ragazze fate esercizio... Camminate sempre con i tacchi alti fino a quando sarete abituate e sarete un tutt'uno con le vostre estensioni.
“Sto per diventare una gheisha, Red-san. Il mio corpo è la mia arte. Un'arte perfetta difficile da apprendere. La parrucca va portata in un certo modo, il trucco deve essere adeguato, occorre seguire una dieta, imparare a camminare e a danzare e a suonare lo shamisen, il tutto teso a ottenere un'immagine di perfezione.”
Ecco questo deve fare una donna quando sale sul palco con i trampoli...
Dopo Mozart ecco arrivare un altro appena scongelato Renzo Arbore che fa impazzire il pubblico cantando le canzoni di Roberto Murolo... Novità assoluta! Per mezz'ora cercherà di dimenarsi sul palco. Non ho capito se fa finta di essere scemo o se lo è davvero... Comunque di sicuro è vecchio e se solo i vecchi danno una sferzata alla serata allora siamo messi peggio che al governo del quale non si sa ancora nulla!

Ora 
Se solo si potessero inventare le stelle
Nelle gallerie indifferenti delle metro
Smetterei di aver paura di correre
Per andare chissà dove
Ogni volta che mi specchierò
E guarderò lontano
Incrocerò lo sguardo sognante di un bambino
Vorrei dirgli tutto ciò è niente
Lascia perdere
Sognare non aiuta
Ho visto il frantumarsi di ogni cosa
Soprattutto il desiderio di morderle le labbra
Dopo una carezza sbagliata
Di una vita azzardata
Sospeso sulla corda
Ora che stai pensando
Fermati e datti un voto
Tremano le gambe sto cadendo
Vorrei svegliarmi a mezzogiorno
Di una vita senza fretta
Ora che stai pensando
Fermati e datti un voto
Paura di non essere il migliore
Paura di non fare
Paura di partire
Perché partire è scappare
Potrei concedermi un momento per riposare
Io voglio sentirmi libero di contemplare il mare
Ti prego solo per stanotte resta con me
Io non mi so concedere
Ma la più grande colpa sarà sentirmi in colpa
Potrei singhiozzare tirare calci o morire
Deve restare tutto uguale
Anche se uguale per me è impazzire
Ora che stai impazzendo
Fermati e datti un volto
Affondo lentamente e non me ne accorgo
Distrattamente sta finendo
La mia vita senza bellezza
Ora che stai pensando
Fermati e datti un voto
Ora che stai pensando
Fermati e datti un voto
Ora che stai reagendo
Fermati e datti un voto un voto
[un voto un voto un volto].

Renzo Rubino

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