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Io e Papperina
Quando le corna dicono ti amo 


Oppure quando ti amo facendoti le corna…
Il mondo è strano, il mondo dei segni, a volte, è ancora più strano.
Dicono che se per strada qualcuno ti alza l’indice e il mignolo il primo pensiero sia” Il cornuto sarai tu”, il secondo è dove sarà il mio mezzo (ovvio non riferito a ciò che mi sta portando in giro) o la mia metà che dir si voglia.
Non si osserva nemmeno se intervengono altre dita in tale gesto.
Il primo pensiero rimane sempre “il cornuto sarai tu”
Ma si sa anche che tutti in qualche modo siamo cornuti o imparentati con qualcuno che lo è, o figli di cornuti, oppure siamo noi a fare cornuto qualcun altro. Sempre corna comunque sono, e sempre dovrebbero essere solo due dita, ma ultimamente forse per confondere il mezzo, o la metà dolce o meno che sia, mezza o tre quarti, o un quarto solo, si aggiunge con un semplice movimento un terzo dito ed ecco che le corna diventano improvvisamente il modo per dire “I Love You”.
Insomma la lingua anglofona viene in soccorso a coloro che incrociando per strada il cornuto e facendogli il verso si dovessero rendere conto all’ultimo momento che:
1) il cornuto pesa circa una tonnellata e mezza
2) la tonnellata e mezza e di soli muscoli
3) pare abbia fatto un corso di arti marziali (anzi lo deve aver fatto davvero)
A questo punto, senza pensare che potrebbe esserci anche un punto 4), e che la persona in questione possa veramente essere un cornuto/a perché tu hai veramente una relazione affettiva con la di lui/lei compagna/o, timidamente, con un movimento lento in modo da passare del tutto inosservati si alza il terzo dito (il pollice per la precisione) e con la faccia, più faccia che si ha, silenziosamente si sillaba I Love You.


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Eco 
Eco ritorna a cercare Narciso che ha perso dentro uno specchio d'acqua. Non si arrende al destino degli dei, cerca amore, il suo amore Narciso dai capelli d'oro, lo cerca senza voce persa nel tempo chiamandolo; non emette suono e si dispera cercando nelle voci altrui, la voce degna del suo amore perduto... Ritorna sui suoi passi a cercarlo tentando di non farlo specchiare nella fonte che lo porterà via. Ma i passi ritornano sempre allo stesso punto e in quel punto la voce diventa lei stessa, diventa ancora una volta ... eco

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Incontrando Monica 
Non voglio fare la strada classica e quindi taglio tra paesini mai sentiti: Bosco scuro, Bosco chiaro… Non è che improvvisamente sono entrata nel Signore degli anelli?
Il fiume alla mia sinistra è il mio fiume, quello di casa, ma ripercorrendolo al contrario cambia.
Qui a volte è basso e in mezzo ci sono delle spiaggette che fanno la gioia di gazze, gabbiani che si riposano al sole. Sono incantata e infatti improvvisamente inchiodo la macchina. Lei, una fagiana, sta attraversando la sua strada (che però è anche la mia in questo momento). Tiro giù il finestrino e le grido “ Ehi! Guardare prima a destra e poi a sinistra no, eh?”
Si ferma, mi guarda e io capisco che, a modo suo, mi ha mandato a quel paese. Riparte, si ferma, riparte, si riferma, strombazzo, mi guarda e poi indispettita arriva al ciglio della strada.
Riparto ma non per molto perché ho appena fatto 7-8 chilometri e il fiume continua sempre alla mia sinistra, quando mi trovo in mare di lana e sento belati ovunque.
Non è il mio nuovo CD è la lana che bela.
Sono in mezzo ad un gregge, di quelli di una volta, con tanto di pastori che assomigliano alle pecore e con tanto di cani che assomigliano ai pastori...
Tiro giù di nuovo il finestrino, oggi è una giornata bellissima, ci sono 14 gradi e la primavera esulta.
I colli , quelli Euganei, che normalmente non vedo dalla casa di Padova perché ci abito sotto, oggi invece sono lì a definire un orizzonte tinta cielo.
È una fotografia, ma io oggi la macchina fotografica l'ho lasciata a casa. Devo incontrarmi con Monica e non voglio che nulla mi distragga in quelle tre ore che passeremo assieme.
Dicevo, tiro giù di nuovo il finestrino perché la pecora–pastore–cane ci sta battendo sopra: “Buongiorno”
“A lei.”
“Ci scusi, ma sono pecore.”
“Non si preoccupi, è così bello stare qui in mezzo.” L’unica cosa, penso, che non è tanto bella è l’odore, ma per una volta tanto un po’ di sana puzza mi farà apprezzare di più il prossimo profumo.
“Dove andate?”
“Giù di lì.” Ah, mi è tutto chiaro, penso.
“Ogni anno andiamo lì e poi torniamo lì…”
“Che bello!”
“Insomma non è poi così facile con le pecore, a volte vogliono fare di testa loro.”
Sono sempre in mezzo al gregge e le pecore mi guardano. Sono belle, folte di lana e fanno un occhio torvo guardando il mio golfino. “È la Priscilla” dicono.
“Chi è la Priscilla?”
“Quella con cui hanno fatto il tuo golf.”
“Ma scusate come fate a riconoscere la lana?”
“Bambina!!” - a me??? – “Cosa credi, che non ci conosciamo tra noi?”
Mio dio, il golf di Priscilla!
“E Priscilla dov’è?” chiedo.
“È la dietro, ha appena dato il latte a Giove.”
Priscilla, Giove che razza di nomi…
“Allora l’aspetto e vedremo che ne dice del modello…”
“Priscilla…PRISCILLLA, dai muoviti, guarda qui che c’èèèèèè”
“BHEEE, la mia lana…”
“Beh, ti piace?” dico io.
“BHEEE lo dico io, intanto, e poi potevano anche fare il giro manica scalato meglio.”
“Oh, lo farò presente a chi di dovere (blumarine).”
“Però, bheee, il colore verde mela elettrico è bellissimo e ti sta beeeene.”
Ringrazio Priscilla e cerco di ripartire. Il tempo passa e io ho un appuntamento importante: SMS: “Sono a Ferrara”. SMS: “Ok ti aspetto”.
E adesso vediamo come andrà il pomeriggio con Monica.


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La passione della lavatrice. 
Era un po’ di tempo che predicava:Presto ti lascerò ma tu non mi tradirai quando canterà Cocciante e poi si lavava nell’acqua che perdeva. Si lavava i piedi e io, anche non volendo, me ne lavavo le mani, nella sua acqua raccogliendola.
Io la rincuoravo e le dicevo “Ma DAIIIII ormai sei con me da sempre non puoi abbandonarmi”
E lei” Io non ti lascerò mai. Di me ti resterà sempre il nome,quello lo ripeterai sempre”. Si ha ragione pensavo. Quella volta che ho scelto lei è stata una scelta difficile. Ero riuscita a restringere il campo a due nomi: San Giorgio e Margherita.
A volte si dice il caso! Le ho guardate entrambe e poi ho pensato che mio marito di santo non aveva nulla quindi quello era un segno ben chiaro.Margherita invece era lì semplicemente e inutile dire(ormai va molto di moda) in nomen omen. E vada per la margherita se la lavatrice si chiama come me…
Adesso la guardo: due margherite a confronto che si sono usate a vicenda, ammirate a vicenda e anche stimate. Io la curavo mettendole dentro i profumi più squisiti, i detersivi liquidi perché quelli in polvere le davano fastidio al cassettino che non rimaneva mai pulito. Lei lavava tutta contenta e mi sorrideva dall’oblò.Diciassette anni insieme e adesso proprio oggi venerdì santo è cominciata la passione. Arranca, non carica bene l’acqua ma la carica solo a metà e non è certo perché oggi è venerdì santo, perché l’acqua è concessa.
Lei patisce si vede, gira in modo strano, lenta, stanca,fa un rumore che sembra una preghiera, il suo rosario. La guardo la accarezzo piano per non farle male ma lei soffre lo stesso.”Ti prego spegnimi, non ce la faccio più. Stacca la spina. Solo tu puoi farlo!” E’ una decisione difficile decidere di togliere una spina e farla morire. Gesù dammi la forza! Ma Gesù è nella sua stessa condizione sta facendo la sua ennesima via crucis e non voglio disturbare la trasmissione che puntualmente ogni venerdì santo si rinnova. Va bene, come sempre le decisioni le devo prendere da sola. La guardo un’ultima volta con affetto, mi rimanda un rantolo. Stacco la spina, un ultimo sospiro e poi tutto tace. Una margherita se ne è andata però non è detto…il caso non è mai per caso magari tra tre giorni riparte!


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Incontri 
Oggi è proprio una giornata così, dove la luce gioca con le ombre, il sole con le nuvole e io guardo…
All’improvviso una nuvola più intraprendente e un po’ anche invadente fa diventare tutto ancora più grigio, e subito il giallo fosforescente delle forsizie cambia, e sembra che qualcuno abbia spento improvvisamente la luce dentro al cespuglio. Anche l’erba, tanto per non essere da meno, si ingrigisce e diventa triste. Mi accorgo che ormai tutto ha voglia di luce e di sole e, anche se la primavera si nasconde tra i rami, non ci riesce più bene e lascia qui e là qualche indizio: sui ciliegi si è posata più a lungo, sui platani invece un po’ meno. La inseguo con la coda dell’occhio e aspetto che si mostri. Ma oggi, nonostante tutto, non la trovo o meglio, trovo tutto come era ieri.
Mentre ieri avevo notato quei piccoli progressi che a volte sfuggono e che mi avevano fatto sperare in una Pasqua di quelle di una volta, quando ci si metteva la giacchettina nuova tinta pastello e i calzettoni di filo, e aprivi l’uovo alla ricerca della sorpresa, che io trovavo sempre perfetta perché era quella che volevo, e poi le colombe che uscivano dalla gabbia di midollino.
La Pasqua di una volta dove le sorprese dentro all’uovo erano perfette perché era il nonno che ce le faceva mettere e l’uovo era sempre grande. Ancora di più e tutto di cioccolata super fondente come piaceva a me. Oggi, invece, a dispetto di tutto il tempo è tornato sui suoi passi, quasi avesse perso qualche cosa o forse non avesse più voglia di andare avanti e si fosse fermato a pensare sul da farsi. Non so nemmeno io cosa fare e così prendo la mia macchina fotografica e Lulù e vado cercarlo. È umido, fa freddo ed è ancora più grigio, se è possibile, e i colori diventano sempre meno accesi. Cammino svogliatamente e le foto non vengono. Niente emozioni, niente ispirazione, solo Lulù è ispirata e annusa tutto. È lì che lo trovo seduto su un sasso il gomito appoggiato sul ginocchio e il braccio che sostiene una testa bianca stanca. Ha gli occhi di vetro e sembra non vedermi, è annoiato, gioca con la barba e sposta i sassolini con il piede destro, guarda stancamente il fiume che ancora più stanco di lui procede solo perché ha una meta, che però al momento pare non gli interessi raggiungere in fretta.
“Buongiorno.”
Mi guarda con l’espressione di quello che è stato non solo disturbato, ma che colui o colei che lo ha fatto non sa neppure lontanamente a chi si è rivolta e chi abbia disturbato.
Cosa vuole? Perché mi disturba?
“Mi scusi non volevo…”
Se ne vada.
Piano in silenzio mi giro e ritorno sui miei passi sconvolta da tanta maleducazione.
Dove va ?”
Mi giro “Prego?”
Ho detto dove va. È sorda ?"
“Veramente…”
Torni qui e parliamo un po’ .”
Non oso obiettare e, data un’occhiata a Lulù che perlustra la zona filo per filo d’erba, e mi avvicino con tanta titubanza.
“Si sieda”. Obbedisco e incrocio le gambe infilando in bocca un filo d’erba non esplorato da Lulù. Mi piace il sapore dell' erba: forse dovrei essere una capra invece che una pappera. Non so cosa dire.
Sono stanco, vecchio e non so cosa fare .”
“È normale. Tutti invecchiamo e la primavera a volte fa questi scherzi, ti senti svuotato, hai solo bisogno di un po’ di energia.”
SI .”
“E’ andato dal medico?”
Io dal medico? Ma quale medico c’è migliore di me ?”
“Mi scusi non sapevo che fosse un dottore…”
Ma che dici sciocca creatura. Non sai chi sono io ?”
“No mi spiace io non sono molto fisionomista e poi ho deciso da poco di venire a vivere qui.”
La gioventù è proprio stupida da sempre e non cambierà mai .”
“Ma veramente io non sono molto giovane anzi…”
Vuoi forse fare dei confronti con me ?”
“No, NO.”
Voi credete di sapere tutto e invece non sapete un bel niente.”
“Ma veramente io sono convinta di non sapere nulla e mi dispiace di aver poco tempo per imparare tutto quello che ci sarebbe da sapere.”
Ah pure filosofa, fotografa, perditempo, e amante dei cani e poi cosa crede di essere ancora? E allora dimmi che cosa dovrei fare ?”
“Io non lo so. Certo che stando lì seduto non risolve di sicuro il suo problema…”
Mi guarda apre la bocca per parlare e scuote il capo.
Tu non sai.”
“Già, questo lo avevamo appurato tre o quattro righe più sopra.”
Ah, è vero, sì, certo, ma insomma tu che ci fai qui?”
“Io passeggio aspettando la primavera.”
La primavera?”
“Si sono stanca del freddo e poi la natura ha le sue stagioni e il tempo…”
Già il tempo… Che cosa hai da dire sul tempo ?”
“Nulla, solo che oggi sembra che si sia fermato.”
Mia cara hai proprio ragione, oggi mi sono fermato, ero stanco, non sapevo cosa fare e mi sono detto prendiamoci due minuti. Poi sei arrivata tu a prenderli a me e io te li ho dati volentieri. In fondo quelli della tua età non sono poi così male.”
E detto questo fuggì via come solo il tempo fugge.








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