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Io e Papperina
Bed-and-breakfast o B&B 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano sempre così un paesino bello, verde, azzurro, ridente, pieno di storia, pieno di belle donne. Era un paese come quello dei balocchi. La tavola era buona sia nel senso che c'era abbastanza legno e abbastanza mano d'opera per farne davvero di belle, sia per il cibo che era abbondante e cucinato con tanto amore.
Gli abitanti in fondo era dei bravi uomini anche se tutti guardavano solo nelle proprie tasche e le volevano sempre piene. Ecco, se forse mancava qualche cosa, era un po' di senso di dovere verso il prossimo. Gli abitanti del paesino pensavano che dopo tutto siccome vivevano in questo paradiso, a loro era tutto dovuto. Volevano un lavoro pagato bene, una sanità che li resuscitasse, la pensione ancora in tenera età, la casa, o meglio le case, di proprietà, un paio di macchine a testa, il frigo sempre pieno, sei mesi di ferie pagate, il carburante a costo quasi zero, cinema gratuito, scuola pure, crociera annuale, alberghi di lusso e via dicendo. Insomma volevano un paese da sogno e nessuno pensava che i sogni esistono solo quando si va a letto e si dorme oppure quando si è innamorati e fuori di senno.
Il nostro paesino aveva visto tempi duri ma chi quei tempi li aveva vissuti o era morto, oppure si era talmente abituato al benessere che se ne era dimenticato. Nessuno infatti ricordava i tempi in cui la 500 era solo un mito, la gita fuori porta era per pochi, il mondo non si girava, la terra andava coltivata con il sudore della fronte, le scarpe erano solo un paio per stagione e si mangiava quello che c'era, non al ristorante e non c'erano i supermercati ma la bottega del casolino o pizzicagnolo che dir si voglia, che segnava sulla carta gialla ciò che lasciavi in sospeso. Allora il nostro bel paese era un paese che cominciava ad affacciarsi alla libertà dopo una guerra che lo aveva lasciato stremato.
In quei lontani tempi i nonni si erano rimboccate le famose maniche e avevano dato una svolta a tutto. Poi il tempo era passato e i sacrifici si erano dimenticati. Il popolo era diventato ricco e continuava a spendere e a volere sempre di più. Era anche maturato dal punto di vista civico e si erano fatte delle libere elezioni perchè un gruppo di cittadini potesse essere a conoscenza completa delle cose della “città” e avendo la conoscenza delle cose pubbliche, insegnasse l'arte del governo a tutti e applicasse delle giuste leggi. Insomma avrebbero dovuto governare il nostro bel paesino in modo retto, non per il bene solo dei governanti ma per il bene dei governati che li aveva eletti.
Una volta fatte le elezioni se ne fecero ancora, e poi ancora, perchè il nostro paesino non aveva le idee ben chiare oppure votava delle persone che tutto sommato garantivano solo la propria sicurezza e non quella del paese. I nostri paesani cominciarono a manifestare il loro malcontento scendendo in piazza, facendo dei gran casini, alzando e spezzando bandiere, diventando violenti per poi tornare a casa propria e stare al caldo con i piedi sotto la tavola imbandita e la macchina in garage.
Fu così che il nostro piccolo paese andò in rovina e per l'ennesima volta si andò a votare chi doveva in qualche modo dirigere quello sfacelo. Nessuno voleva ammettere che se non ci sono proposte nuove è ben difficile cambiare il mondo. Ma le elezioni erano in fondo un modo per scaricare le colpe e così per l' ennesima volta si spesero i soldi che non c'erano per rimettere su un governo che sarebbe stato vecchio già prima di nascere ammesso che fosse nato. Intanto crescevano i debiti con i paesi vicini. Fu allora che qualcuno ebbe un'idea geniale e disse:” Il nostro è un paese bello, abbiamo un sacco di visitatori perchè non creiamo un Bed-and-Breakfast?”.Dal momento che si erano fatte le lezioni proprio il giorno prima, due dei candidati principali decisero che avendo le stesse iniziali del B&B, avrebbero potuto fare una società e costruire stanze e bagni per procedere con il progetto. E così fecero. Il Bed-and-breakfast diventò una realtà. Fu un altro modo per ingrassare pochi e far patire la fame ai più ma si sa il popolo è bue.
La fine della storia non c'è, non è ancora stata scritta ma gli uomini di quel paesino hanno tanta inventiva e quindi sicuramente sapranno galleggiare. Caso mai proprio oggi guarda caso si è dimessa un'altra B....


Foto rubata da Facebook




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Sofia e Luna 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie iniziano sempre così, una
luna un po' strana. In effetti non era la solita luna tonda e gialla che brilla in cielo nelle notti di mezza estate, o in quelle calde estive appena velata dalla calura del giorno, o quella gelida delle notti invernali che si riflette sul bianco manto di neve, questa era una luna che aveva due occhi a volte attenti per guardare il mondo e a volte pieni d'amore da dare ancora non sapeva a chi e anche a volte incantati per non guardare bene la realtà di questa terra, a volte sognanti invece per guardarla sperando che diventi migliore. Aveva due orecchie che percepivano ogni vibrazione e si muovevano in continuazione...Una specie di luna con le antenne per captare meglio i segnali che le inviava dall'alto il Capo non di Sky ma di tutti gli Sky unificati.
Aveva un filo diretto con Lui perchè lei era la luna di turno. Il Capo era un personaggio strano che non amava esibirsi se non rare volte giusto per fare un bagnetto in un piccolo fiume oppure per morire e resuscitare facendo restare di sasso tutti coloro che invece vivevano nel deserto fatto di sola sabbia. Luna aveva con lui un rapporto del tutto peculiare. Lei lo amava, credeva in lui ma solo in lui e ascoltava con molto interesse tutto ciò che lui le diceva. Lo ascoltava e seguiva i suoi consigli anche se a volte Luna era convinta che più che consigli fossero quasi ordini. Ma, pensava Luna “I capi devo pure comandare se no che capi sono...”
Si ritrovò così una sera chiusa in una scatolone senza sapere bene cosa fare e dove fosse. Non poteva brillare lì dentro...Non poteva mangiare e neppure fare la pipì...Era un pò come la casa di Sergio Endrigo ma se il Capo l'aveva chiusa lì senza dubbio c'era un motivo valido.
Se ne stava tutta annoiata e senza sentire alcun rumore quando tutto ad un tratto sentì sbattere uno sportello e qualcuno ridere.
Luna era veramente incuriosita e cominciò ad agitarsi e fu proprio allora che improvvisamente si trovò ad annusare una mano che era entrata di nascosto. “Di chi è questa piccola manina un po' azzeccosa di gelato alla cioccolata?”. Nessuno le rispose ma in compenso con un rumore sordo lo scatolone fu aperto e lei ritrovò tutto il suo splendore nella luce. Chi aveva fatto questo non era altro che una bimba. Era una bambina molto carina come tutti i bambini. Era una bambina felice come tutti i bambini. Era curiosa come tutti i bambini. Luna la guardò di sbieco e il Capo le disse attraverso un antenna particolare:”Trattala bene, stalle vicino, falla sognare, falla crescere, falla giocare e falla studiare.”
Luna non avrebbe mai trasgredito i suoi ordini.
“Ma scusa saresti così gentile da spiegarmi un po' di più...”
“Certamente mia cara... Quella bimba è sola e lei non lo sa ancora...
Ha due genitori che la amano tantissimo e che per averla hanno venduto anche l'anima al diavolo....Mmmm cioè volevo dire che hanno fatto di tutto, proprio di tutto tranne il diavolo che in questa storia non è contemplato. Devi sapere che questa bimba in realtà dovrebbe avere degli altri fratellini ma io, per una volta nella mia lunga vita, mi sono distratto un attimo e loro si sono persi nell'altro mondo. Non sono riuscito a fermare la loro corsa e sono semplicemente passati nell'aldilà. I genitori hanno pianto, si sono arrabbiati, hanno detto che sono cattivo, che sono ingiusto e, a volte io sembro così, ma solo perchè il mio disegno risulta incomprensibile ai più. In effetti mi rendo perfettamente conto di avere una visione del mondo talmente grande che gli esseri viventi non riesco a capire il senso di ciò che io faccio proprio perchè non capiscono il disegno. Ma tu Luna devi capire quello che io voglio. Non pretendo da te la comprensione del tutto, ma solo della parte che tu dovrai svolgere come se fossi una brava scolaretta. Adesso cercherai di capire quella bimba e di farci amicizia e l'amerai molto, ma lo farà anche lei. Tu le starai accanto sempre e lei ti insegnerà la sua lingua finchè imparerete a giocare assieme e a parlarvi. Tu le dovrai far capire che i suoi genitori hanno sofferto molto anche se sono felici di avere lei. A volte cara Luna i bimbi non si rendono conto delle sofferenze degli adulti e questa è una cosa che tu devi lasciare così. Se i bimbi capissero quante sofferenze e difficoltà ti riserva la vita , non avrebbero nessuna voglia di continuare a vivere... Così invece sono ancora innocenti e pensano che il mondo possa essere solo loro, di poter avere tutto perchè sono loro, di poter essere solo felici e immuni dalle malattie e dalla morte, e così sviluppano l'istinto di sopravvivenza che servirà loro nei momenti difficili.
Hai Capito bene?
“Si Capo... E poi?”
“E poi cara Luna vedrai come passerà in fretta il tempo e come Sofia ti coccolerà e poi ti laverà, ti spazzolerà, farete le prime passeggiate, ti tirerà la palla, ti farà le carezze alle orecchie e tu vedrai il mondo attraverso i suoi occhi e anche a te la vita sembrerà meravigliosa. Guarderai i due genitori e ti sembreranno felici mentre il loro cuore ha molte cicatrici che ancora a volte sanguina perchè anche tu avrai preso gli occhi di Sofia. Crescerete assieme quasi in simbiosi e poi una mattina ti sveglierai e la troverai improvvisamente cresciuta e comincerai a vedere dei grandi cambiamenti. La vedrai mettersi della matita strana negli occhi, le si accorceranno le gonne, le calze diventeranno fini, i tacchi diventeranno alti e tu non sarai più la sua metà. Diventerai la sua decima parte o forse anche meno. Sarà così che vedrai il suo primo amore e le sue prime lacrime, vedrai crescere nei suoi occhi la voglia di abbandonare tutto e vedrai spuntare dalle sue labbra infinite domande. Ecco allora, solo allora, tu dovrai intervenire e farle capire che comunque la vita va vissuta qualunque cosa succeda. Purtroppo dovrà abituarsi a soffrire ma tu dovrai insegnarle a trovare il meglio anche nel peggio. Devi dirle che all'uomo non è dato avere una seconda vita in terra e che quindi deve ricavare il più possibile da questa.
Non c'è vita senza dolore perchè così io ho deciso... Ma ci sono anche cose belle...Sono poche ma possono lo stesso riempire tutta una vita. Lo so che non hai un compito semplice ma come vedi anche tu cominci a capire dove stanno le difficoltà.
E poi un giorno tornerò da te e ti rimetterò dentro ad un altro scatolone e ti riporterò in cielo. Vedrai... Come entrerai nello scatolone ti sentirai improvvisamente bene e io ti porterò lassù in alto nel cielo blu da dove giocando con Giulio potrai vedere la disperazione di Sofia per averti perso. Solo allora ti renderai conto di quanto bene ti voleva perchè, e questa è una cosa che imparerai: le cose si capiscono sempre o in ritardo o quando nel caso peggiore si perdono.
Ma comunque tu da lassù non sentirai nessun dolore, giocherai con gli altri bambini ma nei tuoi occhi e nelle tue orecchie vedrai e sentirai sempre Sofia. La cosa bella quando si va in cielo è l'assenza del dolore che invece in terra ti accompagna sempre. Si allora potrai dire di essere felice e da lassù con me vedrai Sofia diventare grande e poi vecchia e poi alla fine Sofia verrà da te e con lei tutte le persone che hai amato e il cerchio si chiuderà come ogni cerchio fa sempre per essere perfetto. Ecco la tua vita Luna va, vivila e sii felice anche se so già che lo sarai molto poco perchè in fondo è vero che io sono infinitamente buono ma anche qui c'è un cerchio e il buono e il cattivo fanno parte dello stesso cerchio e tu lo sai che gli estremi si toccano e si confondono...” E il Capo poi tacque e Luna adesso sta facendo i suoi compiti. Sofia dorme sul divano e la mamma parla piano con un'amica mentre il papà fingendo di guardare Sofia sta dormendo della grossa. A tutto il mondo buonanotte!

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A volte... di un tempo 


A volte la spiaggia è più vicina di quanto pensiamo solo che non la vediamo perché il mare è agitato e le onde sono cavalloni enormi che ci nascondono la visuale.
Poi tutto ad un tratto il mare si calma e la spiaggia ti accoglie. Trovi la quiete dell'anima e la serenità della mente che si perdono in un nuovo libro. E' un libro talmente bello che tu ci vivi dentro, che non vorresti finire, con il quale prendi degli appuntamenti fissi. Lo leggi con la consapevolezza che è un libro e che ti darà solo un altro pezzettino di conoscenza che non hai ancora. Ti rendi conto che il mondo esiste attorno a te e che tu ne fai parte e quel libro ti insegna che basta un tuo gesto per avere ciò che cerchi, ti insegna a non essere egoista, a fare il primo passo e tu lo chiudi e rileggi il titolo: Imparare a vivere apprezzando ciò che il tempo regala.

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Chiara 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano tutte così...

Lei ascoltava con gli occhi chiusi. La musica che usciva dalla radio si muoveva creando immagini sempre diverse nella sua mente. Chiara ascoltava e guardava le note colorare il suo cervello. La musica era per lei la vita. Ascoltarla era sinonimo di felicità. Le note che passavano attraverso i suoi occhi chiusi trasmettevano colori.
Le canzoni era fatte anche di parole e Chiara, sempre ad occhi chiusi, vedeva non solo le note ma anche le parole assumere forme e colori. Il rosso per esempio in lei evocava il caldo, il sole. Il verde era uguale al rumore delle foglie. Il giallo era il profumo del pane. Il viola il colore della matita con cui Chiara cercava di truccarsi senza per altro riuscirci.
I colori, in qualche modo erano fonte di gioia e di dolore. Chiara avrebbe voluto metterli tutti in un quadro ma lei non era capace di dipingere. A volte pensava che la vita era stata disonesta con lei, che non le aveva dato la possibilità di dipingere ciò che lei vedeva nella musica e che le note le suggerivano.
Chiara aveva imparato a suonare e in qualche modo metteva i colori in ciò che componeva.
Ma lei era certa che non era la stessa cosa.
Sempre con gli occhi chiusi Chiara ascoltava i colori. A volte quando la musica non la portava in posti troppi lontani dal mondo reale, Chiara ascoltava anche gli odori. Adesso sentiva il profumo delle lenzuola pulite, appena stirate e asciugate al sole. Era estate. Le lenzuola infatti avevano un odore diverso in inverno perchè il sole e cioè il rosso, non le asciugava, mentre erano asciugate dal verde dell'eucalipto che veniva messo nelle vaschette piene di acqua appese ai termosifoni.
D'inverno le lenzuola asciugavano all'interno. Dalla finestra aperta, anche se la musica veniva un po' offuscata dal rumore esterno, Chiara sentiva il profumo del lillà e il viola entrava dalla finestra stessa invadendo la stanza e posandosi sul rosso del profumo delle lenzuola. I lillà sbocciavano solo in quel periodo ed erano appena fuori dalla sua finestra. Chiara si concentrò sulla musica e sulle parole. L'azzurro arrivò in fretta. Era frutto del cielo. Poi arrivò il giallo quando una nuvola dispettosa per un attimo decise di non dare la precedenza al sole e di passargli davanti. Chiara vedeva le note danzare sui teli della sua immaginazione e cambiare continuamente. Per ogni gruppo di note c'era uno sfondo diverso. La musica si muoveva creando onde e colori sui teli e disegnando le cose che Chiara non sapeva riportare su un foglio.
Perchè? Eppure lei li vedeva i colori e vedeva le forme. Lei li vedeva bene.
Ancora una volta si arrabbiò per non saper tradurre ciò che il suo cervello invece vedeva già scritto. La musica continuava. Adesso suonava un tango sensuale e rosa shocking. Il fondo si muoveva con rapidità per poi fermarsi di colpo e poi di nuovo riprendere.
La musica le toglieva il fiato.
Sempre ad occhi chiusi annusò ancora una volta l'odore della melodia. Il tango era una tavolozza di colori. Passava dal bianco al nero attraverso il rosso, l'arancio, il fucsia il verde dello stop. Poi riprendeva di nuovo con il rosso, il ciclamino, il lilla, l'indaco il violetto e poi il blu per finire con la morte della canzone nel bianco più assoluto. La fine per Chiara era sempre e comunque bianca.
Ascoltava assaporando tutto. Erano i suoi momenti. I momenti in cui tutto le sembrava possibile. I momenti in cui la bellezza dell'essere vivi era talmente intensa da farla star male. Erano i momenti in cui Chiara creava canzoni che parlavano di colori, di quadri, di profumi, e di amore per poterli apprezzare. Chiara in quei momenti inventava la musica dove qualcuno un giorno avrebbe scritto le parole giuste per creare una canzone di successo.
Quel giorno però era un giorno diverso e Chiara decise che, anche se non lo sapeva fare, avrebbe fatto un quadro.
Cominciò così a dipingere la parete destra del suo letto. Dipingeva cercando di copiare ciò che aveva in testa. Poi, dopo un bel po' di tempo le sembrò di aver fatto tutto e che il quadro, anzi il murales fosse terminato.
Si sedette stanchissima sul letto e guardò l'insieme della parete. Sì, ci era riuscita. La parete era diventata l'immagine esatta che c'era nella sua testa. I colori erano gli stessi e Chiara continuò per un lungo periodo ad ammirare il suo capolavoro.
Poi, mentre la notte le regalava il grigio e poi arriva a portarle il nero, Chiara si alzò dal letto, prese il bastone bianco che era vicino alla porta e decise di uscire.
Per lei il giorno e la notte erano uguali. I colori erano solo nel suo cervello perchè i suoi occhi erano solo e sempre chiusi. La parete alla destra del suo letto rimaneva inesorabilmente bianca e vuota come i suoi occhi se lei li avesse aperti.



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Ortensia 



Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano sempre così una principessa che di principesco non aveva proprio nulla se non forse il nobile cuore e la purezza del pensiero. Si chiamava Ortensia. Ortensia era nata in una famiglia che aveva delle solidi origine e le loro radici arrivavano fino alla Cina. Lei era ancora un bocciolo. Ortensia sperava di diventare come la sua compagnia di giochi che si chiamava Rosa. Ortensia esternava spesso le sue speranze e i genitori la rimproveravano di voler essere uguale ad un altro fiore. Lei doveva crescere con modestia, con la propria personalità e diventare quello che il destino le aveva imposto con la nascita.
Ortensia quando i genitori la rimproveravano diventava triste e pensierosa e correva via inciampando nelle sue radici. Purtroppo non poteva andare molto distante ma, un po' più in là sotto un lillà, riusciva ad aprire un libro con tante figure che si chiamava Erbario. I primi anni di Ortensia furono anni spensierati rivolti solo a guardare il mondo esterno. Ammirava il cielo, il sole, la luna quando i genitori le permettevano di guardare Carosello. Poi Ortensia reclinava il capino e si addormentava felice di essere un fiore.


“Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare
perché mi porto un dolore che sale, che sale
Si ferma sulle ginocchia che tremano e so perchè
E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare
perché è un dolore che sale, che sale e fa male
Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c’è
E quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà”


Ma vennero presto i tempi bui e Ortensia vide i genitori morire sotto il taglio di una forbice. Più che morire i genitori vennero strappati alla terra nel vero senso del termine e poi da due mani gigantesche messi in un contenitore. Ortensia aveva visto la televisione e pensava che quel contenitore fosse un ospedale. I genitori stavano immobili in una soluzione che li teneva in vita ma che li faceva soffrire molto. Il dolore era talmente grande che i suoi genitori, ora dopo ora, perdevano il loro colore e impallidivano, si rinsecchivano e mandavano urli strazianti che solo lei sentiva. Ortensia cominciò a a capire che la vita era sofferenza. Poi tutto finì. Il contenitore sparì e lei non vide più i genitori. Si ritrovò orfana improvvisamente e capì che nella vita purtroppo tutto finisce e anche le persone che amiamo ci lasciano e non vale la pena arrabbiarsi perchè questa è, appunto, la vita. La sua amica Rosa invece aveva un carattere più dolce, si poneva meno domande e viveva la vita sempre come se dovesse finire dopo un attimo. Ecco lei viveva l'attimo... Ma come si fa chiese Ortensia a se stessa a vivere così senza fare un programma , senza avere un vero amore, senza leggere, senza studiare, senza in fondo vedere altro che la terra che ti contorna?


“Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
Ma c’è il dolore che sale che sa e e fa male
Arriva al cuore, lo vuole picchiare più forte di me
Prosegue nella sua corsa si prende quello che resta
Ed in un attimo mi scoppia la testa
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è”


Ortensia cercava anche di parlare con Rosa ma lei era diventata troppo vanesia, troppo piena di se stessa, tutta compresa solo ad essere bella e profumata e Ortensia un bel giorno si stancò. Fu così che si innamorò per la prima volta. Lui era bello alto e viola. Era un meraviglioso iris come quelli di Van Gogh. Era un po' più in là anche lui vicino ai lillà e formavano una macchia viola che a guardarla ti faceva solo pensare alla bellezza. Ortensia aveva perso la testa e tutti i suoi riccioli fremevano ogni volta che lei aveva l'impressione che lui la guardasse. Lui invece era un fiore ancora volubile, non aveva nessuna voglia di crescere, non aveva nemmeno voglia di prendersi alcuna responsabilità. Nonostante questo Iris le fece la corte e lei si innamorò ancora di più ma poi lui vide Rosa... I giovani sono volubili e Ortensia perse in un sol colpo un'amica e l'amore. Soffrì tantissimo. Pensò di uccidere i due amanti, pensò di uccidersi, pensò che la vita era finita e soffrì ancora di più.
Poi un giorno si svegliò e si innamorò di nuovo. Ortensia si domandò perchè ma non trovò una risposta ma solo ancora amore. Anche questo amore finì e ancora una volta Ortensia soffrì anche perchè, per seguire questo grande amore che lei credeva fosse per sempre, si indebitò. Fu così che dopo un bel po' di anni si ritrovò di nuovo sola. Rosa intanto anche lei aveva fatto la fine dei suoi genitori. Era morta dentro al contenitore guardando Iris. Iris dal canto suo aveva trovato subito una sostituta e adesso era di nuovo lì a fare il cascamorto... (Ma se era cascamorto come faceva ad essere vivo? Era vivo e vegetava...)


E sale scende dagli occhi, il sole adesso dov’è
Mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
Le parole nell'aria sono parole a metà
Ma queste sono già scritte e il tempo non passerà
Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà.

E passò un altro tot di tempo. Il tot è il metro del tempo dei fiori. Loro non hanno anni come noi, ma tot. Il tot per noi umani non ha un corrispondente (e quindi non si possono fare le interviste a distanza soprattutto dall'estero). Insomma noi e i fiori abbiamo tempi diversi come anche gli umani hanno in certi casi...Ma sorvoliamo sul tempo che ora era bello, ora era brutto, ora c'era la neve e adesso anche. Ma questo sarà il tema di un altra storia che si intitolerà l'ultima neve. (Ovviamente questo è un messaggio promozionale , come quelli che adesso passano per le elezioni... Spot che promettono e non mantengono...) Ortensia ormai aveva perso tutto anche la stima di se stessa. Guardava lontano e sperava in un miracolo. Pensava che un giorno anche il suo Dio si sarebbe accorto di lei e le avrebbe dato un po' di felicità. In quel momento Pansè sbuco lì vicino e Ortensia cedette al profumo dell'amore. Non si innamorò di Pansè ma di quello che impersonava Pansè e cioè famiglia, casa, tranquillità e affetto.



Ma quando arriva la notte, la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà
L'amore può allontanarci la vita poi continuerà
Continuerà
Continuerà

Ma anche il Pansè fece il suo tempo e lasciò Ortensia ancora più nei pasticci. Ortensia si disperò anche se non troppo e pensò di lasciare questa terra insulsa e andare altrove. Fu allora che per l'ennesima volta il destino le preparò un'altra amara sorpresa. Conobbe Narciso e ancora una volta si innamorò, ma di lui questa volta, e con tutta se stessa. Ma anche Narciso la lasciò. Era innamorato di se stesso e non di lei. Non capiva nulla di Ortensia. Non vedeva che lei soffriva, non vedeva che non dormiva, non vedeva che lei si stava disinnamorando. I grandi amori finiscono sempre come tutti gli amori, Ma a volte l'amore non fa male quando finisce ma solo quando sta finendo. Ortensia soffrì moltissimo mentre decideva che Narciso non valeva il suo bene. Poi improvvisamente un giorno si rese conto di essere guarita. Narciso non era più nei suoi pensieri e anzi lei finalmente vedeva un futuro fatto solo da lei stessa. Ortensia adesso sta benissimo, sa che l'amore è dietro all'angolo, e guarda l'angolo con terrore. Sa anche che purtroppo prima o poi dovrà girare per quell'angolo, ma per il momento ha imparato da Rosa e vive l'attimo dentro ad una fioreria che ha aperto in quel fazzoletto di giardino che le è rimasto. Ha un gusto incredibile nell'abbinare i fiori, ha il gusto dei colori e anche se vive sulla morte dei suoi simili è a suo modo felice.


La canzone è di Arisa: “La notte”


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