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Io e Papperina
OCHELEGGEREZZE :I libri di I&P Gli sdraiati Michele Serra 



Carissimo Michele Serra
ho comperato questa sera il suo (tuo?) libro. Erano circa le 19,40 e stavo andando a vedere “Giselle” splendido balletto che mi ha appagato della settimana scorsa. A volte il balletto (che devo ammettere seguo da ben poco tempo e che ovviamente ancora non conosco e capisco ancora meno) per me è un film muto parlato. Lo so che è un controsenso però a me sembra tale. Il sonoro è fatto dai gesti, dalle mani, dai piedi, dal corpo e la gestione di queste varie parti del nostro essere che trasmettono in qualche modo un suono che non c'è. Ovviamente non parlo della musica che corona e mette la ciliegina sulla torta. Anche se togli l'audio il sonoro continua ad esserci. Comunque ancora piena di emozioni violente, prepotenti, dolci, tristi, armoniose, sono arrivata a capire che avevo fame e che avevo mangiato in tutta la giornata solo tre biscotti. Ma volevo iniziare il suo ( Tuo? Se posso osare il tu...) libro. Alla terza pagina già non sapevo più chi ero. Ho circa la tua (dai facciamo i giovani e passiamo al tu diretto)età ma purtroppo io alla terza pagina ero con il tuo libro sulla tavola e con una mano mantenevo un panino mentre con l'altra lo spalmavo di nutella, avevo la tv accesa, con un occhio leggevo , con l'altro cercavo di non spargere cioccolata ovunque, bevevo con non so quale mano ma sicuramente bevevo un buon rosso avendo scartato il bianco che per me, in quel momento, non si intonava con il sapore di nocciola. Dopo la nutella è stata la volta del petto di pollo e poi degli orsetti quelli molli coloratissimi. Insomma non avevo più la tua età ma assomigliavo misteriosamente a tuo figlio. Faccio briciole, ingoio bocconi enormi però leggo senza sporcare il libro che per me è sacro entrando improvvisamente in un altra personalità: la tua.
Adesso con la pancia piena, il lavello pulito, non ho fumato perchè io non fumo più da tanto tempo ma le Camel e le Marlboro rimangono comunque ancora impresse nella memoria, mi trovo sempre con il tuo libro davanti al pc a cercare in internet un bravo psichiatra che mi chiarisca chi sono, ammesso che lui sappia chi è, cosa del tutto improbabile. Ho perso leggendo la mia identità(normale per me che perdo sempre tutto e non per l'età ma solo per Grazia Divina sono una giovane vecchia o una vecchia giovane?)
In qualsiasi modo io guardi la situazione non sono più io. E la colpa è tutta tua.
Come hai fatto tu a dare un taglio netto e ad essere quello che sei? Continuo la lettura. Il tuo libro mi piace. E' stringato e nello stesso tempo pieno di aggettivi descrittivi ( esistono o sono una mia invenzione?), di scene lunghe ma sempre concise. E' un altro punto da chiarire con il mio futuro psichiatra: A pancia piena si legge meglio? Forse è più una domanda per Marzullo... I sensi più maschili adesso lasciano il posto a quelli più femminili cioè diventano meno rozzi e più gentili, più amabili, più sentiti dentro, meno visibili all'esterno, più profondi, più, se vogliamo, personali. A pancia piena ci si confessa meglio e si ascoltano le confessioni con più giudizio, con una visione più aperta, a 360 gradi. La fame e lo stomaco vuoto impediscono la visone pura che assomiglia molto alla ragion pura che a suo tempo qualcuno ha scritto e qualcuno, dopo averlo letto, ha anche cercato di spiegare.
Il libro ormai va avanti da solo. Il tuo essere vecchio e paragonabile al suo essere giovane e anche al nostro essere stati giovani. Mi piace da morire questo modo di scrivere sintetico, poetico, a volte anche troppo azzardato nelle parole, mi piace il concetto di amore che esprime, mi piace la continua ricerca del capire ciò che purtroppo non si può capire perchè non solo i figli, ma tutti siamo diversi, e non si riesce a capire ciò che non siamo.
La vita continua sempre. La morte non muore, i vecchi nemmeno sono solo sostituiti da altri vecchi che un tempo sono stati giovani ma che ormai non si ricordano più di essere stati tali. Non possiamo capire i giovani. Sono su un altro pianeta anche se noi cerchiamo lo stesso di metterli in qualche modo nella nostra vita. Non si può. Loro vivono la loro vita e siamo già fortunati quando per caso o per fortuna o perchè imposto i nostri mondi si incontrano per un breve attimo. Allora e solo allora capiamo di essere diventati vecchi. Così si conclude il tuo libro.


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Favole da vendere: e da ascoltare : NOOO VA TUTTO BENE...VOGLIO SOLO MORIRE 


Cera una volta e lucida l'altra, le mie storie cominciano tutte così, una piccola donna che all'apparenza sembrava tanto grande. Era un gran pezzo di figliola con i pantaloni che le stavano sempre corti, i maglioni le arrivano a malapena all'ombelico e le maniche poi erano appena sotto il gomito. Sembrava un gigante fuori posto e fuori dal mondo. Se tutto era grande in lei era grande anche il cuore. Lei amava tutto e lo dava a vedere senza tante scuse; non ne aveva paura anzi, il bene lei lo dimostrava apertamente sorridendo, ridendo, cantando, baciando e abbracciando tutti compresa la vita stessa. Girava per il mondo con le sue lunghe gambe e i piedi grandi che la rendevano incredibilmente stabile. Non usava i tacchi, non c'erano scarpe da donna che le andassero bene. Lei aveva un vecchio paio di scarpe da ginnastica, una tuta e un maglione a righe. Tutti la vedevano sempre così. Eppure appariva sempre pulita e in ordine. I capelli luci biondi erano sempre chiusi in una coda di cavallo che le cascava lungo la schiena che lei teneva sempre piegata pensando di sembrare più piccola. Girava il mondo con uno zaino e un cane che la seguiva senza bisogno di guinzaglio. Aveva tutta una sua vita e la sua casa era il mondo. Amava gli ospedali e ci entrava sempre quando ne vedeva uno. Si metteva un bel naso rosso, lasciava il cane fuori e andava a portare un po' della sua felicità a chi di felicità non ne aveva. Le bastava aprire solo il suo cuore e la felicità subito come una polvere magica, faceva sfavillare gli occhi agli ammalati e ridere a crepapelle i bambini. E lei in quei momenti dimenticava il mondo, il suo mondo. Era per poco, ma questi minuti le servivano per poter sopravvivere fino a domani quando di nuovo, un ospedale, le avrebbe dato la stessa ragione per arrivare al giorno dopo. In realtà lo zaino le serviva solo per tenerci dentro un libro, una bottiglia di acqua , quattro soldi, un quaderno, una penna e il naso rosso e l'ospedale era sempre lo stesso. Anche se nessuno lo sapeva lei aveva una casa vera, bella, ordinata, pulita e piena di verde. Aveva gli armadi pieni di vestiti che le stavano benissimo, che erano fatti su misura e i quattro soldi erano molti di più. Però lei non voleva che nessuno sapesse tutto questo perchè come entrava in quella reggia lei moriva. L'unico posto dove stava bene era la doccia perchè li poteva piangere quanto voleva, poteva finalmente buttare fuori tutto il suo dolore senza che l'acqua la tradisse. Era sicuramente un gigante fuori dal comune anche se cercava di fare di tutto per essere normale. Ma la vita ha tutto tranne che la normalità. Non esiste una vita normale, esiste semplicemente una vita che dovrebbe essere vissuta sempre e comunque. Lei non la viveva e se non ci fosse stato l'ospedale e il cane lei si sarebbe già tagliata le vene nella sua bella cucina tutta d'acciaio luccicante o forse non l'avrebbe mai fatto perchè il sangue avrebbe sporcato tutto. Sicuramente quando entrava in quella casa lei non era più lei. Improvvisamente diventava piccola, minuta, la schiena tornava dritta, i piedi le si accorciavano e le sue ciabattine era talmente graziose da fare invidia, la felicità spariva nelle lacrime mista all'acqua della doccia. Quando poi emergeva dalla nube di vapore acqueo cominciava da asciugare i lunghi capelli che le si avvolgevano in modo che dire delizioso era poco:Era bella come una scultura greca, si avvolgeva nella morbidezza della spugna colorata che le accendeva ancora di più la carnagione chiara e gli occhi verdi luminosi grandi ma soprattutto sinceri. Non c'era malizia in lei. Si era studiata a lungo e si era accorta che la solitudine è una cosa molto bella quando si vive con qualcuno. Lei viveva sola e nessuno avrebbe mai pensato quanto questa non scelta le era costata. A volte le persone non hanno parenti, o meglio gli hanno ma o sono morti oppure sono talmente lontani da sembrare di esserlo. Lei purtroppo non aveva fratelli e non aveva genitori. Viveva sola in compagnia della sua stessa solitudine. Ogni tanto aveva avuto delle amicizie ma alla fine si era sempre rivelate delle grandi tragedie. Lei non poteva vivere nel mondo. Il mondo è cattivo e tutti si approfittavano di lei continuando a chiedere senza dare e lei purtroppo , non essendo cretina , quando se ne accorgeva le si rompeva un pezzo di cuore e soffriva. Per un periodo chiudeva la grande casa, si ritirava nelle stanze più interne e dava sfogo a tutto il suo dolore. Si metteva sotto la doccia a piangere e poi cercava di mangiare ,ma lei purtroppo quando stava così quello che mangiava era subito vomitato. Sapeva di soffrire di disturbi di alimentazione e che tante volte mangiava e poi vomitava ma pensava anche che tanta gente stava peggio, che i bambini volevano vedere il suo naso,e i vecchi volevano ridere almeno nelle loro ultime ore. Così solo il cane sapeva veramente cosa nascondevano quei vestiti troppo corti e cosa contenesse oltre a tanto amore il cuore della sua amica. Lui cercava di parlarle spesso e le diceva:Piccola mia tu devi smettere di dare tutta te stessa agli altri... pensa anche un po' per te, cerca una compagnia perchè è inutile che tu dica di stare bene da sola, la solitudine non è fatta per le persone che amano come ami tu. La solitudine va bene solo per le persone che non hanno sentimenti o che sono talmente tanto narcisiste da amare solo se stesse, oppure opportuniste da usare gli altri in nome dell'amore. Ma lei non sapeva fare altro. Era nata per amare tutti tranne se stessa. Lei veniva per ultima e questo la portava ad avere parecchi disturbi che nessuno però cercava di vedere perchè a tutti fa bene avere attorno persone che risolvono i tuoi problemi non quelli che ti li creano. La nostra ragazza aveva capito anche questo e quindi faceva ridere nella speranza che magari, per puro caso, una persona diversa dalle altre la capisse. Ormai era diventata vecchia e la persona sognata non era rimasta che un sogno. Anzi adesso doveva lasciare anche il suo guscio e la sua doccia e cambiare casa. La disperazione della notte passava entrando nell'ospedale nascosta dal naso rosso. La sua felicità che forse in parte era finta all'inizio, diventava vera man mano che vedeva l'amore sbocciare sui visi e questo la ricompensava. Adesso però era notte e quel maledetto sonno che le avrebbe alleviato il dolore non voleva arrivare. Pensava a tutte le sue abitudini che avrebbe dovuto lasciare, pensava al cane che avrebbe avuto un trauma, pensava che imponeva pure a lui nuove abitudini adesso che era vecchio, che le zampe lo tenevano in piedi a stento. Pensava al fatto di dover cambiare vita anche se l'ospedale era sempre raggiungibile. Pensava che l'uomo con il tempo si fossilizza, non ha più la velocità di pensiero di quando è giovane, non ha più la capacità di adattamento, fa uno sforzo immenso per cambiare abitudini che la vita gli ha inculcato nel lato più lontano del cervello. Pensava, pensava, pensava, poi di un tratto senti uno scoppiò e vide una grande luce. La trovarono così la mattina. Naturalmente era ancora viva perchè il cane aveva dato l'allarme. La trasportarono in autoambulanza in ospedale e la riempirono di tubi. Non sapeva se le sembrava di essere un palombaro oppure uno di quelli che vanno sulla luna oppure semplicemente Gulliver quando arriva dai Lillipuzziani e si trova improvvisamente legato da tutte le parti. Tutti correvano avanti e indietro rincorrendo il tempo perduto e non capendo che il tempo non è mai perso se si sa interpretare ed è sempre perso quando viene sprecato. Nessuno, come era logico, si era accorto che lei capiva e vedeva e sentiva tutto, anzi a nessuno questo interessava. Fu solo dopo tanto tempo quando il dolore non lasciò più spazio alla lucidità mentale che urlò” Voglio il mio naso rosso” Dovette urlare per un'ora perchè qualcuno la stesse ad ascoltare. Poi, non si sa come, un bambino che lei sperò non le assomigliasse nel cuore, guardò nel suo zaino e glielo mise. Fu allora che partì la grande risata. Rise per circa un'ora, rise con le lacrime che le scendevano lungo le guance e tutti pensarono fosse impazzita. Non era così perchè bastava guardare fuori dalla finestra e si sarebbe visto il cane con un naso rosso identico a quello della donna che faceva dei numeri pazzeschi: saltava, si buttava per terra, alzava le zampe, si mangiava la coda e tutto per farla ridere... Ma lei, che lo amava, aveva capito e pur di non deluderlo rideva, ma le lacrime non erano provocate dal riso ma dal dolore. Fu un attimo, fu un incontro di uno sguardo. Il cane e la donna sentirono le stesse cose, si amarono ancora per un minuto, si raccontarono tutto ciò che non erano riusciti a dirsi in tanti anni, si chiesero perdono e poi chiusero gli occhi contemporaneamente. Morirono insieme così come avevano vissuto entrambi con il naso di plastica rosso. Il bambino li vide salire assieme lungo una collina verde lei davanti e lui che le trotterellava dietro dimenando la coda. Li aspettava senza dubbio un'altra avventura

Mauro Pelosi
Un mattino

Ti alzi dal letto e ancora sei stanco,
alla finestra ti accorgi che è giorno
piove e il mattino ti sembra più bello
metti i vestiti e decidi di uscire,
scendi le scale e già sei pentito
poi sul portone ti fermi a guardare
case e persone bagnate e scontente
son li davanti son sempre le stesse,
sali pian piano parlando da solo
forse per dare a te stesso una scusa
torni a letto sperando che il sonno
venga di nuovo a renderti morto,
senti che in testa hai mille pensieri.
Non puoi dormire e ti perdi nei sogni
dietro alle ombre di strane avventure
come un drogato che scappa dal mondo
per non portar la realtà sulle spalle,
piangi e intanto sei come un bambino
grande e sbagliato ma sempre un bambino,
cerchi nel buio e in fondo ti piace
di ricordare per farti più male
squallide cose che il tempo ti ha dato
forse per farti capir che sei uomo,
che la natura ti spinge da dentro
e che non cambi neanche a volerlo,
poi per gli illusi c'è l'introspezione

Quadro Van Gogh


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Caffè???? 


Questa mattina, come tutte le mattine mi sono fatta il caffè.
Il caffè per me è una specie di rito-abitudine come lavarsi i denti. Ha un suo procedimento, dei suoi tempi e io lo faccio con la stessa attenzione con cui preparo il te(accento sì accento no? Boh!). Ho vari tipi di caffè come ho vari tipi di te... A seconda dell'umore della giornata ho il caffè più aromatico per una giornata un po' pigra, quello un po' più dolce per una giornata nata male, nata da un incubo che si è fermato a metà perchè un rumore strano mi ha svegliato di soprassalto, c'è quello all'aroma di cacao per rendere una giornata più dolce ma nello stesso tempo lasciandoti in bocca un buon gusto sferzante. Insomma ogni mattina apro il frigorifero e prendo un barattolo diverso e poi, succhiandomi un dito e con lo sguardo perso sulla linea dell'orizzonte,(questo l'ho imparato a recitazione) scelgo... A volte la scelta è complessa perchè gli umori, almeno i miei, vanno, vengono, si sovrappongono, si nascondono, si postano, scostano prepotentemente oppure con lusinghe gli altri... Insomma i miei umori sono vari, complicati e soprattutto si perdono perchè io perdo sempre tutto.
Questa mattina ho scelto un caffè normale, aroma di caffè puro... Avevo bisogno di un profumo unico e di un gusto solo.
Così ho preso la mia Alessi, unica caffetteria che io amo perchè non devo svitarla e quindi nemmeno avvitarla, e l'ho riempita con l'acqua poi ho messo il filtro e l'ho riempito di caffè senza premere troppo ma senza lasciare buchi liberi. Il caffè non deve essere pressato ha bisogno dei suoi tempi, come me. Già lì ho cominciato a gustare il profumo anche se in effetti era solo un profumo virtuale perchè il caffè tenuto in frigo, appena aperto, non ha nessun odore. Poi ho acceso il fuoco. Il fuoco deve essere basso e ho aspettato. Il caffè questa mattina mi sembrava piangesse. Appena la caffettiera si scalda comincia a brontolare. Non è proprio un brontolio, è qualche cosa che assomiglia al pianto. Sono i primi sussulti, prima delle lacrime. Prima ancora di capire il dolore c'è un sordo brusio dentro negli esseri umani, un po' come il rumore di un terremoto o di una frana. E'l'annuncio del pianto. A quel punto apro sempre il coperchio della caffettiera e ci guardo dentro. Piano piano come fanno le lacrime comincia ad uscire il caffè. Così dal pianto quasi incosciente, arriva prepotente il dolore e il cuore si rompe. I singhiozzi cominciano a scuotere il petto e il caffè comincia ad uscire più in fretta come le lacrime inondano il viso. Comincia a far rumore, i singhiozzi diventano quasi un urlo e il caffè esce prepotentemente. Il dolore ormai ha invaso il corpo che è scosso. Dopo aver dato sfogo alla prima grossa rumorosa sbuffata io spengo. Il caffè improvvisamente diventa più silenzioso anche se continua ad uscire. Le lacrime fanno lo stesso. Dopo che il dolore ha preso il sopravvento e il cuore lascia posto alla mente, l'uomo si rassegna e smette piano piano di piangere a singhiozzo. Rimangono le lacrime che continuano ad uscire da sole fino a che il corpo esausto non accetta la nuova situazione. Il caffè è uscito tutto. Il profumo mi penetra nelle narici come il dolore penetra nella testa quando improvvisamente è stato elaborato. C'è un attimo di smarrimento perchè ancora si è stupiti dalla rapidità in cui reagiamo alle emozioni. E' così anche per il profumo... C'è un attimo in cui si perde per poi immediatamente ritornare. E' il momento di versarlo nella tazza di paperino e berlo.
Una volta odiavo fare il caffè e infatti non lo offrivo mai...Ma tutto cambia e tutto si trasforma. Ciò non toglie che tutto anche rimanga e io infatti ho trovato un vecchio pezzo scritto una vita fa...

La mattina, appena capace di aprire mezzo occhio e di capire che forse è già ora di ricominciare la giornata, annuso l'aria...
Ohhh, odor di caffè e questo odore mi porta lontano...
Ricordo di viaggi in Austria dove, un 17 dicembre, a Salisburgo entrammo in una caffetteria e subito fummo travolti da odore di caffè misto a liquori, grappe, odori di dolci che ordinatamente coprivano il piano del bar, sfoggiando tutto il loro splendore di colori e decorazioni. Odori che, in quel momento di gelo esterno mi sciolsero il cuore e buttato il piumino sulla sedia per il caldo, mi preparai a questi gusti con le mani che pian piano mi si riscaldavano.
Odore di caffè a Istanbul, in Romania, tanti anni fa, in Ungheria sempre odore di caffè. Caffè turco, odore diverso dal nostro ma che ti riempie le narici e odore di ricordi, poveri pure quelli, perché allora non c'era molto da ricordare, perché anche i ricordi a quel tempo erano poveri.
Caffè o tè, che a dispetto di tutte le tradizioni, del titolo di un film e del omonimo libro il tè nel deserto, io bevvi in mezzo a quel deserto che mi circondava in Tunisia a bordo di un dromedario che non aveva nessuna voglia di essere gentile con i turisti ma che li vedeva solo come inutili perditempo e per lui inutili passeggiate in un deserto che lui ben conosceva.
Odore di ricordi di Napoli, dove il profumo del caffè è intenso e cammina con te per ogni strada, perché è lì che il caffè è un rito dove è necessario che abbia le tre c (come cazzo coce) se no che caffè è?
Caffè che, per oggi, ha odore di casa e di famiglia, caffè che non solo mi allarga le narici ma anche il cuore perché questa mattina non sono sola.

Questo era ciò che scrivevo circa 10 anni fa, o nove o otto... il tempo in fondo non è che un piccolo dettaglio. Mi ha colpito l'ultima frase “perché questa mattina non sono sola.” e in effetti tra un po' la mia vita cambierà e non sarò più sola...

Foto rubata

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Mi mancano le domeniche... 


Ho scoperto che nel nuovo ricambio che ho comperato per la mia agenda mancano le domeniche!
Sparite! Evidentemente chi le ha fatte di domenica non fa nulla e quindi le ha ridotte alle ultime righe del sabato.
CRETINO! Io tenevo quelle pagine per scrivere le impressioni (non di settembre)ma della mia settimana... Adesso mi tocca scarabocchiare su tutti i fogli della settimana e i miei pensieri sembrano ancora più lunghi perchè dilatati nel tempo. Come sempre spero che la settimana che verrà( come l'anno io mi sto preparando) sarà più liscia, sguiscerà via come diceva Marylin, senza lasciare dolori, senza lasciare cicatrici, senza lasciare pezzi di cuore o pezzi di lingua (la mia che mi sono morsicata domenica e che è ancora gonfia con gran felicità di mia madre, che non è sadica , ma che così dice lei, io parlo meno). Eppure io non parlo tanto... E semplicemente il generale che non ascolta. Se non sei sintetica e esprimi il concetto in tre parole la sua mente è già altrove. Viceversa se lo esprimi in tre parole(intendo sempre il concetto) lei non lo capisce perchè non presta attenzione. Dovrò di sicuro fare un corso per sordomuti forse allora il mio esprimermi sarà più chiaro. Ecco perchè faccio il corso di recitazione. Comunque dicevo mi mancano le domeniche... E anche se non scrivevo nulla su quel foglio era una specie di riposo mentale mentre riguardavo il tempo passato. Perchè lo ha fatto? Perchè quel disgraziato mi ha cambiato il mio ricambio? Sembrava uguale e siccome sono tutti incelofanati non ho potuto vedere e adesso? Come faccio senza domenica? Per te Dio non è un problema... ci si sente spesso ultimamente e credo che tu abbia dei tempi diversi, come ho sempre sostenuto, e quindi per te ogni giorno è buono per farmi vedere che la vita diventa sempre più difficile, che la morte è dietro l'angolo e che i problemi con l'età si moltiplicano. Uno non può essere felice su questa terra da quando quella cretina di Eva ( non Kant bellissima bionda compagna del fico più fico dei ladri) ha deciso di dar retta ad un essere insignificante che strisciava e ha mangiato una mela... Ma vi rendete conto ??? Un mela ???? Il frutto più cretino che ci sia... Se mangi una patata ad occhi chiusi credi di mangiare una mela e viceversa... Verità! Studio fatto anni fa! Fa anche rima... Ebbene quella cretina mangia la mela e Adamo più scemo che mai la mangia anche lui pensando “ Che io son da meno? La mangia lei che fo...( non Dario) la si mangia in due.... Adamo l'è sempre il pirla della situazione, il toscanaccio maledetto che poi darà la vita a colui che scriverà Pinocchio.... Tanto sian tutti figli loro... Ecco il perchè sian tutti figli di Dio... Dio creò l'uomo (Se fece male o bene ovviamente ancora non lo si sa) gli diede la scema in tanga con la voglia di mela e noi porelli ogni giorno ci abbiamo i problemi nostri... Ma dove ero? Mio Dio! Sì (accento o no? sì) dico proprio a te causa di tutte le nostre rotture di scatole( mamma apprezza che non dico parolacce...anzi che non scrivo parolacce) oltre alla domenica ho perso anche l'oggi quotidiano...
Stavo dicendo che adesso i miei scritti si allungano e ciò che succede lunedì magari finisce il sabato e questo è male. Non ho più i miei tempi, non sono puntuale nei ricordi, non riesco a mettere a fuoco la settimana... Comunque tempi duri per i troppo buoni( avete ragione era una pubblicità di Carosello che guardavo da bambina)
Oggi ho lezione di recitazione e domani sicuramente cinema... ( non posso perdere un film gratis no? Non sarebbe organizzazione) e comunque sto male. Ho passato la domenica che non c'era ma non so se l'ho passata. E' un po' come Il paradosso del gatto di Schrödinger chiuso nella scatola. Il gatto c'è e non c'è... Comunque la mia domenica c'è stata ed è stata una brutta domenica combattendo tipo don Chisciotte i sintomi dell'influenza e della depressione che ne consegue. La mattina mi sono alzata tardi, tardissimo e mi girava la testa e non ci vedevo bene... Poi mi sono accorta di essermi messa gli occhiali da lettura. Già con il cambio di occhiali la testa era ritornata al suo posto (per modo di dire) e io mi sentivo un peletto meglio. Le articolazioni cigolavano ma dopo un Aulin (Olen en Francais il fa trés bien) e un paio di ore di riposo sotto la trapunta nella famosa bolla di aria calda con cappellino in testa e scarpette di lana( sembravo il lupo travestito da nonna) mi sembrava di stare meglio ma la vista della casa che per me era lurida mi ha risbattuto giù. Ho preso con infinita fatica l'aspirapolvere e ho passato ( sempre per modo di dire perchè mi mancavano le forze i peli di Lulù. A Lulù piace essere aspirata e io lo faccio volentieri almeno tutti i peli vanno nel sacchetto e non nel guanto da dove poi volano ovunque come i semi trasportati dal vento nella brezza primaverile... la poesia non manca mai nella vita no? Bene aspirata Lulù ho passato i tappeti e alla fine mi sono distesa per terra morta. Lulù mi si è seduta sulla schiena e mi ha fatto un massaggio. Rinvigorita ho passato la polvere e poi? Poi era sparita la domenica. Per niente affamata mi sono nutrita di una tavoletta di Galak. Lulù invece deve prendere 4 pastiglie e qui è tutto un dramma perchè lei ovviamente non le vuole. Bisogna fregarla con l'inganno. Ho così imparato a polverizzarle su un tovagliolo e poi a mettere la polvere ( tipo droga aspirandola con la cannuccia) su una fetta o di arrosto o di prosciutto (all'inizio avevo sperato nella sottiletta ma lei la risputa e io la odio in quel momento!) Bene fatto tutto questo procedimento infilo il tutto in bocca ( di Lulù ovviamente che io di pastiglie prendo già le mie) che ingoia tutto senza masticare. MA SE INGOI PERCHE' NON INGOI ANCHE LE PASTIGLIE DA SOLE? Sono i misteri canini quasi come quelli degli alieni...
Mi sono persa nonostante abbia il contapassi attaccato al collo e mi ritrovo di nuovo in pieno deserto mentale... Ma devo scappare mi attende una giornata difficile ( quando mai io ne ho una facile?) e soprattutto piena ( quando mai le miei giornate sono vuote? Sembrano tutte uguali al cilindro di un prestigiatore... Non sai mai cosa uscirà...il cilindro è vuoto ma in realtà è pieno di tutto... Misteri della magia della vita e soprattutto misteri della magia della MIA VITA... Scappo scappo scappo dove, da chi, perchè? Non c'è una logica nelle domande: se uno scappa scapperà da qualche cosa non è scemo no?Oppure se non scappa da qualche cosa scappa perchè ha fretta e io ho tanta fretta devo fare centinaia di cose tra cui comperare una lavatrice. Non è che la mia sia morta ma quasi e io come sempre sono previdente. Mi spiace per lei le farò un degno funerale però meglio la lavatrice morta che io morta... Oggi mi sento particolarmente filosofica ed è meglio che mi fermi qui anche perchè io non rileggo mai ciò che scrivo e poi adesso veramente devo scappare... Tornerò? Chissà se Dio lo vorrà tornerò stanchissima questa sera e non avrò di nuovo la domenica per scrivere... ma quanto durerà questa storia? Un anno presumo ma poi chi lo dice? Che certezze ho? Forse tra sei mesi compariranno anche le domeniche!

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La mia chitarrina... 


Tanto tempo fa, quando ancora avevo un Fip (Fidanzato in prova) avevamo cominciato un corso per chitarra. E' durato solo tre lezioni poi io mi sono stancata. Non è una cosa per me. Mi facevano male le dita e poi mi stancavo di fare sempre le stesse scale(io sono pigra e non amo il movimento!Le scale poi le aborrrrro come direbbe Mughini)
Quest'anno invece mi sono iscritta ad un corso di recitazione che spero di finire. Devo dire che la prima impressione e cioè la prima lezione è andata abbastanza bene anche se io ho sbagliato orario e sono arrivata con mezz'ora di ritardo che avevo passato in macchina davanti al teatro perchè io sono sempre in anticipo.... Insomma continuo ad essere sempre la pappera di sempre anche se in questo periodo post festivo la malinconia tende a prendermi per il collo e le lacrime a volte mi escono senza che io me ne accorga. Comunque ho tante novità e la vita mi riserva continuamente sorprese o forse sono io che ancora alla mia veneranda età mi sorprendo di tutto. Comunque in questo periodo non ho tempo. L'ho perso. Come perdo tutto del resto. Perdo tempo a correre qui e là giusto per cercare ciò che non trovo ma che troverò. Tempo di grandi cambiamenti... La Francia è cornuta e la première dame scappa in ospedale ( io sarei andata al caldo!) l'Italia cerca di nuovo un alleanza con chi di corna ne ha fatte (o almeno così si dice) tante. Adesso Dudù fa notizia mentre invece Lulù non sta bene...
A volte penso che in effetti le donne tradite si comportano veramente male, non hanno dignità ma poi penso che se lei la cornue du moment non avesse fatto così, molto probabilmente se ne sarebbe dovuta andare con una mano davanti e una dietro. A volte è meglio fare una magra figura ma portare a casa i soldi... E comunque lui, il grande seduttore con il casco integrale è veramente patetico... Ma a Madame la Cornue non è venuto in mente che se il piccoletto aveva già abbandonato una famiglia avrebbe potuto anche rifarlo? Gli uomini sono tutti uguali come diceva ieri sera la Litizzetto e se assaporano il sangue una volta... però cara Litti io vorrei andare oltre... Non sono solo gli uomini che assaggiano il sangue, anche quelli che non assaggiano sono uguali. E allora perchè noi donne sceme pensiamo sempre che il nostro uomo sia migliore degli altri? Rimane sempre e comunque un uomo e come tale si comporterà anche sul letto di morte. Comunque non avevamo iniziato così. Volevo dire che non ho più tempo per niente quasi nemmeno per leggere. Mi sento un robottino:lavo, stiro, scopo, tolgo la polvere ,faccio la spesa, cucino, vado a teatro,vado al cinema, leggo il venerdì, leggo l'inserto di repubblica del sabato, corro da mia madre , faccio conti che non tornano ma vanno sempre dritti, cerco casa disperatamente come Paola Marella tanto per farmi un 'idea su ciò che voglio, porto Lulù dal veterinario e poi casco sfinita sul letto . Morale: non riesco nemmeno a scrivere... Ma poi tutto si aggiusterà No?

La mia chitarrina…
Ho le dita che non sono più tali, a furia di usarle sono sfinita.
Già la prima lezione di chitarra ha dato i suoi frutti e io sono capace di eseguire (se mi danno almeno un’ora di tempo) tre accordi e cioè Mi La Do che in veneto, se letto velocemente, come io dovrei suonare i tre famigerati accordi, ha tutto un significato particolare.
Comunque dita rovinate, non vita rovinata ma dita, dita di una mano per l’esattezza. Suonare fa male!
È strano che non si dica mai che suonare fa male mentre fumare fa male, mangiare troppo fa male, bere fa male, prendere freddo fa male, mentre, invece, andare a teatro fa bene, camminare fa bene, ascoltare fa bene… ma ripeto suonare fa male e soprattutto suonare troppo fa ancora più male.
Vero che io non suono… vero che io tento di imparare; vero che fa tanto male non solo alle dita ma anche alla mia anima che avrebbe voglia di esprimersi, di far uscire una stupenda melodia che purtroppo è solo nella mia mente e nelle mie orecchie.
Ma il tempo gioca a mio favore e forse la prossima volta imparerò altri tre accordi Mi La Do, Si La Do, La Do Sol, La Do (al) Re.


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