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Io e Papperina
Ansia 


Persino le mie ansie hanno l'ansia...
Charlie Brown

Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano sempre così...
Era appena entrata in casa e si guardava attorno con sospetto. La casa era più che pulita e tutto era in un ordine. Un ordine meticoloso che ti prendeva lo stomaco e che ti faceva pensare al malessere che chi ci viveva doveva provare. E' vero che bisogna essere puliti e ordinati ma quando le due cose diventano maniacali allora si è ammalati. Ammalati di che? Chi viveva in quella casa e perchè lei si trovava lì? Chi l'aveva fatta entrare chi l'aveva invocata, chi l'aveva mandata in quella casa dove tutto pareva immobile senza vita, asettico, perfetto?
Ansia, così si chiamava, si girò attorno lentamente guardando a 360 gradi. Non c'era nulla fuori posto e in lei crebbe il malessere. Ansia era abituata a stare male perchè lei era invasa da lei stessa. Tutto le metteva l'angoscia, tutto le causava il panico... Anche le cose più belle diventavano pesanti da sopportare perchè lei sapeva che sarebbero finite. Ma quella casa era la peggior cosa che lei avesse mai vissuto. Il bianco era accecante e faceva male agli occhi. Tutto era impersonale e anche se ovviamente il termometro segnava la temperatura costante di 24 gradi lei aveva freddo. Rifece di nuovo la piroetta per vedere se qualche cosa si sarebbe mosso o se fosse appena spostato quel poco da rendere la casa umana. Niente, non si muoveva nemmeno una foglia ammesso che ci fosse stata. Nella stanza infatti non c'era una pianta ne nessuna altra forma di vita. Era solo una gigantesca stanza bianca... Non c'erano libri ne giornali e una musica di sottofondo si ripeteva costantemente. Ansia si spostò nella stanza vicina. Era la cucina. Anche quella bianca, perfetta, pulita e nuova. Pareva non essere mai stata usata. Ansia aprì con curiosità il frigo. Era uno di quelli americani che dispensano acqua,cubetti e ghiaccio tritato. La porta si aprì con un rumore appena impercettibile che però rovinò il silenzio che aleggiava. Qui la musica non si sentiva ma il bianco imperversava. Il frigo ovviamente non conteneva nulla. Aveva ancora il profumo del nuovo. Ansia guardò gli elettrodomestici e pensò che chi li aveva scelti doveva essere un grande chef. Non mancava nulla. C'era anche su una tavola di marmo bianco un'impastatrice professionale
Sulle mensole c'erano vasi di vetro pieni di spezie di tutti i tipi e di tutti i colori. Un pestello in marmo concludeva la fila. I forno erano tre di cui uno enorme per infornare tacchini o oche. Ansia appassionata di cucina guardò i coltelli rigorosamente appesi alla calamita in ordine decrescente. C'era un coltello per tutto. I cassetti della cucina si aprivano sfiorandoli. Le maniglie non esistevano e davano una sensazione di sala operatoria più che di gioa di cucinare. Tutto era sempre più asettico. Su un'altra mensola c'era una ventina di scatolette di latta con relativa etichetta. Erano tutti tipi di tè. In fondo ai barattoli c'erano, in fila perfetta, cinque teiere di terracotta di varie misure anche loro messe in ordine decrescente.
Improvvisamente al suoi passaggio si accese una parte di cucina. Era la cantina. In tre scomparti differenti, a differenti temperature c'era una varietà di vino sorprendente. Chi abitava lì amava le cose buone e le curava oppure era solo un modo per farsi vedere?
Sopra l'isola risplendevano varie pentole di rame appese. Sembravano pronte per l'uso ma nello stesso tempo sembravano nuove, mai usate... Ancora la stessa domanda: perchè?
Sulla tavola rotonda di Ceroli era aperto in modo apparentemente casuale un libro di cucina indiana. Sulla pagina del libro era attaccata con una graffetta bianca un foglio con una lista. Ansia si avvicinò e lesse una sequenza di ingredienti per preparare il biryani.
La tavola non era certo adatta per cucinare e Ansia si domandò di nuovo il perchè. Perchè qualcuno doveva avere una cucina professionale che poi era inutilizzabile?
Improvvisamente le luci delle cantine si spensero e si accesero quelle che Ansia avrebbe scoperto essere il reparto bicchieri. Erano tutti perfettamente trasparenti di tutte le misure ovviamente in maniera decrescente. Un bicchiere per ogni tipo di vino. Una persona eccezionale quella che abitava lì. Ansia innamorata da sempre del bello, anche se poi il bello la faceva stare male come tutte le cose, accarezzò con delicatezza la superficie. Era fredda ma non tanto, era come se fosse addormentata, assopita in se stessa, era una cucina in attesa di cosa? Perchè?

Ansia uscì malvolentieri da quella stanza. Avrebbe voluto poterla usare, renderla felice perchè per lei la cucina era ancora viva...
Passò attraverso una porta a scomparsa che la portò nella lavanderia. Anche qui era tutto bianco e immacolato. Era un unico mobile che correva lungo le tre pareti. Sulla parete di destra il mobile si interrompeva all'altezza di 90 centimetri da terra. Il piano era lucido e sopra non c'era nulla. Sopra di questo degli scaffali dello stesso materiale erano pieni di vasi di vetro con dentro detersivi di tutti i tipi liquidi e in polvere. Gli ammorbidenti anche loro in vari colori venivano dopo le candeggine. Il piano sottostante si alzava e una lunga serie di lavandini di tutte le misure erano pronti all'uso. Sulla parete di fronte, incassate nel mobile bianco e lucido, tre lavatrici e due asciugatrici. Una serie di bacinelle colorate erano protette da un vetro. Da lì si passava all' essicatoio. Un locale dove Ansia ipotizzava si mettessero ad asciugare i panni. Il pavimento era in legno sbiancato e dei fili di acciaio uscivano dalle pareti delle stesso legno del pavimento. Era una sauna per capi bagnati...
La gioia di una donna. Da quella stanza attraverso una vetrata si usciva all'aperto su una finta terrazza anch'essa tutta di legno bianco.
Ansia non uscì, al momento voleva vedere ancora l'interno della casa. La sensazione di malessere non era più così invadente e Ansia stava quasi bene...
Ritornò in cucina, poi nel salotto dove intravide una porta disegnata sul muro. Era un trompe l'oeil o lei avrebbe giurato lo fosse. Ansia si avvicinò e di nuovo la sensazione di panico la pervase. Passò la mano davanti alla finta porta e questa con uno scatto metallico si aprì. Ansia fece un passo indietro ma una freccia luminosa sul pavimento le indicò la strada da seguire. Contemporaneamente alla luce della freccia che si accendeva ad ogni suo passo per terra altrettante luci si accendevano sul soffitto. Era in una specie di galleria fatta di luce e di specchi. Gli specchi al suo passaggio diventavano vetri facendo vedere al loro interno file di guanti, cappelli, giacche, cravatte, camicie, calzini, accappatoi, asciugamani. Tutto con un ordine preciso maniacale e decrescente. Persino gli attaccapanni erano tutti dello stesso colore:bianco. C'erano vari tipi di stampelle più o meno larghe a seconda di cosa doveva venirci messo su.
I guanti erano tutti in fila per colore dal nero al bianco. Non c'era traccia di biancheria intima e Ansia pensò che sicuramente dovevano esserci dei cassetti nascosti. Continuò lungo il corridoio.
Un'altra porta uguale alla precedente portava in un altro salotto. Era più piccolo del precedente sempre bianco e con un grande schermo appeso alla parete. Due divani di Giò Ponti avevano sulla seduta due coperte di cachemire candide anche loro. Non esistevano quadri.
Sulla parete di destra si apriva una specie di scatola di tre metri per tre dove una porta portava al bagno. Bianchissimo in marmo bianco con sanitari bianchi aveva un vasca nel centro e tutta una parete attrezzata a doccia e sauna. Il pavimento era simile a quello della lavanderia:tutto in legno. Le luci erano in sequenza e si accendevano a zona. Uno specchio lungo tutta la parete era posizionato sopra al lavandino scolpito in un blocco di marmo bianco. I caloriferi prendevano tutta l'altezza della parete in modo da avere sempre gli asciugami perfettamente asciutti. Erano ovviamente di spugna bianca soffici e immacolati. La porta della sauna era in cristallo appena ambrato mentre quella della doccia era azzurrina. Erano i soli colori presenti in quella casa oltre all' acciaio e ai vasi di detersivo. Un profumo di eucalipto proveniva dalla pentolina di rame che bolliva nella sauna. Ansia si accorse che era accesa solamente dopo pochi minuti, ma riuscì a capire che c'era un rilevatore di persona. Infatti come una persona varcava la soglia del bagno e ci stava più di cinque minuti, automaticamente la sauna si accendeva e Ansia era lì già da sette minuti. Era incantata da questo bagno dove tutto era sempre studiato per dare comodità e lusso. L'eucalipto era una delle essenze che lei preferiva. Ma qui non c'era solo eucalipto. Era un'essenza studiata su misura che sicuramente conteneva anche pompelmo, arancia, cannella e limone...
A malincuore Ansia uscì dal bagno e si trovò in una camera da letto.
Il tappeto era bianco e Ansia si levò le scarpe. Era automatico toglierle per non sporcare quel bianco. Le pareti sembravano non esistere. Si affacciavano direttamente su una piscina che non aveva fine e dava direttamente sul mare che si vedeva sullo sfondo. La stanza era praticamente al centro della piscina e tutto era azzurro salvo il tappeto e il letto rigorosamente bianchi. Un piumino candido sembrava aspettare il padrone. Il piumino era contenuto in un sacco di cotone bianco profumato leggermente di agrumi, I cuscini in piuma erano quattro e lo schienale del letto era elettrico. Potevi azionarlo per ottenere la posizione perfetta per vedere il cielo e il mare. Ansia aprì la grande vetrata e si accorse di essere all'ultimo piano di un grattacielo. L'acqua della piscina defluiva in un canale di scolo alla fine della terrazza dando la sensazione di essere sul precipizio della cascata. Era in effetti abbastanza strano e dava una certa sensazione di vertigine. Ma Era talmente bello. Ansia girò intorno lo sguardo. Tutto era perfetto, pulito, limpido persino il celo sembrava finto e il mare non aveva gradazioni diverse ma un solo colore. Ansia rientrò e vide se stessa nel letto. Subito si sentì male, il panico salì, la sua stessa ansia le tolse il respiro. La trovarono così morta in un letto bianco come lei dopo tre giorni. Ansia non aveva retto allo suo stress e la paura di poter sognare le aveva fatto ingerire tutto il tubetto di pastiglie che giaceva ai piedi del letto stonando con l'ordine perfetto della camera.
Chi la trovò non potè fare a meno di pensare che Ansia aveva preparato meticolosamente una casa per due e che ormai da un anno nessuno l'aveva più vista uscire da lì. Era morta nel bello senza mai averlo vissuto. Era morta in una casa meravigliosa frutto di un sogno mai sognato per paura di svegliarsi. Ansia era morta semplicemente per paura di vivere la vita.
Ansia viene ancora a volte nella vita delle persone a turbare la loro pace, a sconvolgere le loro certezze, a insinuare dubbi ma a l'uomo ha inventato un modo per allontanarla: prende delle pillole magiche che ridonano i sogni.

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Notte prima degli esami 


Non è solo il titolo di un film il cui protagonista si chiama Molinari, altro caso... Non è solo una canzone di Venditti, ma è stata anche ieri notte.
Ovviamente io non faccio gli esami di maturità ma gli esami del sangue...
Mi preoccupo sempre quando li faccio, mi viene inspiegabilmente, tanto per non smentirmi mai, l'ANSIA.
Ieri domenica strana... Una domenica che mi doveva far divertire a teatro. Il solito teatro.. Un teatrino di periferia, anzi di paese, un teatrino molto carino un po' anni trenta, tutto perfetto, tutto tirato a lucido ma la cosa più bella è che fanno le spettacolo alle 17. Trascorri così una domenica andandoci e guardandoti attorno. Senti l'aria fresca della giornata di festa sul viso, guardi la gente che passeggia e assapori la gioia di imparare qualche cosa. Ieri “Imprenditori” di Artuso- Pennacchi doveva farmi ridere. Due personaggi improbabili in una situazione quasi drammatica nella sala di attesa di un aeroporto.
Nemmeno la parrocchia della chiesa a due passi da casa mia avrebbe potuto fare peggio. Non c'era un testo e se c'era io non l'ho capito. Mezzo in italiano e mezzo in veneto era semplicemente orribile. Un'ora è durato lo spettacolo... e per mia fortuna. Se il Goldoni era musica questo è stato un dialogo a volte anche molto volgare ma quel volgare del tutto gratuito. Non c'è stata una battuta da ricordare... Mi chiedo ma questi due personaggi non si vergognano di dare codesto spettacolo? E il teatro non guarda prima lo spettacolo? Su che basi viene fatta una selezione e viene scelta una scaletta? Con che coraggio si presenta uno spettacolo del genere?
Ultimamente non vado fiera di ciò che scelgo. Vita di Pi doveva essere a mio avviso un grande film ma la delusione è stata grande. Avevo visto gli spezzoni e letto le critiche. Tutto faceva presupporre ad un grande successo. Mi sono trovata angosciata a sperare che finisse in fretta. Sono state anche quelle due ore moooolto lunghe. Acqua, tanta acqua, un indiano, una tigre, una zebra con una gamba rotta, una iena da uccidere, una gorilla senza più figlio, un'isola cannibale e tutto l'universo che si abbatte su una piccola scialuppa. Insomma non una pizza ma due una mArgherita e una diavola.
Un film che mi ha messo addosso solo ansia e voglia di uscire in fretta dal cinema. Un film che alla fine non mi ha dato nulla anzi mia tolto la serenità e mi ha fatto ascoltare i piedi che mi facevano male.
Così uscita da teatro con l'amaro in bocca, la mamma su un lato e la mia Paciotti nuova all'altro mi sono persa nella nebbia. Poi mi sono anche ritrovata e ho aperto di nuovo la porta di casa.
Questa mattina dovevo farmi gli esami quindi ho optato per una cena frugale e poi ecco la chicca della giornata: Il grande libro delle penne.
L'ho solo sfogliato promettendomi di riguardarlo con più attenzione. Ero stanca per non aver capito quella giornata e più mi domandavo e meno capivo. Solo il te è riuscito a mettermi in bocca un gusto nuovo e piacevole. All'una ero a letto cercando di dormire, ascoltando la solita radio. Alle tre avevo perso sia le speranze che le certezze. Finalmente alle sei e quarantacinque è entrata un po' di luce. Uscita dopo i famosi esami mi aspettava la neve che è caduta per circa tre-quattro ore per poi sciogliersi e adesso solo le punte degli alberi conservano ancora un po' di bianco. Il resto è solo un mucchio di acqua sporca.


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Jat lag sociale 


E' da tanto tempo che io soffro di insonnia.
Di notte tutto diventa più grande, più scuro, più difficile, le paure diventano terrori, la malattia è un drago che sputa fuoco e l'immagine del petit prince si fa più viva.
Soffro perchè non solo penso male, ma poi la mattina non sono presente a me stessa. Ho così cominciato da anni ad usare delle pilloline che fanno effetto sonno. Hanno ovviamente delle controindicazione psicologiche e cioè:
1 Entro in ansia quando vedo che ne ho solo dieci e cioè ad un terzo del blister.
2 Quando le prendo non mi ricordo cosa ho fatto nell'ora successiva.
Non sono effetti da poco soprattutto se hai una vita a due cosa che io non ho. Cosa hai fatto con il patner? Ti è piaciuto? Cosa hai raccontato?
Bhe per fortuna io questo problema non l'ho. Ma io leggo prima di dormire e purtroppo non ricordo nulla. Arrivo alla fine del libro e non so neppure se il libro fosse un thriller, uno storico, un fantasy. Questo mi ha talmente preoccupato che neppure le mie pastigliette magiche facevano più il loro effetto. A questo punto giusto tre-quattro mesi fa ho risolto il problema con una drastica decisione. Non tanto drastica ma sicuramente decisa. Ho ridotto a metà, poi a metà della metà, e adesso praticamente prendo un quarto di quasi nulla. Ma la testa delle pappere a volte è strana e la pastiglietta inesistente continua a fare il suo dovere e io, prendendo praticamente niente, sono convinta di prendere e quindi dormo.
Prima di smettere le pillole dell'oblio che mi ricordano molto la Cina ho fatto altre scelte:
1 Doccia con bagno schiuma del profumo che al momento mi piace di più. ( Cambio ovviamente ogni sera. Ho un carattere mutevole come ogni oca)
2 Tisana sostituita in questi giorni da te per meditazione. E qui si apre una nuova parentesi e una nuova passione ma di questo sarà motivo un altro post.
3 Eliminazione della televisione dalla camera.
4 Radio sempre sulla stessa stazione che è diventata un'altra perchè da quando mi sono trasferita nel mini SMI non prende bene e il disturbo ovviamente mi disturbava. Logica di un'oca.
5 Letture frivole non certo la storia della filosofia.
6 Lenzuola sempre fresche di bucato e profumate, cuscini di piuma su cui spargere le chiome che io non ho.
(Per mantenere le lenzuola fresche di bucato ho imparato dai vicini che alla mattina alle 5, quando ancora è notte, le mettono sulla finestra. Ho provato anche io. Ho puntato la sveglia e ho buttato tutto fuori. Ho ritirato il tutto dopo tre ore completamente bagnato e quindi fresco. Belli umidi li ho rimessi sul letto e mi sono rimessa a dormire. La sera avevo la schiena che faceva male, ero piena di reumatismi e la sinusite era insopportabile. Non l'ho più fatto e per avere lenzuola fresche di bucato le cambio ogni due giorni...)
Fatto tutto questo mi addormento.
Ora leggo su Repubblica:
“Il jet lag sociale provoca incidenti, sfinimenti, depressione.
Fino a tre anni fa il mondo degli insonni hi tech era sconosciuto.” Alessandro Cicolin (Centro disturbi del sonno di Torino e già qui apriamo una parentesi dicendo che Torino è una città meravigliosa e io ci ho dormito benissimo... Ha alberghi che sono dei gioiellini, dei bellissimi negozi e forse concilia il sonno anche per la presenza di certi torinesi belli e intelligenti...) vede circa 8000 pazienti all'anno. Vede o ascolta? C' è un po' di differenza... Ma sorvoliamo sull'italiano. Scopro che circa il 39 per cento degli italiani non riesce ad addormentarsi.
“ Siamo fatti per dormire la notte e vivere di giorno perchè la luce risveglia l'essere umano. L'oscurità lo aiuta a scivolare nel sonno.”
(Giustissimo ma allora in Svezia o in prossimità dei poli dormono per sei mesi in modo continuativo oppure loro non sono uomini? O hanno un altro tipo di tempo o altro tipo di sonno?)
Insomma finalmente anche Repubblica si è resa conto che io soffro di insonnia e quindi mi ha regalato un articolo ad hoc.
Vorrei far solo presente che è arrivata tardi. Che io ho già trovato la soluzione, che il tablet non l'ho e quindi non posso essere svegliata dalla luce del suo schermo. Vorrei anche dire che forse chi soffre di insonnia è perchè ha qualche problema grave, magari, dato il periodo, anche economico, magari anche per mancanza di lavoro, magari anche perchè, data la vicinanza alle elezioni, non sa per chi votare dato che nessun partito riesce ad essere concreto. In Italia purtroppo tutto finisce dietro ad un cartellone dove una faccia ti sorride facendoti vedere cose che non avverranno. Non c'è una continuità, non c'è una voglia di miglioramento, non c'è un rinnovamento. L'italia è un paese dove il Colosseo è ancora una costruzione in via di costruzione. Che dire cara Repubblica forse il 40 per cento degli italiani soffre di insonnia anche perchè non vede un futuro che invece la campagna elettorale ci dispensa a mani piene.


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Il tempo e lo spazio 


Il tempo passa inesorabilmente e inesorabilmente confluisce nello spazio che non so dominare, non so percepire, non so quantificare perchè il concetto non è mio.
Lo spazio è astratto e per la mia fantasia, che ha bisogno di immagini, irreali quanto si vuole, ma immagini, riesce ad essere solo una vaga sensazione di un qualche cosa che non c'è.
Mi perdo in questo spazio e la mia vita non vuole questo perchè mi sento disorientata, strana, distaccata dai miei punti di riferimento, vuota perchè lo spazio mi occupa, si appropria di me.
Non voglio non mi sento libera nello spazio. Un controsenso, ma la sensazione rimane, mi pervade, mi atterrisce, mi ridimensiona.
Mi sentivo un qualche cosa ed ora sono solo un niente dove l'alieno spazio si appropria del mio cervello nudo ed indifeso a questo tipo di attacchi.
Soffro la fobia spaziale, lo capisco adesso scrivendo, in questo attimo di ripresa mentale ma poi l'attacco di panico mi pervade e mi devasta.
Basta, non voglio lo spazio, lo spazio mi fa paura, riesce a manipolarmi, a farmi vedere l'essenza dei miei incubi.
Via vattene, ritorna dentro ai tuoi confini...
Ma quali confini se lo spazio è infinito? In qualsiasi altro confine che non sia me.
Ecco perchè la mia casa è stracolma...Ancora una volta lo psicologo può attendere. Non è che forse riesco a curarmi da sola? Per evitare lo spazio riempiamolo di tutto e di più. Coloriamo tutti i muri, costruiamole una culla...Chi cantava... E a chi?
A me , dedicata a me, tutta mia, il resto non conta... E così riempito lo spazio passiamo al tempo.
Il tempo delle rughe. Le mie che inesorabilmente ogni mattina vedo allo specchio e che, più il tempo passa, e più non posso dire siano dovute al fatto che sorrido al mondo.
Ormai no, nessuno ci crede, l'età e il tempo non mi danno tregua. Come fare?
Le mie rughe, forse perchè mie, non addolciscono il mio volto, sembro sempre più arcigna, cattiva , irascibile, scontrosa. E perchè? Perchè non voglio che il tempo passi, in fondo non è vero che si è belle a tutte l'età, che ogni periodo della vita ha la sua bellezza, non è vero che si è belli dentro, non è vero che si vivono le cose diversamente perchè l'esperienza aiuta a superare meglio le difficoltà.
Ogni età ha i suoi frutti...Tutte bugie che ci diciamo noi esseri umani, incapaci di ammettere che questo è vero ma solo in parte, in piccola parte perchè, dentro ti senti ancora giovane ma le scale non le fai più a quattro scalini alla volta,perchè è la botta al ginocchio che fa male, perchè non ci vedi più come una volta, ma non è l'età, è solo che hai letto troppo, se la sera non fai più tardi non è perchè sono passati gli anni ma solo perchè sei più morigerata,e la mattina o la sera dopo, se hai le occhiaie per la notte- giorno in bianco, non è il passare del tempo e nemmeno il troppo bere. Quando avevi trent'anni non bevevi perchè non avevi ancora il palato raffinato di oggi, i patner oggi ormai dicono cose trite e ritrite, Tutti, tranne te, sono diventati vecchi e con loro i pensieri che li accompagnano, le loro manie che li seguono ovunque, i loro gusti ormai fuori moda.
Per tutti il tempo passa, tranne che per me,eterna bambina con il sedere ormai cadente e due solchi ai lati della bocca che mi fanno ricordare quei pupazzi scolpiti nel legno.
Ma quali creme potranno mai fermare questa caduta di tutto tranne che di stile?
E allora ecco un altro modo per risparmiare non solo lo psicologo ma anche le creme e , se sento un po' il bisogno perchè la pelle tira, allora ecco il mio atù: la crema per i piedi.
Almeno ho un unico vasetto, non posso sbagliare se non con il dentifricio.
Faccio la felicità dei miei piedi che non ho, e prendo cura del mio viso sperando che a nessuno venga in mente di dirmi che tanto tra i miei piedi e la mia testa non c'è differenza.
E così via posso buttare tutti quei magnifici barattoli anti-age, per il collo, per il viso, per il contorno occhi, per la nuca, per le orecchie..
C'è una crema per tutto e io ovviamente ne sono generosamente provvista.
Ecco, un colpo, e tutto nel bidone del vetro, ovviamente senza i tappi rigorosamente nella plastica, e poi meraviglia un bagno finalmente vuoto, niente da spolverare se non il tubo della crema da piedi lì in bella vista.

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La mia mamma 


Mia madre e lei si offende quando la chiamo così perchè si sente lontana dal mio mondo... E' una specie di nome (MADRE) che la tiene a distanza e MIA MADRE vuole tenere a distanza solo chi vuole lei e nessuno si può permettere di fare altrettanto. MIA MADRE appunto è un tipo piuttosto particolare. E' l'unica persone che a domande “Come stai?” risponde: “Benissimo ma male...” E tu rimani di sasso per non dire altro, e ti chiedi come è possibile per un umano? Ma mia madre non è umana. “Ma cosa ti senti?” “ Niente non preoccuparti passerà... Se Dio lo vorrà...” E alza gli occhi azzurri al cielo... Mi madre ha gli occhi azzurri e io ho cercato per tutta Padova un ombretto dell'azzurro “Ma l'azzurro che dico io...” perchè improvvisamente sembrava non potesse respirare se non l'aveva. Ogni azzurro che vedeva non era quello giusto e così dopo 10 profumeria si è stancata ma io, da brava figlia, sono andata in cerca ovunque e finalmente da Kiko ho trovato il famoso azzurro “che dico io” e quindi mi è apparsa come la Madonna domenica tutta truccata con fard e rossetto e ovviamente azzurro pronta per andare al cinema a vedere Asterix. Ma torniamo al come stai... “Ma possibile che non capisci che sono vecchia, che sono stanca, che questa mattina ero sveglia alle quattro...” “Come mai?” “Ah non lo so cosa vuoi avevo la diarrea...” “ E adesso?” “ Mah cosa vuoi adesso sto meglio adesso sono stitica..”
A questo punto gli occhi al cielo li alzo io... Come si fa ad avere la diarrea e essere stitici allo stesso tempo? Sono le domande che non si possono fare al generale perchè la risposta sarebbe: “Bhe lasciamo perdere tanto è inutile discutere con te... Vedremo quando avrai la mia età” E così il tarlo di come convivano insieme due opposti ti logora la vita e a nulla serve un Cynar. Cerchi disperatamente di spostare il discorso e le chiedi cosa abbia visto alla tv la sera precedente. “Ah non lo so mi sono addormentata alle 20.” ALLE OTTO? Per forza che eri sveglia alle quattro...” Lo pensi solo ma LEI ha già intuito ciò che pensi. MIA MADRE ha una strada preferenziale nelle teste altrui.”Noooo, sai, non dirmi niente non ribattere vengo a prenderti tra 10 minuti” Come farà? Ci sono circa 10 chilometri da casa sua alla mia e lei deve scendere dopo essersi messa il cappotto, aver sgridato il gatto che poverino è stressato peggio di me, deve salire in macchina, mettere in moto e partire. Non ho nemmeno fatto a tempo a mettere giù il telefono che lei entra. Il diavoletto del mio cervello mi comunica che secondo lui era già nel piazzale da un'ora e io sono d'accordo con lui. “Come mai non sei ancora pronta? Lo sai che facciamo tardi?” “Mamma sono solo le dieci e dieci e il film comincia alle undici” “Lo sai che io non VOGLIO essere mai in ritardo..” “Ma mamma non ci aspetta nessuno” “ Lo sai che quando mi prendo un impegno io lo mantengo qualsiasi cosa possa accadere, qualunque sia il prezzo da pagare...Una parola è una parola...” E su questo punto siamo entrambe d'accordo. Come potrebbe una parola non essere una parola? Non oso formulare questa domanda perchè MIA MADRE avrebbe di sicuro la giusta risposta. La settimana scorsa sono passata in posta. “Ciao come va il tablet?” “ Tablet?“Si il tablet che ha i comperato qui” “Ah non so era per MIA MADRE..” “Tua madre usa il tablet? Ma quanti anni ha?” “ 83 quest'anno...” “E usa il tablet sarà l'unica di Padova...” “Forse non l'unica ma di sicuro è brava” dichiaro soddisfatta del generale. In effetti le ho insegnato e così lei può tenere sotto controllo il mio blog. Ho cercato di semplificare il tutto e di farle usare solo internet. Mi si è ammalata di tablet. Lo porta sempre con lei, lo chiama il suo bambino e tutto il giorno è attaccata all'informazione compulsiva. Lo tiene dentro ad una custodia fucsia e lo culla, dice che lui piange e fa i capricci, che si impianta quando lei non rispetta i suoi tempi, che le fa i dispetti. Tra un po' vedrò le litigate madre-tablet. Ci sono giorni in cui mi telefona disperata dicendomi:”Non riesco a farlo partire mi dice cose strane, si accende e si spegne, insomma sono arrabbiata con lui...” Ieri sera voleva lezioni telefoniche il che è un po' un problema perchè.
1 io non so usare il tablet
2 a distanza è difficile capire e vedere cosa ci sia scritto sulla schermata.
Comunque sono riuscita a spiegarle come si mandano i commenti sul mio blog e quindi prossimamente mi ritroverò con MIA MADRE che mi dirà tutto attraverso blog e risponderà pure a coloro che mi avranno fatto a loro volta dei commenti. Il primo commento è stato A726605 firmato Graziella. Naturalmente il messaggio l'ho dettato io e Graziella non è certo il nome di MIA MADRE ma se la chiamate così le schizzano gli occhi dalle orbite e bisogna avere pronto un piattino affinchè le orbite stesse non cadano per terra e possano venire raccolte ancor prive di polvere e servite con i guanti bianchi gli stessi che MIA MADRE usa per vedere se c'è polvere al di sopra delle porte... Come ci arrivi lì su non voglio nemmeno ipotizzarlo ma è certo che uno sgabello sopra una credenza sormontato da una scala e appoggiato il tutto sul gatto sia la risposta al mio quesito...
Come era il film? Chiedetelo al generale quando posta un commento


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