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Io e Papperina
Roma dopo tanto tempo... 
E così giovedì dopo aver ovviamente fissato albergo e programmato tutte le giornate ho infilato il mio coccodrillo in macchina e sono partita alla volta della capitale. Qui già faceva freddo e l'inverno aveva già allungato le mani bianche e annebbiato il panorama delle finestre della mia nuova casa. Le foglie tendevano già al rosso e io cominciavo un autunno nuovo fatto di novità, con mio grande orrore, di nuove abitudini che all'inizio mi scombinano sempre. Io devo essere organizzata. Devo avere sempre tutto sotto controllo. La lavatrice programmata ,l'agenda con la settimana sotto controllo, niente lasciato ala caso figuriamoci poi un cambiamento così grande cosa vuol dire per me. Anche un banale viaggio come Padova Roma per me vuol dire programma di orario e tutto quello che ci va dietro. Arrivo previsto ore 13 circa minuto più, minuto meno. Valigie in camera circa 30 minuti.
10 minuti per un caffè, spiegazioni per arrivare in centro circa 7 minuti. Partenza dall'albergo, calcolo mentale dei minuti per arrivare alla fermata dell'autobus, Memorizzazione del cambio autobus, discesa e arrivo. Tutto è filato liscio e io alle 13.30 come da programma telefonavo ad un vecchio amico di Rovigo che ore vive a Roma e ha un negozio a trastevere o giù di lì. Fatto questo dopo una vita ho ripreso un autobus con un' ansia tremenda perchè ovviamente non avevo il controllo del mezzo e il conducente si è rifiutato di farmi guidare. Naturalmente l'ansia è cresciuta perchè non sapevo dove ero e soprattutto non sapevo dove dove scendere. Ho scoperto che i giovani sono gentili con le vecchiette e così mi sono incollata ad un ragazzo che mi ha fatto scendere nel giusto posto. Dopo una breve ispezione al negozio del mio amico avevo il pomeriggio per girare tra i vari negozietti dove ho trovato di tutto compreso una pinzetta per peli mento con luce incorporata, un rotolino di gomma per sbucciare l'aglio, un sottopentola-tagliere fatto a borsetta Hermes, due presine in silicone a forma di rana, e poi via in Piazza Navona scattando foto e con una temperatura meravigliosa seduta davanti alla fontana mangiando spaghetti alla carbonare con un buon bicchiere di vino. Dimenticavo ho comperato anche un caffè meraviglioso che mi ha profumato la camera per tutto il soggiorno. La serata calda, estiva, piena di allegria si è conclusa con la ripresa dell'autobus che grazie al bicchiere di vino è stato meno traumatica. Il venerdì invece avevo in programma diverse mostre. Per prima cosa con molta calma mi sono svegliata e ho fatto un'ottima colazione e poi di nuovo autobus, ormai sono più che pratica e salgo e scendo senza rovesciarmi anche perchè ho imparato a contattare tutti e a chieder continuamente conferme circa il tragitto. Roma da questo punto di vista è gentilissima anzi attacchi bottone in un attimo e ti ritrovi a mangiare con qualche sconosciuto diventato improvvisamente un amico di vecchia data a cui confidare tutte le tue pene.



Sironi mi attendeva al Vittoriale dove cinque anni fa entravo con un amica per vedere qualche altra cosa che ora non ricordo. Comunque ho fatto le stesse foto tanto per vedere se in cinque anni qualche cosa è cambiata. Molto probabilmente sono cambiata solo io e forse sono anche diventata meno socievole. Comunque Sironi mi colpisce sempre , mi piace la sua pittura. Novanta dipinti che mi hanno riempito gli occhi e che soprattutto non mi hanno lasciato il tempo di riflettere. Sono talmente vicini al mio modo di pensare e di vedere che non ho avuto bisogno di soffermarmi sui dettagli. Va da sè il fatto di aver comperato gli attacchini per il mio frigo e soprattutto il catalogo che ho appena finito di sfogliare per la quarantesima volta.



Dopo Sironi sono corsa al Campidoglio dove mi aspettava una mostra del Tiepolo. Vedere tutti quei disegni mi ha un po' sconvolta . Ero abituata ad un altro Tiepolo e vedere la meraviglia dell' inchiostro spalmato mi ha fatto venire …. Fame... La bellezza ha su di me degli strani poteri. Tutti questi disegni fatti con una mano talmente precisa e nello stesso tempo imperfetta mi ha messo sotto sopra lo stomaco che reclamava qualche cosa di dolce... E' veramente una mostra da non perdere almeno per me. Direi veramente che non mi aspettavo tanta bellezza anzi, mi aspettavo quasi di vedere i “soliti” quadri. E' stata una delle tante sorprese che mi ha riservato Roma. Subito dopo calmata la fame con una massiccia dose di zucchero sotto forma di una fetta di dolce, mi sono avviata verso palazzo Barberini:Da Guercino a Caravaggio.



Mi sono sentita piccola piccola davanti a tanto splendore. La madonna del passero mi ha stregata e se non fosse stato per via dell'autobus l'avrei caricata in macchina e me la sarei portata a dispetto di tutti gli allarmi... Almeno un attimo tra le mie mani. Il possesso ecco cosa ho scoperto di avere. Voglio possedere … E la Madonna del passero sono sicura che sarebbe stata benissimo a casa mia ...Sarebbe stata contenta, le avrei raccontato tutto quello che è successo finchè lei è stata chiusa nei musei dove nessuno poteva raccontarle nulla perchè è difficile parlare coi quadri quando si vedono così da vicino per la prima volta. Ti lasciano ammutolita e poi passi oltre non ti soffermi a raccontare quello che il quadro ti ispira, non gli parli, lo faresti solo se tu potessi vederlo ogni giorno ed entrando in contatto con lui, accarezzando la sua cornice, cambiandolo di posizione per vederlo con un'altra luce.. Insomma quando una cosa è così bella si desidera e io infatti mi scuso ma ho peccato... Anche il suonatore di liuto mi è piaciuto, anche il Bacchino malato però quel filo che tiene il passero non lo dimenticherò mai più ne dimenticherò mai quella sensazione di infinita bellezza che mi donato.
Ed è finito anche il venerdì … Stanca morta senza piedi, persi forse davanti a qualche quadro, mi ritrovo a cena a trastevere con una deliziosa signora che ha un negozio di libri per bambini e che ha appena chiuso una casa editrice. Cena molto simpatica con regali di libri che leggo appena arrivo in albergo nonostante abbia perso anche gli occhi oltre i piedi. Ho intanto salutato il mio amico rodigino ci vedremo presto a Padova nella mia nuova casa...



Ed è già sabato e sabato vuol dire andare alle scuderie del Quirinale dove si apre la mostra di Memling. Per l'occasione non si sa da dove sono riapparsi i miei occhi mentre i piedi ancora latitano... Memling e siamo nel quattrocento a Bruges... Ma perchè io non devo saper far nulla? Eppure cosa manca a me per non essere come loro? “Ti manca la testa...” “Ma chi parla?” “Sono io l'oca che c'è in te...” “ Eppure adesso che avevo ritrovato gli occhi mi pareva di avere anche la testa...” “ Ma chi ti crede... Che testa vuoi avere tu... Non lo sai che proverbialmente le oche sono solo servite o in tavola o al campidoglio per svegliare i poveri romani attaccati dai galli... Galli e oche mai andati d'accordo fin dai tempi della lupa... e tu adesso hai perso anche il portafoglio o meglio hai perso tutti i soldi anzi meglio dire che li hai spesi tra biglietti d'ingresso, attacchini, cataloghi, matite e pure gomme...”
E' vero la pappera ha ragione ma Memling non mi fa certo rimpiangere i soldi spesi per guardarlo e anzi starei lì una vita a farlo... Non c'è un posto libero come custode? Sevizio pulizie completo? Potrei anche fare la bigliettaia...Potrei obliterare con i canini... potrei fare di tutto pur di stare in mezzo a tanta bellezza. Ma le scuderie hanno una fine, la mostra anche, e io comincio a sentire la stanchezza. Domani appuntamento a San Pietro e poi su al Gianicolo con altri amici da vedere... Il letto mi aspetta e io mi ritrovo improvvisamente i piedi... Sono al loro posto e fanno tanto male... Li caccio dentro al bidet e mi addormento così in bagno piedi a mollo e testa chissà dove... ancora da trovare... ma gli occhi quelli hanno registrato tante cose belle anche oggi. Come sono volato questi giorni. Non sento la mancanza di casa e lunedì e quasi arrivato e con lui anche il rientro a Padova dove mi aspetta la nebbia e il freddo mentre qui a Roma ancora sembra l'estate che da noi quest'anno non si è fatta vedere. La prossima settimana ancora tante cose da vedere e da fare la mia agenda è sempre piena eppure io mi sento tanto stanca... “ Non sarebbe meglio se tu ci asciugassi e andassi a letto?” Hanno ragione i miei piedi hanno sempre ragione e io alla fine mi rendo conto che molto probabilmente io non ho la testa perchè ragiono con i piedi.




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Milano due... taxi in tre minuti.... 


Di nuovo alle prese con l'agenda... Coooooorrrrre come coooorre... ormai è quasi passato anche Natale... Ma torniamo a Milano.
Dopo questa esperienza con mia madre santizzata, è calata la notte su Brera e su di noi. Io, stanca di vedere cose bellissime, mi sono addormentata nel mio lettino dopo una bellissima doccia che allora apprezzavo meno in quanto caldaia aggiustata, sognando di essere anche io parte del circo e di volteggiare come una bolla tanto per continuare ad essere la famosa palla. Devo ammettere che avevo un po' di fame ma il buco nello stomaco è stato colmato dal lettino vicino dove dormiva la mia mamma. La mattina però il buco era diventato una voragine... “Ci alziamo?” “Dormi Ninni ...dormi che è presto...”“Veramente sono le otto” “Le otto? Mamma mia è tardi...” “Mamma mia lo dico io e poi mamma, tardi perchè? Siamo in vacanza!” e la colazione era un serpente incantatore che mi attirava al piano terra. Milano anche quel giorno ci offriva il meglio di sè regalandoci un sole meraviglioso. Fatta colazione e riempita la pancia di brioches, yogurt, miele, cioccolata marmellata, pane e burro ho chiamato un taxi e ci siamo fatte portare in piazza Duomo. I pompieri erano ancora lì che cercavano di mettere dritto l'albero o forse cominciavano a mettergli le palle... A me era una cosa che non interessava. Io volevo entrare nel palazzo reale dove mi spettavano quattro mostre. Sarei sopravvissuta? Non ho mai fatto maratone di mostre perchè dopo un po' mi scoppia la testa... Solo in Israele, con un viaggio organizzato, dovevo sottopormi a questa tortura. Alla fine mi ricordo poco e per ovviare a questo ci metto talmente tanta attenzione che poi esco del tutto stravolta. Ma Milano è Milano e io domani avrei dovuto tornare a casa quindi dovevo afferrare il tempo e fermarlo. Ma c'era anche il problema mamma. Mia madre alla sua età non può certo fare la maratona, così ho pensato di tenerla sempre dentro a palazzo reale anche se questo comporta, come dicevo prima, vedere quattro mostre di seguito.




Comincio da Andy Warhol pensando che a mia madre non piaccia. Almeno dopo si gusterà la bocca con le altre. Io amo Warhol da sempre. Lo trovo geniale, attuale, pazzo, e pieno di voglia di vivere. Un uomo che non ha paura di nulla, che si costruisce la sua vita con le unghie e i denti e che poi la vita se la vive al meglio. Peter Brant amico di Andy( sono già entrata in confidenza) raccoglie le sue opere. Nel decennio 60-70 loro sono assieme. Deve essere un periodo bellissimo. La mostra comincia con i primi disegni per finire con l'ultima cena che sarà anche l'ultima occasione per venire a Milano. Poi Andy morirà lasciandoci un vuoto incolmabile nella pop art. L'arte non diventa mai vecchia eppure Warhol di sicuro è rimasto e rimarrà sempre non solo giovane ma attuale. La sua zuppa, le polaroid,le foto di Mao e di Marilyn, la coca cola rispecchiano un periodo di speranza, di inventiva, di investimenti. Gli anni del boom economico, gli inizi del racconto della vita di tutti i giorni. Per noi sono gli anni della speranza e per me della giovinezza. Anni belli anni carichi di tutto, anni in cui anche Babbo Natale era reale. Insomma io rimango a bocca aperta . Andy mi entra negli occhi ma di più ancora nel cuore. Inaspettatamente mia madre se ne innamora e ancora oggi a distanza di tempo dichiara che è stata una cosa impressionante. Fuori da Warhol, ancora sconvolta da tanto realismo e stupita da suoi autoritratti con parrucca e trucco che lo fanno sembrare un travestito, entriamo da Rodin.



Tutto un altro genere... Normalmente il marmo è freddo e senza alcun movimento... Beh qui il marmo deve essere diventato plastilina. Rodin riesce non solo a dare movimento ma anche a scaldare questo materiale gelido. La mostra è molto semplice. Le opere sono sistemate su tavole di legno e così si posso vedere a 360 gradi. Mi fermo davanti ad alcune perchè le donne parlano. Mi raccontano di paesi lontani, di mondi lontani, di tempi andati quando loro posavano e il maestro scolpiva. Si parlava di arte nuova e adesso si vede che, nonostante tutto, è ancora nuova. Possibile che io trovi sempre cose nuove in tutto oppure veramente l'arte non ha età?
E il marmo può essere sensuale? Sicuramente si. Qui davanti a queste sculture mi sembra che palpitino, gli amanti si ritrovano in abbracci voluttuosi, colti in momenti talmente intimi che quasi mi sento una guardona.



Ma il tempo fugit come amor e io mi ritrovo di nuovo davanti al bigliettaio con un altro paio di cuffiette e il volto del 900 da vedere. Mia madre è stanca e ruba una sedia al guardiano con cui poi attaccherà un bottone mentre io mi perdo nuovamente dentro a quadri, pensieri, colori, suoni, musica, e chissà quant'altro.Severini, Picasso, Matisse, Bacon, Modigliani, Bonnard, Mirò, Max Ernst, Henri Le Fauconnier, Adami, Martial Raysse, Kupka, Giacometti, Delaunay, Dubuffet, Juan Gris, Julio Gonzalez, Tamara de Lempicka, Raoul Dufy, Brancusi, De Chirico, Fautrier, André Masson, Baselitz.... Tutti mi guardano e mi giudicano pensando che io di arte non capisco nulla e nemmeno di bellezza. Rispondo che tutto è soggettivo e che comunque stiano zitti perchè io voglio guardarli e farmi una mia idea anzi, dal momento che sono talmente tanti e tutti talmente belli mi infilo dietro ad una tenda e compero non solo il catalogo ma anche i miei attacchini e i segnalibri.Spese che saranno criticate dal generale ma per me sono ricordi di un meraviglioso giorno passato con arte e mamma. Mi riinnamoro di Bacon, è un amore senile il mio infatti con Bacon ci siamo già incontrati cinque anni fa, sempre qui e io avevo perso la testa per lui. Poi era iniziata un'altra vita per me e io datavo il mio incontro con lui come l'inizio di una nuova vita. Allora ero giovane( si fa per dire) e pensavo che la vita fosse sempre belle e imprevedibile. Non era così. Ho passato anni bui, anni di dolore sordo, anni convulsi, anni di continuo correre dietro a qualcuno o qualche cosa che non avrei potuto mai avere perchè purtroppo non era scritto così. Bacon mi riapre le braccia oggi mentre ancora mi sto leccando le ferite ma sicuramente il suo messaggio è chiaro: la vita continua ,la vita va reinventata, la vita va apprezzata, la vita va amata, la vita soprattutto va vissuta e non subita. La ritrovo dopo un'oretta sempre seduta sulla sedia. Ha intontito il guardiano che cerca conforto in me. Ma io resisto e mia madre con un balzo da diciottenne dichiara di avere fame e di voler mangiare. “Mi sono già informata il signore( e si riferisce al guardiano) mi ha detto che al bar del palazzo reale fanno dei panini fantastici. Non cerco nemmeno di dirle che non vale la pena mangiare al bar della mostra ma l'assecondo e poi alla fine devo darle anche ragione. Riusciamo a sederci e a mangiare una buona piadina con un buon bicchiere di prosecco che mi fa girare ancora di più la testa. Sono stanca, spossata da tanto bello, i piedi gonfi, ho caldo e freddo nello stesso tempo... Troppe emozioni e soprattutto avere vicino mia madre è una cosa completamente nuova e bellissima. Parliamo a tavola di cosa sia l'arte, delle sue esperienze milanesi quando con Cortina sballavano quadri di autori allora quasi sconosciuti e adesso invece diventati dei grandi.
Parliamo dopo tanti anni di silenzio. Apprezzo la musicalità delle esse di mia madre con i denti nuovi. La prendo in giro tenendomela stretta sotto braccio. Adesso finita la colazione e piene di prosecco ci aspetta Pollock ultima fatica per oggi.



Anche lui era già stato visto dai miei occhi ormai stanchi e in un'altra vita... Un'altra vita perchè forse allora non ero troppo sicura delle mie idee e non avevo il coraggio di dire quello che pensavo. Allora Pollock mi era stato criptico, incomprensibile,un pugno nello stomaco che mi aveva dato la nausea. Ero uscita con la sensazione di non aver capito nulla ma se poi ripensavo bene a ciò che avevo visto, mi sentivo anche un po' presa in giro.
Entriamo nella nostra ultima fatica. Dentro c'è buio e già questo è inquietante. Poi improvvisamente un filmato dove si vede un Pollock ormai quasi alla fine che traccia dei segni su di un vetro. Sono segno che secondo me non hanno alcun senso e chiedo a mia madre se lei ci capisce qualche cosa, se secondo lei Pollock sa quello che dipinge o si lascia semplicemente guidare dal caso e dalla sua follia.
Adesso mi sento veramente presa in giro. Secondo me lui non ha nulla in testa, usa solo dei gran colori per intrecciare fili che non hanno nessun significato. Le cuffiette mi dicono di seguire i colori e di capire cosa lui volesse dire. Lo faccio o meglio cerco di farlo ma non trovo che fili di colore senza un senso. A questo punto mi riprende la nausea. Lo sforzo di capire mi fa scoppiare la testa e decido di comperare un tappetino per il mouse con i suoi fili dipinti. Chissà, forse quando sono a casa e scrivo riesco anche a capire cosa voleva dirmi questo pittore maledetto? La mostra mi crea solo disagio e penso che è una fortuna che sia l'ultima... Se fosse stata la prima non mi sarei gustata così le altre. Mi mancano solo gli ultimi due quadri che sono semplicemente tre righe di colore... Mi torneranno in mente quando farò i pacchi di Natale... Ho scelto una carta che assomiglia molto a loro. Li trovo bellissimi a livello di foulard o di carta da parati. Li definisco quadri da albergo e mia madre mi da ragione. Vuoi cedere che allora forse non solo l'unica a non apprezzare Pollock e gli irascibili? Forse questo tipo di pittura non ha anima, forse gli stessi autori l'avevano persa tra sesso droga e rock and roll? Ma Milano non ha finito le sue sorprese. Stanche ma felici attraversiamo piazza Duomo passeggiando sotto i portici e guardando due vetrine. Un altro taxi e poi finalmente in albergo. Sono esausta. Crollo sul letto dopo essermi bevuta due litri di acqua. Poi una bella doccia e infine un meritato riposo mentre mi riguardo il catalogo, gli attacchini e con la mente ripercorro tutta la giornata e l'archivio nel file giusto... Mi addormento così un'altra volta nel lettino vicino al generale. La mattina dopo aver fatto colazione era prevista la visita a Brera “Il seicento lombardo”. Avevo pensato che così mia madre, la mattina presto, avrebbe potuto fare quattro passi senza stancarsi troppo e poi finita la mostra saremmo tornate alla terra natia. Ma Milano mi sorprende ancora una volta e quando torniamo in camera, dopo un'abbondante colazione, aperte le tende la neve fiocca lenta. E' Natale e io rinuncio alla mostra e corro a prendere la macchina. Troveremo solo un velo di neve ma la paura di essere bloccata in autostrada con la spia che fa i capricci prevale e il buonsenso ha la meglio. Scappiamo da una Milano infiocchettata e arriviamo a Padova dove invece della neve troviamo nebbia umidità e solitudine di una casa vuota. Per fortuna che ho Lulù. Lascio mia mamma e torno alla mia vita. Esperienza bellissima da rifare magari a Roma questa volta, magari in primavera. Mi madre è sempre e comunque una sorpresa e io non solo sono stata bene ma anche felice. Mi sono fatta un bel regalo sia di Compleanno che di Natale.

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GUARDA LA MOSTRA LA: Munch 150  



Quest'anno si celebra Munch150. L' anno di Munch. Un viaggio ad Oslo sarebbe il massimo. Naturalmente rimane solo un sogno ma camminare per le strada che hanno raccolto i suoi passi sarebbe eccezionale. In mancanza di tutto ciò non ho perso Space Extra che per un' ora e mezza ci ha fatto vedere la sua mostra. Divisa in due edifici contiene le opere che vanno dal 1882 al 1944. Mi aspettavo una cosa più leggera e invece la spiegazione è in inglese, e seguire le didascalie e guardare contemporaneamente, è estremamente difficile. Mi renderò conto solo dopo di avere un gran mal di testa dovuto alla tensione, all'attenzione, all'impegno e allo sforzo che ci ho messo per seguire tutto. Munch di cui tutti per altro conoscono il famoso urlo ormai diventato un icona quasi pubblicitaria, per me non era tanto conosciuto. Sapevo così, come so io, un po' troppo superficialmente un po' di cose...
Molto influenzato dal simbolismo e dall'espressionismo, ogni tanto ricade anche nell'impressionismo. Perde la madre e assiste giovanissimo alla morte della sorella. I suoi quadri all'inizio non vengono capiti e la sua prima mostra a Berlino dopo una settimana chiude i battenti. Un uomo che beve, che è depresso, l'amore lo fa soffrire e gli fa avere dei grandi sensi di colpa. La sua vita in poche parole è fatta di alcool, con qualche donna che gli da solo smarrimento e la cupa depressione che sicuramente l'ambiente, alquanto solitario, in cui vive non lo aiuta se non a mettere su tela ciò che la sua anima produce. Dolore, sofferenza, ansia, angoscia. Ecco, questo provo durante tutta la mostra e anche dopo. Sono veramente scioccata. Munch mi ha in qualche modo, che ancora non capisco, portato nel suo mondo infernale e ho sofferto con lui. Mi trovo a fare un po' di considerazioni con chi ha condiviso con me questa esperienza. Potrei vedere Boldini, De Nittis, Fattori a tutte le ore del giorno e per tutto il giorno. A volte questi quadri potrebbero essere anche solo quadri di passaggio come gli alberi lo sono durante una passeggiata. Nonostante la loro bellezza posso essere benissimo solo uno sfondo, o un panorama di passaggio che non intacca la tua anima. L' albero lo vedi, lo guardi, lo ammiri ma non disturba la tua quiete o la tua ansia. Ti lascia comunque il tuo stato d'animo intatto. Munch invece non ti può mai lasciare indifferente. Munch ti coinvolge, ti mette a confronto con te stessa, ti incute timore, soggezione, ansia e paura di una morte che è sempre presente nei suoi quadri. Sono quadri forti, che esigono attenzione, che non potranno mai essere uno sfondo, ma solo un opera principale che cattura il tuo sguardo portandoti in un altro mondo: il suo mondo. Considero il periodo storico e mi rendo conto che Munch se non lo si conosce può essere il pittore di oggi. È di una tale modernità che non lo capisco se non con molta fatica. Come faceva ad essere così avanti? I volti nei suoi quadri sembrano quelli di ET ma ET è stato prodotto molto, ma molto dopo. Mi rendo conto come il mondo sia modificato in modo drastico non solo negli ultimi 100 anni ma anche negli ultimi 50 in cui sono vissuta io. Munch è ancora l'oggi. I suoi quadri a me sembrano tutti divisi in due : da una parte c'è il presente, bello, talvolta allegro, colorato quasi solare e dall'altra il buio, il nero, le paure che emergono dalle acque profonde o dai cieli burrascosi. Paura e ancora ansia, potere nelle sue donne che a me sembrano tutte con i capelli rossi come il diavolo, tentatrici, meretrici, comunque vincenti su questi piccoli uomini che rimangono sempre in disparte sulla tela oppure aggrovigliati tra i loro capelli. Pelle gialla, la bellezza è solo interiore, le sue figure non hanno nulla della bellezza che è descritta dai suoi contemporanei. Sono brutte, hanno facce storte, sono sofferte, sono morte vive, sono figure che come nascono hanno già la certezza di dover morire. Sono molto colpita, non ho parole ma non ho più fiato e mi fa male il cuore. Munch mi ha colpito, ho freddo, sono fortemente emozionata, che non mi accorgo del tempo. Mi sono persa in questa mostra dove non esistono le cornici ma le tele si rincorrono.



Mi rimane in mente la Madonna che sembra quasi Gesù in croce. Non vedo espressioni di piacere sul suo volto come mi spiegano anzi, io ci vedo sofferenza. La schiena inarcata e lo sguardo che non filtra tra le palpebre chiuse non mi da l'idea di una persona al culmine del piacere ma ripeto io vedo la sofferenza di Gesù in croce. Sempre con questi colori che danno l'illusione di essere vivi ma che in fondo rispecchiano sempre il nero della nostra anima. Nero, grigio, nero perla, nera che affiora, il male che sicuramente è più grande del bene, il male che sicuramente prevale sul bene, il male che ha paura del dopo, paura del domani e paura anche di quello che è stato.



Le ragazze che guardano il fiume è invece solare, sempre solo a metà. Guardato a destra è anche gioia ma poi la ragazze guardano l'acqua nera dove si perde la loro anima quasi cercassero una risposta sul loro domani, quasi stessero davanti ad una zingara che predice loro il futuro e il futuro è sicuramente la luna nera, Lilith, donna che ammalia li uomini per poi ucciderli come fosse una mantide religiosa fatta donna.




E per ultimo il suo autoritratto tra il letto e l'orologio. Testa alta, mento alzato, ma per me completamente disorientato perso nel suo spazio e nel suo mondo in cui non ci fa entrare. Tra un letto che potrebbe essere quello di morte e un orologio senza lancette che non gli da un' ora precisa in cui deve morire. Questo ciò che vedo. Un tempo che non permette di fare la sua conoscenza ma che ti insegna solo ad aspettare perchè la decisione è solo sua. Il letto che invece attende perchè non ha un'anima ed è una cosa ferma. Munch aspetta. Aspetta che il dolore passi, che torni l'equilibrio nella sua mente, che passi la paura e che la sua faccia non abbia più quell'espressione di smarrimento quasi da alzheimer. Ecco queste le mie emozioni. Ancora adesso sono scossa da questa pittura che mi è entrata dentro in modo impetuoso. Non è stata una passeggiata serena al limite allietata da una leggera pioggerellina che ha ripulito l'aria e reso brillanti i colori. È stata una bufera, un terremoto, un esondazione che ha lasciato solo danni. Danni per la mia mente che dovrà lavorare, approfondire, cercare di capire come tanta grandezza abbia potuto essermi sfuggita fino ad oggi.




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GUARDA LA MOSTRA LA :Il successo italiano a Parigi 


Non volevo assolutamente perderla. Amo Boldini, amo De Nittis, amo Mancini e amo tutto l'impressionismo e poi amo l'arte in genere, amo gli animali e amo molto meno il genere umano.
Punti di vista.
Non potevo esimermi dal vederla. Era lo stesso filo conduttore che avevo cominciato ad arrotolare a Ferrara, poi a Padova.
Così sempre beccando uno degli ultimi giorni perchè io sono sempre in ritardo anche quando sono in anticipo, ho preso il coraggio a due mani e sono partita per Rovigo.
Nell'arco delle 24 ore precedenti ho cambiato idea 6738 volte. Vado non vado, vado non vado. Insomma mi sono sfogliata tanti di quei petali che ormai posso fare a meno di andare dal parrucchiere.
Rovigo è una città che odio. Per me è solo un'uscita dell'autostrada e un puntino sulla carta geografica dell'Italia.
Odio Rovigo che mi ha dato un marito che è meglio dimenticare e che spero riposi in pace avendo capito i porpri errori ed avendo perdonato quelli degli altri i miei in primis.
Odio Rovigo e odio soprattutto i suoi bar che conosco benissimo e che vorrei tanto dimenticare come il periodo che mi lega a questa specie di città. Più che dimenticare un brutto periodo direi che mi vergogno di quel periodo. A volte siamo più propensi a credere che gli errori siano degli altri mentre invece la colpa è sempre e comunque nostra. Comunque con animo per niente sereno e stanca morta venerdì pomeriggio mi sono seduta in macchina con 38 gradi e sono partita. La mattina era stata piuttosto faticosa. Dopo tre giorni di lavoro la mia siepe è stata definitivamente tagliata, il giardino è pulito, l'irrigazione messa in funzione (sono stata sempre venerdì notte dopo aver visto la mostra alzata fino alle 2,30 per vedere finito il ciclo. Va tutto tranne la zona tre... Dovrò preoccuparmi? Beh speriamo piova! Oppure c'è sempre l'irrigazione manuale quella con la canna), ho ripulito la casetta degli attrezzi, ho messo dieci sacchi di terra nei limoni, nei gelsomini, nelle orchidee, ho visto che sono fiorite. Ho pulito la salvia, la lavanda, il timo e l'erba cipollina e ho preparato i vasi per il basilico. Insomma una mattina all'insegna del caldo e del mal di piedi... Non era certo la giornata adatta per andare a vedere una mostra e soprattutto a Rovigo. Ma si sa le pappere son sceme. Palazzo Roverella ha un tetto magnifico tutto in travi di legno... Un po' di invidia. La mostra è veramente bella anche se non all'altezza di quella di Padova ma che puoi pretendere da “Ruigo no me intrigo”? Come avrei voluto sposare Goupil... Anzi mi sarebbe piaciuto di più essere la sua amante. Goupil nella fine dell'ottocento comincia a collezionare vari autori per poi rivenderli. Ha un gusto tipico che piace al ceto borghese che in questo momento storico ha soldi e quindi compera volentieri pittori emergenti. Capisce subito che deve trovare pittori che valgono e che facciano quadri di misure contenute e di impatto piacevole e di facile comprensione. Goupil decide che ogni casa francese deve possedere un dipinto o una riproduzione di un artista famoso o che lo diventerà. Così comincia la sua ricerca e diventa la galleria europea più famosa del tempo attraverso la quale transiteranno quasi tutte le opere d'arte più famose. Otterrà pittori francesi, ungheresi, italiani, spagnoli che dipingono la vita per quello che è. Dipingeranno giardini ombrosi, interni quotidiani,bambini che sembrano fotografati … Insomma Goupil fa nascere il gusto del collezionismo. Boldini mi accoglie ancora prima che riesca a mettermi le cuffiette della guida. É sempre splendido. La modella era la sua amante... Ma non era sposato? No lo confondo con De Nittis... Mi rendo conto che a me la vita privata delle persone non interessa affatto e che io non faccio mai tante domande.. In effetti poi a me cosa interessa se Boldini era sposato o meno? Cosa mi interessa cosa faceva nel suo tempo libero? L'importante è comunque che dipingesse perchè poi la storia delle persone la scrivono le persone stesse o dipingendo oppure scrivendo come tento di fare io. Lui metteva nei suoi quadri il suo amore e la sua mano diventava ad un tratto un vero miracolo di perfezione nel ritrarre l 'attimo. Boldini è affascinante nella sua pennellata a volte nervosa, a volte allungata, a volte seducente, a volte volutamente non definita e anche a volte non finita affatto, a volte anche troppo dettagliata che arriva quasi ad essere troppo leccata, troppo fotografica, a volte invece astratta che lascia intuire tra trasparenze velate, tra finestre non definite, tra fiori appena abbozzati...
Non sono nelle mie condizioni migliori. Vedo ma in realtà non guardo, ascolto ma non imparo. Sono agitata. Sarà il caldo sarà l'aria pesante di Rovigo. Sono davanti a Mancini ai suoi bambini. Suoi nel senso che li dipinge. Non voglio pensare se anche lui è sposato se ha avuto figli e amanti ( ma non era un titolo di un bellissimo libro?). Mancini è meno fantasioso di Boldini, è più realista, questo almeno quello che a me sembra con il mio umore di questo preciso momento. Mi incanto davanti a De Nittis e alla sua strada, mi perdo tra Michetti, Morelli e Corcos. Mi rimangono dei flash, solo dei flash, poche immagini di quadri che oggi non mi hanno emozionato o almeno molto poco. Non sono soddisfatta ma non per mancanza di bellezza solo per mancanza di me stessa che ho perso chissà dove e quando, ritrovandomi forse soltanto alla fine quando compero i miei attacchini per la cappa e due segnalibro. Trovo anche un cartolina della pubblicità del Campari. Non compero neppure il catalogo. Non ne ho voglia. Troppo stanca. Lo comperò a Padova in un secondo tempo. Mi fermo a fare la spesa. Carico 10 confezioni di bottiglie di acqua e un po' di pollo e salsiccia. Ho voglia di una grigliata per bruciare il passato ma a metà cotture il passato rimane:la bombola è finita.

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GUARDA LA MOSTRA LA : De Nittis 


Fiu Fiu Fiu, Corri, corri pappera corri... Muoviti e dai che la perdi, sbrigati allunga il passo, muovi quelle gambe, alza quei piedi, elasticità...
Eccomi finalmente arrivata a palazzo Zabarella... Pochi giorni e l'avrei persa e invece eccomi qua... Biglietto, cuffiette tutto a posto. Ci metto un po' per capire come funziona l'audio guida ma si sa io sono tonta e tonda... Basta un cambio di vocale e io sono sempre la stessa. Mi sono documentata nelle notti in cui non dormo. So tutto su De Nittis, So tutto si fa per dire anche perchè è morto talmente giovane che che si fa presto. Chissà perchè i bravi muoiono presto... Forse Dio li premia e toglie loro la cattiveria della vita, le disillusioni, gli amori mancati, quelli perduti, quelli non meritati, quelli traditi, quelli buttati, quelli nascosti, quelli non vissuti, quelli inventati, quelli non capiti, quelli rimasti a metà, quelli non corrisposti... Amori nel senso tondo della parola... Forse Dio ti porta in un posto che non c'è e dove si vive bene senza soffrire. Comunque lui lo ha preso a 39 anni quando poteva dipingere ancora tanto e darci ancora tanta bellezza...
Conosce Leontine, se ne innamora , la sposa e la ritrae in tutte le pose, con tutti i colori, in tutti i modi... E' la sua modella che dipingerà secondo me a memoria perchè Titina è veramente il suo amore e lui la conosce a memoria, ne sa tutti i particolari, l'ha studiata, l'ha guardata, l'ha ammirata. Lui la vede così e così lei rimane per sempre su una tela. Lei pattina, lei legge, lei mangia, lei guarda, lei...Mi chiedo se veramente fosse amore o forse solo amore a metà. Gli amori non sono mai perfetti e forse Leontine era solo amata e lei invece faceva la manager del marito che la adorava. Chissà comunque io sto guardando lui, la sua pittura, i suoi bianchi che escono dalla tela e che sono brillanti, bianchi pieni di colore. Il bianco di De Nittis per me è un arcobaleno. E' una continua evoluzione del bianco che diventa perla, traslucido, brillante, immacolato, delicato, latteo, candido, vergine, incanutito,
innocente, semplice, oleoso, pastello, pulito, argenteo, solare, notturno e finisce tutto in neve o in ghiaccio.
Guardo la vita che si svolge tra balli e ritrovi, feste e saloni, guardo l'abbigliamento del tempo e la descrizione che lui ne fa con il pennello, guardo le trasparenze del pizzo delle signore tanto sensuali con la vita da vespa che lui ritrae cercando il dettaglio come in una fotografia. E in effetti lui sembra un fotografo. I suoi quadri sembrano tutti visti da un obiettivo e tutto rimane in posa fermo nel momento dello scatto. Rimane tutto così il tovagliolo messo a lato del piatto, il figlio che cerca di dar da mangiare alle oche, Leontine che gira il cucchiaino nella tazza. Istanti di vita quotidiana dipinti per sempre. Guardo i ventagli, ora chiusi, ora aperti, guardo i quadri nel quadro, guardo le piume, i cappelli, i guanti, i veli che sembrano in movimento o appena lasciati lì un attimo per poi essere ripresi. Guardo la genialità dei suoi pennelli mentre immortalano un cane tenuto a guinzaglio, oppure il frustino che bilancia la mano di una donna. Guardo un lago ghiacciato, un paesaggio pieno di sole sono immediatamente trasportata su un fiume e corro nell'acqua vedendo ciò che vedeva lui.
Mi commuovo. Mi agito. Mi emoziono. 120 quadri. Una delicatezza che arriva ad essere potenza. Eppure in tutti questi quadri la felicità è assente. C'è solo malinconia velata dagli splendidi colori. Il generale mi farà notare che non c'è mai il sole ma i cieli sono sempre tristi come gli occhi di tutte le donne che non ci danno le spalle e anche quando sono di schiena la tristezza dei loro occhi è comunque presente come la sensualità che traspare dai loro vestiti. Donne con la D maiuscola. Donne che lui vede sempre meravigliosamente donne. Sono stanca. Le mostre mi affaticano sempre perchè io sto attenta a tutto quello che posso e questa attenzione crea tensione e la paura di perdere qualche cosa che poi non potrò più vedere aumenta ancora di più la mia ansia. Come sempre sono combattuta dal vedere la fine e per non vederla. É un po' entrare nella vita di una persona, cogliere il dettaglio, cercare di entrare nella sua testa, seguire la sua mano, cercare di capire il suo pensiero, di interpretare ciò che ha dipinto e il perchè lo abbia fatto.
E' essere anche un po' guardoni, vedere scene familiari, spiare da una finestra attraverso la tenda scostata, sentire i dialoghi, Leontine che fa aggiungere al marito un dettaglio, lui che cambia di un tono il giallo, o il rosso, Leontine che si oppone, il figlio che con un pastello in mano disegna sui disegni del padre, Leontine che lo sgrida, de Nittis che ride della moglie guardandola con amore mentre da le ultime pennellate alla neve che cade fuori dalla finestra. La neve mi ha ghiacciato. La tenda si chiude , la mostra è finita, rimane il rimpianto di non poter vedere tutti i giorni i suoi bianchi. Corri pappera corri forse riesci ad andare a Treviso.

Dall'alto della diligenza De Nittis

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