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Io e Papperina
Favole da vendere: Tutto si aggiusta anche la fanciulla di pietra 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano tutte così un pezzo di alabastro. Era la pietra degli dei e lui si faceva vanto in mezzo a tante pietre della sua bellezza. Ma un giorno uno scultore che passava di lì per caso lo senti elogiare la sua bellezza e pensò di guardare chi fosse questo sbruffone che andava raccontando al mondo la sua beltà. Così si fece strada tra tutte quelle pietre e raggiunse quella che si elogiava. La guardò un po' senza farsi notare e vide che in effetti la pietra era veramente bella o almeno per lui era stupenda. Già la vedeva non come pietra ma come una leggiadra ragazza che voltando il viso un po' all'indietro cercava di dimenticare il passato mettendo un piede dopo l'altro e tenendo con le mani dalle dita lunghe con vezzo la leggera vestina. La pietra di alabastro si sentì osservata e a quel punto cominciò a chiamare a gran voce tutto e tutti cantando e decantando le sue lodi ancora più forte. “io sono bello, sono bellissimo e da lì ( che non era il pittore ma solo un avverbio almeno credo)Tricarico ci fece Il bosco delle fragole

Tra di noi chi paga sono solo io
e del resto non fa nulla
forse forse erano meglio le fragole
tu ti eri solo perso.
Sono bello sono bellissimo
sono bravo sono bravissimo
sono solo sono solissimo
però poi mi sono dato un limite
non ho spinto più sulle favole
sono rimasto solo senza alibi
e ho sognato un bosco senza fragole
e son caduto su di te.
Pene dell’inferno per me
non voglio pene senza fine per te
ma solo bene e certezze per te
non ho non è non ha non ho.
Sono cane cane canissimo
sono furbo furbo furbissimo
sono solo solo solissimo
però poi mi sono dato un alibi
la paura paura di vivere
non posso star solo senza vincere
perchè morir senza le fragole
e son caduto su di me
delusa?
Pene dell’inferno per me
non voglio pene senza fine per te
ma solo bene e certezze per te
non ho non è non ha non ho
Pene dell’inferno per me
non voglio pene senza fine per te
ma solo bene e certezze per te
non ho non è non ha non ho
Non è non è non è che non ti capisca
però però non ho tempo
domani domani domani chi sa?

“Sono bello sono stupendo sono la pietra che fa per te...
Se mi prenderai con te ti farò un uomo felice...”
“Come sai il mio nome” chiese l'artista al pezzo di alabastro...
L'alabastro indugiò giusto un attimo e poi riprese la sua nenia... L'artista non se ne accorse nemmeno e non vide la bugia passare attraverso l'alabastro troppo intento a guardare la luce che attraversava la pietra e a vederci ciò che la sua mente aveva già realizzato e la mano avrebbe poi fatto.
“Io so tutto e ti renderò felice di nome e di fatto. Tu mi plasmerai, tu troverai per me le forme più belle e le tue mani accarezzeranno la mia pelle e tu in me troverai ciò che cerchi e la felicità della bellezza invaderà il tuo cuore e l'artista che c'è in te farà di me un'opera unica al mondo e che resterà nei secoli. Io sarò immortale.”
Felice, felice di aver trovato la pietra dei suoi sogni, lo prese con amore, proprio come Geppetto con il pezzo di legno, e andò verso l'uscita. Pagò il prezzo e, senza scontrino perchè allora non c'era nemmeno l'uso della scrittura o quasi, anzi chi sapeva leggere e far di conto allora era quasi un genio guardato con sospetto perchè forse, per sapere, aveva fatto un patto con il diavolo, issò la pietra sul suo carro trainato da un vecchio mulo parlante con il quale faceva lunghi discorsi la notte davanti ad un misero fuocherello mentre cercava di tirare fuori dal marmo le forme che il suo occhio vedeva e andò verso casa. Durante il tragitto raccontò al mulo cosa aveva trovato e gli espose l'anima della pietra. Il mulo non disse nulla. Era stanco e voleva solo tornare davanti al fuocherello, sdraiarsi e sentire il suo padrone infervorarsi mentre usava le sue lunghe dita per creare mondi che anche lui condivideva. Il mulo era a modo suo un critico d'arte e credeva nelle doti del padrone al quale era molto affezionato. Lui era gentile, non lo affaticava mai, gli dava da mangiare e in più vivevano assieme facendosi compagnia. Il mulo lo ascoltava quando raccontava favole di altri mondi che solo lui poteva conoscere perchè erano il frutto della sua fantasia. Il mulo era felice di aver trovato più che un padrone un amico e ogni tanto si lanciava in disquisizioni filosofiche con Felice mentre quest'ultimo beveva un boccale di vino novello. Parlavano un po' di tutto. Di come era il mondo ( il mondo era già rotondo e il mulo non capiva perchè allora lui non camminava sempre in salita o sempre in discesa e allora Felice gli spiegava che c'erano distanze enormi e quindi, anche se la terra era rotonda, in effetti sembrava piatta tranne in montagna dove invece sembrava a volte a punta) di quanta cattiveria potesse essere pieno l'uomo ( e il mulo si chiedeva se anche la donna potesse essere cattiva e Felice allora spiegava che lui si riferiva al genere umano in generale e il mulo allora pensava perchè un generale e non un maresciallo o semplice soldato, ma poi passavano all'arte, ai colori del mondo e improvvisamente si aprivano altri orizzonti...). Insomma il mulo era Felice anche lui o forse Felice era il mulo? Nelle storie tutto è possibile e se Pinocchio diventa un bambino perchè un mulo non può diventare l'anima di un artista? Ma la nostra è un'altra storia perchè è la storia della pietra di alabastro... Così arrivati a casa il mulo si distese sulla paglia e Felice scaricò il suo prezioso carico. Cominciò subito a pulirlo ben bene e immediatamente l'alabastro si illumino come fosse la lampada di Aladino. L'alabastro come il genio parlò e disse: “Fai di me ciò che vuoi basta che mi rendi immortale. Io voglio vivere per sempre. Con te sarò arrendevole e cedevole cercherò di assecondare la tua mano in tutto. Diventerò ciò che i tuoi occhi e il tuo cuore vorranno e adesso fammi vivere, fammi diventare bello e rendimi perfetto”
A quel punto Felice era già al lavoro e non si accorse che l'asino stava guardando con un certo imbarazzo una pietra che parlava e che emanava una luce stupenda. Da quella pietra uscivano mille riflessi. La luce entrava e poi di divideva prendendo le strade che solo la fantasia sa percorrere e poi si riuniva in un tutt'uno svelando la meraviglia dei colori. La pietra imprigionava la luce e poi la lasciava andare dopo averla istruita e resa docile al suo volere. Più che la lampada di un genio la pietra sembrava un serpente incantatore che ti catturava tra le sue spire ma poi, nella sua infinita voglia di vivere per sempre, ti lasciava andare in modo che tu potessi raccontare ciò che lei ti aveva fatto vedere e provare. Il mulo fu anche lui catturato e la pietra gi parlò gentilmente, educatamente e gli disse che lui era bello, affascinante, pieno di cultura e di sapere, e che era un piacere condividere la casa e la vita per quel periodo con lui. Felice era troppo felice per stare ad ascoltare il dialogo ma tra la pietra e il mulo fu quasi amore, anzi di più: si creò un' amicizia e un rispetto che pochi sanno coltivare. Il mulo cominciò quindi a seguire tutte le fasi del lavoro con la massima attenzione. Felice scalpellava e poi accarezzava la pietra e poi tornava a scalpellarla. Il mulo aveva paura che le facesse male e allora chiedeva “Come stai?” E la pietra “ Sai chi bel vuol apparire qualche pena ha da soffrire”.
Intanto Felice ogni tanto guardava nel vuoto e poi sorrideva quasi come se vedesse la Madonna. Il mulo dopo un po' capì che il suo padrone vedeva ciò che voleva diventasse la pietra. Ormai Felice era talmente preso che parlava con ciò che avrebbe creato. Poi una sera dopo un lungo periodo, il mulo si addormentò stanchissimo di tutto quel guardare e quel parlare con l'alabastro. Fu in quella lunga notte in cui lui proprio dormiva che la fanciulla uscì dalla pietra e diventò quasi vera.
La mattina quando il primo raggio di sole scaldò il naso dell'asino nella stanza c'era una meravigliosa fanciulla che si teneva la veste con le mani bianche bellissime. Il mulo si spaventò e subito chiese chi fosse e la ragazza rispose: “Sono ciò che lui ha creato ma rimango comunque nella sostanza il tuo amico. Anche se sono diventata una morbida fanciulla nel mio cuore rimango l'alabastro che tu hai conosciuto” . L'asino fu felice di non aver perso un amico ma fu felice anche di vederlo così bello e aggraziato. Un tocco femminile era quello che mancava in quella stanza. Felice dormiva accanto a lei e sorrideva nel sonno. L'asino si concesse un altro po' di sonno e riprese anche lui a dormire e nel sogno tutti e tre andavano verso il sole che illuminava gli occhi della ragazza e faceva brillare la spilla della sua cintura. Per un po' di tempo non successe nulla. La vita continuava come sempre e tutti erano felici. Il sole si alzava e tramontava e il mulo vedeva il suo padrone trasformato. Sembrava che l'anima della fanciulla fosse entrata in lui, mangiava sempre meno e deperiva. Il mulo era preoccupato e chiese all'alabastro cosa stesse succedendo. Ma l'alabastro non trovava una risposta e non capiva la ragione del perchè le cose fossero così cambiate. Felice aveva gli occhi sempre più rossi e diventava sempre più magro e sempre più debole. Fu in quel periodo che tre briganti entrarono in casa e uccisero Felice che cercava di proteggere la fanciulla. L'asino fu preso e caricato di tutto e di più. Anche lui ormai era vecchio e le forze lo abbandonarono dopo due giorni. Lo lasciarono morente sul ciglio della strada. Lui aveva capito che ormai aveva le ore contate e aveva salutato il pezzo di alabastro che piangendo gli aveva detto che lui sarebbe stato sempre nel suo cuore e in quello della fanciulla. Lui non era preoccupato di morire perchè le pietre sono per sempre ma mai avrebbe trovato un asino più buono di lui.
La fanciulla, perchè ormai così era, passò di mano in mano. Fu venduta , rubata, sepolta, messa in soffitta, poi in cantina e poi tornò ad essere guardata e accarezzata, pulita e vezzeggiata. Entrò a far parte di una famiglia che la comperò da un commerciante e per molto tempo restò in bella vista sopra un trumò. Ma anche da lì fu poi spostata per andare in una vetrina di un lussuoso negozio di città. Fu lì che conobbe tanti artisti e tante opere e cominciò anche lei ad apprezzare le bellezze del mondo. Ogni tanto ricordava chi l'aveva fatta e ripensava con rimpianto all'amico perso ma poi la spensieratezza della sua età, che era ferma nel tempo, la portava ad altri pensieri e la sua veste svolazzava tra le gambe con garbo e la sua acconciatura lasciava cadere un ciuffo birichino sulla guancia e lungo il collo provocandole un gradevole solletico. Fu di nuovo comperata e andò di nuovo in tante altre case ma poi un giorno arrivò una donna speciale. La fanciulla sperò che la donna la guardasse e mentre sperava i loro occhi si incontrarono. La donna seppe subito che la fanciulla sarebbe diventata sua. Infatti pagò e questa volta
le dettero la fattura perchè ormai i tempi erano cambiati e tutti, o quasi sapevano leggere e scrivere e il mondo era cambiato e i muli non parlavano più, anzi forse si erano estinti perchè tanti bambini non sapevano neppure cosa fossero. La fanciulla trovò subito posto nella camera da letto della donna. Era una camera piena di luce, ma di quella luce giusta a tutte le ore per rendere belle ancora di più tutte le cose. Lei era messa su un comò ed era la prima cosa che la mattina la donna vedeva e l'ultima alla sera. Era in un punto di passaggio e la donna tutte le volte che le passava accanto la accarezzava. Fu un periodo felice. Ma poi come tutte le cose belle finì il giorno in cui un orco arrivò la prese e la portò giù e cominciò a sbatterla per terra rompendola. La donna gridava e pregava di smettere ma l'orco continuava a farla in mille pezzi. Fu allora che la donna chiamò i gendarmi che vennero con le armi e portarono via l'orco. La donna si mise a carponi e raccolse tutti i pezzi della fanciulla, li mise in un sacchetto della spazzatura e lì rimasero per molto tempo. Poi un bel giorno il sacchetto fu spostato e portato via e la fanciulla si ritrovò in mille pezzi su un tavolo che le ricordava molto quello di Felice. Ci volle molto altro tempo e tanta pazienza ma alla fine la fanciulla fu di nuovo quasi come prima. Adesso è tornata in casa della donna. Non è più sopra il comò in camera da letto e lei sa che la donna non la vuole lì perchè ancora adesso soffre un po' quando la vede anche se la accarezza sempre quando le passa vicino. Ogni tanto i loro occhi si incontrano e si parlano.
“Hai perdonato l'orco?”
“ No non ho perdonato perchè non c'è niente da perdonare se non me stessa e non riesco proprio a perdonarmi. Vedi cara fanciulla non sono gli altri che sbagliano ma siamo noi che sbagliamo nel giudicare gli altri. Chi si comporta male non è da perdonare è solo da non frequentare e se lo fai lo sbaglio è solo tuo. L'orco non era cattivo era solo diverso da me e io non l'ho capito. Io ho sbagliato fidandomi di chi non doveva avere la mia fiducia. Non c' è nulla da perdonare ma solo da dimenticare. Il difficile non è perdonare gli altri ma perdonare se stessi e io adesso ancora non sono in grado di farlo. Ecco perchè tu sei qui e non nella mia stanza perchè ogni volta che ti vedo so che sarà difficile andare avanti. Ma so anche che un giorno tu sarai in altra stanza e allieterai gli occhi di altre persone . So che tu volevi vivere per sempre . Me lo ha detto un asino in un sogno. Era un ciuchino che assomigliava molto a quello di Collodi. E' per questo mio strano sogno che ti ho fatto aggiustare”.
La ragazza adesso sorride ancora da sopra un tavolo. Si vedono i segni della violenza subita ma lei è talmente bella e ha talmente voglia di vivere per sempre che questo quasi impedisce a chi la guarda di vederli.
E' talmente giovane che i ricordi non le restano impressi e le ferite vengono ricoperte dalla bellezza e dalla patina del tempo.
Un giorno anche la donna la rimetterà nella sua stanza e quando il tempo sarà finito per lei, la fanciulla farà altri viaggi, vedrà altre case e conoscerà persone nuove. Sarà un nuovo dolore ma questo è il prezzo da pagare per vivere per sempre



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La principessa ritrova la vita 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano sempre così una principessa che viveva in un bellissimo castello. Molti la invidiavano ma lei, come sempre succede nella vita, non era contenta. Il castello era grande, richiedeva manutenzione, non era mai pulito come voleva lei , era umido, e lei , nonostante tutta la sua corte lì dentro si sentiva in prigione e soprattutto si sentiva sola.
Una mattina, dopo non aver dormito per tutta la notte ed essersi rigirata nel letto e rigirata ancora cercando di scacciare gli incubi che erano solo la realtà del suo quotidiano e che le impedivano di abbracciare Morfeo, prese la grande decisione. Aveva appena finito di leggere un libro e ne era rimasta disgustata "Il cardellino”... Chissà perchè lei sperava che il libro la facesse viaggiare lungo la strada percorsa dal quadro mentre invece non era nulla di tutto ciò. Ancora una volta nella sua anima era scesa la delusione ma poi nell'ultima pagina di questo libro assurdo che per novecento pagine aveva accompagnato le sue notti prive di sonno tenendole almeno lontani i cattivi pensieri, c'era il sunto del suo pensiero: “La vita qualunque sia è breve. Il destino è crudele ma forse non causale. La natura intesa come morte vince sempre ma questo non significa prostrarci al suo cospetto.
Forse anche se non siamo sempre contenti di essere qui è nostro compito immergerci comunque:entrarci,attraversare questa fogna con gli occhi e il cuore aperto.”
Così chiamò tutto il personale a raccolta e impartì dei nuovi ordini. Incoronò il suo più fido dandogli tutti i poteri per mantenere l'equilibrio del castello e poi se ne andò. Passò prima dal suo parrucchiere e si fece tagliare le lunghe chiome, passò dalla sarta e si fece togliere pizzi e crinoline, passo dal tesoriere consegnò i gioielli e si fece fare una nuova identità con documenti e una certa somma per poter sopravvive nel mondo degli umani. Non che lei non fosse umana ma si sa che le principesse vivono in una realtà parallela a quella delle persone “normali”.
Pantaloni lunghi, scarpe da ginnastica, berrettino capovolto davanti dietro, capelli che appena ne uscivano, zaino in spalla con poche cose prive di valore tranne per un paio di libri, la principessa decise di entrare nel nuovo mondo. Si sa che l'erba dei vicini è sempre più verde e la principessa credette che tutte quelle belle casette con il praticello tagliato alla perfezione , pulite e linde fossero molto meglio del suo castello.
I proverbi non sempre son veri ma di certo l'erba del vicino non è assolutamente più verde ma la nostra principessa, abbagliata dal mondo nuovo, vedeva tutto verde e si domandava perchè era rimasta per così tanto tempo chiusa in un luogo dove non era felice e soprattutto sola. Fu allora che vide una panchina in mezzo ad un prato. Sembrava un quadro e mancava solo lei per creare la macchia di colore che avrebbe dato significato al dipinto facendone un quadro importante. Un giorno lo avrebbe comperato. Fu a quel punto che si domandò se mai avrebbe potuto permetterselo. Adesso non era più una principessa e doveva sbarcare il lunario e non pensare ai quadri. Ma tutto questo passò veloce e mentre la principessa si toglieva le scarpe per correre a piedi nudi sull'erba e arrivare senza fiato alla panchina, era felice. Si sa che la felicità, se esiste, dura poco e se non l'acchiappi per la coda lei dispettosa fugge via lasciandoti solo il suo ricordo e così fu per la principessa. Come si sedette sulla panchina la felicità era già corsa via e lei sentì tutta la stanchezza nelle gambe e nei piedi, dolori muscolari le prendevano la schiena e aveva sete. Per fortuna che una delle sue ancelle nello zaino aveva messo anche una bottiglia di acqua e così per un altro attimo la felicità si riposò anche lei sulla panchina. La principessa bevve e anche mangiò. Il mondo all'esterno ti metteva appetito di tutto. Lei in fondo era rimasta in una campana di vetro dove la vita scorreva senza problemi ma anche senza emozioni. A volte i problemi ti avvicinano alle persone, vengono condivisi e questo forse crea delle amicizie. La principessa però aveva avuto un maestro di vita che le aveva insegnato quanto fosse difficile avere degli amici. Questi non sono mai sinceri e come in tutti i rapporti c'è sempre chi da di più e chi invece tenta di fregarti. La principessa comunque non voleva essere schiava delle lezioni di vita e così aveva preso tante fregature: aveva incontrato amici che l'avevano derubata non solo materialmente ma anche negli affetti, altri figli di puttana che le avevano portato via quasi tutto, delinquenti che non mantenevano la parole e gente che la sfruttava. Nonostante questo il suo cuore era ancora aperto a tutto e tutti. Su quella panchina la principessa seduta con le gambe incrociate cominciò a fare un bilancio della vita ma soprattutto cominciò a progettare un nuovo futuro. La vita in questa nuova terra era sicuramente diversa e lei sarebbe stata felice. Quanta pochezza c'è nella testa delle principesse e non solo... Quanta pochezza c'è nel genere umano che crede di essere come Dio e di poter vivere senza dolore. La vita è dolore, la vita è affanno, la vita è di rincorsa come l'ultimo dei cavalli del palio , la vita è sempre in salita e la salita sembra la torre di Babele che non finisce mai perchè il cielo più ti avvicini e più si allontana da te, superbo nel credere di poterlo toccare. Non si tocca l'immenso e tu sei solo un puntino che però nella sua piccolezza crea anche lui l'universo. Senza di te, senza il puntino che sei, sarebbe come avere un bellissimo orologio che però non tiene il tempo. Anche i puntini servono e tanti puntini danno origine a dei quadri meravigliosi... Tutto serve in questo mondo basta solo capire a cosa e non credere troppo nelle favole perchè le principesse non esistono e nemmeno la felicità se non solo nel nostro cuore per un attimo quando si ferma e rimane sospeso per poi si spera ricordarsi di ripartire e farti sbattere gli occhi riaprendoli sul mondo con le sue bellezze e anche le sue brutture. Ma le favole son favole e nelle favole le principesse esistono. La nostra stava ancora massaggiandosi i piedi sulla panchina quando passarono vicino a lei due ragazzi che stavano tenendosi per mano. L'invidia prese il sopravvento ma poi li guardò: erano entrambi con le cuffiette nelle orecchie e nella mano libera il cellulare persi in due mondi diversi dove forse solo il contatto delle mani creava un ponte. Non si guardavano, non si parlavano, non comunicavano con nulla, solo attraverso il contatto della mano che forse non era nemmeno un contatto ma un'abitudine o forse il modo per mantenere un equilibrio che in realtà non esisteva più. Invidia lasciò il posto alla tristezza. Ciondolò per un paio di mesi in questo nostro mondo. Vide di tutto, incontrò di tutto, sentì di tutto e vide che l'erba del vicino era verde come la sua. Incontrò tanta gente, cercò di capire il loro modo di vivere , di pensare ma poi scoprì che ogni persona ha il suo modo, ogni persona ha la sua verità che finisce nell'esatto momento in cui comincia quella dell'altro, capì che la gente sogna, e crede nel sogno a volte talmente tanto da trasformarlo in realtà che non è , vide la bontà in pochi , la cattiveria in tanti, vide animali abbandonati, vide bambini che maltrattavano prima gli animali e poi i genitori, incontrò assassini, delinquenti, ladri e soprattutto gente senza scrupoli. Vide insomma tutto il genere umano ma non riuscì a capire come aiutarlo. Poi sempre sulla solita panchina capì che non c'era possibilità di aiutare tutti perchè il mondo è troppo grande e allora pensò di aiutare solo pochi ma di aiutarli veramente. Si comperò un cellulare ultima generazione e si mise in contatto con il castello. Cominciò così a vendere tutto ciò che aveva a chi aveva soldi e con quelli aiutava poche ma buone famiglie. Il commercio andò benissimo e adesso la nostra principessa ha deciso di aprire un canile per aiutare anche quelle povere bestie che i cattivi abbandonano. Le famiglie che lei aiuta vivono più tranquille e aiutano la principessa quando possono. Non ha trovato amici ma solo conoscenti perchè chi trova un amico trova un tesoro e la principessa il tesoro lo aveva già e anche se piove sempre sul bagnato lei un amico purtroppo non lo ha. Ma in fondo non è una cosa importante perchè a volte basta un semplice cane. La nostra principessa adesso non sarà forse felice ma almeno vive in un mondo reale dove la sofferenza ti fa sentire viva. Ha imparato a non credere nei sogni ma a capire che forse la realtà è addirittura meglio. Ha imparato che le persone non cambiano e che difficilmente proveranno gli stessi suoi sentimenti. Ha imparato che le persone non hanno pazienza, che sono pettegole, che sono invidiose, che gioiscono del male altrui e che per niente al mondo qualcuno si sacrificherà per un altro , nessuno porgerà l'altra guancia a meno che non sia masochista, che tutti siamo uguali ma nello stesso tempo diversi, che tutti abbiamo le nostre debolezze e poche virtù, che nessuno è onesto perchè l'uomo è sempre ricattabile se non altro nei sentimenti, che per poter essere liberi non bisogna amare, non bisogna avere legami che poi sono quelli che ti rendono vulnerabile, che l'uomo in fondo è cattivo perchè Dio lo ha creato così e che nemmeno Dio è perfetto perchè, ammesso che ci sia, se lo fosse, avrebbe insegnato ai suoi figli ad esserlo. Ma che mondo sarebbe poi se fosse tutto bello? L'uomo ci si abituerebbe e non vedrebbe più le meraviglie che derivano dalla bruttura per contrapposizione... Se non ci fosse il brutto come potrebbe esserci il bello? E se tutto fosse buono come faremmo a saperlo? Forse Dio lo sapeva e proprio per questo ci ha dato una vita di merda che per gli stitici è comunque un gran regalo. La principessa continua la sua vita e il suo commercio ma non crede più in nulla se non nella bellezza della natura e in ciò che l'uomo crea senza forse nemmeno rendersene conto e cioè l'arte, la poesia e la musica.


Jacek Yerkaa

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Favole da vendere:La principessa con la madre perfetta 


Ogni mattina si svegliava e ogni mattina voleva morire. Era sempre il primo pensiero ed era l'unica cosa che voleva veramente. Prima o poi ci sarebbe riuscita ne era più che certa, ma solo quando sarebbe stata la sua ora e ora era mattino.
Pensa alle cose belle...Pensa alle cose belle...Pensa alle cose belle...
Non era facile . Lei nella sua vita non aveva avuto tante cose belle anzi forse ne aveva avuta una sola. Forse durante la sua vita aveva creduto di avere delle cose belle ma poi inesorabilmente quelle cose che sembravano brillare si erano svelate solo sassi privi di qualsiasi contenuto.
In fondo tutti l'avevano tradita Solo un cane le aveva fatto compagnia ed era l'unica cosa bella che lei poteva ricordare per poter cominciare un'altra giornata. Era l'unica cosa viva che le avesse voluto bene. Anche sua madre le aveva voltato le spalle quando era nata. Molto probabilmente, solo adesso che ormai era cresciuta, si era resa conto che per sua madre metterla al mondo era stato solo un gioco o forse semplicemente una cosa che doveva fare per poi esibirla al mondo per far vedere che lei era capace di procreare. Poi il gioco era diventato troppo impegnativo e aveva preferito fare la sua vita affidando la figlia ai nonni in modo da poterne in qualsiasi momento averne di nuovo il possesso.
Lei era cresciuta praticamente da sola facendo con la sua testa le sue scelte e aveva deciso di vivere una vita di cui non pentirsi mai e di avere sempre la coscienza a posto. Non importava se poi le persone ricambiavano ciò che lei dava, l'importante era essere serena verso se stessa e poter dire “Io mi sento una brava persona” e aveva ottenuto ciò che voleva. Lei non barava con se stessa anzi, forse si riteneva meno di quello che era. Aiutava se poteva cercava di mettere un po' di sale in qualche zucca dove mancava, ma poi anche lei si chiedeva se tutto questo era giusto. E allora le sue poche certezze crollavano.
Non tutte le persone volevano essere consapevoli di quello che erano. Forse a volte essere troppo sinceri con noi stessi non faceva bene. Era meglio dirsi delle bugie e continuare a fare una vita senza dubbio molto più facile. E chi era lei per potere dire quale delle scelte fosse la più giusta?
Non poteva. Lei non poteva fare nulla se non cercare timidamente di far capire che c'erano tanti punti di vista e che una cosa doveva essere vista anche sotto altri aspetti e che era più facile capire la gente o provarci, che non farsi capire. Aveva concluso che comunque non si poteva essere amati se l'altro non lo voleva. L'amore ovviamente era inteso in tutti i sensi , amore in generale, amore figliale, amicizia, insomma tutto ciò che porta amore e che crea amore e che ti ispira amore. Non era possibile imporre un sentimento se questo non era spontaneo. Così aveva capito che la madre non l'amava, che il marito forse l'aveva amata a modo suo e che poi c'era stato il vuoto assoluto salvo per il cane.
Il perchè sua madre la odiasse non lo conosceva. Forse semplicemente era invidia, forse solo cattiveria, forse semplicemente perchè lei non eseguiva ciò che sua madre voleva. Ma questa era l'unica condizione che non poteva essere infranta. Lei era disposta a tutto. Era disposta a sopportare la cattiveria che usciva dalla bocca della madre verso tutti, era disposta ad accettare i capricci, era disposta ad accettare i cambiamenti di umori continui, i cambiamenti di programma, era disposta a sopportare i segreti che una madre non dovrebbe avere , era disposta a tutto tranne che alla perdita della sua libertà intendendo questa con dei limiti precisi in modo che non offendessero i sentimenti della genitrice. Era veramente disposta a tutto perchè lo aveva scelto, lo aveva deciso e quindi doveva portare a termine ciò in cui aveva creduto. Nel momento in cui aveva capito che sua madre non l'amava e molto probabilmente non aveva e non avrebbe mai amato nessuno, si era resa conto di non poterlo nemmeno ottenere. E quindi aveva deciso di limitarsi ad amarla lei. Questo nessuno poteva impedirglielo. Aveva cercato anche un rapporto con sua madre ma la cosa era diventata molto difficile e quasi ingestibile. A quel punto si era ritirata e chiusa in se stessa e anche se non era un bel vivere era l'unica cosa che poteva fare. Quello per cui era arrabbiata non era certo la mancanza d'amore ma la mancanza di educazione e di civiltà che purtroppo convivevano in sua madre. Era una donna apparentemente angelica che si vendeva molto bene ma scavando un po' purtroppo dietro ad una bella facciata c'era il vuoto riempito da odio. Era costantemente in lotta con il mondo, invidiosa di tutto e di tutti, guardava le persone a lei vicine sorridendo per poi maledirle con il primo che passava al quale ovviamente raccontava tutti gli interessi degli altri aggiungendo cattiverie di ogni tipo. Lei era una santa che non veniva toccata da tutti coloro che le giravano attorno e che ovviamente erano ladri, puttane, alcolizzati, drogati, pazzi.... Lei aiutava tutte queste persone mettendole una contro l'altro, dicendo ad uno di fare la spia all'altro di fare altrettanto. Eppure non era scema... E allora non capiva forse che chi fa la spia ti racconta solo ciò che vuole? Ma a lei non interessava la verità, le bastava vedere l'odio perchè di quello lei si nutriva. Si chiudeva in una camera e li cominciava ad arrovellarsi il cervello per vedere come far del male che poi ovviamente per lei non lo era o forse diciamo che non lo era tanto. Così si era arrivati al punto in cui in casa non si parlava e anzi non ci si vedeva proprio. Lei si faceva da mangiare come fanno normalmente tutte le persone mentre la madre mangiava in camera non si sa cosa non si sa come. Fortuna che ogni tanto usciva e allora lei finalmente poteva correre per casa, accendere la sua musica, gustarsi la sua sala piena di piante, guardare i suoi quadri e aspettava che arrivasse la primavera per poter stare in terrazza. Le veniva l'ansia quando sapeva che sua madre era in casa si sentiva l'acqua alla gola e così aveva fatto l'unica casa possibile che avrebbe potuto fare:si era cercata un casa nuova. Adesso l'aveva trovata e adesso per lo meno era libera e non la poteva più ricattare dicendole “Io me ne vado” . Questa era la mancanza di educazione e anche di civiltà che la madre per fortuna non le aveva insegnato. Adesso la mattina la cosa bella erano quei quaranta metri quadri con terrazza ( perchè la terrazza era la sua vita) e quando ci pensava le si allargava il cuore. Di certo non avrebbe fatto un altro trasloco ma si sarebbe attrezzato quel guscio di noce in modo da poterci vivere allegramente ed era certa di riuscirci. Certo non avrebbe mai abbandonato sua madre ma ogni tanto, anche il solo sapere di poter avere un posto suo, la faceva essere felice. Aveva pensato di potersi godere la madre come aveva fatto con il padre... Allora era stata una bellissima esperienza e suo padre per lei era veramente un bravo uomo e avevano viaggiato, si erano divertiti a teatro, al mare, al cinema, in casa, a invitare amici cucinando per tutti, ridendo e scherzando e il loro rapporto da distante era arrivato ad essere addirittura complice. Si vedeva che si volevano bene e lei sperava che con la madre potesse essere lo stesso. Non tutte le ciambelle riescono con il buco e quindi è meglio lasciare correre, lasciare passare il tempo, e poi continuare a mantenere la disponibilità che nonostante tutto per carattere non avrebbe mai negato. Per il resto beh lei aveva cercato di portarla a teatro, al cinema, alle mostre ma poi inevitabilmente senza un perchè la madre si ritirava e trovava un qualsiasi pretesto per poter litigare. Questo era durato per un bel periodo , la madre cambiava d'umore quasi ogni tre giorni. Allora era amore che poi diventava odio senza una ragione che poi tornava amore. Questo continuo saliscendi ad un certo punto era stato bloccato con “ LA PROSSIMA VOLTA NON CI SARA'”. Lei aveva anche capito che per parlare con sua madre doveva avere dei testimoni perchè la vecchia era bravissima a rigirare le cose o a non volerle capire. Così quando doveva parlare di cose serie bisognava essere in quattro e anche questo dava il senso della maturità mancante. Lei non era abituata così, lei era abituata a parlare con il diretto interessato, risolvere il problema e poi una volta ridolto,dimenticarlo. Qui invece ogni volta si riprendeva dal punto di partenza. Così quella sera cercò casa e subito le venne davanti l'annuncio giusto. Era la prima ma era anche quella giusta. Adesso poteva respirare e infatti cominciò di nuovo a dormire, le scese la pressione, le si sgonfiarono i piedi, immediatamente in un giorno perse tre chili e soprattutto ritrovò una parte di voglia di vivere. Certo non era il momento migliore per essere sola, certo le mamme dovrebbero servire in questi momenti ma alla fine chi se ne frega LEI ERA FORTE
La nostra principessa, se così vogliamo chiamarla perchè questa è una storia, capì che il mondo va avanti non in nome dell'amore ma solo perchè esiste l'educazione e la civiltà che fanno in modo che il tuo IO sia rispettato perchè tutti abbiamo il dovere non solo di rispettare gli altri, ma soprattutto abbiamo il dovere di avere rispetto di noi stessi . Chi non rispetta non sarò mai rispettato e chi non ha rispetto di se stesso non ne avrà nemmeno per gli altri. I rapporti devono essere chiari, limpidi, si devono accettare i limiti delle persone, si deve cercare di appianare le cose, si deve cercare ogni tanto anche di cedere. Solo così un rapporto può crescere, diventare grande e se si ha fortuna anche per sempre. Ma bisogna lavorarci tanto e molta gente non è disposta a fare nulla. Lei intanto a fine febbraio andrà a comperare le primule.
Così la principessa capì che il mondo è pieno di gente che alla fine combatte solo contro se stessa, che vive infelice perchè non vuole cambiare, che vive al buio perchè la luce fa vedere anche le cose brutte e capì che l'amore non si compra e che non esiste una regola per cui un madre debba amare una figlia perchè può anche non succedere, e certi cassonetti avrebbero potuto raccontare storie ancora peggiori. Nella vita nulla è certo salvo quello che tu sai e che vuoi sapere e l'importante è sentirsi bene con se stessi, e se si ha un rimpianto o un senso di colpa bisogna affrontarlo perchè tutti al mondo sbagliamo, tutti abbiamo reazioni improvvise e incontrollabili l'importante è rendersene conto. Nessuno è perfetto tranne ovviamente la madre della nostra principessa

Illustrazione ovviamente rubata...


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Favole da vendere:Taglio colore=cambio vita 




Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano sempre così una principessa che ormai era più morta che viva... Era soprattutto stanca di vivere perchè secondo lei aveva dei problemi talmente grandi che non sarebbe mai riuscita a risolverli. Così si lasciava giorno dopo giorno morire. La nostra principessa non aveva più un castello dove vivere ma soprattutto si rendeva conto che sbagliava nel giudicare le persone e ciò che lei credeva di vedere nelle loro anime non era l'oro, ma il freddo gelo del ghiaccio. Così la nostra principessa aveva trovato un marito che forse a modo a suo l'aveva anche amata, ma l'aveva picchiata, maltrattata, delusa, e poi lasciata nei guai. Camminando lungo la strada del suo tempo la principessa aveva incontrato un altro essere con cui aveva condiviso un pezzo di strada. Lui non era cattivo ma era inesistente. Non era riuscito mai una volta a darle un conforto nè morale nè tanto meno materiale. Si limitava ad essere presente solo quando non gli veniva richiesto nulla. Dopo una lunga camminata la principessa si rese conto che lui forse il cuore di ghiaccio non lo aveva ma semplicemente non aveva un cuore e così senza tante litigate, perchè lui era anche una persona molto educata, cambiarono strada al primo incrocio che trovarono. Fu allora che lungo il ciglio, fermo ad aspettarla, la principessa trovò un personaggio che cominciò a fissarla negli occhi e lei stranamente si sentì leggera e si perdette in quel che lei credeva un mare quieto e bellissimo. Ma tutti i mari hanno le burrasche e il personaggio altro non era che un mago cattivo che incantava le principesse e poi le spogliava di tutto e non solo dal punto di vista materiale, ma soprattutto toglieva loro i sogni e le illusioni che danno la ragione per vivere questa vita che tutti sappiamo deve finire. Senza sogni e senza amore, senza colore e senza sincerità la vita diventa una specie di inferno e allora perchè prolungare il dolore?Dopo un po' di tempo la principessa non lo chiamò più AMORE ma si rese conto che al suo posto usciva la parola STRONZO e dopo di quella ci fu ancora una parola più terribile DELIQUENTE. Fu allora che la principessa si ribellò e cominciò a dire no. Fu anche in quel momento che il personaggio tanto bello e romantico che vedeva prima, divenne un piccolo ometto dalle gambette sottili, infido come Serpis, logorroico, maniacale nelle sue azione quotidiane, appiccicoso, pesante, che stava sempre addosso alle persone per ottenere ciò che voleva, ossessionante e ossessivo, sempre in continuo movimento per cercare il tallone di Achille e ottenere ciò che voleva. Insomma era veramente una brutta persona che oltretutto non aveva nemmeno educazione, si credeva chissà chi cercando poi di far vedere invece la sua umiltà e la sua ignoranza per fregare le persone. Nessuno gli aveva insegnato l'educazione ma lui si vantava di frequentare bei ristoranti anche se poi mangiava solo spaghetti perchè l'unica cosa che sapeva era usare la forchetta. Fu veramente una scoperta orribile per la principessa che lo buttò fuori di casa ma lui ostinato come sempre, non volle uscire e la prese per il collo e lei ancora una volta cedette e uscì dalla sua stessa casa. Ma poi si rese conto che le donne non devono mai subire le cattiverie degli uomini e così dopo aver chiamato le sue guardie lo fece buttare fuori a calci. Seguirono giorni di paura, giorni di vero terrore, la principessa era rimasta sola e senza un soldo perchè aveva dato tutto al mago e così anche le sue guardie la lasciarono e lei rimase sola. A volte dal male arriva il bene e la nostra principessa capì che l'amore è tutta una bolla dii sapone e che di stronzi e delinquenti ne è pieno il mondo. Così decise di vivere da sola. Ci furono ore di panico, ansia, voglia di morire , voglia di farla finita. La principessa si alzava la mattina e aspettava che venisse la notte dove aspettava la mattina sperando che la notte non le portasse incubi e cattive idee. Così visse tanto e tanto tempo chiusa nella sua torre che sapeva di dover lasciare perchè il DELINQUENTE le aveva tolto anche la casa gliela aveva venduta e adesso prima o poi il proprietario avrebbe fatto valere i suoi diritti. Ma come sempre l'uomo ha mille risorse anche se non lo sa. La nostra principessa un giorno si svegliò non cominciando a pensare subito allo STRONZO e il giorno dopo ci pensò ancora dopo... Poi piano piano lo STRONZO venne dimenticato e la principessa ruppe tutte quei fili che la tenevano legata a lui. Fu una mattina di tanto tempo dopo che la principessa decise di lasciare la sua casa prima che qualcuno la chiedesse legalmente. Era veramente un castello difficile da spostare ma la principessa ci si mise di impegno. Trovò una bella casa nuova tutta bianca e pulita e con molto criterio, ordine, e organizzazione cominciò il lento trasloco. Ci volle tanto tempo e tanta fatica, furono ricordate tante cose prendendo in mano oggetti che avevano tante storie diverse ma la nostra principessa anche se aveva le lacrime agli occhi lasciava perdere e continuava a lavorare e a incartare. Le si ruppero le mani, le vennero le vesciche, le fecero male tutti i muscoli e tutte le sere le sembrava di non aver fatto niente. Poi un giorno improvvisamente la casa sembrò andare finita. Il castello era quasi vuoto e dentro rimanevano poche cose di cui la principessa doveva fare a meno. Chiamò allora un gran carro e ci mise sopra tutto ciò che regalò a chi ne aveva bisogno. La principessa riteneva infatti che non è certo perchè incontri uno STRONZO DELIQUENTE che tu non continui a far del bene e lei infatti nonostante tutto credeva ancora nella bontà , nella sua almeno e quindi fece felice tanta gente che non aveva le possibilità di avere ciò che per lei era superfluo. Ma nonostante tutto il cuore della principessa era ancora pieno di dolore e lei ancora vedeva mostri neri che le volteggiavano sulla testa. Fu così per tanto tempo ma poi come viene la sera e poi viene il mattino, anche per la principessa ritornò la luce e il caldo nel cuore. Una mattina le telefonarono dicendo che il proprietario del suo castello lo reclamava. La principessa al momento fu scossa ma poi guardò il cielo e vide il sole e improvvisamente quel raggio le scaldò il cuore. Sentì una vocina dentro di lei che le diceva: “Mia cara dopo la pioggia ritorna sempre il sereno e tu sei stata brava hai preparato già tutto, non devi affaticarti più, non devi correre, non devi cercare, devi solo consegnare le chiavi e chiudere questo libro. Mettici la parola fine e inizia un libro nuovo!”
La principessa per la prima volta dopo tanto tempo sorrise e andò come fanno tutte le donne quando cambiano vita, dal parrucchiere e fece tagliare i capelli e cambiar loro il colore. Li fece della stessa tinta del grano quando è maturo ed è baciato dal sole, Uscì contenta con i suoi nuovi capelli tinta del sole e per la prima volta pensò :Andiamo a casa!

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Favole da vendere: La principessa nella palla 


Cera una volta e lucida l'altra le mie storie cominciano sempre così una principessa che viveva in un regno magico dove era sempre festa e tutti erano felici. Era un'oasi di pace dove tutte le persone che ci vivevano avevano gli stessi diritti e anche gli stessi doveri. La principessa governava senza sforzo perchè essendo tutte brave persone era facile mantenere l'ordine che già era esistente. In pratica tutto girava attorno ad un semplice concetto che era quello di “FAMIGLIA”. La principessa aveva messo una grande targa che lampeggiava e diceva così:QUESTO REGNO È UNA GRANDE FAMIGLIA E TUTTI DEVONO RISPETTARLA E AMARLA .
Lei credeva in questo principio e tutti i suoi sudditi avevano imparato che se effettivamente seguivano questa specie di comandamento, tutto andava bene.
Certo c'erano delle difficoltà ma uno veniva in soccorso dell'altro e in caso di malattia tutti erano pronti ad aiutare chi stava male e in caso di malinconia , perchè nemmeno il regno della principessa era escluso da questo male quasi incurabile, tutti erano pronti a trasformarsi in giullari oppure ad inventarsi delle necessità da dare da fare al depresso perchè si sentisse utile e fosse impegnato a non pensare.
Insomma tutto filava liscio come in tutte le storie.
Le persone si amavano, erano gentili fra di loro, non esisteva l'invidia, e non esisteva la cattiveria e la violenza. Tutti vivevano con il sorriso sulla bocca ed erano in qualche modo se si può dire, felici. Certo la felicità è una cosa talmente effimera che era difficile tenerla stretta per sempre, però era anche vero che la vita serena a volte può, con impegno, essere scambiata per felicità. Così il popolo della principessa vedeva sorgere il sole, lavorava, pagava le tasse, guardava la televisione e pagava regolarmente il canone, viaggiava con assicurazione in regola, faceva la revisione ai veicoli al giusto momento e non commetteva infrazioni. Non c'era bisogno di rubare perchè se non avevi soldi ti facevano credito e tu potevi pagare nel tempo e senza interessi. Il lavoro comunque non era certo facile ma si sa che per poter mangiare ed avere certi diritti, si deve non solo lavorare ma anche fare dei sacrifici. La principessa aveva insegnato al suo popolo che nulla è dovuto ma che tutto va guadagnato con il proprio sudore e che potevano esserci delle persone più intelligenti che potevano fare certi lavori mentre altri potevano solo lavorare nei campi. Non per questo chi lavorava nei campi doveva sentirsi un essere inferiore. Anzi doveva pensare che era lui che avrebbe poi sfamato, con i frutti del suo lavoro, chi invece avrebbe costruito nuove macchine per alleviare il suo. Era quindi un bellissimo cerchio dove ogni persona trovava il proprio punto e ogni punto era l'inizio e la fine.
Era una società nata dal concetto di famiglia che aveva la principessa. Per lei infatti famiglia era sinonimo di amore e condivisione, aiuto e richiesta di aiuto, divertimento e piacere di stare assieme parlando. La base di ogni rapporto per la nostra principessa era parlare, parlare, e ancora parlare ma dicendo la verità e non nascondendosi dietro false frasi fatte. Il parlare era infatti un modo per capirsi, per spiegarsi, e per chiarire qualche fraintendimento che potesse essere. Così nel suo regno c'era un cicaleccio continuo che creava nuova musica in continuazione. Praticamente il silenzio era diventato amico del rumore e insieme inventavano nuove armonie per il piacere del canto degli uccelli e delle orecchie degli uomini che poi, con gli uccelli suonavano fino a notte fonda varie melodie. C'era un settore per ogni cosa e la principessa aveva insonorizzato ogni settore così chi suonava jazz non sentiva la lirica e chi declamava Giulietta e Romeo non sentiva chi faceva il rap. Tutti avevano molteplici attività e ogni persona metteva a disposizione il proprio sapere agli altri. Era veramente una meraviglia vedere tutti i muri dipinti da affreschi che ricordavano la pittura di Giotto vicino a muri dipinti da novelli Pollok. Tutto era armonia e le piante crescevano rigogliose sotto le mani di esperti botanici e i fiori facevano inorgoglire le donne quando con estrema maestria li mettevano nei vasi al centro di tavole imbandite e pronte per chiunque volesse fermarsi e aggiungersi alla mensa. Non c'era in effetti un' unica tavola ma un tavolone immenso fatto da tante piccole tavole unite che diventava lungo o corto a seconda dei commensali. Il vino era genuino e prodotto in loco. La principessa aveva fatto portare delle vigne da lontano e le aveva incrociate e queste producevano un vino squisito fruttato e profumato, le mele erano d'oro e le pere erano cotte al punto giusto e caramellate. Non era ancora riuscita a produrre prosciutti e bistecche senza uccidere gli animali. Ma almeno questi veniva uccisi in modo indolore senza barbarie . Venivano addormentati e poi... Era così anche per le persone che ormai non avevano più speranza... A volte è più umano uccidere che far sopravvivere. Era un concetto difficile da capire ma dal momento che la principessa era il capo dettava regole che tutti seguivano anche se non capivano. Così quando un ammalato chiedeva pietà e non voleva più vivere la principessa firmava una carta e toglieva il dolore a chi lo invocava. Era una scelta a volte molto difficile e forse a volte anche la principessa pensava di sbagliare ma poi pensava che vivere senza dignità non era vivere e chi invocava la morte era proprio perchè si rendeva conto di non averne più. Così nonostante fosse uno dei più bei paesi del mondo anche qui la morte e il dolore erano di casa. Non si può vivere senza di loro e la principessa infatti cercava solo di vivere la vita al meglio e soprattutto di viverla questa vita che non si sapeva quanto sarebbe durata. Non era facile portare avanti uno stato tutto da sola e soprattutto essere il giudice anche di se stessa ma la principessa cercava di fare il meglio. Nel suo paese non c'erano orfanotrofi e così la principessa aveva parlato con un regno confinante e aveva ottenuto un certo numero di bambini che adesso affidava a chi nel suo regno non riusciva ad averne. Ecco la principessa era contraria al concepimento in vitro o cose del genere. C'erano tanti bambini bisognosi che la nostra principessa aveva fatto leggi nuove e molto più veloci in modo che tutta la burocrazia fosse rapida ma altrettanto efficace. Era invece favorevole al divorzio perchè purtroppo l'amore non dura per sempre e se due persone ritengono di non amarsi più è molto meglio separarsi ma solo restando amici. In caso contrario , cosa che non succedeva mai, uno dei due coniugi sarebbe stato allontanato e bandito dal regno. La principessa sapeva che l'amore non è mai per sempre ma l'animo dell'uomo deve essere buono e perdonare e capire che a volte i sentimenti si alterano e ciò non avviene sempre contemporaneamente. Così le famiglie crescevano, si allargavano e i figli diventavano figli di tutti senza nessun problema. Non c'erano differenze e tutti avevano il permesso di elogiare e di sgridare anche i figli che non erano loro. Anzi i genitori erano contenti di questo perchè questo voleva dire collaborazione e condivisione. Tutto andava per il meglio quando però il diavolo ci mise lo zampino e la principessa si trovò a combattere contro quell'essere di colore rosso e con le corna affilate.
Improvvisamente la principessa si trovò avvolta nelle fiamme e improvvisamente capì di essere sola a combattere... Chiamò a raccolta tutti quanti, urlò il suo dolore, invocò Dio ma nemmeno lui rispose. A quel punto la principessa dopo notti insonni e mal di pancia terribili prese la sua decisione. Chiuse il suo regno dentro ad un vetro evitando il contatto con il mondo. Lasciò una porticina dalla quale i suoi sudditi potevano se volevano uscire... Uscirono pian piano tutti e lei rimase da sola. Guardava il mondo attraverso il vetro e pensava che alla fine da soli forse non si sta bene ma sicuramente non si soffre. Quando qualcuno per un po' attraversava la porta e le veniva a parlare lei ascoltava e poi gli diceva di si, sempre di si... Forse un giorno avrebbe chiuso per sempre anche quella porticina ma per il momento si sa che la speranza è sempre l'ultima a morire e a volte per vivere si deve anche morire un po'.

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